Ammettiamolo: associare "videogiochi" e "letteratura classica" non è cosa facile. Non lo è perché i due generi non vanno sempre di pari passo, diversificandosi tanto nel lessico quanto nel pubblico di riferimento. Non è un segreto poi che la maggior parte delle persone incroci le principali opere letterarie in ambienti scolastici. Ambienti che raramente riescono a rendere stimolanti queste materie, in aggiunta anche alla predisposizione degli studenti al non innamorarsi di qualsiasi argomento trattato tra i banchi di scuola. Fortunatamente, però, poi si cresce e ci si rende conto (spesso troppo tardi) di provare sincero interesse nei confronti di materie come la fisica o, appunto, la letteratura.
Pubblicato per la prima volta nel 1321, la Divina Commedia è senza dubbio uno dei poemi più importanti della Storia. Una di quelle opere in grado di trascendere il proprio tempo, raccontando il passato e il presente di Dante Alighieri attraverso il magico uso delle terzine. Tutto questo avvolto da un contesto fantastico che, per usare un termine caro ai giocatori moderni, mette in piedi un world building stratificato e carismatico. Nonostante l'ottimo lavoro svolto in tutto il poema, è però evidente il fascino suscitato dall'Inferno, prima di tre cantiche che, insieme al Purgatorio e al Paradiso, compongono il capolavoro del poeta fiorentino. Un fascino che, negli anni, ha saputo diffondersi anche attraverso altri linguaggi e forme d'arte.
Da grandi amanti del lessico videoludico, ci siamo quindi trovati a chiederci quanto i videogiochi siano stati contaminati dalla Divina Commedia. Possibile che il successo di Dante's Inferno sia l'unico meritevole di essere ricordato? Qualche altro sviluppatore ha provato a pescare a piene mani dalle avventure di Dante per tirare fuori qualcosa di interessante? Neanche a dirlo, ma ecco che è bastata una ricerca per scoprire che i ragazzi di Visceral Games non sono certo stati gli unici a trasporre l'inferno del Sommo Poeta in salsa videoludica. Anche se, lo ammettiamo, ci saremmo aspettati un risultato differente.
Quali sono, quindi, i giochi basati sulla Divina Commedia che meritano di essere scoperti (o riscoperti)? Ragioniamoci insieme!
Il gioco che conoscono tutti
L'abbiamo già citato e lo conoscete ormai tutti, quindi ci sembrava giusto parlarne subito in modo da poter poi procedere con il resto dell'articolo. Dante's Inferno, sviluppato da Visceral Games e pubblicato da Electronic Arts nel 2010, è un titolo che ha saputo lasciare un segno nei cuori di moltissimi videogiocatori. Un risultato incredibile, soprattutto se si pensa che stiamo parlando di un gioco dalla struttura estremamente semplice, che pesca a piene mani dai primi capitoli di God of War. La quasi totale mancanza di originalità nel gameplay venne però bilanciata da un design estetico incredibile, che ha saputo rendere immediatamente iconici personaggi e creature provenienti dai vari gironi infernali.
In Dante's Inferno troviamo una miriade di riferimenti al poema di Dante Alighieri, seppur ogni singolo elemento sia stato distorto e adattato al tono del videogioco diretto da Jonathan Knight e Stephen Barry. Ma, dopotutto, non è forse giusto così? All'epoca in molti si lamentarono delle libertà artistiche e narrative prese dal team americano, come se gli fosse stata toccata e lordata la propria Bibbia personale. Visceral Games fece in realtà un ottimo lavoro di adattamento. Prendendo situazioni, ambienti e personaggi dalla prima cantica e giocando di decostruzione e ricomponendo il tutto con una sana dose di follia action.
Nonostante le vendite di poco superiori al milione di copie, Dante's Inferno negli anni si è ritagliato uno spazio nel cuore dei videogiocatori di tutto il mondo. In molti ricordano l'opera come estremamente piacevole e chiedono a gran voce una trasposizione del Purgatorio e del Paradiso. Trasposizione che inizialmente era pure prevista, ma che venne poi cancellata per le scarse vendite del primo capitolo. In ogni caso, il fascino dell'opera di Visceral Games ha saputo diffondersi anche attraverso altri linguaggi, come un film d'animazione e una serie a fumetti in sei parti scritta da Christos Gage e disegnata da Diego Latorre. Nulla di sensazionale, ma comunque abbastanza interessante da tamponare la voglia dei giocatori di nuovi contenuti basati su questa proprietà intellettuale.
Insomma: Dante's Inferno è ovviamente il primo titolo che balza in mente quando si parla di Divina Commedia in salsa videoludica. Un risultato differente rispetto al Dante's Inferno del 1986. In molti non sanno, infatti, che esiste un titolo con il medesimo nome sviluppato da Denton Designs diversi anni prima. Si tratta in questo caso di un'avventura dinamica per Commodore 64, caratterizzata da un inventario limitato e dall'elevata difficoltà. Questo Dante, infatti, ha una sola vita e un tempo limitato per arrivare a incontrare Lucifero, rendendo l'azione di gioco estremamente tesa in alcune situazioni.
Un’eredità tutta italiana
Se Dante's Inferno rappresenta il passato, The Alighieri Circle: Dante's Bloodline (qui la nostra recensione) rappresenta il presente della Divina Commedia nei videogiochi. Sviluppato da ONE-O-ONE GAMES, The Alighieri Circle è un titolo fortemente narrativo in prima persona. Un gioco che fa delle atmosfere tetre e degli enigmi intelligenti il proprio punto di forza, cercando allo stesso tempo di mettere in piedi una storia che prende ispirazione dal poema di Dante, ma ancora una volta senza ripercorrerne le gesta. Anzi. L'opera del team italiano parte da un presupposto molto interessante: Gabriele Alighieri è l'ultimo erede di Dante ed è l'unica persona in grado di chiudere la porta tra la nostra realtà e l'inferno, che si apre ogni 33 anni. Una missione che lo costringerà non solo a far fronte alle forze del male, ma anche ad affrontare il proprio passato.
The Alighieri Circle: Dante's Bloodline riesce nella difficile impresa di dare vita a una versione dell'inferno allo stesso tempo classica e moderna. Nel procedere dell'avventura è evidente quanto la Divina Commedia abbia ispirato i ragazzi di ONE-O-ONE GAMES, ma anche come non abbiano deciso di seguire con morbosità le scelte estetiche descritte dal sommo poeta. Il risultato? Un thriller psicologico che tiene incollati per tutta la durata dell'avventura e che abbraccia appieno il concetto di "eredità". Un concetto che gli sviluppatori hanno dimostrato di avere a cuore sia attraverso la ricerca storica fatta sul poema italiano, che tramite le tematiche implementate direttamente nell'avventura.
Un viaggio nell’ignoto
Quando abbiamo deciso di scoprire le trasposizioni videoludiche della Divina Commedia eravamo convinti di trovarci di fronte a una miriade di titoli. Dopotutto si tratta di una delle opere letterarie più famose di sempre, con un potenziale tutto sommato ancora inesplorato. La verità, però, è che non esistono così tanti titoli in grado di trasporre l'universo modellato da Dante Alighieri. Se alcuni di essi utilizzano il nome del poema come Cavallo di Troia del proprio marketing, altri percorrono la strada opposta rimuovendo qualsiasi riferimento nel titolo e nella comunicazione.
È il caso di 33 Immortals, titolo sviluppato da Thunder Lotus Games e uscito (dopo circa 12 mesi di Accesso Anticipato) nel giugno di quest'anno. Stiamo parlando di un action con visuale isometrica e dalla struttura roguelite, all'interno del quale 33 giocatori possono collaborare per affrontare nientemeno il Dio che ha bandito le anime dei numerosi protagonisti. I riferimenti alla Divina Commedia si sprecano, dalla "Foresta Oscura" che apre il gioco alla presenza di Dante, Beatrice e Virgilio come veri e propri personaggi di supporto. Persino il numero stesso presente nel titolo è un richiamo ai 33 canti che compongono ognuna delle tre cantiche del poema dantesco (anche se potremmo sindacare come l'Inferno ne abbia in realtà 34, con il primo canto che fa da proemio generale, ma non vogliamo fare i professorini).
Canto I è sicuramente un'opera più contenuta, ma che non per questo ci sentiamo di lasciare in disparte. Sviluppato da LudosGD, qui alla sua opera prima, Canto I è un platform in pixel art che ci vede proprio nei panni di Dante Alighieri, con tanto di terzine del Canto da recuperare come collezionabili. Un prodotto contenuto, disponibile gratuitamente su Steam e che ha il sapore di quei videogiochi creati nel garage di casa propria. Nel caso lo proviate e ne rimaniate positivamente colpiti, è possibile acquistare l'artbook del gioco al prezzo di circa tre euro. Un buon modo per supportare un team alle prime armi, ma con tanta voglia di fare.
Chiudiamo questa rapida carrellata di titoli con una grandissima incognita: La Divina Commedia di Jyamma Games. Annunciato evidentemente con molto anticipo, questo titolo sembra voler tradurre il viaggio di Dante Alighieri in salsa soulslike. Un'idea certamente interessante, che vedremo però come sarà portata avanti in futuro. Di certo ne seguiremo gli sviluppi, nella speranza possa rivelarsi il prossimo grande titolo in grado di puntare i riflettori verso il materiale originale. Eppure non sono solo queste le opere "toccate" dal fascino del racconto di Dante. Un fascino che, in un modo o nell'altro, sembra aver scaldato i cuori di un celebre team nipponico.
Toccati dalla magia della Divina Commedia
Sì, ce ne rendiamo conto: Devil May Cry ha apparentemente poco in comune con la Divina Commedia. In realtà Capcom ha saputo nascondere dei riferimenti qua e là con grande maestria. Tralasciando Dante e Vergil, che non necessitano di spiegazioni, già Trish (la "protagonista" femminile del primo capitolo della serie) potrebbe lasciare spaesati i più. "Trish" è infatti una sorta di adattamento di Trix, diminutivo proprio di quella Beatrice presente nel poema originale. Una volta che si esplora nel dettaglio l'universo di Devil May Cry, è impossibile non imbattersi in continui rimandi. Il secondo capitolo vede Lucia e Argosax (una derivazione a sua volta di Argo, presente nel canto XXIX del Purgatorio). Il terzo ha Mary (vero nome di Lady) e diversi boss come Geryon e.Cerbero presi di peso dal "bestiario" dantesco. Il quarto ha persino la scritta "Abbandonate ogni speranza" quando si incontra il Game Over, mentre il quinto cita alcune zone specifiche del nono e ultimo cerchio dell'Inferno (come la Caina e l'Antenora).
La passione di Capcom per la Divina Commedia ha però contagiato anche un'altra sua serie famosa: Resident Evil. In Resident Evil: Revelations troviamo sia delle vere e proprie "citazioni" del poema tra un capitolo e l'altro, che dei richiami costanti all'interno dell'avventura. L'organizzazione bioterroristica si chiama "Il Veltro", figura allegorica nominata da Dante proprio nel primo Canto del poema. Le creature prendono invece il nome di Malebranche, come i demoni della Quinta Bolgia, e troviamo persino un personaggio di nome Ugolino, chiaro riferimento al Conte Ugolino dell'ultimo Canto dell'Inferno. Diciamo che, nonostante questi giochi non siano delle trasposizioni della Divina Commedia, è chiaro quanto quest'ultima abbia avuto un forte impatto sulla loro nascita. Eppure, ne siamo certi, si potrebbe fare di più.
E quindi uscimmo a riveder le stelle…
Come affermato in apertura, è chiaro che fondere "letteratura classica" e "videogiochi" non è affatto un compito facile. Eppure, nonostante questa nostra affermazione, ammettiamo che ci aspettavamo di trovare molti più titoli con espliciti riferimenti alla Divina Commedia. La realtà è che non sono poi molte le opere videoludiche a voler prendere come base di partenza il poema di Dante Alighieri. Questo nonostante l'universo narrativo, le suggestioni artistiche e il "creature design" si prestino perfettamente a questo specifico lessico.
Il risultato è che, al termine della nostra ricerca, titoli come Dante's Inferno e The Alighieri Circle spiccano ancora più di prima. Spiccano non solo per aver preso come ispirazione la Divina Commedia, ma per averla saputa tradurre e adattare in modo da farla apprezzare ai giocatori di tutto il mondo. E questo, già di per sé, non deve essere banalizzato e merita un plauso. Perché se da un lato è bello che letteratura e videogiochi vadano a braccetto, dall'altro è ancora più apprezzabile quando i videogiochi riescono a staccarsi dai propri riferimenti di partenza, diventando grandi in autonomia, senza la necessità di essere sorretti dai propri riferimenti.