L'Epistola XIII a Cangrande della Scala, scritta da Dante Alighieri, è una missiva che negli anni è stata analizzata a lungo per il suo strabiliante contenuto. È stata anche messa in discussione, tanto che non viene integralmente attribuita al Sommo, ma in questa lettera scritta in latino Dante sosteneva che ciò che aveva descritto nella sua Commedia non fosse semplicemente frutto di un'allegoria poetica, ma il racconto di una visione realmente vissuta. Sempre nella stessa Epistola, Dante insistette sul fatto che la sua opera avesse più livelli di significato: quello letterale, quello allegorico, quello morale e quello anagogico. In pratica, la Divina Commedia non si limitava a raccontare una storia: era un testo che doveva essere interpretato correttamente. Leggere non bastava. Bisognava farlo in modo corretto. Che è un po' la tesi da cui parte questo videogioco italiano intitolato The Alighieri Circle: Dante's Bloodline.
One O One Games, studio romano già autore di The Suicide of Rachel Foster, trasforma questa suggestione di Dante in un dramma familiare secolare. In The Alighieri Circle gli Alighieri sono una stirpe maledetta sin dal momento in cui Dante ha visitato l'inferno. A loro tocca un compito ingrato: tenere l'abisso lontano dall'umanità. Una bella idea per mettere di nuovo mano a uno degli immaginari più vivi e potenti che ci siano mai stati lasciati in eredità dalla letteratura italiana. Un'opera che possiede un fascino che di certo non è risultato indifferente ai videogiochi. Molti titoli hanno rielaborato perlopiù la storia in salsa pop, action, con demoni e diavoli che diventavano nemici da affettare. Questa volta, invece, si va in direzione diametralmente opposta: tutto è rigoroso e questo fato avverso va affrontato - non sconfitto - con l'astuzia, con la mente.
The Alighieri Circle: Dante's Bloodline assume allora i contorni di un'avventura vecchio stampo: si esplora, si cercano oggetti e, soprattutto, si risolvono enigmi superando le prove che l'Abisso infernale ci mette davanti. Il tutto mentre si approfondisce la storia di una famiglia antica, una stirpe maledetta di individui soggiogati da un viaggio che, per il mondo, è stato un'opera d'arte preziosa, ma per loro è stato l'inizio di un incubo.
Per me si va ne la città dolente
Gabriele è l'ultimo degli Alighieri. Ha una moglie, Dalila, e una figlia, Ginevra, che lo aspettano a casa, ma adesso tocca a lui prendere parte a quel rito di cui i suoi genitori gli hanno parlato per tutta la vita. Ogni generazione della famiglia deve infatti riunire le pagine originali della cantica dell'Inferno di Dante, che nel XIV secolo visitò quella landa piagata dal sangue e dalla disperazione. Il rituale è apparentemente molto semplice: in questa vecchia villa di famiglia è nascosto un portale d'accesso all'Abisso, e Gabriele dovrà recitare un incantesimo di apertura, entrare, riunire le pagine e leggerle per poi passare il testimone alla generazione successiva. Semplice, sì, ma questa apparente facilità è una trappola quando si ha a che fare con l'inferno.
Pare infatti che ogni Alighieri impegnato in questo rituale lasci un pezzo di sé dentro l'Abisso. Lo sa bene Gabriele, che ha visto sua madre perdere lentamente il senno nel corso degli anni dopo il suo ritorno da quel luogo tetro. Eppure non c'è modo di sottrarsi al patto: per evitare che gli inferi arrivino sulla terra e mettano in pericolo l'intera umanità, agli Alighieri tocca il sacrificio. C'è tanto da scoprire, c'è tanto da capire già all'interno di questa grande villa, dove troviamo le pagine del diario dei precedenti Alighieri che hanno affrontato la prova. Gabriele stesso cambia più volte il proprio punto di vista sulla missione nel corso del videogioco: all'inizio è risoluto e sicuro di ciò che sta per fare, perché fino a quel momento l'inferno è stato per lui - come per noi lettori di Dante - solo una fantasia su carta. Ma poi, quando varca il portale e si trova in quel posto, le cose cambiano.
Tre prove da superare
The Alighieri Circle: Dante's Bloodline è un'avventura classica nel suo incedere. Si compone essenzialmente di tre azioni principali che vengono alternate durante le circa quattro ore necessarie a portarlo a termine: si esplora, si cercano oggetti e si risolvono puzzle. Le ambientazioni spaziano da quelle rigorose e realistiche della villa a quelle lisergiche, quasi da horror, quando si entra nell'Abisso. All'inferno avremo diritto a una guida, come fu per Dante con Virgilio, ovvero un nostro antenato che ci dice che l'Abisso "riflette il paesaggio della tua anima", e difatti questo posto è assai suggestivo. Da questo punto di vista gli artisti di One O One Games hanno impiegato tutto il loro estro nel dipingere gli inferi: un luogo calcificato, dove alberi ed esseri umani si fondono in sculture organiche che volgono la testa al passaggio di Gabriele, e pozze di sangue si allargano in spettrali laghetti cremisi che riflettono un cielo lattiginoso.
È in questo posto che Gabriele dovrà superare tre prove, ognuna delle quali darà accesso alle pagine originali della Divina Commedia che servono a portare a termine il rituale. Il modo in cui sono proposti gli enigmi e i rispettivi meccanismi da risolvere è intrigante e riesce a trovare quel giusto compromesso che permette al giocatore di comprendere il senso del puzzle, senza mai spiegarlo apertamente. C'è un ottimo lavoro sui simboli, sulla messa in scena e sulla disposizione degli indizi che servono a interpretare ciò di cui abbiamo bisogno per superare ogni prova. Anche la varietà degli stessi, benché non siano poi moltissimi, è notevole. In alcuni casi bisogna fare attenzione ai suoni, in altri affinare lo sguardo, in altri ancora è bene avere conoscenza pregressa di certi argomenti. C'è anche uno scambio molto ben riuscito tra alcuni puzzle che dialogano tra loro in maniera intelligente. Bisogna segnalare però che il gioco non prevede alcun tipo di aiuto, e quindi se si resta bloccati si rischia di trascorrere interi quarti d'ora a cercare di interpretare ciò che il videogioco vuole che si faccia.
Nell'andirivieni tra il nostro mondo e quello della Divina Commedia, Gabriele incontrerà creature, simboli e personaggi che Dante ha descritto in maniera assai vivida nei suoi scritti. Gli scenari sono suggestivi, lambiscono quasi i confini di una storia dell'orrore, ma senza mai diventare opprimenti. Restano piuttosto sospesi nel limbo tra allucinazione e suggestione; tra fantasia e realtà, inquinando quest'ultima, sconfinando senza però mai rendere The Alighieri Circle: Dante's Bloodline un videogioco spaventoso. C'è solo questa vena inquietante sullo sfondo, incasellata in una storia che ha a che fare più col dramma familiare che con l'horror.
Chiaro che, in un contesto del genere, è la scrittura ad assumere molta importanza. Anzi, man mano che si avanza verso il finale, quest'ultima diventa centrale, dal momento che The Alighieri Circle: Dante's Bloodline diventa sempre meno una storia sull'umanità e sempre più la storia di Gabriele, Dalila e Ginevra. Del loro rapporto e del loro futuro. Forse è proprio nella scrittura dei personaggi che risiedono alcune delle criticità più grandi della sceneggiatura, specialmente nella seconda parte, quando il sacrificio e il rituale assumono più importanza e il personaggio di Gabriele dovrebbe venir fuori maggiormente. Proprio in questo momento, però, il ritmo troppo serrato del finale non lascia spazio per approfondire Gabriele, e il suo personaggio finisce per perdere coerenza nell'ultima parte. Eppure, grazie a un buon doppiaggio in italiano, l'interpretazione degli attori resta sempre convincente e piacevole da seguire.
Conclusioni
The Alighieri Circle: Dante's Bloodline è un'avventura vecchio stampo, con una bella idea al centro: il potere taumaturgico dell'arte in quella che forse è l'opera che più di tutte ci rappresenta nel mondo. Che ha dettato parte dell'immaginario collettivo e che, sette secoli dopo, ancora abita la nostra memoria, il nostro vocabolario e il modo che abbiamo di pensare all'inferno. Tale è l'Abisso in cui Gabriele dovrà addentrarsi per tenere fede a quel vecchio patto stretto dal Sommo per preservare la vita umana. A che prezzo, però? Per circa quattro ore seguiamo questa vicenda, risolvendo puzzle ben congegnati ed esplorando belle ambientazioni, suggestive e realizzate con grande sforzo immaginifico. Peccato che a volte la scrittura dei personaggi risulti troppo affrettata e finisca per sfilacciarsi nella seconda parte.
PRO
- Interessante reinterpretazione dell'inferno dantesco
- Puzzle ben pensati e molto leggibili senza essere espliciti
- Il fascino della Divina Commedia è molto forte
CONTRO
- Nella seconda parte la qualità della scrittura cala
- Non ci sono aiuti di sorta per gli enigmi
- Avremmo gradito qualche puzzle in più