È il 22 novembre 1963, lo scrittore Richard Matheson sta tornando a casa quando un tizio su un grosso autoarticolato gli si mette alle costole, poi lo supera, gli taglia la strada e quasi lo ammazza. Un tipo normale se la sarebbe fatta sotto, al punto forse da non mettersi alla guida per un bel po'. Matheson invece torna a casa e scrive Duel: la storia di un uomo che viene tormentato da un camionista diabolico. Uno stalker come quelli che avrebbero abitato i film slasher. Steven Spielberg ci tirerà fuori il suo primo lungometraggio. C'è un momento, nell'incipit del coloratissimo Truckful, questo videogioco realizzato da MythicOwl e pubblicato da Pocketpair, che ce lo ha ricordato: stiamo guidando il nostro camioncino in quelle stradine boscose e verdissime, quando alle nostre spalle un enorme camion comincia a tallonarci con l'obiettivo di mandarci fuori strada.
È un bel tentativo di racchiudere in un solo momento di gioco le diverse nature di Truckful: da una parte un titolo che quasi quasi sarebbe da far rientrare nei cozy game, con le sue vibrazioni gioiose e le campagne aperte occasionalmente punteggiate da soffici pecorelle che ti sbarrano la strada; dall'altra parte c'è un mondo fatto di spiriti vendicativi, di disastri, di invidie e sorprendenti misteri che abitano questo paesino in cui la gente viene scarrozzata a destra e a manca sul cassone del nostro pick-up.
Truckful alterna quindi due registri, quello piacevole, idilliaco, della provincia nella quale respiri anche solo con lo sguardo, e quello del thriller, quello del complotto. In mezzo a questo scontro c'è il nostro autista senza nome - come quello "cattivo" di Duel - che nella storia ha il ruolo di fattorino. Questo piccolo videogioco, debitore in parte delle filosofie di Death Stranding, DREDGE e SnowRunner, nel suo vagabondare con il vento tra i capelli si perde per strada alcuni pacchi fondamentali per riuscire del tutto nell'impresa.
Il segreto del bosco
Truckful parte da un'idea molto semplice: si parla con un committente, si sistemano sul pick-up le merci da trasportare (che può essere anche il committente stesso!) e poi si guida fino al punto d'arrivo. Stop. Nel farlo, però, bisogna rispettare una serie di condizioni. Abbiamo un obiettivo primario, necessario perché la missione possa dirsi completata, e uno secondario che può garantirci delle ricompense bonus. Questi obiettivi possono riguardare l'incolumità della merce, il tempo impiegato, il numero di metri percorsi, oppure semplicemente l'impossibilità di riordinare la merce sul cassone. Perlopiù si guida su stradine pacifiche, con totale assenza di altri mezzi di trasporto (almeno di quelli che non sono posseduti da spiriti vendicativi) e nelle quali il pericolo più impellente sono i tornanti particolarmente stretti. Eppure, quando si prende velocità - e se il cassone non è ben organizzato - si rischia di far volare via la merce. In questo caso ci si può fermare per raccoglierla e risistemarla.
Durante l'avventura, però, le cose si fanno molto più complesse. In questo paesino una maledizione ha reso quasi impossibile attraversare i boschi che lo circondano. Il posto dall'aria apparentemente idilliaca nasconde diversi misteri e anche quelle facce bonarie che lo abitano portano nel cuore dei peccati quasi inconfessabili che hanno a che fare con un incidente che ha cambiato per sempre il paese. È uno strato narrativo interessante: dà quasi vibrazioni alla Twin Peaks. E spesso sono queste storielline la vera benzina di quando ci si muove su e giù per le colline del paese, spostandosi da personaggio a personaggio.
Il sindaco, i due meccanici che abitano la discarica, il barone e tutti gli altri cittadini ci spingeranno anche a esplorare le aree meno sicure e meno in luce della città, per le quali avremo bisogno di montare alcuni gadget sul pick-up. Sparsi per la cittadina, infatti, ci sono dei garage all'interno dei quali è possibile installare nuovi pezzi sulla nostra auto. Non solo motori, sospensioni, freni e nuovi telai che migliorano le statistiche del pick-up e ci permettono di muoverci più agilmente lungo i tornanti, ma anche gadget grazie ai quali possiamo accedere ad aree altrimenti inaccessibili. Quasi con un animo da metroidvania. Verricelli che ci ancorano quando dobbiamo passare specchi d'acqua profondi; paraurti rinforzati per abbattere barriere e cancelli; un turbo che consente di sfruttare delle rampe per superare ostacoli insormontabili.
Il pick-up ha tre slot a disposizione nei quali montare i gadget. Uno di essi sarà perennemente occupato da una sorta di navigatore che indica la direzione da seguire per arrivare al punto di consegna della missione. A meno che non vogliate orientarvi seguendo la mappa, è quasi obbligatorio montarlo. Gli altri andranno cambiati occasionalmente quando visiteremo le diverse aree del gioco, dal momento che spesso l'accesso a quelle avanzate richiede l'utilizzo di un particolare gadget. Purtroppo qui casca l'asino, perché Truckful non riesce mai a comunicare in maniera efficace al videogiocatore gli ostacoli che dovrà affrontare.
Una consegna difficile
Quando si accetta una missione, la schermata di riepilogo ci dice quali oggetti portare, il punto di partenza e quello di consegna. Può sembrare una mole d'informazioni sufficiente, ma, per esempio, non ci avvisa se, durante il percorso, bisognerà avere a che fare con ostacoli che necessitano di un gadget specifico. Visto che, come già detto, possiamo portarne con noi solo altri due oltre al navigatore, ci è capitato di trovare un ostacolo che ci ha costretti a ricominciare la missione per equipaggiare il gadget giusto e portarla a termine nel tempo previsto. In alcuni casi, inoltre, le strade asfaltate non saranno la via giusta per arrivare entro il tempo prestabilito e bisognerà muoversi fuori strada, sfidando la campagna aperta. Anche in queste situazioni, il gioco è avaro di informazioni e a volte ci si trova a girare un po' a casaccio, studiando a spanne la mappa per cercare di capire come "bucare" i suggerimenti del navigatore, che invece segue sempre le vie convenzionali.
A questa comunicazione carente si aggiunge un'altra difficoltà oggettiva. In Truckful la telecamera non è gestita dal giocatore: segue con una dolce carrellata il percorso del nostro pick-up, posizionandosi molto spesso sul lato del mezzo. L'inquadratura è molto suggestiva, e probabilmente serve a dare al giocatore la sensazione di muoversi all'interno di un colorato diorama boschivo, ma è scomoda per guidare. Nella maggior parte dei casi taglia via dalla visuale ciò che abbiamo attorno e, soprattutto, quello che abbiamo davanti al muso dell'auto. Questo rende i controlli del mezzo assai imprecisi.
Dal momento che il gioco richiede anche una certa attenzione per non rovesciare la merce e bisogna affrontare le curve con cura, evitando i dossi e dosando il freno, una scelta del genere è decisamente scomoda. Ci sono momenti in cui si guida alla cieca, sperando che davanti a noi non compaia una curva improvvisa o che il navigatore non ci suggerisca di svoltare in fretta e furia. La difficoltà si mitiga un po' con l'avanzare del gioco e quando si entra in possesso di cassoni completamente chiusi, che mettono in sicurezza il carico, ma il rischio di prendere una curva e di ribaltarsi resta.
Alla lunga, un po' come tutti i videogiochi che simulano il lavoro, Truckful si trasforma in routine: si fanno sempre le stesse cose e perlopiù si battono le stesse strade. Ci si muove passando da un personaggio all'altro, a volte semplicemente per aggiornarli sulla situazione e poi sfrecciare via verso il dialogo successivo. Gli inseguimenti si fanno più rarefatti - tranne che per la resa dei conti con i due fantasmi - e tutta la meccanica del trasporto delle merci tende ad appiattirsi. Alla fine, Truckful diventa un videogioco difficile da inquadrare: vuole essere cozy, ma non lo è, perché il sistema di guida e la telecamera vi faranno venire il nervoso. Vuole essere thriller, ma questa componente è sempre più smussata. Vuole essere un videogioco di lavoro, ma ne sposa solo il peggiore aspetto possibile, quello della routine. Le stesse facce, le stesse strade, gli stessi pacchi, ancora e ancora. A un certo punto ne avrete abbastanza anche degli alberi, delle strade alberate e degli uccellini.
Conclusioni
Truckful è un videogioco di consegne che mette insieme un lato più rilassante, quello in cui siamo alla guida di un colorato pick-up in un paesino in mezzo ai boschi, e uno thriller, con enormi mezzi fantasma che ci inseguono e una maledizione che tiene gli abitanti confinati dal bosco. Fallisce però un po' in entrambi i casi, perché il sistema di guida è impreciso, la soluzione scelta per la telecamera taglia costantemente la strada fuori dalla visione del giocatore, e gli inseguimenti con gli stalker diventano sempre più rari. Per di più, ben presto subentra la noia della routine: il paese è piccolino, le strade sono quelle, e il gioco non si inventa poi molto per rendere stimolanti le consegne, se non raccontare una storia intrigante, densa di misteri e piacevole da seguire.
PRO
- Colorato e delizioso da vedere
- Tanti pezzi di potenziamento per il pick-up
- L'intuizione dei gadget per entrare in nuove aree
CONTRO
- La visuale taglia spesso la strada che abbiamo davanti
- Non comunica bene con il giocatore
- Presto subentra la routine: stesse strade, stesse cose da fare