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Clive Barker's Hellraiser: Revival, la recensione del survival horror con Pinhead

Saber Interactive porta Pinhead, con la voce di Doug Bradley, in un survival horror dal Labirinto suggestivo, ma su PS5 pesano bug gravi, boss deboli e ripetizioni.

RECENSIONE di Fabio Di Felice   —   08/10/2026
Il ritorno di Pinhead dopo tanti anni di assenza in Clive Barker's Hellraiser: Revival
Clive Barker's Hellraiser: Revival
Clive Barker's Hellraiser: Revival
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Quando Clive Barker pensò per la prima volta alle creature che avrebbero popolato Hellraiser, era in un club BDSM di New York. In quel posto la gente trovava piacere nel perforarsi la pelle, nelle pratiche sadomaso, nel sesso estremo. Anche lui faceva parte di quelle creature della notte: era un sex worker in un mondo oscuro in cui i ricchi schiacciavano i poveri. Nel club, però, l'unica moneta di scambio era il sesso, e così Barker pensò che piacere e dolore sarebbero diventati il carburante della sua storia più famosa, Schiavi dell'inferno. In quel mondo il confine tra godimento e pena sarebbe stato labile, e da quella fessura tanto stretta sarebbero usciti loro: i cenobiti. Una volta umani, ora demoni dediti alla tortura, al supplizio. Come dice uno dei personaggi di Clive Barker's Hellraiser: Revival, il videogioco che arriva a quarant'anni dall'uscita del romanzo, i cenobiti regalano il sollievo dalla banalità della vita attraverso l'umiliazione e la punizione. Non c'è modo migliore di descriverli.

Quarant'anni sono un periodo di tempo piuttosto lungo per una storia del genere. Soprattutto per una che è prosperata all'interno di oltre una decina di film e che ha costruito una lunga e complessa tradizione. E che soprattutto arriva in un medium, quello dei videogiochi, che spesso è parco nell'utilizzare le tematiche fondanti del franchise: sesso estremo, violenza senza filtri, l'ipotesi trasgressiva che le due cose possano coincidere e che gioia e dolore siano - quando all'apice - una lo specchio dell'altra. Tradurre questi concetti in un videogioco sembra, su carta, una sfida impossibile.

Chi non muore si rivede, caro Pinhead
Chi non muore si rivede, caro Pinhead

Il colpo di scena è che alla lavorazione del videogioco ha partecipato in veste di supervisore anche la suddetta creatura della notte, colui che osservava quel mondo in latex dei club di New York immaginando i torturatori: Clive Barker. È bello vederlo tornare ai videogiochi dopo alcuni tentativi non proprio riusciti in passato (come Clive Barker's Jericho) e dopo una carriera letteraria che lo vede sempre più lontano dai riflettori. Purtroppo, però, nemmeno questa volta l'opera riesce a rendere giustizia all'immenso scrittore che è. Clive Barker's Hellraiser: Revival ha dentro di sé qualche parentesi riuscita - legata perlopiù proprio alla scrittura - ma soccombe poi alla sua natura videoludica, imprecisa, approssimativa e, al momento, piena di bug.

La Configurazione della Genesi

L'incipit riprende quello del racconto originale e del primo film del 1987, cambiando i personaggi coinvolti e attualizzando il tutto. Aidan e Sunny sono una coppia che ama l'eccesso: le droghe, la violenza e il sesso, ovviamente. Lui è un ex motociclista galeotto; lei è figlia d'arte, ricca e viziata. La loro relazione procede tra litigi e furiose scenate, rapporti sessuali violenti sotto l'effetto delle sostanze e segreti inconfessabili. È proprio durante uno dei loro incontri che Sunny tira fuori un nuovo giocattolo: un cubo che sembra un rompicapo, con le estremità così affilate da essere taglienti. Senza sapere con cosa stanno giocando, Aidan la ferisce utilizzando gli spigoli del manufatto e dà inizio a un rituale che fa comparire i cenobiti. Questi esseri si impossessano dell'anima e del corpo di Sunny trascinandola nel Labirinto, una dimensione dove dolore e piacere sono in grado di spezzare la mente umana.

Chi conosce il libro o il film avrà riconosciuto il manufatto: è il Cubo di Lemarchand o la Configurazione della Genesi, un antico e potente oggetto che mette in comunicazione il nostro mondo e quello dei cenobiti. Questi ultimi, una volta umani, hanno ceduto alle lusinghe del piacere estremo e ora sono esseri quasi divini. Angeli per alcuni, demoni per altri, si muovono solo seguendo i loro misteriosi obiettivi. A capo del gruppo c'è l'Alto Sacerdote, ribattezzato dai fan Pinhead, un uomo pallido e austero, con la testa piena di chiodi. L'iconografia classica è pienamente rispettata, tanto che a prestare la voce al cenobita è nientemeno che Doug Bradley, l'attore che lo ha interpretato al cinema.

Aidan però sopravvive all'incontro e si mette sulle tracce di Sunny. Purtroppo per lui, qualcun altro sta cercando il manufatto: un gruppo di violenti fanatici capitanati dal folle Marlowe. Devoti a pratiche sempre più estreme e violente, questi folli hanno sfidato l'autorità dei cenobiti per ascendere al ruolo di angeli del dolore. Un esercito di gente in latex, di sadici e di pazzi omicidi che non si fermerà davanti a niente pur di riempire il loro vuoto interiore e di entrare in possesso del cubo. Aidan sarà costretto a fronteggiare due pericoli: da una parte i cenobiti e il loro labirinto mentale; dall'altra il culto e lo straziante limbo di sangue, violenza e sesso in cui vivono.

Hellraiser: Revival è un incubo alla ricerca di Sunny
Hellraiser: Revival è un incubo alla ricerca di Sunny

Le premesse sono crude, sì, ma mai quanto lo svolgimento: se c'è qualcosa che non si può recriminare a questa incarnazione videoludica di Hellraiser è il coraggio di mostrare. Sarebbe potuto essere facilmente il punto debole della produzione, se avessero edulcorato un franchise in cui il sesso, il dolore e la tortura sono al centro della discussione, il risultato sarebbe stato ipocrita, svilito. Invece Clive Barker's Hellraiser: Revival osa, eccome se osa. La violenza è sempre esplicita, il sesso è ben inserito in quella nicchia tra il passionale e il morboso, le trasformazioni dei corpi sono estreme. E soprattutto le ambiguità dei personaggi sono rispettate: Aidan, Sunny, Marlowe e gli altri protagonisti sono figure sgradevoli, rotte, impossibili da recuperare. Sono già perdute in quella dimensione dolorosa ed estatica dei cenobiti.

Certi dolori bisogna sopportarli

Clive Barker's Hellraiser: Revival contiene due mondi dentro di sé. Il primo è quello dell'horror psicologico che inevitabilmente riconduce all'universo metafisico dei cenobiti. Questa è la parte che funziona meglio. Sarà che, da questo punto di vista, Saber Interactive ha avuto quattro decenni di idee da cui saccheggiare per la messa in scena e per le frasi da mettere in bocca a questi esseri ripugnanti eppure eccezionalmente attraenti. Nel gioco la squadra è composta da Pinhead, dalla Donna Cenobita, da Chatterer e da Butterball.

Il Labirinto è realizzato in maniera assai suggestiva
Il Labirinto è realizzato in maniera assai suggestiva

Le sezioni che li vedono protagonisti si incastrano sempre in maniera convincente nel resto del gioco. È un po' come se il Labirinto facesse delle brevi incursioni nella realtà. A volte basta voltare lo sguardo, aprire una porta o imboccare un corridoio per ritrovarsi prigionieri di quelle alte pareti di roccia illuminate da tagli di luce surreali, ora blu, ora rossi. In quei momenti, bisogna percorrere alla cieca i dedali del Labirinto, risolvere una serie di puzzle utilizzando il cubo come strumento per spostare certe piattaforme o superare occasionalmente delle trappole che ci sbarrano il passaggio. Niente di rivoluzionario, ma l'ottima messa in scena del Labirinto riesce sempre a catturare lo spirito del film.

In altri frangenti più movimentati, veniamo inseguiti da Chatterer. Un po' come se fosse uno stalker di un survival horror, il cenobita continuerà a inseguirci, si teletrasporterà davanti a noi sbarrandoci la strada e costringendoci a cambi di rotta improvvisi e poi di nuovo a corse a perdifiato evitando trappole. Sono sezioni che vengono dosate bene all'interno delle ore necessarie a portare a termine il videogioco e che spezzano momenti d'azione più serrata, rappresentando delle parentesi divertenti e molto coreografiche.

Chatterer inseguirà Aidan all'interno del Labirinto
Chatterer inseguirà Aidan all'interno del Labirinto

Infine, i cenobiti ci costringono a indagare il rapporto tra Aidan e Sunny. In queste sezioni si percorrono ambienti domestici orribilmente sfigurati dal senso dell'umorismo dei demoni: scritte sul muro tracciate con il sangue, fotografie deturpate, orribili sculture organiche. Sono le parentesi più genuinamente horror e d'atmosfera del gioco, e a volte ci hanno anche ricordato capisaldi del genere come P.T. e Visage. Spesso bisogna sciogliere dei loop agendo in qualche modo nell'ambiente ed entrando in profondità nei segreti inconfessabili della relazione di coppia.

Non si spreca così la sofferenza

L'altro mondo, ovvero quello terreno, è quello che vede Aidan contrapposto al culto di Marlowe, ed è ciò che funziona peggio. In questo contesto, Clive Barker's Hellraiser: Revival sposa maggiormente la sua natura di videogioco d'azione vecchio stampo, con combattimenti all'arma bianca o con sparatorie e una certa anima da survival che costringe a centellinare le risorse e a ricorrere al crafting spesso e volentieri. Il gunplay funziona, pur senza essere mai particolarmente degno di nota, e anche l'utilizzo di armi affilate in grado di smembrare i nemici - umani e demoniaci - sulle prime è convincente. Pur non avendo molte tipologie di avversari, a volte quelli che ci affrontano hanno armature che ricoprono parte del loro corpo e che ci costringono ad approcciarli in maniera differente, sparando alle parti esposte, oppure cercando di distruggere le protezioni per poi colpirli con precisione.

A volte bisognerà distruggere le difese dei nemici per colpirli
A volte bisognerà distruggere le difese dei nemici per colpirli

Aidan può anche contare sui poteri del cubo, della Configurazione della Genesi. Spendendo energia da una barra chiamata Sofferenza, si possono afferrare e scagliare alcuni oggetti verso i nemici per ferirli, oppure amputarli, e poi manipolare anche elementi come il fuoco per incendiarli. Gli scontri sono moltissimi, quasi ogni situazione si risolve con una sparatoria o con un'arena nella quale resistere eliminando orde di demoni o di seguaci del culto. C'è anche una parte più propriamente d'avventura, fatta di strane chiavi da recuperare, di piccoli puzzle da risolvere con e senza il supporto del cubo. A volte bisogna manipolare la Configurazione della Genesi per farle assumere una certa forma così da entrare in certe nicchie dalle forme molto precise. Il design dei livelli è intrigante, grazie anche alle occasionali incursioni del Labirinto che cuciono assieme tutte le ambientazioni del videogioco, dall'appartamento di Aidan fino al sex club del culto.

Peccato per la poca attenzione sul lungo termine e per il senso di approssimazione che va a concretizzarsi specialmente nella seconda parte e quasi sempre fuori dal Labirinto. Bisogna segnalare anzitutto che il videogioco, almeno nella versione PlayStation 5 che abbiamo provato noi, è funestato da una serie di bug, alcuni anche molto gravi. Musiche che saltano e non tornano più, effetti sonori che mancano, personaggi che si trasportano da una parte all'altra, animazioni che si interrompono improvvisamente, nemici che restano incastrati negli elementi dello scenario. Lo stesso Aidan a volte resta bloccato in una posizione e non può più alzarsi, correre e nemmeno accendere la torcia. In molti dei filmati il doppiaggio si desincronizza improvvisamente. Le ombre agiscono indipendentemente dagli oggetti che le proiettano.

In fase di recensione abbiamo giocato a una versione con molti bug
In fase di recensione abbiamo giocato a una versione con molti bug

Alcuni di questi problemi, immaginiamo, verranno risolti nel corso del tempo grazie a delle patch correttive (che sono già cominciate ad arrivare), ma oggi compromettono l'esperienza, specialmente perché delle volte costringono a riavviare la partita.

Ma Clive Barker's Hellraiser: Revival cade anche in una serie di ingenuità e di disattenzioni che non riguardano la pulizia del codice e che non ci aspettavamo dopo una prima parte che, tutto sommato, ci aveva convinti. Le battaglie con i boss alla fine dei capitoli sono completamente anticlimatiche (e certo non aiuta la totale assenza di musica per via dei bug), e si limitano perlopiù a girare in cerchio nell'arena raccogliendo proiettili e sparando al nemico. Alcuni degli scontri con i midboss che troviamo verso la fine dell'avventura sono ripetuti una mezza dozzina di volte. Ci sono sezioni stealth mal pensate e frustranti, con una stalker che passa attraverso le pareti e ti uccide con un colpo. Momenti di platforming poco precisi e picchi di difficoltà senza senso. I checkpoint sono posizionati con poca attenzione e vi costringeranno a ripetere sessioni più o meno lunghe, o vi incastreranno in situazioni nelle quali vi mancano le risorse necessarie per superare gli avversari che vi troverete davanti di lì a poco.

In alcune arene la situazione si fa parecchio caotica
In alcune arene la situazione si fa parecchio caotica

Per fare un esempio, uno dei midboss si sconfigge solamente mutilando le sue braccia con delle armi da taglio, ma nell'arena in cui lo si combatte, non ci sono abbastanza risorse per cavarsela, quindi o ci si arriva preparati, o si rischia di restare incastrati e dover ricaricare un vecchio salvataggio. L'intelligenza artificiale dei nemici umani lascia molto a desiderare, a volte li troverete fermi in attesa di essere uccisi. Situazioni, idee e trovate vengono ripetute costantemente, al punto che la seconda parte del gioco dà l'impressione di essere stata realizzata in fretta e furia.

Alla fine del videogioco, dopo circa dieci ore anch'esse chiuse un po' con l'acceleratore premuto, la sensazione è quella di un'occasione sprecata. Quando i cenobiti sono sullo schermo e si prendono la scena, Hellraiser funziona, ma quando abbandonano Aidan, quasi tutto ciò di buono che c'è in questo titolo se ne va con loro. Torna nelle profondità dell'inferno, a immaginare come infliggere altre pene al giocatore - tra tormento e piacere - che però a quel punto vorrebbe solo vedere che fine faranno Aidan e Sunny.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Prezzo 39,99 €
Multiplayer.it
6.0
Lettori (8)
6.8
Il tuo voto

Clive Barker's Hellraiser: Revival è un videogioco che ha un suo fascino che gli arriva soprattutto dal romanzo e dal film scritti e diretti da Barker rispettivamente nel 1986 e nel 1987. C'è proprio quella patina grezza, quello sporco, quel sesso violento, inspiegabile e affascinante che viveva nell'opera originale. D'altronde lo stesso Barker ha supervisionato la sceneggiatura del videogioco. Però, un po' come fanno i cenobiti, Hellraiser: Revival infligge piacere e sofferenza in egual modo: a fronte di un'atmosfera malsana e riuscita e di qualche momento ben realizzato, il resto è tormentato da bug di ogni tipo, a volte talmente gravi da compromettere l'esperienza. E allo stesso tempo il videogioco soffre di tutta una serie di difetti e ingenuità che lo rendono tutt'altro che perfetto: improvvisi picchi di difficoltà, boss fight tediose e poco stimolanti, momenti stealth da dimenticare, un riciclo infinito di midboss, nemici e situazioni. Un gran peccato, perché questo immaginario meritava decisamente di più, invece è rimasto anche lui schiavo dell'inferno da cui è nato.

PRO

  • I cenobiti sono affascinanti anche a quarant'anni di distanza
  • Un videogioco che non ha paura di mostrare niente
  • Riesce ad afferrare lo spirito della saga horror

CONTRO

  • Pieno zeppo di bug anche piuttosto gravi
  • Boss fight completamente anticlimatiche e poco stimolanti
  • Diventa sempre più approssimativo e tedioso avvicinandosi al finale
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