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Forever Ago, la recensione del road trip di Annapurna tra lutto e memoria

Il debutto di Third Shift, pubblicato da Annapurna, racconta in circa tre ore un lutto e un viaggio on the road, ma tiene il giocatore a distanza dal dolore di Alfred.

RECENSIONE di Fabio Di Felice   —   07/10/2026
Alfred e il suo van, i protagonisti di Forever Ago
Forever Ago
Forever Ago
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Sicuramente questa storia l'abbiamo già sentita: un uomo anziano perde sua moglie per una malattia, resta solo, si chiude in sé stesso. Viaggerà fuori e dentro di sé, incontrerà nuove persone, tornerà nei luoghi del ricordo per poter far pace con il dolore e andare avanti. L'abbiamo già sentita perché è un incipit collaudato, sfruttato in moltissimi film. Come dimenticare quella prima parte commovente in Up? O il personaggio di Robin Williams in Will Hunting - Genio ribelle. E di vecchi induriti dalla vita ne abbiamo visti in Gran Torino, in Una storia vera... e chi più ne ha più ne metta. È l'idea che il viaggio, come trasformazione di sé, non finisca mai, nemmeno in tarda età; nemmeno con una ferita insanabile nel cuore, quando non resta che morire. In queste storie, l'importante non è mai la consapevolezza del protagonista, né quel feroce bisogno di ritornare alla vita, piuttosto è il percorso. Ecco, Forever Ago è esattamente una di quelle storie lì.

Kai Brueckers e Fabian Denter, i due fondatori di Third Shift, si conoscevano già da anni e volevano realizzare un videogioco con un protagonista anziano. Una sorta di avventura on the road che avesse una narrativa lineare e che riuscisse a veicolare una sensazione ben precisa. Quella di viaggiare attraverso la memoria, mentre i chilometri scorrevano sotto il van colorato (anch'esso vecchio e scassato). A un passo dalla fine. Tempo e distanza, insieme, come un'unica indissolubile entità in cui convivono un presente vuoto e triste e un passato giovane, pieno d'amore.

Forever Ago è zeppo di belle inquadrature
Forever Ago è zeppo di belle inquadrature

Forever Ago si presenta quasi come un contraltare di un altro titolo pubblicato da Annapurna sempre quest'anno, ovvero Mixtape (qui la nostra recensione). In quel caso, la storia - sempre lineare, perlopiù narrativa - raccontava l'ingresso nell'età adulta; in questo caso, si concentra sull'uscita, quell'agrodolce sensazione di finitezza, di compiutezza. Il fatto è che, quando si racconta una storia così semplice, così prevedibile nel suo svolgimento, bisognerebbe scegliere una forma originale oppure avere una scrittura sorprendentemente affilata. Forever Ago resta invece un prodotto sempre rassicurante, inoffensivo, che non affonda mai i denti quando dovrebbe e si limita a sopravvivere per due ore abbondanti sullo schermo, salvo spegnersi senza lasciare molto.

Alfred on the road

Rieccoci alla storia: Alfred ha da poco perso sua moglie Audrey. È successo qualche settimana prima dell'inizio del suo viaggio on the road, per ripercorrere alcune delle tappe degli oltre cinquant'anni di vita passata assieme. L'uomo parte perché sua moglie gli ha lasciato un diario: una sorta di tour attraverso i luoghi chiave della loro relazione. Resort incantati nel bel mezzo del nulla, parchi divertimenti strambi, tratti montani dove, giovani e svelti, hanno saltellato ciottolo dopo ciottolo per attraversare i ruscelli. Il diario però non è solo una collezione di posti, ma anche di oggetti, di particolari: il fiore che aveva colpito tanto Audrey, quel tavolino accanto alla finestra di un diner incontrato lungo la strada, una vecchia canzone che nessuno ascolta più. Ad Alfred non è rimasto che seguire pedissequamente queste indicazioni alla ricerca di un senso, di un possibile futuro senza Audrey.

Forever Ago è poco più che una storia interattiva lunga quasi tre ore, nella quale occasionalmente prendiamo il controllo di Alfred nel suo girovagare ed esplorare piccole aree per portare a termine i compiti lasciati da Audrey. Tutto è semplice, è impossibile perdersi, un po' per l'andatura di Alfred - che va per i settant'anni - cauta ed esitante, un po' perché queste aree sono costruite per mettere in risalto ogni dettaglio utile, così da poter interagire sempre con l'oggetto giusto. In altri momenti premiamo il tasto azione per far compiere ad Alfred una serie di semplici operazioni (accendi la macchinetta del caffè, siediti al tavolo, avvia i tergicristalli del van) e poi la regia del videogioco fa il resto. Ci trasporta in maniera un po' indolente da una parte all'altra degli Stati Uniti, senza mai dare realmente la possibilità di sentire il viaggio sulla nostra pelle. E questo è solo uno dei grandi problemi di Forever Ago.

Attraverso tempo e spazio

Forever Ago è un videogioco che racconta due viaggi: il primo è quello attraverso lo spazio, ovvero gli Stati Uniti. Suggestione nata da Kai Brueckers, che in diverse interviste ha espresso la volontà di riportare all'interno del videogioco l'esperienza fatta insieme alla sua famiglia. A sorprenderlo, nella sua lunga esplorazione della costa ovest degli States, era il modo in cui tutto attorno a lui cambiava di continuo: deserti, campi verdi e pieni di fiori, località innevate e altre avvolte in un caldo quasi asfissiante. Gli Stati Uniti sembravano contenere il mondo intero in appena qualche migliaio di chilometri.

Tutti gli scenari sono piuttosto lineari da attraversare
Tutti gli scenari sono piuttosto lineari da attraversare

Anche Alfred attraversa deserti, colline, prati e città a bordo del suo van. Una serie di transizioni cinematografiche molto ben riuscite ci mostrano le tappe del suo viaggio. Il problema è che il giocatore non ci mette mai del suo in questi momenti. È come vedere una serie di cartoline che scorrono sullo schermo. Manca il senso di fatica, manca il peso, manca il sudore e quindi anche la gratificazione del viaggio che deriva dal dolore. Il percorso non può essere solo dettato dal montaggio - per quanto ben realizzato - perché manca di coinvolgere il giocatore nel cuore del racconto.

L'altro viaggio è quello nel tempo. Alfred ripercorre i momenti della sua relazione, incontra persone che sono state importanti nella sua vita, ricorda attimi che hanno definito il suo rapporto con Audrey. Anche da questo punto di vista Forever Ago non si inventa certo niente di nuovo: a volte queste scene arrivano sotto forma di flashback, altre volte la transizione avviene guardando il presente attraverso l'obiettivo della sua macchina fotografica, con lo scatto che sancisce il salto temporale. Ovviamente, agli occhi di Alfred, il presente è squallido, colmo di solitudine, mentre il passato è un posto sicuro, confortevole; quando c'era Audrey, la sua vita era diversa e così il mondo che, proprio come lui, ora è invecchiato. È privo dell'amore che c'è stato prima.

Alfred incontrerà alcuni personaggi con cui dialogare
Alfred incontrerà alcuni personaggi con cui dialogare

I due viaggi avvengono grazie a due strumenti: il van, che scarrozza Alfred da una parte all'altra degli USA, e la macchina fotografica. Al primo non sono legate meccaniche di nessun tipo. Il giocatore non può guidarlo in nessun caso, si tratta solo di uno spazio narrativo. Alla seconda è dedicata forse l'unica vera possibilità del giocatore di esercitare la sua capacità di scegliere e di agire.

Con la pressione di un tasto possiamo infatti alzare la macchina fotografica e scattare delle foto ai posti, alle persone e ai dettagli che incontriamo nel corso del viaggio. Alla fine di ogni giornata, Alfred aprirà il diario, riguarderà le foto e potremo scegliere quattro scatti significativi da incollare nelle pagine del diario. È una piccola cosa. Talmente piccola che a volte ci si dimentica perfino di fare fotografie, ma è davvero l'unica maniera che il giocatore ha di esprimersi all'interno del mondo di Alfred, troppo chiuso in sé e nella sua amarezza per lasciare spazio a qualcun altro.

Alcuni momenti dolorosi del passato di Alfred hanno una messa in scena più cupa
Alcuni momenti dolorosi del passato di Alfred hanno una messa in scena più cupa

Forse il pregio più grande di questo videogioco è essere riuscito tutto sommato a raccontare una vita come tante. Come nei grandi romanzi della normalità, Stoner di John Edward Williams, Olive Kitteridge di Elizabeth Strout, Forever Ago procede placido, cercando di aggrapparsi all'empatia del videogiocatore in queste parentesi d'umanità che abbiamo vissuto o che immaginiamo di poter vivere. Ce la fa, occasionalmente, come in quel finale tormentato e dolcissimo, e in altri momenti di cruda umanità nei quali analizza l'amore anche nelle sue forme meno romantiche: nella routine, nelle aspirazioni negate, nelle solitudini. È solo che, per gran parte del tempo, non riesce a mantenere quella scrittura affilata necessaria per colpirci nel vivo con i suoi aneddoti e con le sue dolorose voragini, sembra sempre fuggire un attimo prima di farci male sul serio.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Multiplayer.it
6.0
Lettori
ND
Il tuo voto

Forever Ago è una storia che abbiamo già sentito mille volte: un anziano resta solo e cerca di esaudire l'ultimo desiderio della moglie, ovvero partire per un viaggio alla riscoperta dei loro momenti più preziosi. Il percorso è duplice: Alfred percorre chilometri nel suo van lungo tutti gli USA e contemporaneamente viaggia lungo la sua vita, dall'adolescenza alla vecchiaia, alla ricerca di un perché per continuare a esistere. Il problema è che questi due viaggi non riescono quasi mai a farci sentire il peso, la fatica e il dolore che intendono comunicare. Il risultato è un videogioco narrativo di circa tre ore che riserva poche sorprese e che scorre via lasciandoci con una sensazione agrodolce che si scioglie poco dopo i titoli di coda. Si sarebbe potuto dire molto - e in molti modi - su tematiche esistenziali come la sofferenza, il lutto e la spinta propulsiva della vita dopo una perdita così crudele. Ma questo è il viaggio di Alfred, un po' troppo chiuso in sé per coinvolgere qualcun altro nel suo dolore.

PRO

  • Ottima regia cinematografica e montaggio degno di nota
  • In alcuni momenti, affronta argomenti per niente banali
  • È un videogioco semplice, che parla a tutti

CONTRO

  • La scrittura non è quasi mai affilata come dovrebbe
  • Manca la sensazione di viaggio on the road
  • La meccanica delle foto resta fine a se stessa, si tende a dimenticarla
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