"Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a dodici anni. Gesù, ma chi li ha?" scriveva Stephen King in una delle sue più belle storie d'amicizia, intitolata Il corpo. La novella sarebbe poi diventata un famosissimo film diretto da Rob Reiner: Stand by Me - Ricordo di un'estate. La storia di un gruppo di ragazzi e di un evento che avrebbe cambiato le cose una volta per tutte: l'occasione perfetta per analizzare quella fetta di vita, piccola ma significativa, che racchiude un sentimento centrale come l'amicizia. Specialmente durante l'adolescenza. Stand by Me è uno dei film che Johnny Galvatron, fondatore di Beethoven & Dinosaur e direttore di Mixtape, ha certamente preso come ispirazione per il suo videogioco su tre amici che trascorrono insieme l'ultima notte prima che la vita adulta li inghiotta.
Musicista, regista, artista, Galvatron ha militato nei primi anni 2000 all'interno di una band post punk australiana di cui è stato il leader: The Galvatrons. Ha realizzato migliaia di mixtape, di compilation musicali, per sua moglie, che ha conosciuto ai tempi del liceo. Ricorda di essersi infilato all'interno di un carrello e di essersi lanciato a tutta velocità per le strade di Geelong, la sua città natale, nel tentativo di scappare alla polizia. Non si è dimenticato, insomma, la sensazione di essere giovane: quella febbrile emozione di trovarsi sul ciglio del mondo, con la paura che le cose possano cambiare da un momento all'altro. L'agrodolce morsa del tempo, la percezione di essere a un passo da qualcosa di grandioso che durerà solo un attimo. Una promessa di libertà, prima di dover affrontare le responsabilità, le aspettative e le necessità con cui la generazione precedente ha già avuto a che fare. Tutte tematiche che aveva già affrontato nel suo videogioco precedente, The Artful Escape: un titolo breve, che andava dritto al punto, con una personalità da opera rock potentissima.
Mixtape ha i piedi più piantati a terra. Anche se ogni tanto la forza dell'immaginazione fa irruzione in questo racconto di formazione che ha per protagonisti tre ragazzi del liceo. È più facile rivedersi nei loro comportamenti, nella feroce voglia di mordere più di quanto la vita conceda loro, nella centralità della musica nelle loro esistenze. Così presente che ogni ricordo è accompagnato da una traccia, come se le loro vite fossero un album: i grandi momenti di Stacey, Cassandra e Slater. Con un piglio cinematografico che va da Lady Bird a Dazed and Confused, Galvatron si muove come un regista esperto in questo pungente racconto che dura poco più di un film e che ha tutte le carte in regola per parlare a quel pezzettino di adolescente che è ancora in ciascuno di noi.
I sogni inquieti della gioventù
Stacey Rockford ha il destino scritto nel cognome. È una ragazza che vive a Blue Moon Lagoon e passa le giornate ad ascoltare musica insieme ai suoi amici, Cassandra e Slater. Dire che abbia una passione per la musica è riduttivo: Stacey vive al ritmo delle sue canzoni, ne ha una perfetta per ogni momento. Cassandra le confesserà di non averla mai vista senza le cuffie sulle orecchie; lei risponderà che è il suo modo di non far scivolare via il tempo, di dargli significato. Stacey organizza la sua vita come fosse una compilation: ogni emozione ha la sua band - DEVO, Joy Division, Iggy Pop, Siouxsie and the Banshees. D'altronde il suo sogno è vestire i panni di un supervisore musicale: da grande vuole selezionare i brani giusti per il cinema e per la televisione. Il suo talento non è solo enciclopedico, ma anche divulgativo: in Mixtape la vediamo spesso rompere la quarta parete per presentare il brano, raccontandoci perché lo abbia scelto.
Ora è a un passo dal realizzare quel sogno: quella di Mixtape è la sua ultima notte a Blue Moon Lagoon. Il giorno successivo prenderà un aereo per New York City, dove l'aspettano sua sorella maggiore e un incontro fatidico con una grossa produttrice musicale che potrebbe aprirle le porte del lavoro dei suoi sogni. New York però è assai lontana e quell'incontro ha il sapore tipico dell'evento che ti cambia la vita. A Stacey e ai suoi amici, Cassandra e Slater, è rimasta una sola notte insieme. Una sola festa a cui partecipare. Mixtape diventa così il greatest hits di un'amicizia che Galvatron mostra sempre con grande umorismo, con una dolce malinconia e con un taglio che spazia dal documentario al musical, tenendo al centro la struttura del racconto di formazione e l'amore tra questi tre ragazzi, sul ciglio dell'inesorabile vita adulta.
Tutti cercano qualcosa di bello
Chiaramente il piglio di Mixtape è, prima di tutto, narrativo. Un po' come è stato anche per The Artful Escape - un musical di circa tre ore sulla necessità di scappare dalle aspettative degli altri - anche questo secondo titolo di Beethoven & Dinosaur utilizza gli strumenti del videogioco piegandoli alle esigenze del racconto. Come una compilation musicale, Mixtape è composto da brani, da singoli episodi frammentati che interrompono spesso il flusso della narrazione per tornare indietro, agli episodi più importanti dell'amicizia di Stacey, Cass e Slater.
Mixtape ci porta a scoprire il loro sancta sanctorum: le camerette piene di ricordi, di foto, di ritagli di giornale, di lavagnette, di VHS, di CD, di audiocassette; ogni oggetto ha un episodio da raccontare. Una scelta comprensibile, ma che trasforma l'incedere di Mixtape in una struttura un po' troppo schematica. Veniamo trasportati da un ambiente all'altro per esplorare piccole stanze piene di reliquie, ascoltare qualche linea di dialogo, fino a quando non azzecchiamo l'oggetto giusto che ci dà accesso a un determinato ricordo. In quel momento è un po' come se premessimo play sul lettore CD e ascoltassimo una canzone, rivivendo il ricordo del primo bacio di Stacey, o del primo incontro con Cassandra, o di un viaggio in auto particolarmente divertente. Un espediente che funziona dal punto di vista narrativo, ma che frammenta eccessivamente la sceneggiatura del gioco.
Ogni ricordo, infatti, è legato a un brano, e qui la fa da padrone l'eccellente e mai scontata selezione musicale di Galvatron, che ha ammesso di averci infilato dentro le sue canzoni preferite di quand'era ragazzo. Sapeva che il gioco sarebbe iniziato con That's Good dei DEVO prima ancora che cominciasse a lavorarci su. Mixtape contiene una trentina di tracce che vanno dal metal al punk, dal rock all'elettronica, con grandi nomi - oltre a quelli che ho già citato - che toccano i gruppi della scena musicale dagli anni '70 agli anni '90, come The Smashing Pumpkins, Journey, Roxy Music, Portishead e The Cure. Ogni brano sottolinea alla perfezione - e vista la vocazione di Stacey non potrebbe essere diversamente - il momento che andiamo a giocare, esaltandone lo stato d'animo: a volte malinconico, a volte adrenalinico, a volte sognante.
Just as long as you stand, stand by me
Le parentesi di gioco di Mixtape sono perlopiù legate a piccoli espedienti che dialogano con la scena: colpire una pallina da baseball a ritmo di musica rock, lanciare carta igienica sulla casa del preside accompagnati dal punk più spinto, oppure semplicemente fare headbanging a ritmo mentre i tre ascoltano un pezzo metal incalzante. Ci sono parentesi divertenti, sessioni in skateboard e corse a perdifiato nei cortili delle villette a schiera di Blue Moon Lagoon, e altre decisamente più distese, nelle quali Mixtape diventa quasi un'installazione artistica audiovisiva e "giochiamo" con i personaggi mentre ascoltiamo un brano, magari intervenendo in maniera diegetica e aggiungendo suoni e rumori alla canzone. Tutto però resta sempre legato all'esperienza narrativa: non c'è alcun senso di sfida, non c'è alcuna progressione, nessuna scelta da prendere. Il gameplay è utilizzato perlopiù per veicolare in maniera efficiente la sensazione di ogni ricordo. Come dice Stacey: tutto sta nel mettere la musica giusta e lasciarsi trascinare.
In questo contesto, Mixtape può fare scuola. Grazie alla scrittura eccellente dei personaggi, riesce a superare la struttura volutamente discontinua del racconto utilizzando Stacey, Slater e Cassandra (di gran lunga la mia preferita) come collante. Ci sono attimi di grande regia e di grande narrazione, durante i quali Mixtape riesce a raccontare un'amicizia che dura da tanti anni semplicemente utilizzando la canzone giusta e una decina di fotografie; parentesi piene di umorismo che contrastano con la costante e dolorosa percezione di chiusura del cerchio; flashback psichedelici e divertenti. In appena due ore abbondanti, Mixtape condensa la sensazione adolescenziale di sentirsi estranei eppure ancorati a un mondo che ti rifiuta, che ti combatte, ma di cui fai inevitabilmente parte, in un ciclo continuo di eterni ritorni che coinvolge ogni generazione. Doverosa anche una citazione alla splendida realizzazione tecnica, con i personaggi animati in una sorta di stop motion e un'attenzione particolare per gli occhi e gli sguardi che spesso parlano più del resto.
Torno a Stephen King, cedendo anche io alla stessa esigenza di Mixtape di chiudere il cerchio. Sempre ne Il corpo, King scrive: "Gli amici entrano ed escono dalla tua vita come camerieri in un ristorante". Prendo in prestito questa frase, permeata dello stesso senso dell'umorismo malinconico che abita il nuovo videogioco di Beethoven & Dinosaur e la trasformo per adattarla al tema: in Mixtape gli amici sono come quella canzone che inizia al momento giusto e rende grandiosi i tuoi minuti successivi. Sai che finirà, e che quella sensazione sarà irripetibile, ma finché va, finché ti accompagna in sottofondo, ci siete solo voi.
Conclusioni
Mixtape è un videogioco narrativo sulla forza dell'amicizia, sull'inevitabile onda dell'età adulta che ti travolge e ti separa, ma anche sulla forza del legame che ti unisce per sempre alle persone a cui hai voluto bene. Il tutto sottolineato da una colonna sonora eccezionale, che attraversa decenni di musica spostandosi in maniera mai banale tra generi e atmosfere differenti. La progressione è un po' schematica, figlia della struttura a "brani" che caratterizza il videogioco: si entra e si esce dai ricordi, si giocano piccoli frammenti fatti di espedienti sempre in funzione della narrazione e delle canzoni che li accompagnano. Un musical interattivo che ci ricorda perché gli amici e la musica siano stati così importanti per noi in un determinato momento delle nostre vite.
PRO
- Colonna sonora strepitosa, mai banale
- Una storia d'amicizia come se ne vedono poche
- Personaggi ottimi, scrittura eccellente
CONTRO
- Procede in maniera un po' troppo schematica
- Alcune parentesi di gioco sono solo piccoli espedienti
- Breve, ne avremmo voluto (poco) di più
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