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TSMC verso nuovi record, ma l'FMI avverte: il boom IA minaccia milioni di posti di lavoro

La domanda di chip per l'IA spinge i profitti del colosso taiwanese verso un nuovo primato. Per il Fondo monetario internazionale, però, la crescita porta con sé rischi profondi per il mercato del lavoro.

NOTIZIA di Raffaele Staccini   —   12/10/2026
TSMC

L'intelligenza artificiale continua a sostenere gli investimenti delle grandi aziende tecnologiche e a trainare una parte importante dell'economia globale. A beneficiarne è soprattutto TSMC, il principale produttore mondiale di semiconduttori avanzati, che si prepara a registrare il sesto trimestre consecutivo con utili record. Ma mentre la capacità di calcolo richiesta dai sistemi di IA alimenta ricavi e investimenti, crescono anche le preoccupazioni per le conseguenze sull'occupazione.

Le due facce dello stesso fenomeno sono emerse nelle dichiarazioni di Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, durante gli incontri congiunti di FMI e Banca mondiale a Bangkok. Da un lato, la spesa per le infrastrutture dedicate all'intelligenza artificiale contribuisce a mantenere la crescita economica mondiale intorno al 3%; dall'altro, la diffusione della tecnologia potrebbe ridisegnare il mercato del lavoro, i sistemi fiscali e l'istruzione.

I rischi dell'IA

Le stime degli analisti raccolte da LSEG indicano per TSMC un utile netto di 746,3 miliardi di dollari taiwanesi nel terzo trimestre, equivalenti a 23,4 miliardi di dollari statunitensi, con un incremento del 65% su base annua. Sarebbe il risultato trimestrale più alto mai registrato dall'azienda, sostenuto dalla domanda di chip a 3 nanometri e dalla tecnologia di packaging avanzato CoWoS, utilizzata per integrare componenti destinati anche agli acceleratori per l'intelligenza artificiale.

Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale
Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale

I ricavi del trimestre hanno già segnato un nuovo record, crescendo del 50% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Secondo le previsioni di Morgan Stanley, TSMC potrebbe inoltre rivedere al rialzo le proprie stime di crescita annuale, portandole nella fascia bassa o intermedia del 40%.

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Secondo le analisi del Fondo monetario internazionale, però, circa il 40% dei posti di lavoro a livello mondiale potrebbe essere influenzato proprio dall'intelligenza artificiale, una percentuale che sale fino al 60% nelle economie avanzate. Non si tratta necessariamente di posti destinati a scomparire: in molti casi l'IA potrebbe affiancare i lavoratori, automatizzare alcune mansioni o modificare le competenze richieste. In altri, invece, potrebbe ridurre la domanda di personale o rendere alcune posizioni meno qualificate e remunerate.

L'impatto potrebbe risultare particolarmente evidente nei Paesi che stanno investendo maggiormente nello sviluppo di modelli avanzati e nelle infrastrutture necessarie per addestrarli e utilizzarli. Gli Stati Uniti, la Cina e l'India occupano posizioni centrali nella filiera dell'intelligenza artificiale, mentre numerose aziende asiatiche forniscono componenti e hardware indispensabili per alimentare questa crescita. La spesa tecnologica genera quindi nuove opportunità industriali, ma non garantisce che i benefici si traducano automaticamente in più occupazione o in una distribuzione uniforme dei guadagni.

Un segnale d'allarme riguarda soprattutto i giovani al primo impiego. Il presidente di Singapore, Tharman Shanmugaratnam, ha sottolineato che le posizioni iniziali, spesso destinate ai neolaureati, stanno registrando una domanda più debole. Molte di queste mansioni comprendono attività ripetitive o di supporto che possono essere svolte, almeno in parte, da sistemi automatizzati. Se le aziende riducono queste opportunità, per chi entra nel mercato del lavoro diventa più difficile acquisire esperienza e costruire un percorso professionale.

La trasformazione rischia inoltre di ampliare le differenze tra economie avanzate e Paesi in via di sviluppo. I primi dispongono generalmente di maggiori risorse per adottare l'IA, ma sono anche più esposti all'automazione delle attività intellettuali e amministrative. I secondi potrebbero sfruttare strumenti meno costosi e specializzati per aumentare la produttività in settori come agricoltura, sanità e istruzione.

C'è infine una questione che riguarda direttamente i bilanci pubblici. Se l'intelligenza artificiale aumenta la produttività e i profitti delle imprese riducendo al tempo stesso il peso del lavoro umano, una quota maggiore del reddito potrebbe spostarsi dai salari al capitale. I governi dovrebbero quindi confrontarsi con possibili cambiamenti nelle entrate fiscali e nella sostenibilità dei sistemi di welfare, tradizionalmente legati anche all'occupazione e ai redditi da lavoro.

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