In un nuovo video pubblicato sul suo canale YouTube, Tim Cain, storico sviluppatore di giochi di ruolo nonché autore del primo Fallout, ha raccontato la sua tipica giornata di lavoro durante il periodo di sviluppo. Cain ha colto l'occasione per riflettere sui sacrifici fatti da molti sviluppatori nella metà degli anni '90 e sul perché all'epoca fossero considerati accettabili.
Scelte e conseguenze
Lo sviluppatore ha preso come riferimento il 1995, che cadeva circa un anno dopo l'inizio dei lavori veri e propri su Fallout, distinguendo quel periodo sia dalla fase di pre-produzione, più irregolare, sia dalla fase di chiusura del 1997, segnata da turni ancora più estenuanti, sette giorni su sette.
Secondo Cain, la giornata iniziava alle 6 del mattino. Dopo essersi occupato del suo gatto, raggiungeva l'ufficio entro le 7, spesso portando con sé del pane fatto in casa, per dedicarsi alla programmazione nelle prime ore del giorno, quando non c'erano riunioni. A metà mattinata si confrontava con i membri del team, salvo quelli che avevano chiesto di non essere disturbati.
Anche le pause pranzo riflettevano una realtà economica diversa da quella odierna: Cain tornava a casa per cucinare, evitando di mangiare fuori per contenere le spese mentre cercava di pagare il mutuo della sua abitazione nel sud della California. Durante gran parte dello sviluppo, una stanza della casa fu affittata a Fred Hatch, un altro membro del team di sviluppo, una soluzione che si rivelò vantaggiosa per entrambi.
Il lavoro proseguiva generalmente fino alle 19 o 19:30, tra sessioni di coding e numerose riunioni con i producer e gli altri reparti. Parte degli obblighi burocratici, come la stesura dei report, vennero in seguito condivisi con Hatch, anche se Cain ha ammesso di dubitare che quei documenti venissero sempre letti.
"Spesso andavo al lavoro col buio e tornavo a casa col buio", ha ricordato lo sviluppatore, descrivendo giornate lavorative che superavano regolarmente le dodici ore. La sera era dedicata alla cena, alla stesura di appunti dettagliati sull'avanzamento del progetto e, infine, al riposo, con la giornata che si concludeva intorno alle 22.
Durante quel periodo, Cain lavorava anche il sabato, per circa otto ore, in quello che definiva scherzosamente "Timmy Time": una finestra senza riunioni in cui poteva sviluppare strumenti o funzionalità extra richieste dal team. Non era raro, inoltre, trovare altri sviluppatori o tester in ufficio nel fine settimana, talvolta impegnati oltre l'orario senza straordinari, semplicemente per continuare a giocare a Fallout.
Pur riconoscendo che oggi questo tipo di "crunch" verrebbe giustamente criticato, Cain ha sottolineato di aver scelto volontariamente quel ritmo lavorativo, spinto dall'entusiasmo di vedere il proprio lavoro tradursi direttamente in miglioramenti concreti del gioco. Allo stesso tempo, ha ammesso che un simile modello non sarebbe sostenibile nel mondo dello sviluppo moderno, pur definendo quell'esperienza "assolutamente incredibile".