Che i giochi di Bethesda siano pieni di bug al lancio è considerata quasi una tradizione, interrotta solo da Starfield, che è uscito molto più pulito della media dei titoli della compagnia. Fallout 3 non fece eccezione. Emil Pagliarulo, uno degli sviluppatori del gioco, ormai fuori da Bethesda, ha spiegato più o meno come andarono le cose in quel caso, parlandone in un'intervista concessa alla rivista Edge. Molto dipese dalla libertà che Bethesda voleva dare al giocatore, che la portò a voler fare sempre di più, ma anche dal fattore umano legato allo sviluppo di videogiochi.
"Stavamo cercando di fare tantissimo", ha raccontato, "e non riuscivamo davvero a comprendere la complessità della libertà che stavamo cercando di dare al giocatore, e di come questa potesse mandare tutto all'aria. C'è anche un elemento umano. Man mano che lo sviluppo va avanti, le persone si stancano.
Commettono errori. E poi, quando vai a correggere i bug, devi essere estremamente prudente: puoi cambiare una riga di testo e far esplodere qualche asset grafico da tutt'altra parte".
I giochi di Bethesda sono effettivamente noti per la dimensione e la cura dei loro mondi, nonché per la ricchezza dei sistemi di gioco. È normale che titoli così grossi producano più bug della media. Molti pensano che i bug siano un problema moderno, ma in realtà non mancano anche in passato titoli molto problematici da questo punto di vista, compresi quelli di produzioni famose come Ultima o le Elder Scrolls (come dimenticarsi dei bug bloccanti di Daggerfall?).