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Lo sciopero di Ubisoft Milan: una battaglia che va oltre lo smart working

Ubisoft elimina lo smart working e i dipendenti protestano: il racconto dello sciopero, le motivazioni delle due parti e il timore dei licenziamenti.

SPECIALE di Vincenzo Lettera   —   12/02/2026
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La recente ristrutturazione di Ubisoft è stata una delle notizie più importanti che ha riguardato il settore dei videogiochi dall'inizio di quest'anno. Il piano dell'editore francese è quello di ridurre pesantemente i costi e recuperare 200 milioni di euro, tra la cancellazione di sei giochi (come il remake di Prince of Persia: le Sabbie del Tempo), il rinvio di sette progetti e soprattutto un piano di licenziamenti che i sindacati coinvolti stimano possano portare ad almeno 200 posti di lavoro in meno nelle sedi della compagnia.

Sempre all'interno dello stesso piano di ristrutturazione aziendale, la compagnia guidata da Yves Guillemot ha annunciato che tutti i dipendenti dovranno tornare a lavorare cinque giorni alla settimana in ufficio. Viene concesso un monte ore da spendere da remoto nel corso dell'anno, ma di fatto si cancellano gli accordi presi finora in termini di lavoro da remoto (quello che in Italia è comunemente chiamato smart working).

È a seguito di questi cambiamenti che i sindacati francesi (CFE-CGC, CGT, Printemps Écologique, STJV e Solidaires Informatique) hanno indetto uno sciopero internazionale di tre giorni - dal 10 al 12 febbraio - invitando tutti gli studi di Ubisoft a partecipare. Tra i team che hanno aderito, ci sono stati anche i dipendenti della divisione italiana Ubisoft Milan, che nella mattina del 10 febbraio hanno tenuto un presidio fuori agli uffici della sede ad Assago (Milano). Sostenuto dalla Fiom Cgil, lo sciopero dei dipendenti di Ubisoft Milan verte in primis sulla revoca dello smart working, ma riguarda più in generale le condizioni di lavoro e a una deresponsabilizzazione della dirigenza.

Con l'obbligo di tornare in ufficio tutti i giorni, Ubisoft è convinta di migliorare la produttività e la creatività degli sviluppatori, ma i dipendenti non sono della stessa opinione
Con l'obbligo di tornare in ufficio tutti i giorni, Ubisoft è convinta di migliorare la produttività e la creatività degli sviluppatori, ma i dipendenti non sono della stessa opinione

Alla notizia dello sciopero, le reazioni di chi commenta online (anche su queste pagine) sono state parecchio diverse, e se in molti si sono schierati a supporto degli scioperanti, non sono mancate neppure le polemiche e le critiche da parte di chi invece vede nello lavoro da remoto un privilegio, se non addirittura una concessione che aveva senso solo sei anni fa, ai tempi del Covid. Eppure molti sono gli studi che dal 2020 a oggi hanno dimostrato come, specialmente in certi settori lavorativi, lo smart working (e in generale il benessere dei dipendenti) abbia un impatto positivo sulla produttività dei lavoratori, al punto tale che alcune aziende hanno addirittura iniziato a sperimentare la settimana corta, chiedendo ai dipendenti di lavorare quattro giorni anziché i tradizionali cinque. A cosa è dovuta quindi la decisione dei vertici di Ubisoft di richiamare tutti in ufficio?

Come si è arrivati allo sciopero

Come tantissime altre aziende, anche Ubisoft ha applicato lo smart working dal 2020 per permettere ai dipendenti di continuare a lavorare da casa durante la pandemia da Covid-19. A molti dipendenti e datori di lavoro (specialmente quelli che lavorano nel settore informatico), quella situazione ha dimostrato che era possibile continuare a lavorare ed essere produttivi senza la necessità di andare in ufficio ogni giorno.

Stando alla Fiom Cgil, almeno il 90% di Ubisoft Milan avrebbe deciso di aderire allo sciopero
Stando alla Fiom Cgil, almeno il 90% di Ubisoft Milan avrebbe deciso di aderire allo sciopero

Tuttavia non è la prima volta che l'editore francese si muove per riportare i suoi dipendenti in ufficio, né è la prima volta che questi decidono di farsi sentire. Nel 2024 ci fu infatti un enorme sciopero che ha coinvolto circa 700 sviluppatori appartenenti alle sedi di Ubisoft in Francia, allo scopo di tutelare il benessere dei lavoratori e la flessibilità del lavoro da remoto. Per buona parte del 2025 c'è stato quindi un tira e molla tra i sindacati e la dirigenza di Ubisoft, alla fine del quale si era raggiunto un compromesso che sembrava andare bene a entrambe le parti, con una soluzione ibrida di tre giorni in ufficio e due in smart working.

Il nuovo sciopero di Ubisoft avrebbe superato come numeri quello già grande del 2024, con stime che parlano di oltre 1200 dipendenti coinvolti tra i vari studi
Il nuovo sciopero di Ubisoft avrebbe superato come numeri quello già grande del 2024, con stime che parlano di oltre 1200 dipendenti coinvolti tra i vari studi

"Molti studi non erano ancora preparati dal punto di vista sindacale, quindi ci siamo dovuti organizzare per il futuro", è stato spiegato dai rappresentanti sindacali di Ubisoft Milan: "Questo futuro è arrivato il 21 gennaio, quando via mail ci è stato detto che saremmo dovuti tornare in ufficio per tutti e cinque i giorni".

Le motivazioni della dirigenza Ubisoft

Nella comunicazione ufficiale con cui Ubisoft aveva annunciato la riorganizzazione aziendale, la cancellazione dello smart working era stata giustificata in questo modo:

"Per supportare l'implementazione e l'efficacia di questo nuovo modello, il Gruppo intende inoltre tornare a cinque giorni alla settimana in presenza per tutti i team, integrati da un monte annuo di giornate di lavoro da remoto. L'obiettivo è rafforzare la collaborazione, la condivisione delle conoscenze, e la dinamica collettiva tra i team. La collaborazione in presenza è un fattore chiave per l'efficienza collettiva, la creatività e il successo in un mercato AAA sempre più selettivo".

A riguardo ha parlato in un'intervista a GamesIndustry anche Marie-Sophie de Waubert, Senior Vice President del ramo che gestisce i team di sviluppo in Ubisoft: "Vogliamo rafforzare la collaborazione in presenza... sappiamo che la collaborazione e le interazioni di persona sono fattori chiave che favoriscono efficienza, creatività e successo collettivo in questo mercato".

Di efficienza e produttività ha parlato anche lo stesso amministratore delegato di Ubisoft Yves Guillemot, in occasione di una sessione di domande e risposte con i dipendenti: "È una decisione che non prendiamo alla leggera, ma siamo fermamente convinti che porterà più efficienza, innovazione e velocità. Lavorare dal vivo porta a performance migliori, specialmente nei settori tecnologici e creativi".

Tuttavia, ascoltando le dichiarazioni dei dipendenti che hanno partecipato allo sciopero, è evidente che questo ottimismo non è condiviso dagli sviluppatori.

Le motivazioni dei dipendenti

Se nei piani di Ubisoft il lavoro in ufficio equivale a grandi sinergie, team building, flussi continui di idee e creatività, gli sviluppatori al presidio dipingono un quadro diverso. "Passiamo tutto il tempo a fare riunioni online con persone in Francia e negli Stati Uniti", raccontano in diversi, "quindi farlo da casa o in ufficio non ha alcuna differenza, ma per andare in ufficio perdo anche 2-3 ore al giorno in trasporti".

Lo sciopero internazionale di Ubisoft ha coinvolto diversi team della compagnia, non solo in Francia e in Italia, ma anche in Spagna, Germania e in Svezia
Lo sciopero internazionale di Ubisoft ha coinvolto diversi team della compagnia, non solo in Francia e in Italia, ma anche in Spagna, Germania e in Svezia

Si tratta di un paradosso, specialmente per uno studio come Ubisoft Milan che negli anni ha lavorato fianco a fianco con team che vanno da Montreal a Singapore. Avere progetti a cui lavorano tanti studi sparsi per il mondo è sempre stato motivo di vanto per Ubisoft, ma questo vuol dire anche che gran parte delle interazioni tra gli sviluppatori avvengono tramite programmi come Slack e Teams, non certo attorno alla stessa scrivania. C'è chi dice di ricevere gli incarichi dallo studio di Montpellier o di Parigi, indossare le cuffie e lavorare esattamente come farebbe da casa.

L'idea che il lavoro d'ufficio possa portare benefici in termini di creatività non sembra insomma supportata dagli stessi creativi, e anzi molti degli sviluppatori di Ubisoft Milan hanno fatto presente come proprio in una situazione di smart working sia stato realizzato Mario + Rabbids: Sparks of Hope, che con un Metascore di 85 è stato uno dei giochi pubblicati da Ubisoft più apprezzati degli ultimi anni.

In Ubisoft Milan lavorano sviluppatori provenienti anche dall'estero, da altre parti d'Europa e addirittura dagli Stati Uniti, e lo smart working - ormai abbracciato da molte aziende di sviluppo in tutto il mondo - ha permesso ai team di collaborare con talenti che vivono lontano dalla sede. Alla luce dell'accordo ottenuto tra il 2024 e il 2025 - in cui si garantiva una soluzione ibrida con tre giorni d'ufficio su cinque - diversi dipendenti hanno adeguato le loro vite, tra chi è andato a vivere un po' più lontano dalla sede di Assago e chi invece aveva trovato un equilibrio familiare.

La frustrazione degli scioperanti è legata anche al costo della vita in alcune delle città tra le più costose in Europa. Nel caso di Milano, gli ultimi anni hanno visto un aumento di affitti e spese, e a questo non necessariamente si è affiancato un adeguamento degli stipendi. "Questa situazione ci mette nelle condizioni di dover rivedere tutti gli equilibri della nostra vita", ha raccontato una dipendente durante lo sciopero. "Dal 2020 questa abitudine è diventata ormai parte delle nostre vite: ci ha consentito di accettare degli stipendi che non sono commisurati a quello che è il costo della vita di Milano, e ci ha permesso di costruirci delle vite che non sono soltanto a Milano, ma anche in tutto il resto d'Italia".

C’è dietro dell’altro?

Per gli sviluppatori di Ubisoft Milan che hanno partecipato allo sciopero, la decisione dei dirigenti di cancellare il lavoro ibrido non può dipendere da una scarsa produttività. "Non abbiamo mai mancato una milestone", hanno detto. "Sembra solo un modo per far ricadere sui dipendenti la responsabilità di certe scelte prese dai vertici. Non dovremmo essere noi a rimetterci senza motivo".

La scelta di tornare a una situazione lavorativa pre-Covid stride con i numerosi studi sul lavoro degli ultimi anni, che vedono una correlazione diretta tra qualità della vita e produttività dei lavoratori
La scelta di tornare a una situazione lavorativa pre-Covid stride con i numerosi studi sul lavoro degli ultimi anni, che vedono una correlazione diretta tra qualità della vita e produttività dei lavoratori

I rappresentanti del sindacato continuano: "Ogni Paese ha esigenze diverse e i nostri risultati, durante e dopo la pandemia, sono assolutamente in linea con tutti gli studi fatti in relazione ai vantaggi del lavoro ibrido sulla produttività e sulla salute mentale del lavoratore. Ci siamo impegnati per portare valore in Ubisoft e quello che ci torna indietro è una totale mancanza di considerazione dei nostri bisogni".

Proprio perché la decisione di Ubisoft è stata unilaterale, improvvisa e carente di giustificazioni soddisfacenti, i sindacati sospettano che la mossa della compagnia francese sia invece un esempio di soft-layoff, una strategia che mette i dipendenti in condizioni sfavorevoli proprio per fare in modo che si licenzino senza che sia l'azienda stessa a licenziarli. Non è troppo diverso da una compagnia che impone a un dipendente di trasferirsi in un'altra città, per poi licenziarlo per giusta causa dopo che questo si è rifiutato di farlo, e il rischio è che altre aziende possano presto sfruttare lo smart working alla stessa maniera (sempre in questi giorni la stessa cosa sta succedendo ad esempio in Stellantis).

Durante le quasi quattro ore di presidio, tra discussioni e dibattiti degli scioperanti, c'è stato anche un momento musicale con la chiptune di Kenobit. Nonostante sia durato poco più di mezz'ora, ha contribuito ad amplificare lo sciopero in maniera letterale (sul posto), ma anche figurata, attraverso le tante condivisioni sui social
Durante le quasi quattro ore di presidio, tra discussioni e dibattiti degli scioperanti, c'è stato anche un momento musicale con la chiptune di Kenobit. Nonostante sia durato poco più di mezz'ora, ha contribuito ad amplificare lo sciopero in maniera letterale (sul posto), ma anche figurata, attraverso le tante condivisioni sui social

"Don't play with our lives" era uno dei tanti slogan sugli striscioni che si potevano leggere al presidio degli scioperanti di Ubisoft Milan. Per molti di loro, la protesta va insomma oltre il dover andare due giorni in più o in meno in ufficio, ma è legata alla sensazione più generale di essere trattati come pedine e numeri in un foglio Excel. "Se continuano così, qui dentro resteranno solo delle scrivanie vuote", dice qualcuno mentre indica un altro cartello che sintetizza tutto in: "No Devs, No Games".