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Nioh 3, il mito giapponese della frattura e della violenza dell'ordine

La serie di Nioh ha sempre raccontato la complessa storia del Giappone e delle sue battaglie attraverso la mitologia e gli yokai.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   16/03/2026
Nioh 3 racconta la storia giapponese attraverso il mito
Nioh 3
Nioh 3
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Lafcadio Hearn, uno dei più famosi e importanti scrittori di miti e leggende giapponesi, aveva paura della modernità. Forse non è corretto essere così tranchant con il buon Lafcadio, e vale la pena approfondire. Hearn, di origine greco-irlandese e poi naturalizzato giapponese, aveva trascorso la vita collezionando storie di spiriti e yokai da inserire nella sua opera magna, Kwaidan, finendo per diventare uno dei cantastorie più rispettati al mondo della mitologia giapponese. In una sua missiva a Basil Hall Chamberlain, linguista britannico, scrisse che nel mondo moderno della matematica, dell'elettricità e del vapore non c'erano più spiriti, dei o demoni: erano tutti morti. Come se il loro posto fosse nell'immaginazione, in un mondo dove il razionale non inseguiva a ogni costo il tangibile.

Il Giappone, insomma, si era trasformato da un posto di storie fantastiche a una realtà troppo luminosa per gli yokai. Questa breve parentesi sul mai dimenticato Hearn ci dà modo di raccontare una piccola, grande verità che funziona magnificamente con gli spiriti giapponesi: gli yokai sono presenze che raccontano la storia e il presente del mondo giapponese, forse meglio ancora della realtà empirica.

È uno stratagemma narrativo che la serie Nioh, videogioco d'azione firmato da Koei Tecmo e Team Ninja, ha sempre sfruttato nel corso dei suoi capitoli e che oggi, con l'arrivo di Nioh 3, non fa di certo eccezione. In Nioh, gli yokai - le creature sovrannaturali del folklore giapponese - non sono demoni che irrompono improvvisamente nella quotidianità, sono invece parte del racconto da sempre, perché sono il risultato di un Paese lacerato da guerre, ambizioni e tradimenti. È così per Nioh (primo capitolo del 2017), dove inizia la lotta per gli amrita e la spada è quella di Miura Anjin, ovvero William Adams; ed è così in Nioh 2, dove vestiamo i panni di una creatura a metà strada tra yokai e umani. La storia non cambia in Nioh 3, dove il racconto della vita di Tokugawa Takechiyo trasforma la Storia (quella con la S maiuscola) in fiction.

Benjamin Lacombe, illustratore francese, è noto per aver illustrato i racconti di Hearn
Benjamin Lacombe, illustratore francese, è noto per aver illustrato i racconti di Hearn

Nioh 3, infatti, prende l'avvio con il protagonista che si rivela niente meno che Tokugawa Takechiyo, che diventerà Tokugawa Iemitsu, figura chiave dello shogunato Tokugawa. Nioh 3 compie una magia apparentemente sconsiderata, prendendo la vera storia del Paese e trasformandola in un mito. È vero però che nei videogiochi giapponesi lo hanno sempre fatto: basti vedere la quantità infinita di opere che hanno avuto tra i protagonisti personaggi come Oda Nobunaga, Toyotomi Hideyoshi e Tokugawa Ieyasu, i tre grandi unificatori. Qui però Team Ninja fa un passettino oltre: reinventa la rivalità per il trono tra i fratelli Takechiyo e Kunimatsu e la trasforma in una vicenda sul viaggio nel tempo, sulla lotta contro il destino e contro gli yokai.

Yokai: l'equilibrio fratturato

Trovare un'origine agli yokai è proprio difficile, perché queste figure della mitologia giapponese sono antiche come il mondo, dal momento che rappresentano il tentativo umano di dare un volto a ciò che sfugge al nostro controllo: la paura, lo squilibrio, il dolore. Emergono dalle zone d'ombra della realtà, da qualcosa che si spezza. Di solito è una promessa infranta, oppure un luogo ormai contaminato, un dolore che non trova pace. Sono assai diverse dalla rappresentazione occidentale del demone: non sono creature malvagie per il gusto di esserlo, sono invece la manifestazione di uno squilibrio tra l'essere umano, la natura e il sacro. Questa è una legge universale, e Nioh non fa eccezione: nei videogiochi della serie gli yokai incarnano la rottura dell'ordine naturale generato dall'avidità umana, dall'invidia e dalla guerra. Nonostante Team Ninja non sia di certo un grande narratore (vi sfido a seguire una delle loro storie senza sentirvi ubriachi di nomi e informazioni), sul piano simbolico lavora in maniera molto consapevole, mettendo in scena creature che fungono quasi da emblema dell'inferno chiamato Giappone.

Creature come gli Yoki, grossi demoni armati di tutto punto, con le corna che spuntano dalla testa e le zanne appuntite, rappresentano la rabbia e la forza fisica: impugnano armi e combattono come samurai - benché privi del codice d'onore del Bushido - e incarnano un eccezionale soldato che non ha mai smesso di lottare. Sono il simbolo dell'ossessione umana per la violenza e sono una forma di Oni, ovvero una delle più antiche figure del folklore giapponese. L'equivalente occidentale degli orchi: demoni eccessivi, capaci di ogni brutalità. Sotto quella scorza dura come il cuoio c'è ciò che resta dell'essere umano quando l'ambizione e la guerra cancellano ogni freno morale. Piccola curiosità: il titolo iniziale di Nioh era proprio Oni ed era basato su una sceneggiatura incompiuta di Akira Kurosawa.

È un Oni anche il Mezuki, uno dei boss simbolo della saga: un gigantesco demone con la testa di cavallo che sventola una lama capace di tagliare a metà l'avversario. Il Mezuki è uno dei guardiani del jigoku, l'inferno buddista, ed è incaricato di punire le anime dannate. È molto simile al concetto di boia, una violenza istituzionalizzata che uccide non per rabbia o per rancore, ma perché è ciò per cui è venuto al mondo. Interessante anche la figura della Nure-Onna, la donna serpente: uno yokai che i giocatori di Nioh hanno imparato a rispettare e a temere per le sue spire che non perdonano e per l'abilità di paralizzare con uno sguardo. Uno spirito legato all'acqua e alla seduzione: nel folklore incarna il desiderio di vendetta. Si apposta - invisibile - aspettando il passaggio dei giocatori, per colpirli improvvisamente. Rappresenta un vile tradimento.

Il Mikoshi Nyudo è un orribile monaco dal collo lunghissimo
Il Mikoshi Nyudo è un orribile monaco dal collo lunghissimo

Sono infinite le creature che si affrontano in Nioh, e il bestiario si è arricchito ulteriormente in Nioh 3: per esempio lo yamabiko, uno spirito della montagna che si dice sia colui che risponde all'eco, oppure la terribile Jakotsu-baba, un'anziana circondata dai serpenti; nella mano sinistra tiene un serpente blu che sputa ghiaccio e nella destra un serpente rosso che invece alita fuoco. Ogni yokai rappresenta una deriva umana e, a suo modo, un ammonimento anche per il protagonista a non farsi consumare dall'avidità, dal momento che la presenza massiccia di questi demoni è dovuta al ruolo dell'amrita.

Amrita: la pietra filosofale

L'amrita è la valuta più importante del videogioco: rappresenta una risorsa che va spesa per incrementare la forza, per la crescita e per il percorso di potenziamento del personaggio. Il nome deriva dal sanscrito Amrta, ed è considerata nelle tradizioni buddista e induista il nettare dell'immortalità, una sostanza divina che, con la sua forza, può spezzare il ciclo della morte e della rinascita. Nioh ha però attuato un'operazione assai interessante sull'amrita: l'ha trasformata in una sorta di pietra filosofale, capace di avverare ogni desiderio, e l'ha resa la sostanza da cui dipendono i nemici che inseguono il potere.

Esseri umani e spiriti agiscono insieme per inseguire il loro obiettivo
Esseri umani e spiriti agiscono insieme per inseguire il loro obiettivo

Nel buddismo l'illuminazione è intrinsecamente legata al concetto di contemplazione, alla lentezza e alla ricerca. È un percorso da scavare all'interno di sé, fondato su concetti difficili come la rinuncia e l'accettazione del limite. L'amrita in Nioh è puntualmente vista dagli esseri umani come una scorciatoia, la strada veloce. Raggiungere l'illuminazione attraverso l'accelerazione del processo, però, è un paradosso. Chiaramente è un concetto agli antipodi rispetto alla vera ricerca di sè. Qualunque essere umano che entri a contatto con questa sostanza avendo l'obiettivo di saltare il percorso finisce per deformarsi, per spezzare quel legame e quell'equilibrio tra natura, sacro e umanità. Per questo motivo a volte diventa egli stesso un demone, rompendo il confine tra il mondo degli esseri umani e quello degli spiriti. Non è tanto l'energia dell'amrita a essere demoniaca di per sé: è il fatto che venga utilizzata contro la natura stessa del mondo.

Una delle intuizioni più interessanti di Nioh, infatti, è proprio che l'amrita agisca come acceleratore anche nella comparsa degli yokai. Tutti i sentimenti irrisolti che abitano la società, e che avrebbero probabilmente finito per concretizzarsi in una forza demoniaca, beneficiano del potere dell'amrita. Morte, rancore, instabilità, che in Nioh 3 si concentrano in aree definite Crogiolo: è in questi spazi che brulicano di energia negativa che i demoni si sentono invincibili.

Il protagonista dei vari Nioh ricerca la forza attraverso l'utilizzo dell'amrita
Il protagonista dei vari Nioh ricerca la forza attraverso l'utilizzo dell'amrita

Da questo punto di vista, Nioh è sempre stato un videogioco molto ambiguo (e quindi davvero interessante), perché anche i protagonisti sono legati a questo utilizzo necessario dell'amrita per affrontare i nemici sempre più forti che si parano davanti a loro. L'amrita rappresenta i punti esperienza, necessari per salire di livello e per essere al pari degli avversari. Ma ogni volta che il personaggio assimila le pietre dell'anima, se si segue l'interpretazione del videogioco, perde un pezzo di sé in quanto essere umano e diventa sempre più uno yokai. Probabilmente è da qui che nasce anche il titolo del videogioco, perché è proprio lo stesso paradosso che identifica i Nio buddisti, ovvero le divinità che usano la violenza - pur deprecandone l'utilizzo - per difendere l'ordine.

Nio: i guardiani necessari

Se siete mai stati in uno dei templi più famosi di Tokyo, ovvero il Senso-ji di Asakusa, li avrete sicuramente visti: due enormi statue poste all'ingresso, ai due lati della porta. Sono i Nio: i guardiani che proteggono l'ingresso dei templi buddisti. Agyo e Ungyo, il primo con la bocca aperta, il secondo con la bocca chiusa: demoni umanoidi con lo sguardo torvo e le bocche irte di zanne. Due tipi con cui non vorresti avere nulla a che fare e che rappresentano una delle contraddizioni più profonde del buddismo giapponese: pur essendo estranea ai concetti del buddismo, la violenza può risultare necessaria. I Nio non sono divinità benevole, sono forze che difendono l'ordine spirituale accettando il peso della brutalità per tenere il male lontano dal tempio. Sono coloro che si sporcano le mani per mantenere pulito il sacro.

I Nio sono i guardiani del tempio, tengono a bada il male con la violenza
I Nio sono i guardiani del tempio, tengono a bada il male con la violenza

È utile notare che la distanza tra un Nio e un Oni - il cui suono è simile e le cui lettere, trascritte nei nostri caratteri, formano quasi un anagramma - è sottile ma enorme e si esprime non tanto sul piano morale, quanto piuttosto su quello funzionale. Entrambi dotati di una forza che proviene dal di fuori del mondo degli esseri umani, la utilizzano per uno scopo totalmente differente: l'Oni proviene da una frattura, da un trauma, da un accumulo di rancore e utilizza il suo potere per infliggere dolore; il Nio invece nasce per contenere quella frattura, per evitare che si espanda sul mondo e che lo inghiotta. Sono figure che difendono l'equilibrio, creature che rappresentano la fatica incessante e la volontà di restare a guardia del cancello, diventando, battaglia dopo battaglia, sempre più parte dell'universo dei demoni e sempre meno di quello sacro. Una figura tragica.

Alla luce di questa immagine, nei videogiochi della serie Nioh il protagonista è un archetipo molto interessante: ci dà sempre l'impressione di trovarsi su un piano differente rispetto agli altri personaggi, perché paga sempre un prezzo in termini di umanità. Non è un caso che la serie insista tanto sulla trasformazione del corpo e dell'anima, sullo scambio tra i mondi e sul rapporto profondo con gli spiriti guardiani che portiamo con noi. È un Paese in tensione, in guerra, quello di Nioh: dentro e fuori dal protagonista, la battaglia infuria. Per sanare un mondo spirituale che, come ci diceva Lafcadio Hearn, è troppo poco "matematico" per risultare plausibile oggi, ma esercita su di noi un fascino misterioso che non gli permette mai di tramontare definitivamente.