Nell'immaginario collettivo poche altre figure possono vantare la stessa aura del ninja, ammettiamolo; senza contare che si tratta di un personaggio che nel tempo si è dimostrato un'autentica costante videoludica, che ha attraversato i decenni e le varie generazioni di console senza mai perdere un briciolo di carisma. Che si tratti di scivolare silenziosi tra le ombre del Giappone feudale o di sfrecciare tra i neon di una metropoli cyberpunk, l'archetipo del guerriero ombra ha saputo plasmare alcune delle esperienze più memorabili della storia del nostro medium preferito, e lo ha fatto sempre con stile e quintali di fascino.
Proviamo allora a fare una lista di dieci tra i migliori titoli che hanno come protagonista un ninja, uno shinobi (o come chiamarlo si voglia), partendo dalla fine degli anni '90 e cercando di spaziare il più possibile tra i vari franchise, senza però porci dei limiti di carattere dimensionale. Preparate i kunai, affilate le katane e assicuratevi che il vostro rampino sia ben oliato perché stiamo per imbarcarci in un viaggio fatto di riflessi fulminei, onore tradito e, ovviamente, una quantità smodata di spettacolari esecuzioni.
Ninja Gaiden: Black
Iniziamo col botto parlando di un titolo che ancora oggi, a vent'anni dalla sua uscita, viene considerato come uno dei punti di riferimento per gli action game in tre dimensioni: Ninja Gaiden: Black. Quando Tecmo lanciò sul mercato questa versione riveduta e corretta del già eccellente capitolo originale datato 2004, il pubblico rimase folgorato dalla sua fluidità tecnica, che all'epoca sembrava provenire dal futuro, con il leggendario Ryu Hayabusa che era la perfetta estensione nervosa dei riflessi del giocatore.
Ogni fendente di spada e ogni shuriken rispondeva infatti a una logica di precisione millimetrica che non ammetteva errori, pena una sonora sconfitta; eppure fu anche la sua brutale difficoltà di fondo a elevare il titolo a icona, sebbene nella riedizione venne inserito un livello pensato per i giocatori meno abili rispetto all'offerta di partenza.
Insomma, più che a un gioco, siamo di fronte a quella che era una sollecitazione non indifferente per i nostri nervi; una prova di forza che richiedeva una dedizione quasi monastica e un importante investimento in termini di imprecazioni per essere superata. Affermare che sia uno dei pilastri su cui poggia l'intero genere action moderno non è quindi per niente azzardato. O, se lo è, ditelo voi a Ryu.
Mark of the Ninja
Spostandoci su un piano diametralmente opposto, dove il suono dell'acciaio cede il posto al silenzio più assoluto, troviamo Mark of the Ninja, piccola perla bidimensionale del 2012 a firma Klei Entertainment, studio già responsabile di Shank. Ora, se Ninja Gaiden fa del caos controllato la propria impronta di base, questa avventura è invece più una sorta di calma prima della tempesta: qui, infatti, l'ombra e la luce sono variabili che determinano la nostra sopravvivenza, con i cerchi che rappresentano il rumore dei passi o dell'impatto di un oggetto che creano un feedback visivo a di poco perfetto.
Il risultato è un prodotto in cui ogni stage è un intricato puzzle tattico di dinamiche e approcci, e dove la profondità strategica fa sentire il giocatore un vero predatore invisibile, tra diversivi ed esecuzioni lampo. È dunque un gioco che premia l'intelligenza sopra la forza bruta, ma soprattutto è un gioiello di design e di stile grafico che dimostra come, con le giuste intuizioni, il 2D abbia ancora qualche arma nascosta, persino superiore a quelle delle simulazioni votate al realismo.
Sekiro: Shadows Die Twice
Che ci volete fare, è impossibile parlare di ninja videoludici nel ventunesimo secolo senza menzionare Sekiro, l'opera con cui FromSoftware nel 2019 ci ha narrato le gesta di un abile e taciturno shinobi chiamato "Il lupo". C'è da dire che le meccaniche stealth qui non sono super rifinite, questo è vero, ma bisogna anche sottolineare come il perno dell'esperienza sia rappresentato da un sistema di combattimento eccellente e che propone una miriade di idee di livello assoluto. L'impronta dark fantasy nella quale è stato reimmaginato il Giappone nel periodo Sengoku è poi strabiliante, e fa il paio con un comparto artistico che teme ben pochi rivali e che arricchisce un racconto che affronta tematiche audaci come la ricerca del potere assoluto.
Com'è ormai noto, gli scontri ruotano attorno al concetto di parata, che va a braccetto con l'indicatore della postura; un'intuizione geniale che sposta l'attenzione dalla barra della salute all'equilibrio psicofisico da spezzare a suon di colpi deviati con tempismo. E poi gadget potenziabili, segreti sparsi per il mondo di gioco e boss fight spettacolari... per farla breve, Sekiro è un'esperienza tecnica, magnetica ma allo stesso tempo respingente per molti utenti, e questo anche a causa - o per merito - della sua poca, pochissima pietà.
Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder’s Revenge
Ad ogni modo, i ninja sanno anche essere divertenti, sfrontati e underground, che pensavate? Pubblicato nel 2022, Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder's Revenge ha rappresentato un momento di gioia pura per i fan di Leonardo, Raffaello, Michelangelo e Donatello, perché è riuscito a catturare l'essenza degli indimenticabili arcade Konami degli anni '90 e aggiornarla con una fluidità moderna davvero apprezzabile.
Tra combo aeree, schivate e attacchi combinati, la cura per i dettagli nelle animazioni da parte di DotEmu è notevole, in un pacchetto in cui a brillare è su tutte la modalità multigiocatore, seppur al netto di situazioni a tratti forse un po' troppo caotiche. Shredder's Revenge ha meritato un posto nella nostra lista perché se non altro ha avuto il merito di ricordarci come l'eredità dei ninja non sia fatta solo di ombre e sangue, ma anche di spirito di squadra, pizza e una sana dose di mazzate coreografate con uno stile che non passa mai di moda.
Tenchu: Stealth Assassins
Un deciso salto indietro nel tempo è però d'obbligo per dare al nostro elenco un respiro più ampio, e più precisamente fino alla fine degli anni '90. Tenchu: Stealth Assassins era un titolo che, nonostante le limitazioni tecniche della prima PlayStation, è riuscito a creare un'atmosfera che pochi altri giochi potevano vantare in quel periodo. Tra tutte le caratteristiche che contraddistinguevano il titolo di Acquire, la libertà d'azione concessa ai due ninja Rikimaru e Ayame era l'aspetto principale; un cambio di prospettiva che offriva al giocatore un parco opzioni davvero vasto, specie grazie all'uso del rampino.
Sebbene oggi la distanza visiva ridotta dall'oscurità possa sembrare - giustamente - un limite tecnico, bisogna ammettere che all'epoca contribuì a creare una tensione costante nel corso delle missioni assegnateci da Lord Gohda; un senso di ignoto dove ogni angolo buio poteva nascondere un nemico o un'opportunità di infiltrazione.
In un modo o nell'altro, Tenchu e il suo sequel (o prequel), Birth of the Stealth Assassins, hanno stabilito le regole del "ninja stealth" moderno, introducendo le uccisioni contestuali, ad esempio, e l'uso di oggetti tradizionali come le mine a pressione o il riso avvelenato; è quindi un peccato che dal terzo capitolo in poi la saga si sia infilata in un tunnel di qualità decrescente che non le ha consentito di sopravvivere degnamente fino ai giorni nostri.
The Messenger
Nel 2018, Sabotage ha fatto registrare una piccola scossa sismica nel mondo dei platform d'azione con The Messenger, un titolo che parte come un sentito omaggio al mitologico Ninja Gaiden per NES ma che, a metà dell'avventura, compie una sterzata che ha lasciato a bocca aperta coloro che hanno avuto la fortuna di giocarlo. Il passaggio fluido tra la grafica a 8-bit e quella a 16-bit può apparire come un vezzo estetico, certo, ma la verità è che si tratta di una meccanica centrale, perfettamente contestualizzata e legata ai viaggi nel tempo, che finisce per espandere il mondo di gioco in un metroidvania complesso e stratificato.
Ma oltre al gameplay c'è molto di più: un tono brillante e ironico e un'imprevista carica narrativa che conduce verso un finale davvero eccellente, e che rende il viaggio del messaggero memorabile e assolutamente da provare. Alla fine dei conti, la creatura di Sabotage è dunque la prova provata che si può onorare il passato senza tuttavia restarne prigionieri, innovando con coraggio mentre si invita l'utente a esplorare un pezzettino di storia dei videogiochi.
Shadow Tactics: Blades of the Shogun
È vero, in Shadow Tactics: Blades of the Shogun di protagonista ce n'è più di uno, ma tra questi un ninja comunque c'è, e tanto basta per fargli guadagnare un posto nella nostra lista. La verità però è che l'abbiamo inserito con piacere, se non altro perché il titolo del 2016 targato Mimimi Games assume un'angolazione differente rispetto alle classiche esperienze ninja, diciamo più cerebrale e strategica. Alla Commandos, per intenderci.
Qui infatti la pianificazione non è molto, è tutto: alla guida di una squadra composta da cinque personaggi - tra cui appunto un ninja -, tutti dotati di abilità uniche, il nostro compito è quello di superare schiere di soldati nemici in mappe articolate e complesse ispirate al tardo Giappone feudale.
Il design dei livelli architettati dallo studio tedesco e inquadrati da una visuale isometrica è minuzioso e offre molteplici soluzioni per ogni ostacolo; fattore, questo, che incentiva la sperimentazione e la creatività sprigionabile attraverso la combinazione delle skill di ogni guerriero sotto il nostro controllo. Niente assalti all'arma bianca e incursioni da kamikaze, insomma, perché Shadow Tactics è un gioco che richiede nervi saldi e una lungimirante visione d'insieme, dove un piano ben orchestrato e che funziona regala soddisfazioni più intense di una strage a viso aperto.
Shinobi: Art of Vengeance
Il 2025 ha segnato il ritorno di una delle icone Sega più amate della storia dei videogiochi: Joe Musashi. Sviluppato con una cura maniacale da Lizardcube, team che ha già dimostrato di saper maneggiare i classici con Streets of Rage 4, Shinobi: Art of Vengeance è un rientro in scena in grande stile, specie grazie alla sua deliziosa veste grafica disegnata a mano. Nonostante la modernizzazione visiva, il titolo non ha però rinnegato il suo retaggio, proponendo una sfida impegnativa e stimolante, seppur al netto di boss fight forse un po' troppo morbide a livello di difficoltà standard.
Quello che conta è che però sia riuscito a colmare un vuoto che durava da troppo tempo per il marchio Shinobi, ed è per questo che lo abbiamo scelto come rappresentante della serie. Tuttavia, ripresentarsi sul mercato in una forma simile non era scontato neanche per un mostro sacro come Joe Musashi, ma, è risaputo, le leggende riescono laddove i comuni mortali falliscono.
Aragami
Sviluppato da Lince Works e perfezionato con la sua Shadow Edition, Aragami mette il giocatore nei panni di qualcosa di strettamente associabile a un ninja, specie sul fronte visivo e dell'arsenale: uno spirito vendicativo capace di manipolare le ombre e incaricato di salvare Yamiko, una misteriosa ragazza che sembra averlo evocato.
A differenza di molti prodotti moderni che permettono di cavarsela anche dopo essere stati scoperti, qui di spazio per gli scontri aperti non ce n'è: essere avvistati significa infatti quasi certamente la morte, ma si dispone comunque di qualche asso nella manica, come il teletrasporto e la possibilità di creare un'ombra temporanea per celare la propria posizione. Ora, magari l'avventura soffre un po' di ripetitività degli incarichi, questo è innegabile, ma se amate lo stealth nella sua forma più pura e quella sensazione che deriva dal sapere che il nemico è già morto anche se ancora non lo sa, be', siete capitati al cospetto del titolo giusto.
Ghostrunner
E mettiamo un punto alla nostra rassegna con Ghostrunner, un'esperienza in prima persona dalla velocità vertiginosa che ha portato la figura del ninja nel futuro più brutale e spietato. Pubblicata nel 2020, l'opera di One More Level ci mette al controllo di un cyber ninja che non ha memoria della propria identità né del proprio compito, impegnato com'è ad affrontare una rugginosa realtà post apocalittica.
Qui si schivano colpi di laser, si affettano nemici a mezz'aria, e lo si fa correndo sulle pareti e saltando qua e là in un mix concitato di parkour ed esecuzioni repentine che non concede un attimo di respiro ma nemmeno margine di errore. La verticalità del design dei livelli è senza dubbio il fiore all'occhiello di una produzione pensata per mettere alle strette i riflessi e la coordinazione, ma che ripaga ogni fallimento con una sensazione di gratificazione immensa quando finalmente si riesce a completare una sezione in modo perfetto.
In definitiva, possiamo dirlo: l'archetipo del ninja sembra aver resistito alla grande all'usura del tempo; certo, ha compiuto qualche passo falso, ma ha saputo anche adattarsi a ogni evoluzione tecnologica e di genere. Chiaramente da questo elenco rimangono esclusi un sacco di giochi di ottima fattura come il buon Ninja Blade, Shinobi Non Grata e ovviamente i vecchissimi titoli per sistemi a 8 e 16 bit, tanto per fare qualche esempio, ma è per questo che chiediamo aiuto a voi per rimpinguare la lista nei commenti e per dirci anche quale approccio preferite quando si parla di shinobi: quello strategico, il platform puro o l'azione frenetica?