Se credete che la pixel art sia solo sinonimo di retrogaming e il suo impiego sia soltanto una mera operazione nostalgia, forse questo articolo non fa per voi. Anzi, no, forse fa esattamente per voi. Sì perché ormai è finito da un pezzo il tempo in cui questo particolare approccio artistico era un limite tecnico dettato dall'hardware: oggi la pixel art è infatti una scelta stilistica consapevole, di cui sviluppatori indipendenti e grandi studi si servono per creare atmosfere e colpi d'occhio singolari.
Replaced ha settato nuovi standard qualitativi su questo fronte, c'è da riconoscerlo, ma non è il solo a eccellere in questo campo: scopriamo allora altre 10 avventure moderne che vantano la migliore pixel art sulla piazza.
Sea of Stars
Sviluppato da Sabotage Studio, compagnia già responsabile di The Messenger, Sea of Stars è un appassionato omaggio ai JRPG classici ma anche un tentativo di proiettarli nel futuro in equilibrio fra tradizione e innovazione. La storia segue Valere e Zale, una ragazza e un ragazzo dotati di poteri magici associati al sole e alla luna che torneranno loro utili per sconfiggere le mostruosità create dall'entità malvagia chiamata Fleshmancer.
Il gameplay mescola sapientemente combattimenti a turni con un sistema di "timing" per potenziare attacchi e parate, oltre a una navigazione del mondo di gioco che sorprende per varietà e qualità. Ma è il comparto artistico a lasciare a bocca aperta: il sistema d'illuminazione sviluppato da Sabotage permette infatti alle figure di reagire in tempo reale alla posizione della luce; quando il sole tramonta o la luna sale in cielo, i colori cambiano in maniera dinamica, creando una profondità che raramente si vede in titoli bidimensionali.
Ogni scenario, dunque, dai villaggi galleggianti alle giungle rigogliose, è un tripudio di colori e animazioni fluide che dimostra tutta l'abilità dello studio nel saper gestire texture e tonalità cromatiche. Pur proponendo scenari che si ispirano ai grandi classici dell'epoca Super Nintendo e GameBoy Advance, la pixel art Sea of Stars è un autentico punto di riferimento per le avventure arrivate sul mercato negli ultimi anni, questo è certo.
Eastward
Chissà, se lo Studio Ghibli avesse deciso di sviluppare un videogioco in pixel art negli anni '90, il risultato forse sarebbe stato molto simile a Eastward.
La storia raccontata nell'opera sviluppata da PixPil è quella di John, un minatore silenzioso, e di Sam, una bambina misteriosa dai capelli bianchi, e del viaggio che i due intraprendono per scoprire i segreti dietro le origini di quest'ultima, attraverso un mondo sull'orlo del collasso. Il gameplay alterna combattimenti action in tempo reale alla risoluzione di puzzle che richiedono l'uso dei poteri magici di Sam, ma l'assoluto punto di forza di Eastward è la cura per il dettaglio a dir poco strabiliante.
Ogni singola stanza, ogni cucina polverosa e ogni strada del mondo di gioco è infatti satura di oggetti, riflessi e piccole animazioni, con lo scenario che brilla per la sua densità: i mercati sono infatti pieni di insegne che sfarfallano, i personaggi si esibiscono in espressioni facciali comunicative e gli sfondi sembrano dipinti a mano. Insomma, siamo al cospetto di una splendida esibizione di pixel art, dal fascino retrò e arricchita da una palette calda e malinconica. Chapeau.
Norco
Potremmo azzardare che Norco è una sorta di anomalia; una piccola opera d'arte che utilizza la pixel art per dipingere un ritratto crudo e surreale della Louisiana industriale; il tutto nell'ambito di un'avventura narrativa in prima persona.
La trama segue le peripezie di Kay, una giovane donna tornata nella sua città natale dopo la morte della madre, solo per ritrovarsi invischiata in una cospirazione che coinvolge culti religiosi, intelligenze artificiali e compagnie petrolifere. Inutile dire che la narrazione e l'atmosfera qui la fanno da padrone ma il comparto artistico non è da meno, col suo tono cupo, distorto e profondamente suggestivo. Norco non cerca infatti la pulizia formale, ma predilige uno stile in cui i pixel si fondono per creare cieli violacei carichi di smog, paludi infestate e complessi petrolchimici che sembrano eco-mostri di metallo.
L'uso dei colori poi è davvero audace, in cui i contrasti tra gli arancioni bruciati e i verdi marci evocano un senso di decadenza tangibile che va perfettamente a braccetto con i tratti surreali della vicenda. Quella messa a punto da Geography of Robots non è dunque la tipica pixel art che vuole essere "carina", ma che punta quasi a disturbare il giocatore, dimostrando come questo stile possa essere un buon veicolo anche per temi maturi e inquietanti.
World of Horror
Se pensavate che la pixel art dovesse essere per forza colorata e vibrante per colpire nel segno, World of Horror esiste per farvi cambiare idea e per trascinarvi in un abisso di terrore binario da cui è difficile riemergere. Ambientato nella tranquilla (solo in apparenza) città costiera di Shiokawa, in Giappone, il gioco è un omaggio disturbante alle opere di Junji Ito e H.P. Lovecraft, nel quale, in qualità di investigatori improvvisati, il nostro compito è quello di risolvere misteri inquietanti mentre gli Antichi Dei si risvegliano, minacciando di far impazzire l'umanità.
Il gameplay è un roguelite investigativo con combattimenti a turni e una gestione spietata delle risorse, dove la morte è sempre dietro l'angolo, sebbene la tensione non sia poi così palpabile considerata la struttura di gioco che non richiede di reagire in tempo reale. Tuttavia, il vero punto di rottura, ciò che lo rende un'opera a suo modo unica è la sua estetica 1-bit realizzata interamente su... Microsoft Paint! Un approccio stilistico che potrebbe apparire comprensibilmente come un vezzo nostalgico, ma che in realtà si rivela un'arma narrativa di rara potenza.
La mancanza di colori, unita a un abile uso del dithering, crea infatti immagini grottesche che la mente del giocatore è costretta a completare, rendendo così ogni mostruosità ancora più inquietante. In World of Horror, la pixel art si spoglia dunque di ogni orpello per diventare cruda, spigolosa e alienante, dimostrandoci come a volte il terrore abbia giusto bisogno di un semplice contrasto netto tra il bianco e il nero per dare il meglio di sé.
Blasphemous 2
Nel 2023 Blasphemous 2 ha rimesso in moto il viaggio del Penitente, e lo ha fatto con un action-platformer affascinante che tuttavia poteva gestire decisamente meglio la sua curva della difficoltà, siamo sinceri.
Ad ogni modo, il gameplay si fregia di un'ottima varietà per quanto riguarda il sistema di combattimento e mantiene intatta l'identità del franchise, proponendosi in sintesi come quel sequel che i fan del primo episodio aspettavano. Ciononostante è il suo eccezionale immaginario a prendersi la scena, con la pixel art che qui è dedicata all'orrore gotico e all'iconografia religiosa spagnola. Gli sfondi e i boss raccontano infatti sempre qualcosa e stupiscono per la loro qualità visiva, anche al netto di una trama alquanto criptica.
Tra gigantesche figure piangenti, architetture barocche distorte e mostruosità di vario genere, il balzo in avanti rispetto al primo capitolo è dunque evidente, e il livello di dettaglio è stato ulteriormente rifinito. Per farla breve, la bellezza di Blasphemous 2 risiede nel suo essere "grottescamente sublime", diciamo così, essendo riuscito a trasformare il dolore e la sofferenza in immagini di una potenza visiva notevole. E brava The Game Kitchen.
Yes, Your Grace
Gestire un regno non è affar semplice, si sa (si sa?), specie quando di mezzo ci si mettono carestie, millantatori e le continue richieste del popolo, ma in Yes, Your Grace proprio questo siamo chiamati a fare.
Nei nobili panni di Re Eryk abbiamo infatti il compito di far filare tutto liscio nelle reali terre di Davern, con il gameplay che si svolge principalmente nella sala del trono, dove decidere a chi assegnare le scarse risorse del regno bilanciando diplomazia ed economia. Nonostante l'ambientazione sia circoscritta, la pixel art fa un lavoro straordinario in termini scenici: il castello, con i suoi arazzi, giardini e le luci che filtrano dalle vetrate, è un teatro seducente per le nostre gesta e offre un colpo d'occhio davvero efficace.
Non solo, perché il lavoro di Brave at Night è la dimostrazione di come la pixel art possa essere usata anche per costruire un legame empatico fortissimo tra il giocatore e i personaggi sullo schermo, proprio perché giocando si ha la chiara sensazione che ogni decisione politica da prendere sia innanzitutto una questione di cuore.
Octopath Traveler II
Octopath Traveler II segue le storie di otto nuovi viandanti rispetto a quelli del primo capitolo, di cui tra l'altro migliora in modo evidente il bilanciamento pur riproponendone molte, forse persino troppe, delle soluzioni e delle dinamiche.
Esteticamente, comunque, il gioco è una vera gioia per gli occhi: la pixel art valorizza infatti alla grande ambienti peraltro arricchiti da effetti spettacolari, con gli artisti di Square Enix che hanno dato davvero il massimo per offrire al pubblico scenari traboccanti di dettagli. La direzione artistica è dunque da capogiro e lo stile grafico ne è la punta di diamante, che diventa ancora più ammirevole grazie a particolari, come riflessi, ombre e l'illuminazione, che creano un senso di profondità quasi tattile.
Owlboy
Frutto di un travagliato e appassionato sviluppo durato quasi dieci anni, Owlboy è un'eccellenza quando si parla di pixel art; un mostro sacro che ha prenotato un posto in questa lista ancora prima che venisse pensata. Per chi non la conoscesse, l'opera di D-Pad Studio racconta la storia di Otus, un giovane gufo antropomorfo muto che fatica a vivere secondo le alte aspettative della sua comunità. Quando dei pirati robotici attaccano però il suo villaggio, il nostro eroe deve imbarcarsi in un viaggio epico che gli consentirà di riscattarsi e di superare le proprie insicurezze.
A differenza dei classici platform, il gameplay di Owlboy si basa sul volo: Otus può infatti spostarsi liberamente per la mappa, trasportando i suoi amici che fungono da "armi" intercambiabili in un sistema di combattimento che mescola esplorazione e dinamiche da twin-stick shooter. Per quanto riguarda il comparto visivo, invece, come accennato, il titolo compie un vero miracolo, elevando la pixel art a un livello di dettaglio che sfida addirittura il buonsenso.
Le animazioni di Otus sono di una fluidità disarmante, e gli scenari sono affreschi vibranti di nuvole in movimento, rovine fluttuanti e foreste floride che sorprendono per resa visiva e per la meticolosità nella ricerca del particolare più minuscolo. Come avrete capito, qui la pixel art è tutt'altro che una scelta di risparmio: è una dimostrazione di scrupolo e pazienza certosina che come risultato ci ha regalato uno dei mondi visivamente più appaganti che si possano incontrare in un videogioco.
A Space for the Unbound
Ambientato nell'Indonesia rurale degli anni '90, A Space for the Unbound è una storia toccante di crescita, depressione, bullismo che non si fa mancare nemmeno qualche elemento sovrannaturale. Il gameplay mescola esplorazione punta e clicca con una interessante meccanica di "Spacedive", che ci permette di entrare nella mente delle persone per risolvere i loro conflitti interiori.
L'aspetto per cui, tuttavia, la produzione sale in cattedra è il comparto artistico. La pixel art cattura alla perfezione l'estetica degli anime dell'epoca in cui si svolge la storia, con tramonti infiniti, interni particolareggiati e i vicoli polverosi dei piccoli villaggi. C'è infatti una dolcezza intima nel modo in cui sono disegnati gli ambienti: ogni negozietto e ogni angolo di strada sembra custodire un ricordo d'infanzia, e questo anche per merito di una palette cromatica capace di evocare quella sensazione agrodolce di nostalgia per un tempo ormai andato.
Dead Cells
Sviluppato da Motion Twin, Dead Cells è un roguevania in cui si controlla un corpo senza testa animato da un organismo cellulare senziente che si muove in una prigione sotterranea in continuo mutamento. L'obiettivo è quello di fuggire, ma non prima di aver affrontato orde di nemici in un loop di morte e rinascita che, come ormai da tradizione nel genere, serve a sbloccare potenziamenti permanenti e nuove rotte.
Sul fronte artistico il titolo fa sfoggio di una pixel art estremamente reattiva e dinamica, dove ogni fendente, schivata ed esplosione sprigiona un feedback visivo convincente. Senza contare che l'uso delle cromie è quantomeno coraggioso, e si diverte a spaziare dal viola acido dei laboratori alchemici fino all'arancione caldo dei bastioni del castello al tramonto; scenari, questi, impreziositi da effetti particellari e da un'illuminazione raffinata capace da sola di fare la differenza.
Tirando le somme, dunque, e considerate le sue varie manifestazioni, possiamo dire che la pixel art può essere brutale e sporca così come incredibilmente moderna e iper-cinetica, ma soprattutto che è uno stile versatile e che si presta con profitto a qualsiasi storia o struttura di gameplay. Forse qualcuno continuerà a pensare che sia "roba vecchia", ma quello che ci dimostrano questi 10 titoli è che il presente, e forse anche il futuro, dei videogiochi può essere fortunatamente ancora un po' quadrettato.
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