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La rinascita dei beat'em up

Dopo un lungo periodo di buio, i picchiaduro a scorrimento hanno ritrovato nuova vita grazie a titoli che ne hanno evoluto la formula.

SPECIALE di Silvio Mazzitelli   —   01/02/2026
Streets of Rage 4

I più anziani tra voi ricorderanno senza dubbio l'epoca d'oro delle sale giochi, dove spesso si consumava tutta la propria paghetta in gettoni per poter provare tutti i fantastici giochi presenti, una vera e propria festa di pixel colorati e suoni digitali. Tra i diversi generi che andavano per la maggiore tra gli anni '80 e '90, i picchiaduro a scorrimento (o beat'em up), erano tra quelli più popolari. Double Dragon, Final Fight, Golden Axe, Cadillacs and Dinosaurs e Teenage Mutant Ninja Turtles: Turtles in Time sono solo alcuni degli innumerevoli titoli usciti in sala giochi a quell'epoca, che finirono inevitabilmente di influenzare anche il mercato casalingo con diverse conversioni più o meno riuscite e anche titoli realizzati appositamente per le console dell'epoca, come ad esempio l'iconico Streets of Rage di Sega.

Con il progressivo declino delle sale giochi e il passaggio, a fine anni '90, dal 2D al 3D, questo genere iniziò lentamente a perdere terreno, fino ad arrivare a scomparire quasi del tutto nei primi anni Duemila. Nel mondo dei videogiochi, però, fortunatamente nessun genere muore davvero. Anche se spesso sentiamo il CEO di una multinazionale o un dirigente di marketing annunciare la fine di un genere (o persino dei single player), tutto ritorna sempre, grazie ai semi della passione piantati proprio nei ragazzini a cui gli occhi brillavano ogni volta che entravano in una sala giochi per infilare un gettone e giocare al loro beat'em up preferito.

Oggi quella passione è sbocciata in diversi studi di sviluppo (per la maggior parte indipendenti) che hanno ripreso i picchiaduro a scorrimento e gli hanno dato nuova linfa vitale, non limitandosi a riproporre le stesse esperienze degli arcade degli anni '90, ma anche evolvendoli e ibridandoli con altri generi per creare qualcosa di completamente nuovo. Pensando solo alla fine dell'anno scorso, abbiamo visto l'arrivo di grandi beat'em up come Absolum e Marvel Cosmic Invasion, che sono solo alcuni dei titoli inediti nati da questa seconda giovinezza.

Breve storia dei beat'em up

Era l'anno 1984 quando uscì Kung Fu Master, vero e proprio prototipo del genere dei picchiaduro a scorrimento sviluppato da Irem. Il gioco che però diventò il simbolo dell'origine di questo genere è senza dubbio Double Dragon, sviluppato da Technos Japan e uscito nelle sale giochi nipponiche per la prima volta nel 1987.

Double Dragon è il titolo che ha posto le basi dell'intero genere dei beat'em up
Double Dragon è il titolo che ha posto le basi dell'intero genere dei beat'em up

Il titolo pose le basi per ogni singolo beat'em up uscito in circa quarant'anni di storia: la struttura a livelli che scorrono da sinistra verso destra, affrontando svariati nemici con le proprie tecniche di arti marziali, a volte schivando trappole e utilizzando le armi cadute dei nemici o trovate in casse o altri nascondigli improbabili - dove spesso si trovano inspiegabilmente anche polli arrosto, pizze e altro cibo che farebbe invidia a un ristorante stellato e che consente di recuperare la salute - fino al fatidico scontro con il boss di fine livello.

Negli anni '90 la maggior parte delle software house principali, soprattutto giapponesi, provò a entrare nell'affollato mondo dei picchiaduro a scorrimento, che nel frattempo era divenuto uno dei generi più popolari soprattutto nelle sale giochi. A dominare l'epoca furono soprattutto Capcom, Sega e Konami, con diversi interessanti titoli arrivati anche da SNK, che propose interessanti varianti come King of the Monsters o Mutation Nation, e dalla stessa Technos, che proseguì con la saga di Double Dragon e creò River City Ransom, titolo della saga di Kunio-Kun che fu il primo beat'em up ad introdurre al suo interno degli elementi da RPG.

Sega, con Streets of Rage, creò una delle pietre miliari del genere
Sega, con Streets of Rage, creò una delle pietre miliari del genere

Fu un'epoca di grandi sperimentazioni che diede vita sia a titoli dimenticabili che a grandi capolavori. Sega si sbizzarrì creando diversi interessanti giochi, tra cui alcuni molto atipici come lo strano Alien Storm, che aveva anche alcuni elementi da run'n gun, e Michael Jackson's Moonwalker, creato in collaborazione con il cantante stesso. Non bisogna dimenticare anche lo storico Golden Axe, ma soprattutto Streets of Rage, saga considerata all'epoca tra le migliori in assoluto grazie al combattimento molto più vario e tecnico rispetto a quello dei suoi simili. In particolare, il secondo capitolo si distinse per le tante mosse presenti e l'utilizzo di attacchi dotati di frame d'invincibilità, concetto divenuto poi fondamentale anche nei picchiaduro a incontri.

Konami invece si specializzò nel realizzare alcuni dei migliori giochi su licenza dell'epoca, con dei picchiaduro a scorrimento dedicati ai Simpson, ad Asterix e Obelix, agli X-Men e soprattutto alle Tartarughe Ninja, che ebbero un grande successo sia in versione arcade che in versione casalinga. Specialmente Turtles in Time è ricordato per l'ottima varietà dei livelli e per la fluidità del combattimento.

Final Fight rimane uno dei beat'em up più importanti dell'epoca delle sale giochi
Final Fight rimane uno dei beat'em up più importanti dell'epoca delle sale giochi

Anche in questo genere Capcom fu estremamente prolifica, realizzando alcuni titoli storici come Final Fight, Cadillacs and Dinosaurs, Knights of the Rounds e Captain Commando, senza dimenticare i titoli che introdussero elementi da RPG, a cominciare da The King of Dragons per poi passare a due capolavori come Dungeons & Dragons: Tower of Doom e il suo sequel Shadow over Mystara.

Per quanto oggi vengano spesso liquidati come semplici esperienze da sala giochi, titoli brevi completabili in poco tempo (a patto di essere molto abili, se non si voleva prosciugare il portafoglio in gettoni) e basati su meccaniche essenziali, i beat'em up rappresentano in realtà una delle fondamenta su cui, negli anni, si sono costruiti action sempre più complessi e articolati. Basta guardare a serie come Devil May Cry, God of War o al filone musou di Dynasty Warriors per rendersi conto di quanto l'eredità dei picchiaduro a scorrimento sia ancora ben presente nel loro DNA.

Il genere dunque non è mai veramente scomparso, ma si è evoluto assumendo forme diverse nel tempo e poi tornando alle sue origini con i titoli usciti negli ultimi anni, che hanno saputo conquistare una buona fetta di pubblico, e non solo tra gli appassionati di vecchia data, come dimostrano le cifre di vendita di alcuni titoli, come ad esempio Dragon's Crown di Vanillaware, arrivato nel 2013 e poi tornato, con una riedizione migliorata, nel 2018; un gioco che nel complesso ha superato ampiamente il milione di copie.

Capcom creò un bellissimo ibrido tra RPG e picchiaduro a scorrimento con Dungeons & Dragons: Tower of Doom e Shadows over Mystara
Capcom creò un bellissimo ibrido tra RPG e picchiaduro a scorrimento con Dungeons & Dragons: Tower of Doom e Shadows over Mystara

Il ritorno di Streets of Rage 4, stavolta realizzato da Dotemu, ha venduto ben oltre 2 milioni e mezzo di copie, stando ai dati del 2021, mentre Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder's Revenge, del 2022, ha piazzato ben un milione di copie in una sola settimana dalla sua uscita. Il recente Absolum invece, partendo come IP totalmente nuova, ha venduto in pochi giorni dalla sua uscita ben 200 mila copie ed è probabile che attualmente la cifra sia molto più alta, anche se non ci sono stati aggiornamenti da questo punto di vista. Numeri davvero elevati per un genere ritenuto di nicchia e considerato quasi scomparso fino a dieci anni fa, che provano come nel mondo ci siano ancora tanti appassionati di questa tipologia di giochi.

Le tante strade dei nuovi picchiaduro a scorrimento

La cosa più affascinante della rinascita dei picchiaduro a scorrimento è vedere quanto la formula originale si sia evoluta per riuscire a competere nell'affollato mercato moderno. Seppur certi titoli del passato restino sempre divertenti da giocare (non è un caso che negli ultimi anni siano arrivate anche molte compilation), essi sono pensati soprattutto per un pubblico nostalgico che ha vissuto quell'epoca.

I nuovi esponenti del genere hanno invece scelto strade diverse per avvicinare un pubblico più ampio. C'è chi ha puntato sul recupero della formula classica dell'epoca d'oro, aggiornata però con un gameplay più moderno e rifinito; chi ha preferito sperimentare, dando vita a ibridi che fondono il beat'em up con altri generi; e chi, infine, ha deciso di rinnovarne quasi completamente la struttura, mantenendo soltanto lo scheletro concettuale del passato.

Il valore di queste scelte sta proprio nella loro varietà: nessuna esclude le altre e tutte contribuiscono ad arricchire il genere, permettendogli di evolversi e adattarsi a gusti ed esigenze diverse. È anche grazie a questa pluralità di approcci che i videogiochi continuano a reinventarsi, dimostrando come anche i generi più legati alla tradizione possano trovare nuove forme e nuovi pubblici senza perdere la propria identità.

Il bellissimo Streets of Rage 4 ha fatto da apripista a tanti nuovi picchiaduro a scorrimento dalle meccaniche più moderne
Il bellissimo Streets of Rage 4 ha fatto da apripista a tanti nuovi picchiaduro a scorrimento dalle meccaniche più moderne

A guidare questa rinascita del genere c'è senza dubbio la francese Dotemu, che diede il via al nuovo corso con Streets of Rage 4 (vi rimandiamo alla recensione), uscito nel 2020 e realizzato in collaborazione con Lizardcube e Guard Crush Games. Ancora oggi considerato uno dei migliori beat'em up dell'epoca moderna, il titolo si distingue per un sistema di combattimento profondo, che riprende molte meccaniche dai classici picchiaduro a incontri ed è poi valorizzato da un'ampia varietà di personaggi giocabili e da una campagna principale solida e ben strutturata.

Negli anni successivi Dotemu ha continuato a sostenere attivamente il genere, dando spazio e fiducia ad altri team di grande talento, come lo studio canadese Tribute Games, con cui ha pubblicato titoli di grande successo come Teenage Mutant Ninja Turtles: Shredder's Revenge e il più recente Marvel Cosmic Invasion.

Il primo (se volete approfondire ecco la recensione di Shredder's Revenge) riprende le meccaniche del bellissimo Turtles in Time e di altri capitoli realizzati in passato da Konami, migliorandone il gameplay per renderlo più moderno ed elaborato, grazie alla possibilità di fare combo aeree e sfruttare anche attacchi combinati con gli altri giocatori. Il sistema di combattimento non raggiunge la complessità di Streets of Rage 4, ma proprio la sua immediatezza si è rivelata uno dei suoi punti di forza, riuscendo a conquistare un pubblico molto ampio. Un risultato dovuto anche alla grande attenzione e al rispetto per il franchise dimostrati dagli sviluppatori canadesi.

TMNT: Shredder's Revenge è il perfetto titolo che unisce tradizione e modernità dei beat'em up
TMNT: Shredder's Revenge è il perfetto titolo che unisce tradizione e modernità dei beat'em up

La stessa cura è evidente anche in Marvel Cosmic Invasion (vi rimandiamo alla recensione), che riesce a integrare all'interno di un beat'em up una versione rielaborata del classico sistema tag team visto nei Marvel vs. Capcom, adattandolo con intelligenza alla struttura del genere.

Il successo di questi progetti ha contribuito ad aprire la strada a una nuova ondata di titoli basati sulla formula classica dei picchiaduro a scorrimento, in particolare numerosi tie-in dedicati a brand storici. Tra questi spiccano Mighty Morphin Power Rangers: Rita's Rewind, G.I. Joe: Wrath of Cobra e i due capitoli dell'italianissimo Slap and Beans con Bud Spencer e Terence Hill (il primo dei quali pubblicato già nel 2017), oltre a Karate Kid: Street Rumble, Double Dragon Revive e molti altri. Prova che la formula che li ha contraddistinti sin dai tempi delle sale giochi può ancora funzionare con le dovute migliorie.

Tra RPG e Roguelike

L'altra via seguita da diversi altri giochi è invece quella di guardare ad altri generi per evolvere la formula classica. Alcuni titoli si sono ispirati agli RPG, come il già citato Dragon's Crown o River City Girls, il divertente beat'em up di Wayforward (pubblicato da Arc System Works) di cui sono usciti due capitoli.

Entrambi i capitoli ci collocano in una sorta di città divisa in zone e liberamente visitabile, dove è possibile far aumentare di livello i nostri personaggi e comprare nuove mosse ed equipaggiamento che migliora le statistiche. Anche in questo caso abbiamo un sistema di combattimento che prende molto dai picchiaduro a incontri e che inoltre si evolve di pari passo con il sistema di progressione dei personaggi.

I due River City Girls, oltre a essere molto belli da vedere, riescono a unire molto bene il genere dei beat'em up con quello degli RPG
I due River City Girls, oltre a essere molto belli da vedere, riescono a unire molto bene il genere dei beat'em up con quello degli RPG

L'altra ibridazione di generi azzeccata per i beat'em up è quella con i roguelike. Le due tipologie di gioco si sposano perfettamente, perché basate sullo stesso concetto di ripetizione di un livello o di un'intera partita al solo scopo di migliorarsi.

Il primo esempio concreto di questa fusione è stato Double Dragon Gaiden: Rise of the Dragons che permetteva di selezionare l'ordine in cui affrontare le quattro gang nemiche. Ogni volta che ne veniva sconfitta una, il livello di quella successiva diventava più ostico e con una battaglia finale più lunga e complessa. In questo modo si doveva rigiocare molte volte per poter vedere tutto. Inoltre, tra un livello e l'altro era possibile comprare degli upgrade validi per quel tentativo e, in caso di sconfitta, si poteva scegliere se utilizzare il denaro accumulato per continuare o investirlo per sbloccare nuovi personaggi e modalità dovendo però ricominciare tutto dall'inizio.

Il titolo che ha sfruttato meglio la fusione tra beat'em up ed elementi roguelike è però senza dubbio Absolum (eccovi la nostra recensione), pubblicato sempre da Dotemu e sviluppato da Guard Crush Games e Supamonks. Il titolo infatti ha una struttura che ricorda tantissimo quella dei due Hades, con diversi livelli concatenati tra loro che, una volta finiti, danno sempre una ricompensa al giocatore, ricompensa che può consistere in denaro, potenziamenti passivi, equipaggiamento o persino nuove mosse. Il titolo presenta anche tantissimi bivi nello stile dei vecchi Tower of Doom e Shadow over Mystara, per cui serviranno davvero parecchie run per vedere tutto del mondo di gioco. Il sistema di combattimento, poi, è ottimo, soprattutto in combinazione con la possibilità di creare diverse build in base ai potenziamenti trovati lungo il percorso. Senza dubbio, al momento Absolum è a mani basse uno dei migliori picchiaduro a scorrimento mai fatti.

Absolum è la perfetta fusione tra picchiaduro a scorrimento e un roguelike
Absolum è la perfetta fusione tra picchiaduro a scorrimento e un roguelike

Un gioco che invece ha preso una strada molto originale è Sifu. Il videogioco di Sloclap, seppur possa apparire come un gioco d'azione basato sui classici film di arti marziali, è alla sua base un vero e proprio beat'em up con un'estetica più moderna. Ci troviamo sempre ad affrontare orde di nemici in diversi livelli fino al fatidico boss finale: quello che cambia è l'articolato sistema di combattimento, che si basa molto sul posizionamento e sullo sfruttamento anche degli oggetti presenti nell'ambiente, e il sistema di età, che ha chiari rimandi ai roguelike.

La ricerca del beat’em up perfetto

Tutti questi esempi dimostrano come i beat'em up di nuova generazione continuino a sperimentare per trovare una formula capace di funzionare anche oggi. I grandi classici dell'epoca d'oro delle sale giochi erano titoli volutamente difficili e relativamente brevi, pensati per spingere i giocatori a spendere più gettoni possibili. Le produzioni moderne hanno in larga parte abbandonato quella filosofia punitiva, puntando su un'esperienza più accessibile - pur mantenendo spesso la possibilità di selezionare dei livelli di difficoltà più elevati per chi cerca una sfida "vecchia scuola" - e cercando al tempo stesso di allungare la durata delle campagne.

Sifu è senza dubbio uno degli esperimenti più interessanti fatti con il genere dei beat'em up
Sifu è senza dubbio uno degli esperimenti più interessanti fatti con il genere dei beat'em up

Nei beat'em up moderni la longevità è probabilmente il più grande tallone d'Achille, poiché è difficile far durare anche solo per una decina di ore la formula dei vecchi picchiaduro a scorrimento, pensata per essere completata in sala giochi in meno di un'ora. Oggi la longevità media dei titoli con una formula classica si attesta a una media di 3 o 4 ore circa e da questo punto di vista sono proprio i titoli che hanno dalla loro parte elementi da RPG o da roguelike che riescono a offrire esperienze più longeve senza cadere troppo nella ripetitività.

Si tratta comunque dell'inizio di una fase evolutiva del genere, ancora alle prese con diverse sperimentazioni; d'altronde, solo da pochi anni i beat'em up sono tornati a farsi spazio nell'industria videoludica. Con studi sempre più specializzati come Dotemu e Tribute Games a guidarne la rinascita, però, è lecito aspettarsi che il genere continui a trasformarsi, sperimentando nuove idee e trovando modi sempre diversi per restare rilevante senza rinnegare le proprie radici.