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One Piece: Verso la Rotta Maggiore, la recensione della seconda stagione live action su Netflix

L'adattamento live action di One Piece torna su Netflix per una seconda stagione: i Cappello di Paglia contro Baroque Works in otto episodi tra cosplay e sentimenti.

RECENSIONE di Christian Colli   —   15/03/2026
Locandina One Piece: Verso la Rotta Maggiore

C'è chi ha sempre avuto un rapporto strano con One Piece. Magari ha cominciato a leggerlo dal #1 della prima messa in stampa italiana, era tipo il 2001 - perché, casomai vi fosse sfuggito, Eiichiro Oda lo scrive e disegna da quasi 30 anni - e come tanti l'ha adorato. Poi magari l'ha sospeso pensando: "Tanto tra poco finisce, poi lo recupero".

Cinquanta volumi, innumerevoli stagioni dell'anime e vari videogiochi dopo, siamo ancora qui. Il manga si avvia con lentezza alla sua conclusione (forse) ma per chi è rimasto indietro l'affetto per la ciurma dei Cappello di Paglia non è diminuito; anzi, in qualche caso la serie TV prodotta da Netflix con la collaborazione dell'autore gli ha ricordato perché One Piece è una delle più grandi opere d'intrattenimento dei nostri tempi. Nonostante le controversie e l'alone di diffidenza che l'ha preceduta - e che continua a circondarla - la seconda stagione live action ha solo consolidato la convinzione che un buon adattamento live action degli anime sia assolutamente possibile. E forse necessario.

Da Loguetown a Drum Island

La nuova stagione di One Piece (sottotitolata Verso la Rotta Maggiore) adatta il manga dal volume 11 al volume 17, cioè all'incirca gli episodi 45-91 dell'anime, filler esclusi: copre quindi gli archi narrativi di Loguetown (o Rogue Town), Reverse Mountain, Whisky Peak, Little Garden e Drum Island. Questo significa che la nuova stagione si ferma appena prima di Alabasta, introducendo protagonisti fondamentali come TonyTony Chopper, ma anche una pletora di personaggi secondari indubbiamente importanti come i marine Smoker e Tashigi, alcuni membri della Baroque Works come Miss All Sunday e Mr. 0, oltre ad altre figure chiave nella mitologia di One Piece. I fan della serie avranno appena capito che stiamo mantenendo un certo riserbo sulle identità di questi personaggi per non rovinare la sorpresa ai nuovi spettatori.

La seconda stagione di One Piece introduce i membri della Baroque Works
La seconda stagione di One Piece introduce i membri della Baroque Works

Sono infatti nomi che diranno poco o niente a chi non conosce One Piece e si sta avvicinando alla storia di Eiichiro Oda per la prima volta, mentre per i fan di lunga data stiamo parlando di alcuni degli archi più belli, se non altro perché hanno cementato il loro affetto per il manga o l'anime già molti anni fa. La serie live action ripercorre quegli eventi con il massimo rispetto e parecchia fedeltà, limitandosi ad apportare qualche piccolo cambiamento sempre con il benestare dell'autore che, lo ricordiamo, ha supervisionato l'adattamento televisivo dall'inizio e da vicino, avendo fondamentalmente l'ultima parola su tutto.

Per questo motivo, la storia "aggiusta" il tiro qua e là, anticipando qualche personaggio o evento importante rispetto al manga. Sono pure passati oltre vent'anni, un lasso di tempo in cui Oda ha riorganizzato le idee e immaginato personaggi e situazioni in modo diverso. Difficile dire se questa sia la versione "definitiva" che Oda abbia in testa del suo One Piece; sicuramente alcune scelte potranno apparire controverse ai puristi dell'opera originale - per esempio, il modo in cui Luffy risolve la questione di Laboon, o la presenza maggiore di un certo membro temporaneo dell'equipaggio - ma sono perfettamente organiche con la scrittura attuale della serie TV targata Netflix.

Questo significa che la stagione scorre in maniera solida, anticipando il futuro con dei piccoli tocchi di classe (qualche scena con Brook nei flashback di Crocus o il brevissimo cammeo di Sabo sullo sfondo in una scena, per citarne un paio) senza fare troppe promesse, visto che non sappiamo quando e come finirà la serie TV, sebbene sembrerebbe che Oda abbia già in mente come chiudere l'adattamento nel giro di qualche altra stagione, anche perché la terza - che introdurrà, tra gli altri, il personaggio di Ace - è già in lavorazione.

Nonostante questo, dopo un inizio movimentato ed emozionante, la stagione perde un po' di mordente negli episodi centrali di Little Garden, più che altro per la conclusione anticlimatica di un arco narrativo che tende a girare un po' troppo in cerchio per un paio d'ore intorno a qualche avversario non proprio carismatico, a parte il Mister 3 del sempre ottimo David Dastmalchian, che è quasi più fumettoso del fumetto stesso. Quando sembra che la stagione stia calando, però, la Going Merry raggiunge Drum Island per l'arco narrativo che introduce Chopper: un ottimo adattamento in quattro episodi che, in qualche momento, riesce persino a prevalere sull'opera originale grazie alla toccante interpretazione di Mark Harelik nei panni del dottor Hiriluk.

Cosplay livello pro

Poi purtroppo la stagione finisce sul più bello con l'entrata in scena ufficiale dell'attesissimo Mr. Zero di Joe Manganiello, praticamente il prossimo "boss" da sconfiggere. Si resta un po' appesi su un finale che introduce varie sottotrame - questa volta ci concentriamo sulle indagini di Smoker e Tashigi, lato marine, piuttosto che sulle disavventure di Garp e i suoi sottoposti - ma la serie comunque porta a casa una buona varietà di situazioni, personaggi e combattimenti all'ultimo sangue o quasi.

La seconda stagione include la triste storia della balena Laboon
La seconda stagione include la triste storia della balena Laboon

In questo senso, abbiamo fatto sicuramente diversi passi avanti per quanto riguarda i pregi già segnalati nella prima stagione. Gli attori che interpretano i Cappelli di Paglia hanno una chimica anche migliore che nella prima annata, grazie a dialoghi scritti generalmente meglio, sia nei battibecchi che nei momenti più introspettivi - come un tenerissimo tu per tu tra il Sanji di Taz Skylar e la Nami di Emily Rudd verso la fine della stagione - che valorizzano la loro maggior naturalezza. I nuovi attori sono quasi tutti poco conosciuti: si distinguono perlopiù Clive Russell, Katey Sagal e Sendhil Ramamurthy, ma più per le loro passate interpretazioni in serie di successo, mentre dobbiamo ancora inquadrare Lera Abova, Callum Kerr e Julia Rehwald nei panni rispettivamente di Miss All Sunday, Smoker e Tashigi. Per il momento sembrano convincenti, ma hanno avuto poco materiale su cui lavorare che non siano scene d'azione o dialoghi un po' troppo impostati.

Venendo a questo aspetto della serie TV, indubbiamente Netflix ha alzato l'asticella degli effetti speciali: i poteri dei Frutti del diavolo sono generalmente ben riprodotti, in particolare quelli di Smoker e Miss All Sunday. Il fumo in CGI di Smoker è davvero curato nelle scene di combattimento soprattutto a Rogue Town, così come il Flower-Flower super inquietante di Miss All Sunday le pochissime volte che lo usa in questa stagione. Questo discorso ci porta a una questione più complessa da discutere, che passa per TonyTony Chopper.

TonyTony Chopper è praticamente perfetto (finché non si trasforma)
TonyTony Chopper è praticamente perfetto (finché non si trasforma)

Era sicuramente importante per molti fan che Tomorrow Studios azzeccasse il look dell'unico personaggio - beh, oltre a Mr. 13 - completamente in computer grafica della serie, e lo stesso Eiichiro Oda ha ammesso quanto sia stato difficile decifrare il miglior design possibile, varando potenziali interpretazioni realistiche. Alla fine si è deciso un look molto cartoonesco che funziona a meraviglia quando Chopper è nella sua forma "carina"... molto meno quando assume sembianze umanoidi e muscolose: in quel caso si è truccato maldestramente un vero attore con risultati abbastanza grotteschi. Però il punto è questo. Anche in questa stagione si è abbandonata qualsivoglia pretesa di realismo per abbracciare un tono più "campy", cioè esagerato, eccentrico, quasi kitsch, che a nostro avviso era l'unica possibilità per un adattamento live action di One Piece. Ora che la serie è entrata nell'immaginario più vasto e ancora più assurdo e senza freni di Oda, ne siamo ancora fermamente convinti.

E la serie Netflix non ci prova nemmeno per un secondo a prendersi sul serio. I toni sono sempre sopra le righe - specie quelli di Iñaki Godoy, che interpreta Luffy... forse a tratti pure TROPPO sopra le righe! - al punto da sembrare quasi una parodia. È un effetto assolutamente voluto che potrebbe piacere poco a chi avrebbe preferito un approccio più realistico, il quale avrebbe però completamente snaturato i toni esasperati e buffi di One Piece. Si è quindi scelta una soluzione che pesca a piene mani nella TV anni 90 dei Power Rangers, Hercules e Xena: una TV meno impegnata di oggi, forse, ma più innocente, genuina, fatta di costumi e parrucconi che alleggerivano i momenti più drammatici e che non ci pesavano affatto in quei pomeriggi d'altri tempi.

Iñaki Godoy è un Luffy sempre più entusiasta e sopra le righe
Iñaki Godoy è un Luffy sempre più entusiasta e sopra le righe

Questo ovviamente non giustifica la recitazione mediocre di alcuni attori o la regia scadente che sbaglia sui campi e i controcampi in più momenti e che si concentra su ripetuti primi piani per risparmiare su effetti speciali e fotografia. Sono difetti che saltano agli occhi attenti proprio perché One Piece riesce a essere convincente anche nelle scenografie, fedelissime ai fumetti e all'anime, e nelle coreografie che sfruttano spesso non solo la CGI, ma anche giochi di funi e acrobazie per inscenare i combattimenti più spettacolari. La seconda stagione abbassa anche un po' il livello della violenza - che nella prima annata tendeva a essere eccessivo - ma rimane altalenante nella gestione degli scontri, forse perché depotenzia un po' il personaggio di Luffy per consentire anche agli altri di contribuire e brillare di luce propria.

Onestamente, però, chi è che guarda un live action tratto da un manga per prendere appunti sulle sbavature tecniche di una serie TV in cui pirati e marine coi super poteri combattono per i sette mari in cerca di un tesoro che tutti vogliono, ma nessuno ha mai visto? One Piece è avventura, entusiasmo, sorpresa, meraviglia e la seconda stagione centra perfettamente ogni bersaglio, cambiando contesto praticamente in ogni episodio, alzando costantemente il grado di assurdità, senza però mai dimenticare il cuore pulsante dei suoi personaggi e i valori che cerca di trasmettere a chi non è ancora troppo disincantato da un mondo sempre più tetro in cui gli occhi di un pirata col cappello di paglia possono ancora essere la scintilla in cui abbiamo bisogno di credere.

Conclusioni

Multiplayer.it

8.0

L'adattamento live action di One Piece riesce a catturare lo spirito dell'opera originale, continuando a fare leva sui valori universali e sui personaggi unici che hanno fatto amare il manga di Eiichiro Oda in tutto il mondo. Era impensabile fino a qualche anno fa, invece ci sono riusciti e la seconda stagione continua una striscia positiva in termini di casting e fedeltà all'opera originale, grazie anche allo zampino dell'autore. Sì, sembrano tutti cosplayer coi parrucconi e, sì, regia e fotografia lasciano a desiderare, ma ogni episodio è puro intrattenimento: spensierato e avvincente, commovente e leggero. È una TV d'altri tempi, con tutti i suoi limiti e tutti quei pregi che ci incollavano allo schermo e che crescendo abbiamo dimenticato un pochino ma non del tutto.

PRO

  • La fedeltà all'opera originale, grazie anche al contributo di Oda
  • Il casting vecchio e nuovo sempre azzeccato e ancora più dinamico
  • Lo spirito d'avventura e di meraviglia che trasmette ogni episodio

CONTRO

  • Serve tanta sospensione dell'incredulità
  • Regia decisamente migliorabile
  • Gli episodi di Little Garden sono sottotono rispetto agli altri