Volendo trovare un termine di paragone, la serie di Cold Symmetry ha compiuto una transizione simile a quella tracciata da Lords of the Fallen. Entrambe le serie hanno mosso i primi passi sul sentiero battuto da Dark Souls. Entrambe hanno avuto un capostipite discreto, ma ben lontano dai picchi del genere. Entrambe hanno tentato il rilancio con seguiti più ambiziosi e rifiniti, pensati dagli stessi sviluppatori per superare sotto ogni aspetto i rispettivi predecessori.
Come sappiamo già da tempo, a Hexworks il colpaccio è riuscito a metà. Il Lords of the Fallen del 2023 si è rivelato un action-RPG di indubbio valore, ma che ha necessitato di numerose correzioni e aggiornamenti prima di raggiungere una forma smagliante. Cold Symmetry, e giungiamo così allo scarto tra i due termini di paragone, ha invece centrato il bersaglio al primo colpo.
Mortal Shell II è un sequel che cambia diverse carte in tavola rispetto al capitolo originario. Pur non perdendo mai di vista le sue fonti d'ispirazione e recuperando quanto di buono fatto in passato, traccia una rotta se non proprio originale, quantomeno più personale, costruita attorno a elementi di game design finalmente liberi di esprimere appieno il proprio potenziale.
Al netto di alcune sbavature ravvisabili nella versione che abbiamo testato per questa recensione, e sulle quali potranno intervenire patch e aggiornamenti futuri, il risultato finale è un action con elementi soulslike brillante, equilibrato, consapevole delle sue potenzialità.
Sottomadri e uova da ritrovare
La trama, condotta con gli stilemi ereditati dalla lezione impartita da Hidetaka Miyazaki, si insinua negli spazi lasciati aperti dal prequel, ne ricava nuovi spunti e li sviluppa, li reinterpreta, li stravolge senza porsi troppi problemi sul piano della coerenza interna. È una scelta che potrebbe far inorridire gli strenui difensori del canone, soprattutto quando si finisce per inciampare in personaggi e luoghi già incontrati in passato, ma l'evoluzione della saga è tangibile in questo ambito, pur nella totale continuità con il prequel quanto a stile e soluzioni narrative adottate.
Il Foundling del primo capitolo è qui sostituito dall'Araldo, un vuoto carapace nato con un unico compito: recuperare gli Ova rubati alla Sottomadre. Dal successo della missione dipende la prosecuzione di questa mitica specie e la possibilità di abbandonare, tramite l'ascensione, il regno ormai deturpato in cui si consuma l'avventura. Brevi scene d'intermezzo e qualche dialogo forniscono un quadro d'insieme sfocato, che solo parzialmente si chiarisce tramite documenti e testimonianze racimolate in giro per lo scenario. Come vuole il canone imposto da Demon's Souls in poi, tocca per lo più all'utente integrare le proprie interpretazioni con gli indizi ricavati dagli oggetti recuperati, colmando i buchi di trama nel tentativo di rispondere alle tante domande lasciate volutamente in sospeso.
L'approccio, come ormai di consueto, non piacerà a tutti, ma Mortal Shell II è estremamente a proprio agio nel regalare con puntuale regolarità affascinanti suggestioni all'utente. Archivi segreti, grotte che testimoniano l'instancabile ricerca di qualche studioso, fortini abbandonati, villaggi sotterranei, paesaggi deturpati da un osceno morbo: sono tantissimi i luoghi misteriosi che arricchiscono la lore del gioco.
Anche la gestione degli Involucri segna un netto passo in avanti rispetto al capitolo originale. Come diremo meglio in seguito, l'Araldo può abitare le spoglie di guerrieri caduti. Ognuno di essi ha naturalmente un passato che lo contraddistingue, una storia condita di drammi e aspirazioni personali. Sbloccando progressivamente scene interattive che ne raccontano le vicende e, soprattutto, esplorando la mappa, ricostruirete passo dopo passo le tappe che li hanno condotti alla morte prematura. L'espediente narrativo, tra l'altro, non alimenta unicamente la trama, ma diventa un ulteriore incentivo alla ricerca di ogni dungeon, di ogni oggetto raro, nella speranza di saperne un po' di più sul conto dell'eroe che sta prestando il proprio corpo all'Araldo.
L'intreccio narrativo più articolato e fecondo fa il paio con una direzione artistica più sfaccettata rispetto al passato. Il riciclo di asset è evidente un po' ovunque. Diversi elementi dello scenario, parte del bestiario e persino alcuni panorami sono presi di peso o rimandano più o meno direttamente al prequel. Ciononostante, palette cromatica e varietà dei biomi palesano un campionario enormemente più ampio. Il mondo di gioco si compone di diverse zone che contemplano foreste, paludi, fortini, distese ghiacciate e scenari dalle tinte infernali. Girovagando per questo regno in decadenza ci si imbatte spesso in panorami degni di uno sguardo in più, a dimostrazione di quanto gli artisti di Cold Symmetry, con maggior tempo e risorse a disposizione, siano stati in grado di esprimere tutto il loro estro creativo.
A supportare l'ottimo art design ci pensa poi un comparto tecnico globalmente convincente, per quanto non privo di qualche piccola sbavatura. Abbiamo testato il gioco su un PC equipaggiato con una Nvidia GeForce RTX 3090 Ti e 32 GB di RAM, apprezzando le diverse opzioni offerte dal DLSS e un frame rate che solo in rarissime occasioni ha zoppicato per un battito di ciglia. Modelli poligonali e animazioni di protagonisti e nemici ostentano una qualità generale convincente. Stesso giudizio per texture e quantità di dettagli a riempire ogni scenario. Effetti di luce e particellari si sprecano, donando a ogni ambientazione il giusto grado di profondità. Da vedere, insomma, Mortal Shell II è davvero uno spettacolo, pur senza stabilire nuovi standard sul piano grafico.
Di tanto in tanto, tuttavia, siamo incappati in qualche piccola problematica. Il personaggio a volte tende ad incastrarsi su ostacoli invisibili. Ci è capitato di assistere a scene d'intermezzo con modelli poligonali caricati solo per metà. Nella parte finale del gioco abbiamo dovuto riavviare un paio di volte il gioco per la mancata apparizione del boss di turno nell'arena deputata allo scontro. Nulla di così penalizzante, tuttavia, e nulla che un paio di patch non possano sistemare nel giro di pochi giorni.
Schivate e parry, ma senza stamina
Anche da giocare, Mortal Shell II si riconferma una produzione brillante e soddisfacente.
Sulla carta, il titolo è in tutto e per tutto un action in terza persona open world, con diversi elementi presi in prestito dai soulslike. La caratteristica principale della serie ritorna pressoché immutata. L'Araldo esiste in due forme. Il suo carapace è in grado di attaccare, difendersi, parare, schivare, ma gode di statistiche davvero misere. Un paio di colpi subiti sono più che sufficienti per mandarlo al tappeto e, in generale, può ben poco contro i nemici più forti. Per avere qualche speranza di completare la sua quest deve prendere in prestito il corpo degli Involucri, guerrieri morti che andranno prima trovati sulla mappa.
Sono otto in tutto e ognuno dispone di parametri specifici e abilità speciali, queste ultime attivabili consumando la Determinazione accumulata attaccando i nemici. Proxima, per esempio, è una guerriera agile e sufficientemente corazzata, dotata di un rampino con cui attirare a sé i nemici. Tiel, quando si esibisce in una schivata perfetta, diventa invisibile e può sferrare attacchi speciali prendendo alle spalle i malcapitati. Gragu ha una barra di salute particolarmente ampia e può recuperare vita mangiando i cuori dei mostri sconfitti. Ogni personaggio, insomma, non solo dona statistiche potenziate all'Araldo, ma influenza lo stile di combattimento del giocatore che, a seconda dell'Involucro ospitante, sarà chiamato a utilizzare una strategia diversa e a sfruttarne conseguentemente le abilità speciali. Da questo punto di vista, gli sviluppatori hanno compiuto un ottimo lavoro. Recuperando alcuni personaggi dal capitolo precedente e aggiungendone di nuovi, offrono all'utente una rosa di combattenti ben diversificata, bilanciata e capace di adattarsi alle preferenze di ogni giocatore.
Come in passato, il gameplay fonda parte del suo successo sulla costante scarica di adrenalina generata dalla necessità di mantenere attivo l'Involucro. Quando la barra di salute si svuota, infatti, l'Araldo torna ad essere un semplice carapace, con l'imperativo di colpire abbastanza volte i nemici per garantirsi nuovamente la trasformazione. Soprattutto con i boss, il meccanismo funziona alla perfezione. La consapevolezza che possa bastare anche un singolo colpo per perdere lo scontro si accompagna all'urgenza di abitare nuovamente le spoglie del guerriero di turno, generando una tensione che pochi altri congeneri riescono a replicare.
C'è un altro fattore che distingue Mortal Shell II dal capitolo precedente e ne sposta ulteriormente il baricentro verso l'action puro: l'assenza della stamina. Schivate, attacchi e parate non consumano alcuna barra specifica, con dirette conseguenze sul ritmo di ogni scontro. Guai però a sottovalutare la situazione. Mortal Shell II è un gioco impegnativo, che richiede la massima attenzione in qualsiasi scontro. Ogni colpo subito causa ingenti danni e solo conoscendo i pattern di ogni nemico è possibile sfruttare a dovere le aperture utili al contrattacco.
Schivare con il giusto tempismo è fondamentale. Ogni parata, invece, rimpinza una specifica barra che, quando piena, vi lascerà alla completa mercè del nemico per alcuni, interminabili, secondi. Come facilmente ipotizzabile, così come accade in Sekiro: Shadows Die Twice, il parry è la tecnica di riferimento negli scontri più impegnativi. Deflettendo gli attacchi degli avversari, boss in testa, causerete danni da frattura e il conseguente riempimento di una barra che, una volta colma, vi concederà il tempo per un devastante contrattacco.
Nulla di rivoluzionario, ma ci sono due ulteriori elementi ad inspessire il sistema di combattimento. Da una parte le armi principali che reperirete esplorando la mappa. Sono all'incirca otto, ognuna con combo, velocità e tempistiche d'attacco ben specifiche. Come per gli Involucri, l'arsenale è sufficientemente ampio da permettere a chiunque di trovare la propria preferita. Da imponenti lame dai colpi lenti, ma devastanti, a strumenti di morte più maneggevoli, il campionario è soddisfacente.
Dall'altra, ci pensano le armi da fianco a rendere ogni combattimento ancora più movimentato. Balestre, vere e proprie mitragliatrici, persino un liuto (la cui presenza non sorprenderà i fan della prima ora), sono tutti strumenti d'offesa che, al costo di un po' di Determinazione, permettono di colpire i nemici dalla distanza o di attivare meccanismi altrimenti irraggiungibili.
Un mucchio di segreti
A questo proposito, non si può non lodare il lavoro degli sviluppatori anche in termini di level design. Fallgrim è una sorta di versione in miniatura dell'Interregno di Elden Ring. I principi che hanno guidato i ragazzi di Cold Symmetry sono gli stessi. La mappa è un intricato complesso di sentieri e vie da scovare aguzzando la vista, esplorando ogni anfratto e attivando meccanismi capaci di sbloccare nuove scorciatoie. La quantità di luoghi d'interesse, aree segrete, tesori, oggetti nascosti è ragguardevole e vi sorprenderete constatando quanto ci sia da scoprire, nonostante le dimensioni non così ampie della mappa. Il gioco, del resto, garantisce tranquillamente 60 ore di longevità, senza considerare il New Game+ e un'altra modalità segreta che sblocca ulteriori zone e aumenta a dismisura il livello di difficoltà.
Farsi strada nel mondo di gioco significa attraversare ponti, teletrasportarsi attraverso portali, salire su ascensori, imbattersi in rovine abbandonate che celano sempre del loot. Non c'è la stessa complessità di Elden Ring, come già sottolineato, ma la filosofia che governa l'esplorazione è tremendamente simile, soprattutto considerando i tanti dungeon in cui vi imbatterete. Queste aree, più contenute e generalmente lineari, propongono quasi sempre situazioni peculiari. In alcuni dungeon dovrete risolvere enigmi spostando dei massi, in altri starà a voi scovare i falsi muri attraversabili, in altri ancora si tratterà semplicemente di eliminare il boss che pattuglia la zona.
A ben vedere, questa freschezza di idee e situazioni tende a spegnersi nella parte finale del gioco, di pari passo con l'originalità e l'efficacia delle battaglie con i boss. Alla fine, un certo senso di stanchezza e ripetitività finisce per coinvolgere anche il level design, tornando a proporre situazioni derivative e poco ispirate, come già accadeva nel prequel. Boss che ostentano pattern prevedibili, dungeon poco interessanti, ambientazioni che mantengono alta la concentrazione del giocatore semplicemente riempiendo ogni zona di nemici: sono tutte soluzioni che appesantiscono la parte finale dell'avventura. Tuttavia, è un difetto che si palesa soprattutto perché il resto del gioco fila alla grande e con vivacità.
Interessante e riuscita anche la gestione e la progressione del personaggio. Come in un qualsiasi soulslike, è possibile aumentare il livello dell'Araldo solo dopo aver accumulato sufficiente Tenebra e raggiunto un Faro o la Rocca del Midollo, l'hub del gioco.
La build del personaggio, tuttavia, non si costruisce attraverso le singole statistiche. L'Araldo migliora le sue qualità in modo automatico ad ogni nuovo livello, ma ciò non significa che il sistema non permetta un alto grado di personalizzazione. Tanto per cominciare, potrete potenziare gli Involucri spendendo specifici punti, in modo da equipaggiarli con abilità attive e passive a loro volta migliorabili. Inoltre, nella Rocca del Midollo è presente una forgia con cui potrete rendere le armi principali e quelle da fianco via via più efficienti, a patto di avere risorse e denaro a sufficienza. Infine, grazie alle Pietre di Tars potrete sviluppare particolari abilità e conferire ulteriori bonus passivi sia all'arsenale sia all'Araldo stesso. Sono una settantina, tutte da trovare nello scenario o abbattendo specifici boss più o meno opzionali. I loro effetti, che migliorano progressivamente con l'utilizzo, sono estremamente vari. Per esempio, potrete conferire danni da fuoco o ghiaccio ai dardi della balestra, oppure far sì che i contrattacchi dell'arma principale siano più efficaci. Le combinazioni possibili sono davvero innumerevoli, sebbene alcune Pietre di Tars siano compatibili solo con determinate armi.
Tutti questi fattori regalano una gestione del personaggio certo non profonda quanto quella dei migliori soulslike, ma ciò non rappresenta necessariamente un difetto. Il gioco mette sul piatto molti modi per costruire il proprio guerriero e adattarlo alle diverse situazioni, ma lo fa senza mettere troppa carne sul fuoco. Includendo nel discorso anche il design dei livelli e la difficoltà generale, Mortal Shell II si configura come un action profondo e complesso, ma senza eccessi. Si farà certo apprezzare dagli amanti del genere e da chi cerca un buon livello di sfida, ma non è inaccessibile per chi si approccia a titoli del genere per la prima volta.
Da questo punto di vista, ha senso citare anche i Sigilli, un ulteriore elemento personalizzabile dell'equipaggiamento che modifica per lo più gli effetti della parata. Uno di questi, per esempio, riduce la finestra temporale per eseguire una parata perfetta, ma aumenta i danni da frattura inflitti all'avversario. Un altro, invece, pietrifica il corpo dell'Araldo, così come accadeva nel predecessore, per renderlo immune a qualsiasi attacco per una manciata di secondi. Tra questi, disponibile sin dal primo avvio del gioco, c'è anche il Sigillo dello Sterminatore, che è una sorta di modalità facile sotto mentite spoglie. Equipaggiandolo si disattiva lo sblocco degli achievement, ma il contrattacco diventa estremamente più semplice da eseguire e permette al contempo di recuperare salute. Mortal Shell II diventa così persino troppo facile, ma si tratta di una possibilità interamente opzionale, lasciata nelle mani del giocatore e attivabile o meno in qualsiasi momento.
Conclusioni
Mortal Shell II recupera quanto di buono c'era nel predecessore e lo potenzia in ogni modo possibile, introducendo novità che lo allineano maggiormente al genere degli action puri, senza tuttavia rinunciare alle suggestioni tipiche dei soulslike. Il risultato è un gioco eccellente, sorretto da un sistema di combattimento coinvolgente, dinamico, comunque vincolato ad un livello di difficoltà generalmente alto. Il level design, in combinazione con un'ottima direzione artistica e un comparto tecnico di tutto rispetto, tratteggia una mappa non troppo ampia, ma ricchissima di segreti, aree nascoste e boss opzionali. Anche la progressione e gestione del personaggio possono dirsi riuscite, non profondissime, ma comunque stratificate quanto basta. C'è qualche problemino tecnico da risolvere e la parte finale dell'avventura non è entusiasmante come sperato, ma è un gioco che saprà intrattenervi a dovere per tutta la sua durata che, per la cronaca, spazia tra le 40 e le 60 ore, non considerando la modalità segreta che aggiunge altra carne sul fuoco e rende il gioco sensibilmente più difficile. Se vi era già piaciuto il primo Mortal Shell, adorerete questo seguito. Chi invece cercava un action profondo e complesso troverà nella creatura di Cold Symmetry pane per i propri denti.
PRO
- Level design articolato
- Profondità nella gestione del personaggio ottimale
- Longevo e pieno di segreti
CONTRO
- Alcuni piccoli problemi tecnici
- Ultima parte dell'avventura sottotono