1348 Ex Voto è la lampante dimostrazione di come e quanto le cose possano cambiare nel giro di pochi mesi. Presentato ufficialmente la scorsa estate, il primissimo trailer fece galoppare l'immaginazione di tanti appassionati grazie ad una grafica convincente e alla prospettiva di un'avventura ambientata nel medioevo che ricalcasse, a grandi linee, l'emozionante epopea vissuta solo pochi mesi prima con Kingdom Come: Deliverance II.
Da allora, gli sviluppatori che compongono il team di Sadleo, composto in buona parte da italiani, si sono sforzati a fornire le giuste coordinate del proprio progetto. Nulla a che vedere con l'ambizioso open-world di Warhorse Studios, quanto un'opera più lineare, focalizzata sulla trama, che trova in Hellblade: Senua's Sacrifice un punto di riferimento più adeguato.
Il treno dell'hype intorno al gioco ha così cominciato a rallentare, arrivando quasi sul punto di fermarsi, per non dire deragliare completamente, qualche settimana addietro, quando nell'ambito dello Steam Next Fest in tanti hanno potuto vestire in prima persona i panni di Aeta grazie ad una breve demo. Nel test preliminare di 1348 Ex Voto non abbiamo nascosto anche un certo grado di preoccupazione intorno ad un progetto sì estremamente focalizzato, ma ludicamente incerto e, forse, fin troppo limitato.
Ora che abbiamo completato il gioco, purtroppo, siamo chiamati all'infausto compito di confermare che tutte le brutte sensazioni collezionate a poco a poco nel corso di questi sei mesi si sono materializzate attorno ad una produzione incerta, per quanto non completamente priva di fascino.
Emancipazione e dovere
1348 Ex Voto parla di emancipazione. Emancipazione e dovere, per essere precisi. Queste due tematiche trovano un'autentica personificazione attraverso le due protagoniste dell'avventura. Da una parte Bianca, popolana costretta suo malgrado a prendere i voti, indotta a rinunciare a sogni, progetti e ambizioni in un'epoca storica, una rilettura vagamente più violenta del Medioevo, dove la figura della donna è ulteriormente oppressa da regole sociali ben precise. Dall'altra Aeta, di cui vestirete i panni, che grazie all'agio garantitole dalle nobiliari origini può concedersi il lusso di aspirare, un giorno, ad essere riconosciuta come una cavaliera, ruolo che lei vive abbracciando con estrema consapevolezza, ed un pizzico di ossessione, il peso morale ed etico che una tale scelta comporta.
Le due personalità, e relativi temi, sono magistralmente introdotti e veicolati nella breve scena d'intermezzo che funge da prologo all'avventura vera e propria. Le doppiatrici che prestano le voci alle ragazze, tra cui figura Jennifer English, la Maelle di Clair Obscur: Expedition 33, danno prova delle loro capacità. Le animazioni facciali, nonostante una resa rivedibile delle capigliature, sono sufficientemente convincenti. La regia virtuale si dimostra caparbia quanto basta, pur non proponendo chissà quali soluzioni innovative. La scrittura, come detto, riesce nel grande compito di caratterizzare le protagoniste, fornire coordinate sufficienti allo spettatore per orientarsi, evitare inutili lungaggini.
Come è stato confermato dagli stessi sviluppatori, uno dei pilastri portanti di 1348 Ex Voto è proprio rappresentato dalla struttura narrativa. Lecito dunque aspettarsi che un tale livello qualitativo abbracci l'intera epopea e non solo l'ispiratissimo prologo. Da questo punto di vista, Sadleo è in buona parte riuscita nel suo intento, nonostante qualche incertezza. Se possiamo individuare nell'epilogo un altro innegabile picco dell'intreccio, momento cardine in cui emancipazione e dovere, i due temi portanti, sono messi in modo in discussione, tutto ciò che accade nel mezzo è più altalenante.
Gli sceneggiatori sono stati in grado di mettere in scena un risicatissimo manipolo di personaggi ben scritti. A ciascuna di queste figure principali è dedicata almeno una scena degna di nota, vuoi per la messa in scena, vuoi per le tematiche che esplorano e introducono. Al tempo stesso, proprio per la buona qualità generale della sceneggiatura, saltano maggiormente all'occhio le piccole storture. Omissioni ingiustificate, un montaggio a volte incomprensibile, scene e cambi d'inquadratura che si collegano sgraziatamente tra loro, di tanto in tanto 1348 Ex Voto cede il fianco a piccole ingenuità che purtroppo inficiano la qualità dell'aspetto narrativo.
Laddove Hellblade: Senua's Sacrifice, per tirare in ballo il diretto metro di paragone, è consapevole lungo tutta la durata dell'avventura della ferrea necessità di un contesto narrativo coerente e convincente, la creatura di Sadleo cede saltuariamente il fianco a facili critiche, anche in ragione, ne siamo certi, di un budget limitato che, per esempio, ha costretto gli sceneggiatori a cercare continuamente giustificazioni, progressivamente meno credibili, per inscenare l'azione in luoghi sostanzialmente vuoti e privi di vita.
Due grandi picchi, incipit ed epilogo, personaggi indubbiamente ben scritti, ma un plot che attraversa qualche basso, nonostante una regia digitale ben sostenuta da un comparto estetico dignitoso. Visivamente, 1348 Ex Voto offre all'occhio dello spettatore una lunga serie di panorami ammalianti. La riproduzione di castelli, piccoli e grandi borghi che si stagliano sullo sfondo, testimonia la cura con cui Sadleo ha voluto riprodurre quasi fedelmente uno spaccato dell'Italia che fu, un'attenta riproposizione che è ravvisabile anche nella generosità dei dettagli che caratterizzano buona parte degli interni riprodotti. Da case razziate e distrutte, a sfarzose tenute, nel corso dell'epopea ci si imbatte anche in antiche rovine, in radure dove la luce filtra attraverso i rami degli alberi, accampamenti militari svuotati non solo dalla guerra, ma anche dalla pestilenza.
Gli scenari, insomma, denotano un'ottima qualità, anche a fronte di una resa di alcuni elementi non proprio convincente, come l'acqua o il fuoco. 1348 Ex Voto offre splendidi sfondi per il proprio desktop e regala momenti suggestivi di indiscutibile qualità. Al tempo stesso, tuttavia, anche in questo caso ci sono alcuni elementi che stonano. I già citati capelli dei personaggi, tanto per cominciare. Le animazioni generalmente goffe dei nemici che affronterete. Un costante pop-in di elementi a schermo e di texture che si caricano in ritardo, un effetto sgradevole purtroppo molto evidente durante le scene d'intermezzo. Tutte cose che solo in parte si potranno sistemare con un'eventuale patch futura.
Anche per quanto riguarda il sonoro, il discorso è assolutamente simile. Le musiche d'accompagnamento sono poche, per quanto piacevoli all'ascolto e ben contestualizzate. Alcuni effetti, dal canto loro, sono fin troppo ripetitivi e spesso si attivano con un pizzico di ritardo rispetto all'azione svolta.
In battaglia contro sé stessi
Pur con diverse reticenze, 1348 Ex Voto si difende sul piano narrativo, visivo e sonoro. Dove è difficile non criticarlo anche aspramente, è invece sul fronte prettamente e puramente ludico. Per scelta degli sviluppatori, il gameplay è limitato, ridotto a pochissime meccaniche, nessuna delle quali realmente approfondita ed esplorata. Non è una decisione di per sé criticabile. Anche Hellblade: Senua's Sacrifice fa qualcosa di assolutamente simile e ciò non gli ha impedito di appassionare una folta schiera di videogiocatori.
Il problema è che anche quel poco messo in campo da Sadleo non funziona come dovrebbe. Partiamo dall'aspetto meno controverso. Il level design propone pochissime variazioni sull'unico sentiero che conduce Aeta verso la conclusione della sua epopea. Di tanto in tanto, aguzzando la vista, si può scovare un percorso secondario, una cassa da spostare che conduce ad un'area altrimenti irraggiungibile, una sporgenza su cui ci si può arrampicare. Seguendo le strade alternative si può recuperare del cibo con cui rimpinzare la barra di salute della protagonista, oggetti che donano bonus in termini di danni inferti, per esempio, pergamene con cui potenziare la protagonista tramite un ridotto albero delle abilità che, per lo più, si limita ad ampliare la vita di Aeta e a garantirle un prolungamento delle combo con cui attaccare gli avversari.
L'avventura, insomma, è estremamente lineare e nemmeno i semplici puzzle che vi sbarreranno la strada si rivelano variazioni alla formula degne di nota o capaci di introdurre meccaniche ludiche particolari e specifiche.
A non funzionare quasi completamente, purtroppo, sono le battaglie contro gli avversari. Aeta può parare, fino a che l'indicatore glielo consente, schivare, attaccare brandendo la spada a due mani o con una sola, alternativa che riduce la potenza dei colpi, ma la rende anche più agile. Gli alterchi sono per lo più decisi da pochi scambi e l'obiettivo del giocatore è sostanzialmente quello di rompere la guardia dell'avversario prima di infliggergli il colpo di grazia, rispondendo con tempismo alle offensive nemiche e attaccando con il giusto ritmo. Niente di adrenalinico, insomma. Ogni colpo va attentamente ragionato, prestando attenzione anche alla conformazione del terreno di scontro e al numero di guardie e briganti che si stanno affrontando.
Le tipologie di nemici che incontrerà lungo il percorso sono ridotte all'osso, meno di mezza dozzina, e ogni scontro è, di fatto, una lotta con lo stesso modello di combattimento. Tanto per cominciare, il sistema di controllo di tanto in tanto si perde per strada qualche input. Lo scenario crea delle autentiche trappole disseminando piccoli ostacoli invisibili alla vista, anche a causa della telecamera molto ravvicinata alle spalle di Aeta. Non sono rari i casi in cui l'attack tracking del nemico prende il sopravvento in modo assolutamente innaturale e fastidioso, soprattutto durante le tre battaglie contro i boss previste nel gioco. In generale, complici le animazioni dei personaggi, l'esecuzione delle mosse risulta ingessata e impastata. Infine, per quanto sia possibile prolungare le combo premendo con tempismo il tasto dell'attacco, in maniera quasi inspiegabile, il modo più efficace per disfarsi del nemico di turno consiste nell'alternare continuamente un assalto con la spada a due mani con uno brandendo la lama con una sola mano. Per qualsiasi nemico, in ogni situazione.
Il risultato è un sistema di combattimento claudicante, che dà vita a situazioni spesso arbitrarie, in cui una stessa strategia offensiva può o non può portare gli effetti sperati, secondo fattori assolutamente incomprensibili. Dal momento che quando non si esplora, si combatte (sebbene al netto le battaglie rappresentino una parte minoritaria nelle sette, otto ore necessarie per giungere ai titoli di coda), si comprende bene come queste fasi influenzino in modo pesante e negativo l'intera esperienza.
Conclusioni
1348 Ex Voto, purtroppo, si è dimostrato un progetto in buona parte deludente. Non è tutto da buttare e qualche appassionato di storia medievale potrebbe anche trovarlo interessante, beninteso. Tuttavia, qualsiasi ambito della produzione non riesce a convincere completamente. Alcune cose funzionano meglio di altre, come il comparto tecnico e la scrittura dei personaggi. Altre invece lasciano ampiamente a desiderare come l'estrema fragilità del plot nella sua globalità e soprattutto il pessimo sistema di combattimento. Giunti ai titoli di coda, purtroppo, il bilancio è più negativo che positivo, al netto, ci teniamo a ripeterlo, di alcuni spunti interessanti che il gioco riesce a innescare. Il confronto tra la voglia di emancipazione di Bianca e il quasi ossessivo rispetto del senso di dovere che prova Aeta è un terreno di confronto interessante e che potrebbe attirare una certa nicchia, disposta a soprassedere sulle tante storture del progetto. Di certo, era lecito aspettarsi un prodotto meglio rifinito. Un vero peccato per un titolo che ai tempi della sua presentazione aveva saputo intrigare un'ampia fetta di pubblico.
PRO
- Le tematiche affrontate dal gioco sono interessanti e ben esposte
- Personaggi ben scritti
- Scenari che regalano un soddisfacente colpo d'occhio
CONTRO
- Animazioni dei personaggi poco convincenti
- Non tutte le scelte registiche pagano
- Combat system pessimo