Alex Hutchinson, che ha lavorato come creative director di Far Cry 4 e Assassin's Creed 3, ha parlato con PC Gamer di Ubisoft e di cosa gli è successo negli anni, ovviamente proponendo una propria visione che non raggiunge il periodo attuale, visto che ha lasciato la compagnia nel 2017 per fondare Typhoon Studios.
Vediamo cosa ha raccontato.
Cosa è successo a Ubisoft secondo Hutchinson
Hutchinson spiega che "è un peccato" in quanto si sono sommate una serie di problematiche. Inizialmente Ubisoft era in grado di gestire grandi team lasciando loro il controllo creativo sui singoli progetti, potendo così creare giochi grandi rapidamente.
Successivamente, però, c'è stato un boom di investimenti da società esterne al mondo dei videogiochi e quindi molti talenti di Ubisoft hanno lasciato la compagnia per dare il via a propri team. Hutchinson stesso è stato uno di questi, sebbene sfortunatamente il suo team sia stato acquistato da Stadia, che fallendo ha causato la chiusura dello studio.
Hutchinson aggiunge che, nel momento nel quale i migliori talenti hanno lasciato Ubisoft, la grandezza della compagnia è diventata un cappio al collo e la pandemia ha reso le cose più difficili. "Se hai un team di 800 persone è davvero difficile gestirlo, persino se siete nello stesso edificio. Se non vengono in ufficio, come li guidi? Come fai ad assicurarti che le cose vadano come devono andare? Inoltre, i nuovi arrivati non imparano perché amano lavorare da casa e non amano fare domande. Penso che Ubisoft abbia perso il ritmo, inoltre".
Ubisoft per lungo tempo ha realizzato tanti giochi velocemente, come ad esempio dal primo Assassin's Creed fino a Black Flag (sei giochi in totale) in sei anni. Negli ultimi sei anni invece sono usciti Valhalla, Mirage e Shadows. Meno seguiti non sarebbe un problema se al loro posto arrivassero nuove idee e nuovi giochi, ma secondo Hutchinson così non è stato.
Spiega che Ubisoft ha sempre puntato sui seguiti, ma ha anche sempre avuto un paio di IP nuove all'orizzonte. A un certo punto però sono diventati "allergici alle cose nuove" e quindi hanno cancellato progetti con nuove idee, come Pioneer al quale Hutchinson stava lavorando.
Non è però tutto, perché secondo Hutchinson ci sono "un milione di piccole cose" che si aggiungono ai problemi già citati, come la difficoltà di lavorare sui contenuti digitali, tentando ad esempio di creare una piattaforma che competesse con Steam (Uplay, poi diventato Ubisoft Connect).
In tempi più recenti, Ubisoft si sta ristrutturando, cancellando giochi e licenziando sviluppatori, come avvenuto presso Ubisoft Toronto.