Quale che sia il giudizio del pubblico sulla trilogia remake di Final Fantasy 7, è innegabile che sia un progetto di dimensioni enormi. In un'epoca in cui i tempi di sviluppo dei titoli tripla A tendono ad allungarsi notevolmente, la pubblicazione di tre giochi di tale portata nell'arco di circa sette anni rappresenta un traguardo significativo. Tuttavia, la scelta di suddividere un gioco di ruolo giapponese in tre capitoli distinti rimane una mossa complessa che, secondo il director della serie Naoki Hamaguchi, difficilmente diventerà una prassi comune nel settore.
Cloud non ripete
In una recente intervista concessa a Final Weapon, Hamaguchi ha condiviso le sue previsioni sul futuro dei remake videoludici. "Credo che i titoli popolari del passato verranno rifatti", ha affermato il director, per poi precisare: "Detto questo, un gioco come questo, diviso in tre titoli... non sono così sicuro che ce ne saranno molti; semmai, pochissimi".
Dietro questa convinzione ci sono ragioni pratiche e strategiche. Hamaguchi ha ricordato la complessità di una pianificazione così a lungo termine. Oltre al rischio finanziario, con l'eventualità che il primo capitolo registri vendite o recensioni negative, compromettendo il resto dell'opera, esiste anche la complicatissima gestione del personale. Il director ha sottolineato, infatti, la "necessità di mantenere il team il più uniforme posssibile per tutti i titoli", un aspetto logistico che rischia di trasformarsi in un "enorme grattacapo" per le aziende.
Per questi motivi, Hamaguchi ritiene che l'operazione condotta da Square Enix rimarrà probabilmente unica nel suo genere. "Non solo Final Fantasy 7 è vasto e la portata della serie Remake è semplicemente enorme, ma in un certo senso non credo che un videogioco potrà mai più essere paragonato a questo in termini di dimensioni distribuite su tre titoli", ha concluso. "In questo senso, credo che la serie Final Fantasy 7 Remake sarà considerata come una sorta di eccezione. È qualcosa di cui sarò orgoglioso".