La corsa verso display sempre più flessibili ha spesso imposto compromessi su luminosità ed efficienza, ma una nuova ricerca cambia le regole del gioco. Un gruppo di studiosi della Drexel University e della Seoul National University ha realizzato un OLED estensibile capace di raddoppiare la propria superficie senza cali di brillantezza, mantenendo al tempo stesso livelli di efficienza record per questa categoria di dispositivi.
Il ruolo chiave dei MXene nei nuovi OLED estensibili
Alla base della scoperta ci sono i MXene, materiali bidimensionali ultrafini e altamente conduttivi, noti per combinare la resistenza meccanica dei metalli con la flessibilità dei polimeri. Questi fogli, spessi appena una decina di nanometri, riescono a deformarsi grazie allo scorrimento tra gli strati, evitando le fratture tipiche di materiali più rigidi come l'ossido di indio-stagno, utilizzato da decenni negli OLED tradizionali.
Sostituendo l'elettrodo trasparente in ITO con un film di MXene, i ricercatori hanno ottenuto un display che resta conduttivo anche sotto forte trazione, aprendo la strada a superfici luminose realmente elastiche e adatte a movimenti continui.
Efficienza record e nuove architetture organiche
I risultati non si limitano alla flessibilità. Il prototipo ha raggiunto un'efficienza quantica esterna del 17%, un valore vicino al limite teorico per OLED estensibili. Questo è stato possibile anche grazie all'introduzione di nuovi strati organici che ottimizzano il flusso delle cariche e recuperano energia che normalmente si disperderebbe sotto forma di calore.
La combinazione tra MXene e architettura organica avanzata consente al display di mantenere una luminosità stabile anche quando viene allungato, un aspetto cruciale per applicazioni reali e non solo sperimentali.
Le potenziali applicazioni spaziano ben oltre l'elettronica di consumo. Display estensibili di questo tipo potrebbero essere integrati in robotica morbida, tessuti intelligenti e dispositivi medicali indossabili, capaci di mostrare dati biometrici in tempo reale direttamente sulla pelle o sugli abiti. Secondo i ricercatori, questo approccio potrebbe superare i limiti degli attuali smartwatch, offrendo superfici di visualizzazione più naturali e continue.