Styx: Blades of Greed è l'ennesimo tassello che cementifica la strategia commerciale che ormai da diversi anni caratterizza l'operato del publisher francese Nacon. Consapevole delle sue dimensioni e possibilità, l'azienda da tempo si è specializzata in produzioni che potremmo definire doppia A e che scientemente sono indirizzate a nicchie ben specifiche. Sebbene non siano di certo mancati passi falsi nella sua storia più o meno recente, The Lord of the Rings: Gollum resta uno dei peggiori giochi in assoluto degli ultimi anni, nel tempo non sono stati rari i casi in cui un pubblico estremamente affezionato ha avvalorato e certificato, anche in termini di vendite, la bontà di questa strategia commerciale. Il più che discreto RoboCop: Rogue City è qui a testimoniarlo.
Produzioni contenute, focalizzate su gameplay verticali, consapevoli del budget a disposizione e, proprio per questo, non certo prive di difetti, ma comunque estremamente caratterizzate e capaci di attaccare settori di mercato altrimenti sguarniti: è questo l'identikit delle produzioni di Nacon.
Styx: Blades of Greed, da questo punto di vista, non fa alcuna eccezione, cercando di ingolosire chi è alla disperata ricerca di uno stealth puro. Manco a dirlo, non ci troviamo di fronte ad una produzione rifinita e rigorosa. Eppure, la specificità delle meccaniche ludiche che animano quest'opera è tale da risultare comunque consigliabile agli amanti del genere e magari a tutti coloro che, capitolo dopo capitolo, hanno persino imparato ad amare lo scontroso goblin protagonista della serie.
Goblin, cristalli e una trama poco interessante
Per quanto poco conosciuta, la serie di Styx nasce a tutti gli effetti nell'ormai lontano 2014 da una costola della discreta, e a dirla tutta dimenticabile, avventura in terza persona Of Orcs and Men. Cyanide, che negli anni si è specializzata soprattutto in simulazioni di ciclismo, coccola da allora la controversa figura di questo scorbutico goblin assassino, plasmandogli intorno, capitolo dopo capitolo, una lore che ha assunto sin dalle origini i contorni di un dark fantasy in cui gli umani, poco a sorpresa, rappresentano spesso e volentieri la minaccia più grande agli equilibri tra le varie razze che abitano questo mondo distopico.
Con ben poca eleganza, dal momento che dal prequel sono passati ben nove anni, Styx: Blades of Greed si avvia esattamente dove si era interrotto Styx: Shards of Darkness, con la fuga del protagonista a bordo di un dirigibile e la conseguente lotta con Djarak, un elfo oscuro e doppiogiochista. Su internet è reperibile un video, realizzato dallo stesso team di sviluppo, che cerca di riassumere le puntate precedenti, ma è comunque disorientante essere catapultati in medias res, senza alcuna coordinata che possa aiutare il neofita, o il fan con la memoria corta, a capire cosa stia accadendo e perché.
Non che Styx: Blades of Greed faccia della trama la sua principale ragione d'essere. Il goblin ha la battuta sempre pronta, si finisce inevitabilmente per amare il suo lato più cinico e scontroso, ma l'interesse per l'avventura vera e propria scema piuttosto in fretta. I comprimari hanno ben poco carisma, il cattivone finale è una figura effimera che fa capolino fin troppo raramente, l'urgenza di recuperare i portentosi cristalli che l'Inquisizione sta cercando di accumulare a tutti i costi si tramuta, già nelle premesse, in un fragile ed invisibile pretesto utile solo a tenere in fila le missioni dell'avventura. Anche la regia virtuale fa ben poco per tenere viva l'attenzione dello spettatore, che resterà debolmente ancorata al pur innegabile fascino di Styx.
Poco originale, ma funzionale
Il cuore pulsante di Styx: Blades of Greed va ricercato nel suo gameplay, o per meglio dire nel level design. Come lasciato intuire, lo scopo principale del goblin sarà quello di infiltrarsi in tre diverse ambientazioni, due molto ampie ed intricate, l'ultima più contenuta, al fine di rubare una serie di cristalli.
Per raggiungere il suo scopo deve muoversi forzatamente nell'ombra sia perché il numero di guardie che pattugliano ogni strada ed edificio è spesso soverchiante, sia perché le sue abilità da spadaccino sono rivedibili, per usare un eufemismo. Proprio a questo proposito, togliamoci subito il dente, è proprio qui che si annida il maggior difetto della produzione. Sguainata la spada, operazione possibile solo dopo essere stati scoperti e premendo un pulsante deputato al compito, azione già di per sé macchinosa, scoprirete un sistema di combattimento ingessatissimo, fatto di movimenti sincopati, di fendenti e parate difficili da attivare con il tempismo desiderato. Si tratta indubbiamente di un limite della produzione che, tuttavia, più o meno volutamente caratterizza ulteriormente la produzione e incentiva enormemente lo stealth. Bastano due colpi andati a segno per ritrovarsi a fissare la schermata di game over e, in generale, è sostanzialmente impossibile gestire due nemici che attaccano contemporaneamente su altrettanti fronti. Il combattimento viso a viso, insomma, non è solo poco soddisfacente, ma è sostanzialmente inutile, ultima spiaggia in situazioni estremamente specifiche.
Funziona molto meglio tutto il resto, proprio a partire dal già lodato level design. Le ambientazioni si sviluppano enormemente in verticale, chiedendo al giocatore di pianificare attentamente i propri spostamenti, al netto di una lunga lista di incognite legate a passaggi da scoprire, sentieri da trovare, appigli a cui aggrapparsi per scalare una parete. Il platforming, per quanto non valorizzato appieno da un sistema di controllo mai a proprio agio nell'interpretare correttamente i comandi impartiti, soprattutto in fase di arrampicata, regala soddisfazioni all'utente più curioso e creativo e ciò è diretta conseguenza di una gestione degli scenari per nulla avara di sorprese, che incentivano al pensiero creativo.
Il paragone può sembrare esagerato, e in piccola parte lo è beninteso, ma giocando a Styx: Blades of Greed torna in mente quella sensazione di libertà provata ai tempi del primo Dishonored. Per raggiungere la stessa meta ci sono sempre più strade da seguire, con conseguenti ostacoli, nemici, ma anche opportunità e loot in cui si può incappare lungo il percorso. Sebbene, in fin dei conti, si tratti sempre di raggiungere il luogo in cui è conservato il cristallo di turno, a inoculare varietà nel gameplay ci pensano micro-situazioni che possono cambiare anche sensibilmente l'approccio alla partita. Una chiave rubata può consentire l'accesso ad una scorciatoia. L'avvelenamento del pranzo di un energumeno apparentemente imbattibile può rendere l'infiltrazione più semplice. L'attivazione di un meccanismo può permettere il raggiungimento di una piattaforma altrimenti inaccessibile.
Ad inspessire ulteriormente l'esperienza, ci pensano poi altre caratteristiche. Tanto per cominciare, nel corso dell'avventura Styx entrerà in possesso di alcuni gadget che renderanno progressivamente più agevole l'esplorazione e gli consentiranno di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili. Il rampino vi tramuterà in emuli di Batman, permettendovi di arrampicarvi sulle travi, ma anche di fuggire in modo piuttosto scenografico quando scoperti. Il deltaplano, dal canto suo, è utile per calarsi dall'alto senza riportare danni o per planare sulle pedane sospese.
Il goblin, inoltre, ha nella sua faretra altre due frecce. Da una parte i poteri garantiti dall'ambra. Ricaricando la barra relativa tramite le pozioni, potrete utilizzare per una manciata di secondi alcune abilità speciali come l'invisibilità o la creazione di un clone che possa fungere da esca per le sentinelle. Si tratta di espedienti stuzzicanti, invero piuttosto utili in certe situazioni, che possono essere potenziati spendendo i punti esperienza accumulati andando avanti nel gioco o trovando monete speciali nello scenario. Dall'altra, Styx può reperire o costruire tramite un rudimentale sistema di crafting determinati gadget. Con i sacchetti di polvere si possono spegnere torce dalla distanza, così da rendere l'individuazione del nostro più complicata. I dardi possono eliminare le guardie più deboli. Le bottiglie vuote fungono da diversivi. Nulla di così innovativo, ma anche in questo senso tutti gli strumenti sono a disposizione della creatività e delle capacità strategiche del videogiocatore.
Il risultato è un'avventura che pur non inventandosi nulla, pur senza mai impartire lezioni di game design a nessuno, grazie a scenari ampi, intricati e ricchi di risorse da raccogliere, riesce ad intrattenere più che degnamente per le venti ore necessarie per giungere ai titoli di coda completando anche qualche incarico secondario. La durata relativamente contenuta dà vita ad un'avventura densa, che si interrompe proprio un attimo prima di risultare eccessivamente ridondante a causa di una certa ripetitività degli incarichi e di un'IA dei nemici mai particolarmente sfidante.
Anche a livello estetico siamo di fronte ad un gioco dalle ambizioni contenute, ma che non per questo rinuncia ad una realizzazione tecnica rispettabile. Il modello poligonale di Styx è dettagliato, ben animato, anche l'attore che gli presta la voce, in inglese, è assolutamente in parte. Diverso il discorso per i comprimari, così come per l'antagonista, molto più raffazzonati e arretrati in ogni ambito. Sul fronte delle ambientazioni, al prezzo di un certo riciclo di asset, il gioco si difende piuttosto bene, garantendo diversi scorci piuttosto evocativi e ammalianti.
Conclusioni
Styx: Blades of Greed non è un gioco originale, né tanto meno perfetto. Proprio per questo, si tratta di un prodotto che punta sui fan della serie e sugli appassionati del genere stealth. Il combat system è macchinoso, l'IA dei nemici non è particolarmente brillante, gli obiettivi delle missioni sono sempre gli stessi dall'inizio alla fine, così come le difficoltà e gli ostacoli che il videogiocatore dovrà affrontare. Eppure, si tratta di un titolo in grado di divertire. I gadget e le abilità di cui gode il protagonista incentivano l'approccio creativo, il level design offre ampia libertà d'azione e amalgama scenari ricchi di strade nascoste e risorse da recuperare. Inoltre, Styx: Blades of Greed ha il grande pregio di durare quanto serve: abbastanza da offrire diverse ore di intrattenimento, non troppo da crollare sotto il peso di una struttura ludica non sostenuta a dovere da una buona varietà di situazioni e nemici da affrontare. Un titolo che farà la gioia degli amanti del genere, o dei curiosi che vogliono sperimentarlo, ma che risulterà insipido al palato di buona parte del grande pubblico.
PRO
- Ottimo level design
- Gadget e abilità incentivano l'approccio creativo
- Lo sboccatissimo Styx vi strapperà qualche risata
CONTRO
- Combat system rozzissimo
- Varietà dei nemici contenuta
- Graficamente altalenante