A quasi un mese dalla causa intentata da Apple, OpenAI ha diffuso una risposta più articolata alle accuse di appropriazione di segreti industriali. Il contenzioso riguarda la possibilità che alcuni ex dipendenti di Cupertino, passati alla società guidata da Sam Altman, abbiano mantenuto accesso a informazioni riservate legate allo sviluppo di nuovi prodotti hardware per passarli al nuovo datore di lavoro.
Dopo due brevi dichiarazioni pubblicate a luglio, OpenAI ha ora affidato la propria ricostruzione a un intervento intitolato "Apple is getting this wrong". Non si tratta ancora di una memoria depositata in tribunale, ma della presa di posizione pubblica più dettagliata fornita finora dalla società.
OpenAI contesta la ricostruzione di Apple e difende gli ex dipendenti
Apple aveva avviato la causa il 10 luglio, sostenendo che alcuni dipendenti avessero sottratto sistematicamente informazioni confidenziali prima di entrare in OpenAI. Quest'ultima aveva inizialmente risposto di non essere interessata ai segreti industriali di altre aziende, aggiungendo pochi giorni dopo di non aver trovato prove a sostegno delle accuse.
Nel nuovo intervento, OpenAI definisce l'azione legale "aggressiva" e poco accurata. Uno dei punti contestati riguarda i presunti contatti precedenti alla causa. Secondo la società, gli avvocati esterni di Apple avrebbero inviato una comunicazione alla persona sbagliata, confondendo due cognomi asiatici, e non sarebbe mai avvenuto il confronto con il responsabile legale indicato inizialmente da Cupertino.
OpenAI riconosce inoltre che Chang Liu avrebbe mantenuto accesso ad alcuni file Apple dopo aver lasciato l'azienda, ma attribuisce la responsabilità a una gestione incompleta delle autorizzazioni. La società sostiene che sarebbero stati alcuni dipendenti Apple a contattarlo per chiedergli aiuto nell'individuazione dei documenti ancora accessibili.
Ampio spazio viene dedicato anche a Tang Tan, ex dirigente Apple presente nella denuncia. OpenAI afferma che Tan avrebbe sempre vietato al proprio gruppo di utilizzare informazioni riservate provenienti da precedenti datori di lavoro, ricordando il suo percorso di oltre 24 anni all'interno di Apple.
La società sostiene di non possedere né voler utilizzare segreti industriali di Cupertino e considera infondata la richiesta di ingiunzione preliminare. La disputa si sposta ora sul piano giudiziario, dove email, autorizzazioni residue e condotta degli ex dipendenti dovranno essere valutate sulla base dei documenti depositati dalle parti.