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Resident Evil, la recensione del film che trasforma l’orrore in commedia… e lo fa alla grande

Zach Cregger, regista di Barbarian e Weapons, trasforma Resident Evil in una commedia horror che spiazza i fan ma funziona alla grande.

RECENSIONE di Fabio Di Felice   —   16/09/2026
Zach Cregger dirige Resident Evil, pellicola tratta dall'omonimo videogioco

Vorremmo tanto stringere la mano a Zach Cregger e dirgli che è totalmente pazzo. Fosse anche solo per l'idea rischiosissima di prendere una delle saghe videoludiche più famose di sempre e di trarne un film. Un'impresa da kamikaze, perché questa è proprio la classica situazione in cui, come ti muovi, fai male. Quanti grandi autori si sono schiantati contro questa impresa perigliosa? Non ultimo Christophe Gans con Return to Silent Hill (qui la nostra recensione): una storia d'amore quasi più travagliata di quella raccontata nel videogioco. Farlo poi al terzo film, dopo il grande successo di Barbarian e di Weapons, e andando a pizzicare in maniera un po' incosciente le guanciotte di uno dei fandom più agguerriti che esistano nel mondo videoludico... coraggioso, sì. Ma soprattutto pazzo.

Per fortuna, però, Cregger è un pazzo di quelli molto bravi. C'è da scommettere che un po' si sia pentito della scelta: dopo i trailer e le critiche che gli sono piovute addosso, ha già dichiarato che non tornerà più al franchise. Forse la cosa che ha stuzzicato di più il vespaio è stata la presunta mancata fedeltà ai videogiochi. Il suo Resident Evil è ambientato a Raccoon City, ma cambia praticamente tutto il resto: non ci sono i personaggi classici come Leon, Claire e Jill, il virus non sembra quello che ha colpito la città nel 1998, anche le creature non sono quelle dei videogiochi. E poi, come se non bastasse, ci ha messo sopra il carico: ha detto di essersi ispirato a pellicole come La Casa 2 e Mamma ho perso l'aereo per realizzare quella che, dalle sue parole, sembrava una commedia horror.

Non mancano il sangue e nemmeno le scene di tensione
Non mancano il sangue e nemmeno le scene di tensione

Ecco, dopo aver visto il film - e con praticamente tutte queste suggestioni che diventano realtà - c'è da dire che Cregger è pazzo davvero. Il suo Resident Evil è a tutti gli effetti una parodia del survival horror e lo è nell'accezione più positiva del genere: è un film gustoso, divertente, iconoclasta, che sa come non prendersi sul serio e, anzi, si mette in ridicolo con grande abilità. E poi, contemporaneamente, è anche un horror perfettamente riuscito che costruisce e mantiene la tensione, accendendola e spegnendola a comando con una magia che riesce solo ai grandi cineasti. Il Peter Jackson in Splatters - Gli schizzacervelli, il Sam Raimi degli inizi, l'Edgar Wright di Shaun of the Dead, il Drew Goddard di Quella casa nel bosco. Dopo Resident Evil, tra questi grandi nomi che sono riusciti nel funambolico miracolo di dosare horror e commedia, possiamo contare anche Zach Cregger.

La persona sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato

Un corriere entra in un ospedale. È la notte sbagliata (come quasi tutte le notti dentro i pronto soccorso): feriti, ammalati, dottori che corrono da una parte all'altra. Nessuno sembra dargli retta. Lui si chiama Bryan e non vede l'ora di consegnare il pacco e tornarsene a casa, ma gli arriva una proposta a cui non sa resistere. Una dottoressa gli dice che verrà pagato il doppio per portare un pacco al Raccoon General Hospital, l'ospedale della città. Bryan accetta e con leggerezza mente, dicendo di avere in auto l'attrezzatura adatta ad affrontare la neve che cade sui Monti Arklay. Mentre è al telefono con la sua fidanzata Michelle, sbanda e investe accidentalmente una donna. È solo l'inizio di una notte che lo metterà in una situazione molto più grande di lui, che coinvolge anche il carico che sta trasportando.

L'incidente lo porterà prima nelle periferie di Raccoon City e poi in molti dei luoghi simbolo che abbiamo imparato a conoscere nella serie: le case, gli appartamenti, gli ospedali, le fogne, le strade devastate, in una rincorsa indiavolata che per circa un'ora e mezza non si ferma mai a ragionare - anzi, lo evita accuratamente - sui perché e sui percome di quello che sta succedendo. Il nostro Bryan è solamente la persona sbagliata, nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Sembra quasi un personaggio di un altro film che è finito inevitabilmente in un incubo. Ed è proprio in questo rapporto tormentato - quello tra la pellicola e il protagonista - che si alimenta la fiamma di Resident Evil e soprattutto la sua sfida: mantenere due registri in aperta antitesi l'uno con l'altro.

Da una parte c'è l'orrore, e sappiamo che Cregger è in grado di costruire situazioni che ti entrano sotto la pelle, con tempi perfetti e anche una dose di splatter assai generosa. Ci riesce anche qui: il film ha tutti gli ingredienti giusti per essere un grande horror. Sa inquietare, sa colpire a tradimento al momento giusto, è anche coraggioso nel mettere in scena dei momenti che coinvolgono personaggi inaspettati. È un inseguimento opprimente dall'inizio alla fine. Riesce perfino a infilarci dentro una parentesi (forse la meno riuscita del film) da dramma familiare perché Bryan e Michelle stanno attraversando un periodo particolare della loro relazione. Il loro rapporto è caratterizzato da quella incomunicabilità che tormentava anche i legami dei personaggi in Barbarian e Weapons.

Bryan è la persona qualunque che si trova in una situazione disperata
Bryan è la persona qualunque che si trova in una situazione disperata

Ma la disavventura di Bryan fa anche ridere, e ridere di gusto. Ed è assurdo dirlo di un film di Resident Evil. Invece questo vortice di follia e violenza ti infila una gag dietro l'altra e Cregger riesce - con una mano davvero benedetta - a cambiare il tono dalla commedia al dramma, all'orrore nel giro di pochissimi secondi. È una questione di sfumature: basta un commento sarcastico del protagonista a una situazione disperata; basta prendere alcuni dei cliché dei survival horror e metterli in discussione. È un po' come se Cregger volesse mettere i giocatori stessi nei panni di Bryan e poi spingerli a fare tutte quelle cose stupide e incoscienti che facciamo nei videogiochi, per poi smontarle con una sana dose di cruda realtà.

Decostruire il genere

La voglia di decostruire il genere in maniera intelligente passa anche attraverso la trovata di rivoluzionare l'archetipo del personaggio principale. Anche Capcom l'ha già fatto in Resident Evil 7, mettendo l'avventura nelle mani di Ethan Winters, l'uomo comune che però aveva una missione tutt'altro che divertente: ritrovare sua moglie Mia in uno scantinato della Louisiana. Qualche scheggia di macabro umorismo si trovava solo nei caratteri sopra le righe della famiglia Baker. Cregger, invece, non ha alcuna paura di smontare il giocattolo con divertita consapevolezza e questo lo rende irresistibile. Sembra quasi rispondere alle domande che ci si fanno in ogni Resident Evil: perché questi posti hanno così tante porte chiuse a chiave? Perché, se siamo armati di tutto punto, non possiamo semplicemente abbattere ogni ostacolo? Perché i nostri eroi sembrano degli infallibili cecchini in ogni situazione? Da questo punto di vista, la voglia di ridicolizzare certi cliché sembra uscita davvero dallo slancio dissacrante che animava Quella casa nel bosco.

Il film è pieno di momenti comici assai divertenti
Il film è pieno di momenti comici assai divertenti

Cregger, però, è bravo anche a dotare il suo Resident Evil di un immaginario tutto nuovo, che non pesca esclusivamente dal videogioco. Per certi versi, alcuni mostri sono anche più brillanti e originali di quelli apparsi di recente nella saga videoludica: creature che si fondono e che ricordano La Cosa di John Carpenter, corpi che si trasfigurano in parentesi da body horror che funzionano alla perfezione, momenti di puro grottesco che non guardano al virtuale, ma piuttosto al grande cinema del passato. Quello di Brian Yuzna o di David Cronenberg.

Al videogioco, invece, Cregger guarda nella forma: nel continuo citazionismo a oggetti, armi e sguardi, con soggettive che richiamano la lenta apertura delle porte dei primi capitoli. Guarda anche al valore camp della produzione di Capcom, capace - nei suoi momenti migliori - di non prendersi sul serio. E poi c'è perfino quel crescendo tipico della serie che, da horror di sopravvivenza, con poche munizioni e risorse contate, traghetta il giocatore in una spirale di violenza e potere sempre più gratificante, ma anche sempre meno paurosa.

Il design di alcune creature del film è molto inquietante e riuscito
Il design di alcune creature del film è molto inquietante e riuscito

Forse il grande segreto di questo film è nascosto in una frase che pronuncia Bryan, quando si rende conto di non saper caricare un fucile che ha trovato pur avendo passato moltissimo tempo a farlo nei videogiochi: "I videogiochi sono una cosa; sparare nella realtà è un'altra". Ecco, per Cregger è lo stesso: non è detto che qualcosa che funziona con un pad in mano possa farlo anche al cinema. La sua è una scelta che farà infuriare i fan della saga videoludica, che molto probabilmente odieranno questo film per non aver preso sul serio Resident Evil. Ma è proprio questo il motivo per cui funziona così bene.

Conclusioni

Multiplayer.it

8.0

Resident Evil è un film iconoclasta: prende alcuni degli elementi della saga videoludica e poi li trasforma in una commedia horror dal ritmo indiavolato, divertentissima e capace anche di far paura. È un'operazione rischiosa: Zach Cregger lo sa, che farà arrabbiare il fandom di Resident Evil, una delle serie di videogiochi più famose e più apprezzate che esistono al mondo, ma è proprio quello sdegno che utilizza come carburante, come spinta per prendere il giocattolo e decostruirlo. Con perfidia, con coraggio, ma anche con amore. Un'ora e mezza a perdifiato, che non ha alcuna paura di mettere in scena un immaginario nuovo e originale, che non si sente legato al passato e che, anzi, gioca con regole tutte sue risultando anticonformista e, allo stesso tempo, adorabile. I fan si infurieranno, perché si sentiranno messi in discussione. E questa è sempre e comunque cosa buona e giusta.

PRO

  • Ottima commedia, ottimo horror; un equilibrio difficilissimo
  • Ritmo indiavolato, vola via
  • Decostruisce il genere dei survival horror con gusto
  • Che coraggio, Cregger, sei tutto matto

CONTRO

  • Se cercate un film che ricordi i videogiochi di Resident Evil, non è quello giusto
  • La prima parte è più riuscita, ma si riprende nel finale
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