Questo 2026 verrà scandito da numerosi venticinquesimi anniversari. Sarà stato per il fermento del passaggio a un nuovo millennio ricco di possibilità e ripartenze o per i nuovi standard tecnologici che si erano imposti o iniziavano a farlo proprio in quegli anni: fatto sta che il 2001 è passato alla storia come un anno seminale sotto molti fronti, alcuni più gioviali, altri decisamente meno.
Tra gli eventi che hanno segnato l'industria dell'intrattenimento come poche altre volte prima d'allora c'è stato senz'altro il debutto in sala de La Compagnia dell'Anello, primo fenomenale capitolo di una trilogia che ha marchiato a fuoco l'immaginario collettivo, diventando in brevissimo tempo un riferimento culturale di una grandezza smisurata, che ha contribuito pesantemente a valorizzare il genere fantastico agli occhi di chi gli attribuiva unicamente una valenza bambinesca, sgraffignando all'Academy ben diciassette premi Oscar su trenta nomination ricevute.
Venticinque anni dopo, ci troviamo in un mondo completamente stravolto, fatto di convegni in grado di attirare investitori e personalità che vicino a stregoni, androidi e animali parlanti non ci si sarebbero mai posizionati intenzionalmente. Il successo della Trilogia dell'Anello travalica, però, lo schermo e si insinua nei contesti più vari, tra cui i vicini e molto affini videogiochi. Per celebrare queste candeline spente (o quasi, dato che, se vogliamo essere pignoli, l'anniversario cade a dicembre), abbiamo deciso di ripercorrere la storia dei videogiochi nati dal successo della saga cinematografica de Il Signore degli Anelli. Ciò, quindi, significa che non prenderemo in considerazione tutti i titoli usciti prima del 2001 basati sulla seminale opera letteraria di J.R.R. Tolkien o quelli che con i film di Peter Jackson non hanno e non vogliono avere nulla da spartire.
Le Due Torri
Incredibilmente, la storia della trilogia cinematografica nei videogiochi inizia dal secondo capitolo, Le Due Torri. Al tempo, i diritti per l'adattamento videoludico dell'opera di Tolkien erano divisi in due. Da una parte Vivendi deteneva quelli per la trasposizione dell'opera letteraria, mentre Electronic Arts possedeva la licenza (ceduta da New Line Cinema) per mettere in forma di pixel le produzioni provenienti dal grande schermo. Ciò aveva creato una bizzarra competizione tra i due editori.
Nell'autunno del 2002, infatti, sbarcarono sulle principali piattaforme Il Signore degli Anelli: La Compagnia dell'Anello, basato sugli scritti tolkieniani, e Il Signore degli Anelli: Le Due Torri, strettamente legato alle vicende che da lì a qualche settimana gli spettatori avrebbero visto in sala, oltre a proporre tutta una serie di scene tratte dal primo film della trilogia.
Il successo, ovviamente, fu di quest'ultimo che, grazie alla grande attesa che girava attorno all'uscita della pellicola, poteva puntare su un'iconografia e un set di personaggi molto più appetibile a un pubblico che aveva imparato a conoscere la Terra di Mezzo al buio della sala, accompagnati da determinati volti e fatti che si potevano ritrovare all'interno del gioco.
Tra quel milione di copie vendute (a fronte dei quattro milioni ottenuti dal titolo Electronic Arts) siamo sicuri che si annidino molti malintesi da parte di nonne confuse su quale dei due Signori degli Anelli regalare ai propri nipotini per Natale.
Oltre a questo particolare aneddoto, Le Due Torri è stato uno di quei tie-in capaci di lasciare un segno positivo. La sua forza si trovava nel lavoro a stretto contatto con la troupe del film e alla disponibilità non solo di bozzetti e montaggi preliminari, ma anche del cast principale, su tutti Viggo Mortensen che, oltre alla voce, prestò le sue movenze come riferimento per le animazioni di combattimento.
Il Ritorno del Re
Dopo il grande successo del precedente capitolo, sia in sala che sulle piattaforme da gioco, Electronic Arts sarebbe stata folle a non continuare la collaborazione con New Line Cinema nel pieno della frenesia per il fenomeno in corso. Il 2003 fu l'annata de Il Ritorno del Re, capitolo conclusivo della Trilogia dell'Anello.
In un anno non si può certo rivoluzionare l'impianto di un gioco, specialmente se creato con l'intento di sfruttare l'uscita repentina di una controparte cinematografica. Di conseguenza, il videogioco de Il Ritorno del Re non differiva più di tanto da quello de Le Due Torri.
Tuttavia, EA Redwood Shores (quella che in futuro sarebbe diventata Visceral Games) fu in grado di tirare a lucido la già discreta struttura a disposizione per portare sugli scaffali un'esperienza leggermente più rifinita, con più interattività, più personaggi giocabili e anche una modalità cooperativa che, in un tempo in cui giocare dal divano con i propri amici era parte irrinunciabile dell'esperienza di gioco, rendeva sicuramente più appetibile un nuovo acquisto a così stretto giro.
La Terza Era
Giungiamo, in tal maniera, a quello che non in pochi considerano come il miglior videogioco mai realizzato ambientato nella Terra di Mezzo. La Terza Era arriva a un anno di distanza dalla conclusione della trilogia cinematografica e rappresenta un cambio di paradigma parecchio azzardato per una serie di titoli che, fino a quel momento, avevano fatto dell'azione diretta e in tempo reale la loro componente dominante.
Oltre a proporre una storia inedita, parallela a quella dei tre film, il nuovo gioco di Redwood si allontanava dall'impostazione hack and slash e abbracciava totalmente quella del gioco di ruolo a turni in stile Final Fantasy.
Proprio con il decimo capitolo di quest'ultimo molti iniziarono a fare paragoni, mettendo a fuoco le criticità che il tentativo americano presentava, causa la probabile poca esperienza con il genere (nonostante il produttore esecutivo Steve Gray avesse lavorato in passato con Squaresoft a videogiochi come Parasite Eve e Final Fantasy VII). Con gli anni, tuttavia, il gioco è diventato un cult fortemente apprezzato da chi è cresciuto in quel periodo, con quel mondo e quegli scorci, rappresentando un unicum che molto probabilmente non rivedremo più.
La battaglia per la Terra di Mezzo
Si può dire tanto di Electronic Arts, ma non che non abbia sfruttato appieno la licenza concessa da New Line Cinema. A dicembre 2004, infatti, un mese dopo l'uscita de La Terza Era, fece il suo debutto in esclusiva su Microsoft Windows La battaglia per la Terra di Mezzo, uno strategico in tempo reale che permetteva di rivivere gran parte delle campagne belliche più iconiche della saga cinematografica.
EA colse, così, un'altra importante fetta di mercato, anch'essa molto legata al franchise e in trepidante attesa di un RTS che li facesse immergere nel mondo creato da Tolkien e tradotto in forma filmica da Jackson.
La possibilità di comandare truppe provenienti sia dalla parte delle Forze del Bene che da quella delle Forze del Male dava finalmente quel decentramento del punto di vista che ha fatto la fortuna del gioco, tanto che nel 2006 uscì un seguito diretto, altrettanto apprezzato ed espanso con molte più fazioni giocabili.
Tactics
Tra le due Battaglie, nel 2005, uscì anche un'altra variante videoludica dedicata ai film della trilogia, sempre distribuita da Electronic Arts, ma in esclusiva, questa volta, per PlayStation Portable.
Si trattava di Tactics, un videogioco strategico che ripercorreva nuovamente i momenti epocali della narrazione attraverso sezioni di gioco "a griglia" dove posizionare abilmente i propri personaggi per chiudere vittoriosamente il quadro e procedere nella storia.
Pur non essendosi dimostrato un titolo imprescindibile, la sua copertina rimane impressa a fuoco nella memoria di chi lo vedeva sempre sullo scaffale, ma puntualmente comprava qualche altro titolo nel cestone delle offerte.
La conquista
Il canto del cigno dell'avventura di Electronic Arts nella Terra di Mezzo fu Il Signore degli Anelli: La conquista, videogioco del 2009 sulla falsariga di Star Wars: Battlefront, successo sviluppato da Pandemic Studios che, non a caso, si trovava dietro anche a questa variazione a fil di spada.
Sulla carta, il videogioco suonava come una delle esperienze più galvanizzanti ambientate nel mondo di Tolkien. Tuttavia, nonostante l'aiuto di Weta Workshop (che mise loro a disposizione tutta la sconfinata libreria di materiali digitali usati per creare gli effetti visivi della trilogia) e la presenza della già allora iconica colonna sonora di Howard Shore, il titolo non si è dimostrato all'altezza delle aspettative, colpevole un sistema di combattimento molto blando e una generale aridità sia nella campagna principale che nella modalità multigiocatore, rimanendo una buona idea mal realizzata.
L’avventura di Aragorn
Conclusa la corsa di EA nel 2009, la licenza per realizzare videogiochi basati sulla controparte cinematografica dell'epopea tolkieniana è passata nelle mani di WB Games, che si era sgraffignata anche i diritti sugli adattamenti videoludici delle opere letterarie posseduti da Vivendi, portando tutto sotto un unico tetto. Il primo progetto di tale cessione è arrivato nel 2010 e rispondeva al nome di L'avventura di Aragorn.
L'obiettivo era quello di veicolare ai più piccoli la grande storia alla base della trilogia. Proprio a questo proposito, il gioco è narrato dal punto di vista di Samvise Gamgee (di cui il buon Sean Astin è tornato a vestire i panni per l'occasione), intento a raccontare ai propri figli le eroiche gesta dell'erede al trono di Gondor durante la Guerra dell'Anello.
Il risultato finale si è rivelato un po' altalenante, complice anche l'allora comune pratica di creare versioni differenti del gioco a seconda della piattaforma sulla quale veniva venduto.
L'avventura d'azione sperimentata su Wii e PlayStation 3, con modalità cooperativa e sequenze a mondo aperto, diventava, quindi, un susseguirsi di livelli con visuale isometrica e statistiche da gioco di ruolo nelle versioni per console portatili e per la PlayStation 2 ormai all'ora del vespro.
La guerra del Nord
Con Il Signore degli Anelli: La guerra del Nord il confine tra mondo cinematografico e mondo letterario iniziò a farsi labile.
Per quanto la storia fosse originale e più o meno scollegata dagli eventi mostrati nei film (con al centro, tuttavia, il solito trio umano-elfico-nanico), il gioco di WB Games del 2011 presentava comunque una impronta stilistica indubbiamente vicina a quella resa celebre dalla trilogia di Peter Jackson.
La caratteristica più distintiva del titolo era, però, la sua componente truce e violenta, con smembramenti che andavano a richiamare direttamente le sequenze d'azione viste al cinema, in precedenza "pulite" per cogliere una più ampia fetta di pubblico. Una virata non indifferente dalle amichevoli avventure di Aragorn, che avrebbe condotto di lì a poco alla vera svolta per i videogiochi ambientati nella Terra di Mezzo.
Lego Il Signore degli Anelli
Nel 2012 arrivò finalmente la trasposizione videoludica che tutti aspettavano dall'uscita della saga di Star Wars sotto forma di mattoncini: LEGO Il Signore degli Anelli.
Questa nuova epopea di Traveller's Tales, che percorreva l'intero arco narrativo della trilogia cinematografica, ricreò forse nella maniera più fedele le vicende come viste sul grande schermo (nonostante l'immancabile rivisitazione comica che smorzava la tensione delle scene più "adulte").
Inoltre, dopo il successo ottenuto con LEGO Batman 2, questo è stato il secondo videogioco del marchio danese a presentare il doppiaggio (anche se molto derivava dalle registrazioni originali del film, pur non mancando qualche aggiunta mirata e ben armonizzata con il materiale già a disposizione).
Uno degli aspetti più interessanti del titolo resta, però, la mappa della Terra di Mezzo in miniatura liberamente esplorabile, costellata di punti di riferimento iconici che era un piacere scoprire mattoncino per mattoncino.
Guardians of Middle-earth
Un'altra delle tante forme assunte dalla saga nei videogiochi è stata quella del MOBA. Alla fine del 2012, infatti, Monolith Productions e Warner Bros. Interactive portano sul mercato Guardians of Middle-earth, titolo multigiocatore in cui due squadre dovevano conquistare la mappa di gioco vestendo i panni di volti più o meno conosciuti della Terra di Mezzo.
Particolare la scelta di aver voluto lanciare il gioco inizialmente solo su console, per poi portarlo su PC l'estate seguente.
Se avevate completamente rimosso questo capitolo della storia videoludica de Il Signore degli Anelli sappiate che non siete soli. A giustificare il nostro vuoto di memoria viene incontro l'attuale assenza del gioco dai negozi digitali e la chiusura dei server PlayStation neanche a due anni dall'uscita.
L’ombra di Mordor e della guerra
Dodici anni fa, in quel 2014 di cambiamenti, faceva il suo debutto sul mercato L'ombra di Mordor, videogioco d'azione e avventura che prendeva il meglio dell'esperienza maturata dalla saga in ambito videoludico e lo lanciava in pasto ai giocatori, ancora assetati di combattimento freeflow alla Batman Arkham e di un sistema di movimento sistemato in quella nicchia perfetta tra pesantezza e reattività che pare essere scomparsa dalle produzioni odierne.
Era il sogno degli amanti della trilogia, con finalmente una storia all'altezza che non voleva scimmiottare il sapiente lavoro di sintesi attuato da Jackson, pur scavando ampiamente nel contesto visivo creato da tale incursione cinematografica.
Dopo il tonfo di Guardians, il dittico L'ombra di Mordor/L'ombra della guerra ha riscattato la reputazione di Monolith Productions (anche se non è riuscito a salvarla dalla ghigliottina che è calata sullo studio lo scorso anno). Tra le tante qualità del titolo, spiccava, tuttavia, quello che ormai è diventato il leggendario Nemesis System, che permetteva agli antagonisti del gioco, grandi o piccoli che fossero, di ricordare l'incontro con il protagonista non morto Talion, evolvendosi a seconda dell'interazione avvenuta e scalando i ranghi ogni volta che questi erano in grado di abbattere lo spettro irrequieto di Gondor.
Con L'ombra della guerra tale sistema ha fatto un balzo eccezionale, portando quella rete a livello regionale, mettendo in ballo fortezze, fazioni rivali di orchi e alleanze da necromante. Il destino del Nemesis System è legato al fato di Warner Bros, che ne deterrà i diritti fino al 2036. Speriamo che prima di allora riusciremo a rivedere in azione questo portento videoludico.
Quello che manca e quello che arriverà
Ci sarebbe ancora da citare qualche videogioco mobile arraffasoldi e i quasi dimenticati titoli Java, ma bisogna venire a patti con la realtà e riconoscere che la forza motrice della trilogia cinematografica si è spenta con gli ultimi titoli di Monolith Productions, di cui le due Ombre rappresentavano già un distacco parecchio dichiarato dalla sottana di Jackson, Lee e compagnia, nonostante il grande lavoro di ricerca svolto per portare ai giocatori un titolo che rimanesse fedele anche all'amata trasposizione filmica (basti pensare al personaggio di Gollum, copia carbone di quello interpretato da Andy Serkis).
Da quel 2017 siamo tornati altre volte nella Terra di Mezzo, ma il richiamo era diverso, decisamente più propenso alla ricerca di un'interpretazione personale di quei luoghi e quei personaggi. Sappiamo tutti com'è andata con il Gollum del 2023, mentre molti si sono già dimenticati dell'interessante Return to Moria dello stesso anno.
Recentemente abbiamo visto Tales of the Shire, ma perfino un videogioco creato dalla nuova divisione videoludica di Weta Workshop non ha lo stesso sapore di quel piatto che ormai si è freddato e cristallizzato nella mente degli appassionati in forma nostalgica, come un evento che non può essere replicato, figlio del suo tempo e di un modo di raccontare che, negli ultimi venticinque anni, è mutato in maniera pressoché irreversibile.
Di quei tempi resta solo la memoria e la consapevolezza che ogni cinque anni arriverà un nuovo anniversario che ci farà tornare a immergerci in quel mondo e in quei ricordi. Anche se, a onor del vero, ogni scusa è buona per approdare una volta di più sulle fantastiche sponde di Arda.