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Doppiaggi italiani nei videogiochi: 5 capolavori e 5 disastri da non dimenticare

Da Luca Ward su Sam Fisher a Gabriel Garko nel ruolo del Principe di Persia: le voci che hanno esaltato o rovinato alcuni tra i giochi più amati.

SPECIALE di Diego Trovarelli   —   23/07/2026
The Last of Us

Si dice che quella italiana sia la scuola di doppiaggio probabilmente migliore del mondo. Un dogma non scritto, questo, che, oltre al cinema, è stato rinforzato anche dai videogiochi, che molto spesso ci hanno regalato performance memorabili, entrate nel cuore del pubblico passando per le orecchie.

Ma non è sempre così. Perché di doppiaggi italiani pessimi ne sono pieni i videogiochi, con esempi talmente imbarazzanti da essere riusciti addirittura a fare il giro e diventare leggendari.

Vediamo allora 5 casi di doppiaggi italiani entrati nella storia per i motivi giusti, e 5 per i motivi sbagliati.

Tom Clancy’s Splinter Cell (Sam Fisher)

Quando si parla di carisma vocale nel panorama italiano, esiste un nome che mette d'accordo chiunque, dai cinefili incalliti ai videogiocatori con qualche annetto sulle spalle: Luca Ward.

La voce di Luca Ward e la personalità di Sam Fisher sono gli sposi di un matrimonio perfetto
La voce di Luca Ward e la personalità di Sam Fisher sono gli sposi di un matrimonio perfetto

Quando nei primi anni duemila Ubisoft lanciò sul mercato Tom Clancy's Splinter Cell, aveva dalla sua un protagonista che emanava autorità, freddezza e fascino; quel personaggio era Sam Fisher, un agente segreto della NSA che opera nell'ombra del progetto Third Echelon.

Se nella versione originale la voce era quella, altrettanto apprezzabile, di Michael Ironside, la localizzazione italiana compì un vero e proprio miracolo di casting affidando il ruolo al doppiatore di Russell Crowe, Samuel L. Jackson, Pierce Brosnan e Keanu Reeves, tanto per citarne alcuni.

Il risultato fu un'alchimia perfetta, con Ward che affibbiò al buon Sam la sua voce graffiante, calda, roca al punto giusto e perennemente venata di un cinismo irresistibile. Ogni volta che Sam Fisher sussurrava nel buio, be', la pelle d'oca era assicurata, e questo proprio grazie a quella cadenza teatrale, capace di passare in un secondo dalla minaccia letale alla battuta sarcastica da uomo vissuto.

Insomma, Luca Ward ha saputo conferire a Sam Fisher la dignità e la grandezza dell'eroe hollywoodiano, tanto che per moltissimi giocatori italiani la sua voce resta indissolubilmente legata a quel visore notturno, più che a molti altri film a cui ha preso parte.

Max Payne

Dici noir, e dici il primo Max Payne. Ma se dici noir, hai anche bisogno di un narratore di un certo spessore, capace di fare atmosfera solo con la sua voce.

L'atmosfera del primo Max Payne era indimenticabile
L'atmosfera del primo Max Payne era indimenticabile

La storia del detective della polizia di New York, creato da Remedy, costretto a farsi strada a colpi di doppie pistole e bullet time, era infatti una sorta di tragedia hard-boiled interattiva; un contesto in cui i monologhi interiori del protagonista, scritti con uno stile decadente e zeppo di metafore cupe, rappresentavano il nucleo dell'esperienza.

E fu così che l'adattamento italiano trovò la sua quadratura del cerchio con Giorgio Melazzi, che non ha semplicemente doppiato Max Payne, lo ha interiorizzato. La sua interpretazione è infatti un capolavoro di stanchezza esistenziale e rabbia repressa che si muove sui ritmi lenti di un uomo che non ha più nulla da perdere e che sopravvive a base di antidolorifici e rimorsi.

Che dire, sentire il tono distaccato e ferito di Melazzi, mentre sullo sfondo risuonavano le note malinconiche della colonna sonora, ha contribuito a elevare il doppiaggio dei videogiochi da semplice servizio di traduzione a forma d'arte autonoma.

Tomb Raider (Lara Croft)

Chi c'era ricorderà come alla fine degli anni Novanta Lara Croft fosse qualcosa di più della protagonista di Tomb Raider: era un fenomeno di costume globale, una popstar virtuale, una figura trasversale che dominava le copertine delle riviste di tutto il mondo, non solo di videogiochi.

Elda Olivieri entrò in scena con Tomb Raider II
Elda Olivieri entrò in scena con Tomb Raider II

Nel primo capitolo della saga, Lara parlava ancora pochissimo e con una voce non particolarmente caratterizzata, ma a partire dal secondo episodio ecco che al personaggio venne data un'impronta decisiva, specie per il mercato italiano.

La scelta ricadde su Elda Olivieri, un'attrice e doppiatrice milanese che avrebbe finito per legare il proprio nome all'archeologa più famosa del mondo per oltre dieci anni. La sua Lara era un mix perfetto e apparentemente impossibile di aristocratica compostezza britannica, eleganza e ferrea determinazione da dura.

Nei momenti di esplorazione, Elda Olivieri sapeva infatti trasmettere quel senso di meraviglia intellettuale tipico dell'archeologa, ma non appena i proiettili iniziavano a volare, la sua voce assumeva un tono tagliente, ironico e glaciale.

È anche grazie a questa stabilità interpretativa che Lara Croft è diventata una figura così vicina e tridimensionale per i giocatori italiani; un punto di riferimento che ha accompagnato l'evoluzione tecnologica del personaggio fino alle porte della trilogia "survivor".

Grim Fandango (Manny Calavera)

Nel 1998 la LucasArts pubblicò quello che molti considerano uno dei punti più alti delle avventure grafiche anni '90, nonché uno dei racconti più originali e brillanti mai scritti per un PC: Grim Fandango.

L'immaginario di Grim Fandango era eccezionale e la voce di Renato Cecchetto fu la classica ciliegina sulla torta
L'immaginario di Grim Fandango era eccezionale e la voce di Renato Cecchetto fu la classica ciliegina sulla torta

Ideato dalla mente geniale di Tim Schafer, il gioco ci catapultava nel Mondo dei Morti, un aldilà fortemente ispirato al folklore messicano ma reinterpretato in chiave cinematografica anni Quaranta, tra intrighi politici alla Casablanca e storie di gangster.

Il protagonista, Manuel "Manny" Calavera, è uno scheletro che lavora come agente di viaggio per le anime; un uomo elegante, intrappolato in un sistema burocratico corrotto ma dotato di un cuore d'oro e di una parlantina fulminea; parlantina che in Italia è stata affidata a Renato Cecchetto.

La sua scomparsa nel 2022 ha lasciato un vuoto enorme nel mondo del doppiaggio, ma la sua interpretazione di Manny rimane un autentico monumento: Cecchetto riuscì infatti a infondere nel personaggio una simpatia e un ritmo comico semplicemente strepitosi, con la sua lingua sciolta che si sposava alla perfezione con i toni più cupi e romantici del racconto.

Cecchetto cavalcò con maestria l'ironia sottile della sceneggiatura, adattando le battute fulminanti e i giochi di parole con una naturalezza disarmante, che ci ha fatti innamorare di quel bizzarro scheletro in smoking bianco, dite la verità.

The Last of Us (Joel ed Ellie)

Con l'arrivo di PlayStation 3 e il cambio di approccio narrativo da parte di Naughty Dog riguardo le proprie opere, l'industria videoludica ha compiuto un balzo in avanti epocale verso la cinematografia.

Quello formato da Joel ed Ellie è un duo la cui intesa regge benissimo in italiano grazie al doppiaggio di Scattorin e Riva
Quello formato da Joel ed Ellie è un duo la cui intesa regge benissimo in italiano grazie al doppiaggio di Scattorin e Riva

Su tutti, The Last of Us si è dimostrato un racconto carichissimo di emozione, che metteva al centro l'evoluzione drammatica, dolorosa e intima di due esseri umani distrutti, costretti a viaggiare attraverso un'America post-apocalittica devastata da una pandemia fungina. La narrazione si regge interamente sul rapporto che si sviluppa tra Joel ed Ellie, che nella localizzazione italiana hanno trovato in Lorenzo Scattorin e Gea Riva un binomio che ha funzionato a meraviglia.

La loro performance coordinata è uno dei punti più alti mai raggiunti dal doppiaggio italiano nei videogiochi: Scattorin dona a Joel una voce affaticata, un sussurro che porta su di sé il peso di anni di compromessi morali e sofferenze; Gea Riva è stata invece straordinaria nel rendere Ellie un concentrato di ribellione adolescenziale e vulnerabilità.

Ammettiamolo: quando Joel ed Ellie litigano, si confidano, o quando affrontano i traumi più oscuri del loro viaggio, ci si dimentica di trovarsi davanti a dei modelli poligonali; e questo è per gran parte merito di un lavoro di interpretazione vocale a dir poco eccellente.

Dead Space (Dottor Terrence Kyne)

Rovesciamo ora la medaglia e diamo un'occhiata a quel lato in cui le buone intenzioni dei dipartimenti di marketing si scontrano con le dure leggi della recitazione in sala di doppiaggio.

In Dead Space la tensione era palpabile, ma quando entrava in scena il dottor Kyne...
In Dead Space la tensione era palpabile, ma quando entrava in scena il dottor Kyne...

Nel 2008, Electronic Arts lancia Dead Space, un horror fantascientifico destinato a diventare un classico del genere survival e ambientato a bordo della USG Ishimura, spettrale nave mineraria infestata da mostri mutanti noti come Necromorfi.

Per promuovere il titolo in Italia, si pensò quindi bene di ingaggiare il maestro del cinema horror nostrano, Dario Argento, per doppiare il Dottor Terrence Kyne, uno scienziato ormai sprofondato nell'instabilità mentale.

Sulla carta l'idea poteva sembrare persino suggestiva, ma all'atto pratico si rivelò un fiasco completo: il regista di Profondo Rosso recitava infatti le sue battute con un tono monocorde privo di qualsiasi ritmo, peraltro caratterizzato da una marcata cadenza romanesca.

L'effetto finale demolì qualsiasi parvenza di tensione horror nei passaggi che vedevano coinvolto il dottor Kyne, trasformandoli così in momenti grotteschi e persino comici.

Prince of Persia: Spirito Guerriero (Il Principe)

Siamo nel 2004, e Ubisoft cavalca il successo del reboot di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo. Per il secondo capitolo, intitolato Spirito Guerriero, gli sviluppatori decidono di dare una svolta drastica al mood: via le atmosfere arabeggianti da Mille e una Notte, dentro un'estetica tetra, intrisa di violenza, mostri d'ombra e una colonna sonora aggressiva.

Le atmosfere di Spirito Guerriero cambiarono di netto rispetto a quelle de Le Sabbie del Tempo
Le atmosfere di Spirito Guerriero cambiarono di netto rispetto a quelle de Le Sabbie del Tempo

Il Principe, di conseguenza, si trasforma da giovane sognatore a guerriero oscuro e tormentato, e per la versione italiana si decide così di puntare su quello che di lì a poco sarebbe diventato il sex symbol delle fiction Mediaset: Gabriel Garko.

Il risultato di questa scelta diventa un trauma insuperabile per chiunque abbia acquistato il gioco all'epoca: la prova di Garko si rivela infatti una linea retta di inespressività assoluta, in cui l'attore torinese sembrava sforzarsi solo di mantenere una voce "impostata" e inutilmente profonda, senza preoccuparsi di dare emozione alle battute.

Una performance che faceva sembrare il Principe non tanto un guerriero in fuga dal proprio destino fatale, quanto più un modello annoiato durante le prove per uno spot pubblicitario di profumi da uomo. Va da sé che l'operazione diventa così un meme eterno, una lezione su come non si debba fare un casting videoludico. E se proprio si deve fare così, be', almeno che non si scelga ancora Gabriel Garko.

Syphon Filter (Erich Rhoemer)

Per comprendere appieno il fenomeno del primo Syphon Filter, bisogna fare un salto temporale all'indietro fino alla fine degli anni Novanta; periodo in cui i videogiochi stavano sì crescendo, ma i processi di localizzazione per il mercato italiano erano ancora considerati un lusso superfluo.

Le poche frasi di Rhoemer nel gioco erano memorabili per via di un doppiaggio assurdo
Le poche frasi di Rhoemer nel gioco erano memorabili per via di un doppiaggio assurdo

Detto ciò, Syphon Filter era un eccellente thriller di spionaggio, denso di azione, terroristi internazionali e virus letali da tenere a bada; ma se la versione inglese manteneva toni dignitosi da film d'azione di serie B, l'edizione italiana decise di riscrivere i confini dell'assurdo.

A distinguersi in negativo nel parco personaggi fu il cattivone di turno, il terrorista internazionale Erich Rhoemer doppiato per l'occasione da Silvio d'Alessandro.

Il suo "Vai e bruscia tutto!" nel filmato di apertura del gioco è tra il comico e l'incredibile, ma è tutta l'interpretazione a essere generalmente robotica, con difetti di pronuncia intenzionali, mirati a sottolineare le origini centro-est europee di Rhoemer, che sono riusciti solo a peggiorare la situazione.

Le battute pronunciate da Rhoemer erano pochissime nel corso del gioco, giusto all'inizio e una manciata nella missione finale, ma sono rimaste nella memoria collettiva come i frutti di un doppiaggio talmente sgrammaticato da essere diventato oggetto di culto.

Mortal Kombat IX (Johnny Cage)

Nel 2011, i ragazzi di NetherRealm Studios decisero di ridare linfa vitale a uno dei picchiaduro più famosi di sempre, attraverso un reboot, conosciuto come Mortal Kombat IX o Mortal Kombat 2011, appunto.

Il doppiaggio italiano di Johnny Cage in Mortal Kombat IX si muove in equilibrio fra il tragico e il comico
Il doppiaggio italiano di Johnny Cage in Mortal Kombat IX si muove in equilibrio fra il tragico e il comico

Il gioco offriva un gameplay rifinito e tonnellate di contenuti e modalità, nonché i vari lottatori storici della saga, tra i quali un posto d'onore spetta da sempre al mitico Johnny Cage. Un personaggio del genere - egocentrico, sbruffone e arrogante - necessitava di una voce frizzante e spavalda, e l'adattamento italiano decise così di affidare il ruolo a Marco Francini, con esiti che, però, definire bizzarri sarebbe un eufemismo.

Il Johnny Cage italiano si trasformò infatti in una specie di parodia involontaria e legnosa del personaggio, caratterizzata da una cadenza frammentata, una pronuncia quasi robotica e un tono che oscillava inspiegabilmente tra l'annoiato e l'esageratamente teatrale.

La naturalezza e il tempismo recitativo erano quindi degli optional del tutto trascurabili in questo caso, per un risultato che ha spento completamente il carisma di uno dei personaggi più amati della cultura pop videoludica.

Ape Escape (L'intero cast)

Come molti sapranno, Ape Escape era un titolo pionieristico, il primissimo a rendere obbligatorio l'utilizzo del controller DualShock nel 1999 per catturare scimmie dispettose attraverso vari livelli.

In Ape Escape tutto funzionava a meraviglia. Tutto. Tranne il doppiaggio
In Ape Escape tutto funzionava a meraviglia. Tutto. Tranne il doppiaggio

Un prodotto colorato, fresco e scanzonato, che metteva in campo idee geniali proposte con intelligenza e cura, tra cui però non figurava di certo il doppiaggio in italiano. Le battute recitate da Spike, Buzz, Katie, Specter e dal Professore erano infatti piatte e del tutto fuori contesto scenico sul fronte del tono, e rendevano il tutto un mix tra una recita parrocchiale e un libro per l'infanzia letto col trasporto di chi ha appena ricevuto una cartella esattoriale.

Il Professore, soprattutto, esibiva una inspiegabile cadenza propria di una qualche zona del Veneto - chissà perché? - che lasciava il giocatore interdetto a farsi domande che non avrebbero mai trovato una risposta. Insomma, Ape Escape è un titolo indimenticabile per il suo innovativo gameplay e indimenticabile per il doppiaggio italiano. Ma uno dei due "indimenticabile" non è un complimento.

Ad ogni modo, i doppiaggi straordinari e quelli straordinariamente brutti sono dappertutto nei videogiochi; senza contare che dieci posti in elenco erano davvero pochi: una menzione d'onore la meritano senz'altro esempi del calibro del comandante Shepard di Mass Effect doppiato da Claudio Moneta, Ezio Auditore della saga Assassin's Creed a cui Renato Novara ha prestato la voce, e persino il discutibile doppiaggio del primo Metal Gear Solid, ve lo ricordate?

Bene, divertitevi ora dunque voi ad aggiungere altre voci a questa personalissima lista. Siamo sicuri che ci darete delle belle soddisfazioni.

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