Con racconti autobiografici come Perfect Tides: Station to Station è facile cadere in un trappolone nostalgico. Di quelli che, se fosse stato un film, qualcuno avrebbe condiviso un'immagine sui social con scritto "troppo io". Da simulatori di Windows 10 ad avventure in cui riparare vecchi Tamagotchi, vengono pubblicati sempre più giochi che, a volte nei temi, altre nell'aspetto grafico, fanno leva sui ricordi adolescenziali dei millennial. Pochi di questi riescono però a raccontare una storia e dei personaggi così credibili (e con cui è così facile riconoscersi) con la sensibilità e genuinità dell'ultimo gioco di Meredith Gran.
Con il primo Perfect Tides, l'autrice e fumettista americana aveva raccontato una versione romanzata della sua adolescenza, con la protagonista Mara Whitefish che all'alba degli anni 2000 attraversava il suo periodo emo, la sua vita perennemente online e i suoi problemi familiari mentre sperava di lasciare la piccola isola dov'è nata. Station to Station è la continuazione di quella storia, ma si può giocare tranquillamente anche avendo ignorato l'avventura precedente. Mara è adesso una giovane studentessa universitaria che si è trasferita nella grande città nella speranza di diventare una scrittrice, ma che tra i mille esami, il lavoro in biblioteca, i festini con gli amici e le relazioni tossiche fa fatica a trovare la sua voce e la sua identità.
Vivere può essere un'avventura straordinaria
Realizzata con Adventure Game Studio, Station to Station è un'avventura punta e clicca decisamente tradizionale, in cui si clicca un po' tutto quello che illumina il cursore cercando di raccogliere informazioni e oggetti, e si scelgono le risposte più opportune nei dialoghi con gli altri personaggi. Come tanti altri giochi di questo tipo, giocarlo con un controller o su Steam Deck è più che fattibile, solo infinitamente più scomodo che con un mouse.
La mappa esplorabile è un singolo quartiere e poco altro, ma la densità di negozi, dormitori e attività dà bene l'impressione di essere in una grossa città
Rispetto ai tempi del primo Perfect Tides, però, l'autrice adesso ha molta più consapevolezza degli strumenti e del linguaggio dei videogiochi e lo si nota praticamente in ogni aspetto di questo seguito: nella grafica, nei testi e nell'interfaccia c'è molta più coerenza visiva, si ha la percezione di avere più scelta e possibilità di influenzare in qualche modo il destino della protagonista (anche quando non è vero) e, al netto di poche ingenuità, le interazioni con lo scenario sono più interessanti e chiare. Un esempio è l'aggiunta di un calendario interno.
Perfect Tides: Station to Station racconta, infatti, un anno universitario di Mara, dividendolo nelle quattro stagioni e permettendo di vivere per ogni stagione quattro giorni diversi. In generale si viene lasciati abbastanza liberi di spendere il tempo come si preferisce, magari chattando con un amico o leggendo un libro, scrivendo un articolo per un blog o andando a vedere un film al cinema. Non ci sono scelte giuste o sbagliate, la storia va comunque avanti in una precisa direzione, ma il gioco riesce comunque a farti sentire la pressione di uno studente che deve giostrarsi tra gli impegni universitari, la voglia di godersi la vita e la curiosità di capire un po' di più della società e del mondo.
Lo fa anche attraverso un altro sistema molto originale: visitando la libreria o interagendo con altri personaggi, Mara può prendere in prestito oppure scambiare dei libri (tutti realmente esistenti): dedicando del tempo alla lettura di questi libri - ma anche imbastendo conversazioni o facendo esperienze di vita - si può diventare più o meno eruditi e consapevoli riguardo certe tematiche, come la musica e il cinema, oppure il sesso e la morte.
Il grado di esperienza su questo o quell'argomento va a influenzare così la qualità degli articoli che Mara si trova a scrivere: un saggio sull'anarchismo sarà povero e superficiale se Mara non ha un'idea chiara sull'argomento, e buona fortuna a scrivere la recensione di quel film se anziché andare al cinema sei rimasta a casa a farti le canne col tipo che ti piace. Perfect Tides non è un simulatore e non c'è un game over se si prendono brutti voti agli esami, ma questo sistema riesce a dare l'impressione che il modo in cui decidi di spendere le tue giornate ha effettivamente un peso e che ignorare lo studio o, al contrario, chiudersi tutto il tempo sui libri e non fare esperienze reali, ha delle ripercussioni su come Mara vede il mondo.
Tra esami scolastici e progetti personali, bisognerà di tanto in tanto scrivere degli articoli su determinati temi. La scelta degli argomenti e la propria esperienza influiranno sul risultato finale
Mondo che, per una studentessa universitaria, coincide in gran parte nella metropoli in cui vive e nelle persone che la abitano. Anche se "La City" di Station to Station è chiaramente una versione fittizia di Manhattan, non c'è bisogno di aver vissuto a New York per empatizzare con la protagonista del gioco e ritrovarci le stesse follie, desideri e fisime di tantissimi giovani che dalla provincia hanno inseguito sogni di indipendenza andando a studiare in città più o meno grandi e più o meno lontane. Mara non ha ancora trovato il suo posto nel mondo, fa fatica a distinguere le relazioni tossiche dalle amicizie importanti, ed è continuamente assillata dagli stessi dubbi e spettri di chiunque sia stato adolescente.
Eppure, se è vero che molti temi fondamentali accomunano tutte le generazioni, il gioco riverbera in maniera particolarmente forte coi millennial: non tanto (non solo) per via delle tante citazioni alla cultura pop, ma perché moltissimo dei personaggi e delle loro interazioni è legato a come vedeva il mondo chi si è formato nei primi anni 2000. Il cellulare (un Nokia 3310) serviva unicamente per chiamare, mandare SMS e al massimo fare una partita a Snake. Internet pre-social sembrava infinitamente più sicuro ed emozionante, un modo di cercare e trovare siti e forum underground, ma soprattutto un posto che i giovani sentivano "loro".
Punta e clicca di formazione
Quello di Mara è lo stesso racconto di formazione di tantissimi giovani, ma certi suoi atteggiamenti e modi di fare sono legati al suo rapporto con la tecnologia di quel tempo e perciò a qualcuno più giovane o più anziano potrebbero sembrare strani. Forse è proprio per questo che all'inizio stride la scelta di aver raccontato questa storia attraverso un'avventura punta e clicca, un genere che ricorda inevitabilmente gli anni '90. Oltretutto, anche di quelle avventure particolarmente ottuse, in cui in alcuni momenti ci si ritrova a cliccare un po' a tutto, nella speranza di trovare quel particolare scambio di battute o quell'oggetto che permette di andare avanti col racconto.
Alcune sequenze, tipo i viaggi in treno, sono abbellite da cornici a tema simpaticissime
Se già il primo Perfect Tides era al limite - essendo ambientato proprio a cavallo tra i due decenni - in Station to Station si viene a creare una bizzarra dissonanza proprio perché tutto il resto è estremamente radicato nei primi 2000. Allo stesso tempo, però, Meredith Gran è riuscita a sfruttare talmente bene il linguaggio delle avventure grafiche in stile LucasArts che è difficile immaginare un modo più efficace di questo per raccontare la storia e i pensieri di Mara: l'uso della seconda persona rende più interattive e divertenti le conversazioni con la propria coscienza, le litigate al telefono possono avere l'intensità di una battaglia con un boss, mentre è possibile interpellare chiunque - compresi noi stessi - riguardo argomenti e altre persone.
A un certo punto dell'avventura, le relazioni sentimentali di Mara finiscono quasi per diventare totalizzanti
Rispetto al primo Perfect Tides, poi, i minigiochi sono molti di più e molto più vari: da un lato è ovviamente dovuto alla maggiore dimestichezza dell'autrice con gli strumenti di sviluppo, ma dall'altro rende perfettamente l'idea di come Mara viva adesso in una città molto più caotica, ricca di opportunità e passatempi che non vuole lasciarsi scappare. C'è una scena nello specifico che per inventiva e realizzazione vale da sola il prezzo di tutto il biglietto.
Non è la prima volta che Meredith Gran racconta cosa vuol dire essere adolescenti e crescere all'inizio degli anni 2000. Mentre però il suo webcomic Octopus Pie utilizzava il linguaggio tradizionale dei fumetti, e il primo Perfect Tides sperimentava timidamente con le possibilità interattive delle avventure grafiche, Station to Station dimostra come l'autrice americana abbia adesso molta più confidenza con il linguaggio dei videogiochi. Addirittura va oltre e introduce un sistema di "scrittura creativa" originale ed efficace, che in modo interattivo spiega quanto sia importante fare esperienze, confrontarsi e aprirsi a nuove idee e punti di vista. La nuova avventura di Mara Whitefish è a volte irriverente, altre sdolcinata, ma è sempre genuinamente vera, al punto tale che ci si trova ad arrabbiarsi con questo o quel personaggio, per poi realizzare che, probabilmente, da adolescenti ci siamo comportati allo stesso modo.
PRO
La scrittura è genuina, autentica ed è facile immedesimarsi
Il sistema di libri e di scrittura è una meccanica originale
Alcune trovate sono assolutamente brillanti
CONTRO
Un paio di momenti in cui è davvero poco chiaro come procedere