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Odissea, la recensione: Christopher Nolan riesce a domare Omero?

Dopo mesi di polemiche e rumor, il kolossal di Christopher Nolan con Matt Damon, Anne Hathaway e Tom Holland arriva nelle sale italiane: la nostra recensione.

RECENSIONE di Diego Trovarelli   —   17/07/2026
Odissea

Quello tra l'Odissea e il cinema e la televisione è uno dei flirt più antichi e duraturi della settima arte. Dagli sceneggiati RAI alle pellicole che hanno preso ispirazione anche solo di striscio dal poema sul re di Itaca, la fiamma della passione tra il capolavoro di Omero e l'audiovisivo non si è mai spenta nel corso dei decenni, assumendo forme differenti e proponendosi spesso attraverso reinterpretazioni del tutto personali.

Come tutti ben sappiamo, Christopher Nolan ha deciso di unirsi a questa affollata festa, e lo ha fatto con una trasposizione cinematografica che per mesi si è trascinata dietro un ingombrante bagaglio di rumor, curiosità e pregiudizi da parte di una fetta consistente di pubblico e stampa.

A dirla davvero tutta - complice il massiccio e prevedibile tam-tam mediatico che l'ha accompagnata - quella del regista di Interstellar e Inception è anche un'opera ammantata di un'aura mitologica capace di fare promozione pubblicitaria quasi da sola, e che il 16 luglio ha condotto la nave fino al porto delle sale italiane. Ulisse, dunque, ce l'ha fatta. Ma come? È arrivato a casa sano e salvo oppure malconcio, stritolato dal peso della sua stessa ambizione di voler sfidare gli dèi?

Giocare col tempo

Il travagliato ritorno di Ulisse in patria è un po' la storia delle storie; un percorso decennale, irto di pericoli, che prende il via dopo la presa di Troia da parte degli Achei grazie al celebre stratagemma del Cavallo di legno e che frulla il protagonista nei vortici di una trasformazione interiore prima che fisica.

Gli uomini di Ulisse al suo seguito
Gli uomini di Ulisse al suo seguito

Il materiale narrativo di partenza firmato da Omero brilla per abbondanza ed eterogeneità di scenari e minacce che il nostro eroe deve fronteggiare; ragion per cui, aspettarsi la comprensibile decurtazione di buona parte degli episodi che caratterizzano l'interminabile rientro a casa del protagonista è quantomeno obbligato.

Tuttavia, Nolan adotta una struttura perfettamente "alla Nolan" per cantare in due ore e cinquantadue minuti tutto ciò che c'è da dire: nel mettere in piedi l'impianto narrativo, infatti, il cineasta britannico, come suo solito, gioca con il tempo e interseca i piani in maniera agile e soprattutto funzionale al racconto che ha in mente.

L'incedere lineare lascia dunque il passo a un puzzle in cui tre filoni narrativi principali si passano di volta in volta il testimone per portare avanti una vicenda dal respiro epico e intimista in egual misura. Bloccato a Ogigia con Calipso, un confuso Ulisse tenta di rimettere insieme i pezzi della sua esistenza a suon di ricordi sbiaditi, mentre il Telemaco di Tom Holland cerca notizie del padre recandosi a Sparta da Menelao, per far sloggiare una volta per tutte i Proci che banchettano a palazzo.

Matt Damon dona a Ulisse una fisicità e un'interpretazione convincenti
Matt Damon dona a Ulisse una fisicità e un'interpretazione convincenti

Ed è qui che si manifesta tutta l'abilità di Nolan nell'ordire una sceneggiatura che fa ampio uso di analessi e prolessi (spesso mascherate da immaginazione) per un triplice motivo: stilistico, narrativo e ritmico. Se infatti la scelta di inframmezzare la linea del presente con flashback e flashforward si rivela ancora una volta tipica del suo cinema, è anche vero che questo si dimostra un intelligentissimo espediente per conferire grande dinamismo a 172 minuti che sembrano 30, nonché forse l'unico sistema per ficcare al loro interno una quantità imponente di accadimenti in maniera naturale.

Ma tre ore scarse rimangono pur sempre tre ore scarse, e neanche un titano come Odissea purtroppo si salva dall'annoso problema che affligge la stragrande maggioranza degli adattamenti cinematografici di grandi opere letterarie. Nel secondo e nel terzo atto, infatti, il senso di "compressione" di certi eventi si fa a tratti tangibile e in alcuni passaggi emerge la sensazione che determinate tappe del viaggio scivolino via in maniera un po' frettolosa e senza beneficiare di quell'ampiezza che il pensiero collettivo ha sempre immaginato per loro.

Poco male, però, perché quello che c'è si comporta alla grande sullo schermo e non fa minimamente avvertire il peso delle omissioni. I campi lunghissimi messi sul piatto da Nolan riempiono l'occhio con estrema potenza e la regia - ingegnosa nel sottolineare le minuscole dimensioni di un semplice uomo di fronte al suo viaggio e al volere degli dèi - è impreziosita da una scenografia efficacissima nella sua essenzialità.

Agamennone è una figura 'coperta' nell'economia del racconto ma dotata di grandissimo carisma
Agamennone è una figura "coperta" nell'economia del racconto ma dotata di grandissimo carisma

Laddove, quindi, l'accento epico della vicenda avrebbe potuto giocare sporco e prendersi facilmente la scena a scapito di tutto il resto, ecco che la dimensione intima dei personaggi, specie del protagonista, viene trattata con la medesima attenzione.

Certo, fedele alla tradizione nolaniana, l'emozione rimane sempre un po' in superficie, ma bisogna riconoscere che l'atto conclusivo - che lavora diffusamente alla raccolta di quegli elementi sapientemente seminati in precedenza - abbatte in parte questa regola non scritta, avvicinandosi più a una dimensione affettiva e familiare.

L'Ulisse interpretato da un convincente Matt Damon è un eroe che non è un eroe: scaltro ma fallibile, leale ma pragmatico, responsabile ma superbo; ed è proprio tra le pieghe di queste contraddizioni che si sviluppa il percorso di centrifuga di un uomo retto che si macchia di azioni più che discutibili prima di riconciliarsi con gli dèi. E con sé stesso.

Un cast tematico

La compressione degli eventi a cui abbiamo accennato porta però con sé un'altra normale controindicazione. L'opera di Omero è zeppa di personaggi che colorano un mondo insidioso e mutevole agli occhi del protagonista, ma bisogna ammettere che - al netto delle semplificazioni - il cast messo insieme da Nolan riesce a restituire la giusta soddisfazione nel vedere certi interpreti vestire i panni di figure così leggendarie.

Un sacco di brutte sorprese attendono Ulisse e i suoi sulla strada verso Itaca
Un sacco di brutte sorprese attendono Ulisse e i suoi sulla strada verso Itaca

Anne Hathaway infonde nella sua Penelope la ferrea saggezza di una donna intoccabile nella sua integrità morale; Tom Holland è invece abile nel portare sullo schermo quell'immaturità giovanile che spesso si traduce in avventatezza; ma è il mellifluo e viscido Antinoo di Robert Pattinson a salire spesso in cattedra, perfetto nella sua viltà.

Probabilmente è invece la presenza abbagliante di Charlize Theron a rompere a volte l'incantesimo, poiché rischia forse di ricordare allo spettatore il marchio made in USA di una produzione che, altrimenti, riesce il più delle volte a far dimenticare questa etichetta.

Tutta questa abbondanza, unita a un minutaggio che non avrebbe mai potuto rendere completa giustizia al soggetto di partenza, fa sì che molti dei comprimari si limitino a "comparire" sullo schermo, senza godere di quello spazio che avrebbe potuto irrobustirli.

Ad ogni modo, la discussa mancanza di anima nei personaggi - per cui Nolan spesso opta in fase di design - qui si fa da parte per cedere il passo a figure più tematiche sebbene fugaci. L'eccezionale Circe di Samantha Morton è infatti una presenza memorabile in tal senso; la nostalgica grazia di Zendaya spezza il cuore; e anche la vituperata Elena portata sullo schermo per una manciata di minuti da Lupita Nyong'o si fa veicolo di un tema di strettissima attualità che rimane comunque sempre coerente con la narrazione imbastita dall'autore di The Prestige.

Il coraggio di osare

Uno dei pregi più inaspettati di Odissea, e per questo forse il più sorprendente, è però il suo approccio cangiante ai vari snodi del viaggio verso Itaca. Tradendo per certi versi i toni che nel corso del tempo hanno caratterizzato i suoi film, Nolan sceglie infatti stavolta di virare verso tinte oscure e connotazioni quasi da horror per dare in pasto al pubblico determinati passaggi dell'avventura, che quindi si distinguono per tensione e per l'apprezzabilissima volontà di non edulcorare la brutalità dei fatti ideati da Omero.

L'Antinoo di Pattinson è riuscitissimo nel suo essere irritante e codardo
L'Antinoo di Pattinson è riuscitissimo nel suo essere irritante e codardo

Ciò significa che il regista personalizza un racconto senza tempo piegandolo sì ai propri stilemi storici (pur senza snaturarlo), ma adattandolo anche alle necessità sceniche ed emotive delle varie situazioni, anche se questo significa muoversi su terreni poco battuti.

A supporto di questa coraggiosa missione troviamo la fotografia di Hoyte van Hoytema, mai davvero calda anche quando a dominare è il fuoco appiccato tra le mura di Troia, e un sound design maestoso, che entra in scena con prepotente vigore nei frangenti più concitati.

Ma è forse la colonna sonora di Ludwig Göransson l'elemento invisibile che più di tutti trascina con impeto l'azione e lo spettatore verso i titoli di coda, in un saliscendi di melodie ora delicate ora monumentali che mettono il punto esclamativo a un'epopea difficile da dimenticare.

Conclusioni

Multiplayer.it

8.5

Lo scontro con il ciclope chiamato Odissea sembrava proibitivo anche per un gigante del cinema come Christopher Nolan, e invece il regista londinese ci ha regalato un'interpretazione in cui ogni elemento rema a favore di un racconto epico, ricco di temi e che non trascura l'interiorità. Gli inevitabili tagli e la necessità di compattare aprono la strada a qualche smagliatura, è vero, ma parliamo di nei accettabili in un tessuto narrativo e artistico mastodontico, intelligente e soprattutto molto audace nelle scelte che compie. Proprio come Ulisse.

PRO

  • Una struttura narrativa intelligente e dinamica
  • Epica e intimità lavorano l'una per l'altra
  • La colonna sonora è straordinaria

CONTRO

  • Alcuni passaggi narrativi possono apparire sbrigativi
  • L'emotività latita un po'
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