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The Mound: Omen of Cthulhu, la recensione di horror lovecraftiano ancora acerbo

La brama di antichi tesori porta un gruppo di esploratori verso terre vergini: ma un orrore più grande di qualsiasi ricchezza li attende nel sottosuolo.

RECENSIONE di Biagio Etna   —   15/07/2026
I protagonisti di The Mound: Omen of Cthulhu
The Mound: Omen of Cthulhu
The Mound: Omen of Cthulhu
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H.P. Lovecraft, con il suo universo letterario perturbante e misterioso, ha ispirato centinaia di opere, tra libri, film e - non ultimi - videogiochi. The Mound: Omen of Cthulhu è l'ultima creatura che cerca di attingere all'orrore cosmico dello scrittore statunitense. Il gioco è nel mirino di moltissimi appassionati del genere horror. Secondo i dati di Steam, la demo è stata provata da circa 200.000 utenti, mostrando un interesse della community non indifferente. La versione di prova pubblicata durante lo Steam Next Fest ha evidenziato una notevole personalità, una ricostruzione storica insolita e un sistema di allucinazioni capace di generare autentica tensione.

Ha anche mostrato, però, problemi di ottimizzazione, collisioni e gestione dell'inventario. ACE Team ha già distribuito diversi aggiornamenti e afferma che la versione definitiva comprenderà ulteriori correzioni non presenti nella prova pubblica. Anche prima del lancio, per coloro che disponevano di una versione da recensire, è stata resa disponibile una patch, a dimostrazione di quanto gli sviluppatori vogliano mettere in sesto la loro creazione. Sarà riuscita ACE Team, con questa avventura survival cooperativa, a riproporre le atmosfere sinistre e innominabili degne del miglior Lovecraft?

La storia di chi non tornerà

Dopo un prologo essenziale, ma sufficientemente intrigante, il titolo mostra le proprie velleità narrative. Ci troviamo nell'epoca delle esplorazioni coloniali, in un tratto imprecisato del Sud America che richiama apertamente le foreste del Cile. Qui approda un gruppo di esploratori in cerca di fortuna, richiamati dalle voci su un territorio che nasconderebbe ricchezze incalcolabili. Il loro punto di partenza - e la base per il giocatore - è un galeone ancorato al largo della costa; il loro obiettivo, raggiungere il misterioso Tumulo (The Mound, appunto) celato nelle profondità della giungla.

Le popolazioni native hanno già avuto a che fare con quel luogo e hanno imparato a evitarlo. Secondo le loro testimonianze, le terre oltre gli ultimi insediamenti non appartengono agli uomini della superficie, ma a una civiltà più antica, sepolta da un tempo infinito. Naturalmente, basta pronunciare la parola "oro" affinché ogni avvertimento venga archiviato come mera superstizione. Liberamente ispirato a The Mound, un racconto scritto da Lovecraft tra il 1929 e il 1930 su commissione di Zealia Bishop (co-autrice accreditata nella maggior parte delle edizioni) e pubblicato in forma ridotta nel 1940, il gioco non ne riproduce le vicende alla lettera. ACE Team utilizza piuttosto i punti cardine del racconto: la spedizione coloniale, l'avidità degli esploratori e la scoperta che sotto il mondo conosciuto ne esiste un altro, infinitamente più antico e malevolo.

La storia, che fa da cornice e non si frappone mai tra il giocatore e le varie missioni, emerge gradualmente attraverso i registri delle spedizioni precedenti, i manoscritti ritrovati nei forti, le testimonianze dei superstiti e le tracce lasciate da chi si è spinto troppo oltre. Più gli esploratori si avvicinano al Tumulo, più diventa difficile distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che la giungla vuole far credere loro. Non stanno semplicemente penetrando in un territorio sconosciuto, ma violando la memoria di un'entità al di fuori di ogni umana comprensione.

Giocabilità coraggiosa, ma tutta in salita

The Mound è un survival cooperativo nel quale un gruppo di un massimo di quattro avventurieri, partendo da un galeone, deve raggiungere le terre inesplorate di un nuovo mondo e razziarne le ricchezze. Le diverse zone non sono generate proceduralmente, ma costruite attraverso un level design preciso e volutamente labirintico, nel quale è molto facile perdere l'orientamento e separarsi dagli altri membri.

Le frecce non bastano mai, come tutti i consumabili, del resto
Le frecce non bastano mai, come tutti i consumabili, del resto

Il titolo può essere affrontato anche in solitaria, con l'aiuto di un compagno gestito dalla CPU, ma appare subito evidente quanto l'intera esperienza sia stata progettata intorno alla cooperazione. Prima di accettare una missione è possibile fare man bassa degli oggetti messi a disposizione dai finanziatori: non certo per bontà d'animo, ma per aumentare le probabilità che il gruppo torni vivo, possibilmente incolume e soprattutto carico di tesori. Tra le scorte comuni troviamo quindi rancio e bende per recuperare salute, sali d'ammoniaca per rianimare i compagni svenuti o tramortiti e numerose tipologie di armi.

Quello che salta subito all'occhio, purtroppo, è che tanto i quattro personaggi iniziali quanto quelli sbloccabili nel corso dell'avventura (dei quali non parleremo per evitare spoiler) non possiedono caratteristiche specifiche e si differenziano soltanto dal punto di vista estetico.

Il galeone funge da hub del gioco e offre nuove possibilità con l'aumento di livello
Il galeone funge da hub del gioco e offre nuove possibilità con l'aumento di livello

È una scelta piuttosto limitante: non ci sono alberi di abilità, ma solo la crescita del giocatore legata ai punti esperienza accumulati. Ciò ci dà accesso a diversi bonus (inventario più capiente, nuovi tipi di coltelli, rianimazioni più veloci), ma si tratta dei medesimi vantaggi per ogni protagonista. Il sistema di gioco tende a mostrare una certa ripetitività già dopo poche missioni, nonostante gli sviluppatori abbiano cercato di differenziare le spedizioni attraverso richieste specifiche, allucinazioni assortite e variazioni meteorologiche. L'equipaggiamento offensivo comprende archi lunghi e corti, balestre, coltelli, maceti, oltre a una discreta varietà di archibugi a miccia, moschetti e fucili a canna lunga. Armi estremamente letali, ma anche macchinose: la loro natura rudimentale impone tempi di caricamento considerevoli e rende ogni colpo una scelta da ponderare con attenzione.

ACE Team ha fatto di tutto affinché l'instabilità e l'incertezza fossero sempre al centro del gameplay, in perfetta sintonia con l'atmosfera malata delle ambientazioni. Per questo The Mound ci rema sempre contro: dall'inventario striminzito, agli archibugi che si inceppano, finendo con la morfologia stessa degli ambienti. Di per sé questo non sarebbe un difetto, ma una dichiarazione di intenti. Eppure, quando il realismo si sovrappone a una componente tecnica così spigolosa e poco rifinita, il risultato si traduce in un incedere spesso frustrante. Ad esempio, con la pioggia è impossibile usare moschetti e fucili a miccia, visto che l'acqua ne impedisce l'accensione. Come pure è lentissima l'andatura del nostro carretto trainato da un bue, elemento cardine di ciascuna missione. Avendo un inventario limitato, ciascun giocatore è costretto a un continuo andirivieni per liberare spazio e riempire al contempo la cassa presente sul retro del carro.

Le croci allontanano gli spiriti maligni, ma non per molto...
Le croci allontanano gli spiriti maligni, ma non per molto...

Questa è una delle ragioni principali per cui il single player arranca: l'IA del compagno è poco collaborativa e accumulare i primi tesori degni di nota (almeno il minimo indispensabile stabilito dal contratto che abbiamo firmato sul galeone) è un'impresa ai limiti del tedioso. Senza contare che le missioni fallite non concedono nemmeno una manciata di punti esperienza. Abbiamo alternato diverse partite in solitaria soffrendo molto questo aspetto, sfruttando i rari momenti in cui c'erano giocatori disponibili online per scorribande degne di tal nome.

Nonostante sia presente il crossplay tra console e PC, però, non è stato sempre facile trovare avventurieri con cui giocare durante il periodo pre-lancio. Il punto è che anche quando funziona al meglio, con tre compagni e la chat vocale a farci sentire parte di una vera spedizione, i limiti della giocabilità fanno spesso capolino. Oltre ai bug, di cui parleremo dopo, è proprio l'ossatura di gioco a essere poco rifinita. I mostri subiscono in maniera piuttosto rozza i vari impatti, che appaiono troppo leggeri. Molte armi sembrano sbilanciate (archi e balestre hanno spesso la meglio rispetto alle bocche di fuoco, che possono incepparsi e non si accendono sotto la pioggia).

Le varie mostruosità alla luce del sole sono un facile bersaglio, ma non tutto è come sembra
Le varie mostruosità alla luce del sole sono un facile bersaglio, ma non tutto è come sembra

Alcune mosse, come le uccisioni da dietro, sono così performanti, che quasi sempre conviene portarsi alle spalle del nemico (o circondarlo con l'aiuto di un compagno) in modo da effettuare un'eliminazione istantanea. Questa si attiva sistematicamente, anche se l'avversario è "allarmato", il che rende spesso inutili armi che fanno rumore o sono più lente. Proprio il rumore è un altro elemento di gameplay interessante, ma sovrapposto agli altri, genera solo ingolfamento, a scapito del piacere. Col chiasso i cervi scappano (niente selvaggina, niente cibo) e i mostri più pericolosi si accorgono di noi: eppure l'incedere delle missioni è già così lento che procedere accovacciati per evitare di fare rumore è qualcosa che presto tenderemo a ignorare.

A salvare l'intera baracca interviene la follia progressiva che si impadronisce dei vari protagonisti. La foresta, nel suo bucolico splendore da folk horror, è letteralmente viva e ci destabilizza di continuo con numerosi espedienti: piogge di sangue, compagni che assumono l'aspetto di mostri, tesori che si rivelano solo carcasse brulicanti di vermi. In questo The Mound fa un ottimo lavoro.

Non è tutto oro quello che luccica

Dal punto di vista tecnico, purtroppo, The Mound si presenta come un titolo decisamente acerbo. Di base il gioco punta ai 60 fotogrammi al secondo sbloccati, con risoluzione a 4K dinamico. Tuttavia, riesce a mantenere a malapena i 30, soprattutto in occasione dei frequenti cambiamenti climatici e, in generale, a causa del carico poligonale dovuto alla fitta vegetazione in movimento. Ciò non rappresenta il migliore tra i biglietti da visita, con una visione d'insieme abbastanza grezza.

Non mancheranno misteri
Non mancheranno misteri

Nelle varie opzioni disponibili, la versione da noi testata (PlayStation 5), non offre alcun modo per intervenire sull'aspetto grafico: nessuna modalità prestazioni, quindi. All'interno del comparto video si può agire soltanto sul motion blur (da 0 a 100%), sull'ampiezza della visuale e altri parametri di accessibilità (l'ondeggiamento della visuale, l'inserimento di un punto al centro dello schermo, per chiunque soffra di chinetosi, ecc.). Ci teniamo a sottolineare quanto questi difetti siano riferiti al solo aspetto tecnico.

The Mound, per design artistico, complessità poligonale e cura nel delineare una natura rigogliosa ma corrotta riesce a trasmettere ottime vibrazioni. Se doveste provarlo su un ottimo PC, potreste avere probabilmente il meglio dei due aspetti e per questo la versione PS5 resta senza dubbio penalizzata.

Alcune delle follie del gioco
Alcune delle follie del gioco

Certamente la visione complessiva non è affatto male: la definizione grafica dei materiali, gli effetti di luce, soprattutto quando si entra in caverne buie e magari si intravede l'uscita in lontananza, la nitidezza delle immagini, il fogliame in continuo movimento. Tutto questo, unitamente ai già citati effetti meteorologici - pioggia battente, nebbia, effetti di bruma notturna - restituisce un aspetto più che dignitoso. Se a questo aggiungiamo un level design volutamente labirintico e mostri che non appaiono mai troppo stereotipati, il gioco può dirsi esteticamente azzeccato. Ciò non toglie che le animazioni restino goffe, le compenetrazioni siano all'ordine del giorno e, più importante, alcuni bug ci incastrino nello scenario o blocchino l'intera partita. Nel nostro caso, poi, ce n'è capitato uno piuttosto "grave" che ci ha cancellato i progressi di gioco. Per fortuna siamo riusciti a raggranellare esperienza e ritornare in carreggiata tramite una serie di sessioni online fruttuose, accumulando, alla fine, oltre venti ore di gioco, liberando quattro nuovi avventurieri e scoprendo nuove sezioni della mappa.

Il comparto sonoro si rivela più che discreto, sfoggiando un audio notevole: scricchiolii, sussurri e urla improvvise, insieme alle allucinazioni progressive e la degenerazione fisica e psichica dei nostri compagni, creano un'atmosfera di prim'ordine.

I modelli poligonali sono di buona fattura
I modelli poligonali sono di buona fattura

Il vero rimpianto di fronte a The Mound sta nelle sue continue intuizioni, che però inciampano quasi sempre in un'esecuzione frettolosa. Il carro che lascia scie di sabbia al suo passaggio, con il cocchiere richiamabile tramite un corno, non lo affranca dall'esasperante lentezza e dall'abitudine di incastrarsi nei modi più bizzarri. La possessione dei compagni post mortem sarebbe anche coinvolgente, se l'intera operazione (ritrovamento, uccisione, rianimazione o trasporto sul carro) non spingesse gli altri giocatori a ripiegare sulla fuga, soprattutto nei momenti di panico. L'intero gioco è così, non gli manca il coraggio di confrontarsi col giocatore, ma anziché presentargli una sfida difficile gliene offre una perlopiù tediosa.

Conclusioni

Versione testata PlayStation 5
Digital Delivery Steam, Epic Games Store, PlayStation Store, Microsoft Store
Prezzo 29,99 €
Multiplayer.it
6.5
Lettori
ND
Il tuo voto

The Mound: Omen of Cthulhu è un'avventura cooperativa intrigante, capace di costruire un'atmosfera torbida attraverso scenari affascinanti, allucinazioni destabilizzanti e un'idea di spedizione costantemente ostile al giocatore. Quando il gruppo funziona, esplorare la giungla, raccogliere tesori e tentare di sopravvivere alle sue aberrazioni può regalare ottimi momenti. A frenare il risultato intervengono però una struttura presto ripetitiva, una progressione poco generosa, personaggi privi di reali differenze e un sistema di gioco più macchinoso che "realistico". La modalità in singolo evidenzia ulteriormente questi limiti, mentre bug, blocchi e prestazioni instabili penalizzano la componente tecnica di PlayStation 5. Il titolo di ACE Team rimane quindi un titolo dotato di personalità e discrete intuizioni, ma bisognoso di interventi sostanziali per trasformare il proprio potenziale in un'esperienza davvero compiuta.

PRO

  • Atmosfera riuscita e inquietante
  • Con un team collaborativo sa essere divertente
  • Artisticamente regala diversi paesaggi ben realizzati

CONTRO

  • La giocabilità è spesso macchinosa
  • Il single player è presente, ma troppo ostico e pedante
  • Bug, freeze, compenetrazioni: la parte tecnica è ampiamente da rivedere
  • Il ritmo può essere frustrante nella seconda metà di gioco
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