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Di fronte ai licenziamenti di massa si torna a rimpiangere le idee di Satoru Iwata in Nintendo

I licenziamenti di massa continuano imperterriti nell'industria videoludica, e di fronte a questo scenario si torna ancora una volta a rimpiangere le idee dell'ex-presidente di Nintendo, Satoru Iwata.

NOTIZIA di Giorgio Melani   —   15/07/2026
Satoru Iwata

È un argomento che ciclicamente torna d'attualità, purtroppo, ma di fronte ai nuovi licenziamenti di massa nell'industria videoludica online si torna a rimpiangere le idee di Satoru Iwata, compianto presidente di Nintendo scomparso nel 2015.

Iwata fu il condottiero di Nintendo durante i suoi periodi positivi di Wii e Nintendo DS, ma quello che viene ricordato maggiormente, in questo momento, è il modo in cui affrontò i periodi di profonda crisi che si trovò ad attraversare alla guida della compagnia, specialmente durante la fase di Wii U e l'inizio di Nintendo 3DS.

L'approccio della compagnia nipponica, all'epoca, appare in netto contrasto con le soluzioni adottate nella maggior parte dei casi dalle compagnie in questo periodo, come abbiamo visto con i licenziamenti di massa in Xbox e prima anche in Embracer, Ubisoft, Sony e altri grandi produttori.

Una filosofia perduta

Nel pieno del periodo critico di Nintendo, Iwata si dimezzò lo stipendio nel 2011, specialmente in risposta al lancio disastroso di Nintendo 3DS, ma quello che risaltò maggiormente fu la volontà di evitare i licenziamenti di massa dei dipendenti.

Satoru Iwata
Satoru Iwata

Questo seguiva un pensiero molto preciso da parte del presidente, il quale era convinto che prendere decisioni del genere avrebbe instillato un clima di paura o depressione all'interno dell'organico, portando a riflessi negativi nel lavoro e nei prodotti.

Qualcosa di alquanto diverso da quello che stiamo vedendo in questi giorni, come dimostrano gli esempi recenti di Blizzard o degli sviluppatori di Assassin's Creed Black Flag Resynced presso Ubisoft.

In particolare, come successo già in precedenza, torna a diffondersi quanto riferito da Iwata durante una conferenza con gli azionisti del 2013: rispondendo a chi chiedeva perché Nintendo non stesse effettuando una "ristrutturazione" dell'organico in seguito a risultati finanziari insoddisfacenti, la risposta del presidente risultò illuminante.

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"Se riduciamo il numero dei dipendenti per ottenere migliori risultati finanziari a breve termine", disse Iwata in quel frangente, ma "il morale dei dipendenti ne risentirà, e dubito sinceramente che i dipendenti che temono di poter essere licenziati siano in grado di sviluppare titoli software in grado di impressionare il pubblico di tutto il mondo".

Tale citazione è tornata alla ribalta già nel 2024, quando nell'industria dei videogiochi stava già avanzando la nuova ondata di licenziamenti di massa, e purtroppo torna attuale oggi, visto che la tendenza non si è affievolita ma ha preso ulteriore forza, con le iniziative di Microsoft di questo mese.

"Alcuni datori di lavoro rendono pubblico il proprio piano di ristrutturazione per migliorare i risultati finanziari licenziando un certo numero di dipendenti", disse Iwata nel 2013, "ma in Nintendo i dipendenti apportano contributi preziosi nei rispettivi campi, quindi ritengo che licenziare un gruppo di dipendenti non contribuirà a rafforzare l'attività di Nintendo nel lungo periodo. La nostra politica attuale è quella di ottenere risultati positivi tagliando continuamente le spese superflue e aumentando l'efficienza aziendale".

Una filosofia del lavoro che purtroppo non sembra trovare molti seguaci al giorno d'oggi, ma che rimane un monito importante. D'altra parte, in controtendenza con buona parte dell'industria, Nintendo ha aumentato del 10% lo stipendio base dei suoi dipendenti proprio quest'anno.

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