L'Unione europea si appresta a sferrare il colpo più duro di sempre contro i colossi della Silicon Valley: stavolta l'obiettivo sembra essere proteggere la salute mentale delle nuove generazioni. La Commissione europea presenterà infatti, subito dopo la pausa estiva, una proposta di legge finalizzata a regolamentare e limitare l'accesso dei minori alle piattaforme digitali. L'annuncio ufficiale è arrivato direttamente dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, a margine della presentazione del rapporto redatto da un comitato speciale di psicologi ed epidemiologi sulla sicurezza online.
La linea di Bruxelles è netta: l'attuale status quo non è più sostenibile. Lasciare alle grandi aziende tecnologiche un accesso illimitato e privo di filtri ai bambini significa condannare una generazione a dipendenze, disturbi psicosociali e sofferenza emotiva.
Il modello della patente: la soglia dei 13 anni
Il punto centrale della proposta legislativa non riguarderà semplicemente la possibilità tecnica di iscriversi a un servizio, ma ridefinirà l'età e le modalità con cui i social network possono raggiungere i più giovani attraverso notifiche push, scorrimento infinito e contenuti personalizzati. La Commissione europea intende fissare una data di inizio legale per l'ingresso nel mondo dei social, introducendo un divieto stringente per tutti i bambini al di sotto dei 13 anni di età, i quali potranno navigare sulle piattaforme solo ed esclusivamente in presenza e sotto la supervisione attiva di un adulto.
Per gli adolescenti di età superiore ai 13 anni si aprirà invece una fase di accesso differenziato e progressivo. Le funzionalità più avanzate e potenzialmente additive verranno sbloccate in modo graduale, e la libertà di navigazione dei ragazzi sarà direttamente proporzionale ai sistemi di sicurezza e di tutela che i vari brand dimostreranno di aver implementato sui propri canali.
Nel descrivere l'impianto della futura norma, Ursula von der Leyen ha voluto ribadire un principio culturale profondo, ricordando che in Europa spetta ancora ai genitori educare e crescere i propri figli, e non agli algoritmi predatori delle multinazionali del web. L'intervento normativo punta a restituire potere decisionale alle famiglie e si affiancherà agli strumenti già introdotti con il Digital Services Act, che impone ai colossi del tech un severo dovere di diligenza nei confronti degli utenti più vulnerabili.
"Dobbiamo innanzitutto considerare il tipo di piattaforme che sono dannose per i nostri figli. L'evidenza dimostra che si tratta principalmente delle piattaforme di social media, ma anche di altri fornitori con funzionalità non adatte all'età e che creano dipendenza. Quindi, pensatela come a una sorta di social media plus", ha dichiarato von der Leyen.
I dati scientifici che hanno spinto Bruxelles ad accelerare i tempi descrivono d'altronde uno scenario emergenziale. I giovani europei trascorrono mediamente tra le quattro e le sei ore quotidiane davanti ai display dei dispositivi mobili, e quasi il 60% dei minori ha già manifestato i sintomi di un disagio psicologico legato alla vita online, con picchi preoccupanti di ansia, cyberbullismo e insonnia cronica. Il confronto che si aprirà in autunno tra le istituzioni europee, i governi nazionali e i colossi del web si preannuncia infuocato, ma la strada verso la fine dell'accesso selvaggio agli schermi è ormai tracciata.