Nonostante i meme di 4chan siano spesso una manifestazione deteriore dell'uso di Internet per creare contenuti condivisi, in certi casi possono venire fuori delle vere e proprie meraviglie. Il fenomeno delle Backrooms, per esempio, è forse uno dei soggetti con il maggiore potenziale visto uscire di recente dalla celebre message board. La sua storia è affascinante ma lunga, dunque vi rimandiamo alla pagina di Wikipedia dedicata per conoscerla più a fondo, ma basti sapere che la singola foto da cui è partita tutta la questione ha evidentemente fatto scaturire qualcosa di grosso, tanto da generare un evento che ha rilanciato esperimenti di scrittura collettiva e una marea di contenuti video su YouTube, fino ad attirare le attenzioni dell'industria cinematografica. I più anziani ricollegheranno il tutto ai mitici creepypasta o alla Fondazione SCP negli anni 2000, ma a quel tipico sistema di narrazione condivisa bisogna aggiungere anche le possibilità offerte da IA e nuove tecnologie, che hanno portato a un florilegio di produzioni video e pseudo-documentari davvero notevole.
In tutta questa "letteratura" sugli spazi liminali presenti tra le "stanze sul retro" non potevano mancare i videogiochi all'appello, e su questo fronte sono emerse forse le produzioni meno convincenti, visto che molte si limitano a puntare sulle facili derive tra jumpscare e labirinti. A dire il vero anche Escape the Backrooms si abbandona volentieri ai cliché horror, ma rappresenta anche un'ampia raccolta "enciclopedica" della ricca lore che si è creata sul fenomeno, risultando interessante anche solo per la quantità di contenuti presenti.
È chiaramente un titolo costruito per cavalcare l'onda del momento, e strutturato in maniera tale da risultare particolarmente adatto alla trasmissione in streaming, ma nella sua produzione furba possiamo scorgere anche una genuina attenzione al rafforzamento di una sorta di "canone" delle Backrooms, e può essere interessante sia per chi è già immerso in quella lore sia per chi voglia scoprirla.
Persi nelle Backrooms, ma in compagnia
Non c'è una vera e propria storia alla base del gioco, così come non esiste una spiegazione univoca e ufficiale delle Backrooms, d'altra parte.
Semplicemente, un gruppo di massimo quattro giocatori si è perso nei meandri della bizzarra dimensione alternativa, ritrovandosi ad esplorare i vari scenari all'interno di oltre trenta livelli diversi, ognuno caratterizzato da una particolare atmosfera e, in diversi casi, con un proprio "gimmick" che modifica il gameplay specifico per quel singolo livello. Fondamentalmente, è una specie di survival horror in prima persona cooperativo, in cui i protagonisti devono esplorare le ambientazioni e trovare l'uscita di ogni livello, cercando al contempo di sopravvivere alle minacce che vi si celano all'interno. I giocatori sono sostanzialmente inermi di fronte alle creature che popolano le dimensioni alternative, dunque quello che possono fare è fuggire, nascondersi e cercare di risolvere eventuali enigmi per raggiungere l'uscita.
In generale, l'azione non richiede particolare cooperazione tra i giocatori, dunque la presenza del multiplayer sembra più impostata per condividere l'esperienza e scaricare la tensione insieme che non per definire il gameplay secondo uno schema strutturato. In un certo senso, questo riflette un po' lo spirito comunitario dell'intero fenomeno, nonostante l'esplorazione delle ambientazioni risulti sicuramente di maggiore impatto se affrontata in singolo.
La possibilità di personalizzare l'aspetto del proprio personaggio, al quale è possibile applicare dei costumi alquanto ridicoli, contribuisce a rendere difficile prendere sul serio il tono horror. In generale, considerando anche lo stile un po' grezzo della grafica, Escape the Backrooms oscilla costantemente tra la sottile inquietudine e il semplice grottesco, rendendo un po' difficile definirne l'esperienza.
L'enciclopedia delle Backrooms
La mitologia delle "stanze sul retro" viene opportunamente ripercorsa quasi per intero nel corso del gioco, partendo dai mitici corridoi con carta da parati gialla e ronzio dei neon in sottofondo, per arrivare alle interpretazioni più bizzarre di queste dimensioni parallele.
Ogni livello corrisponde, in pratica, a una di queste dimensioni per come si sono venute a codificare in anni di elaborazioni da parte della community, rappresentando dunque una sorta di raccolta generale della lore in questione. Alcuni scenari sono decisamente più riusciti di altri, sia in termini di atmosfera che di costruzione della sfida nel gioco, ma in linea di massima il gameplay richiede di sfuggire alle creature che si celano tra i vari corridoi e risolvere qualche enigma, spesso di difficoltà non proprio eccessiva. Solitamente si tratta di interpretare alcuni messaggi, a volte cifrati, che si trovano in giro per le ambientazioni, o sfruttare indizi visivi per scoprire schemi o combinazioni in grado di aprire porte o attivare meccanismi, il tutto guardandosi dai nemici in agguato.
Al di là di esplorare le strane strutture, che riproducono interpretazioni alquanto surreali di spazi liminali più o meno quotidiani, le azioni sono piuttosto limitate: è possibile utilizzare torce, interagire con interruttori e terminali o attivare qualche meccanismo. Occasionalmente è opportuno bere il latte di mandorla per ristabilire un po' di sanità mentale nei personaggi, un altro elemento tratto direttamente dalla "letteratura" sulle Backrooms.
Le creature presenti nei meandri dei livelli possono essere particolarmente inquietanti e la loro varietà è un punto di forza del gioco, insieme alla caratterizzazione dei livelli stessi: troviamo per esempio Bacteria, derivato direttamente dai primi e più famosi video dello stesso Kane Parsons (l'autore del video virale The Backrooms (Found Footage) del gennaio 2022 e oggi regista del film Backrooms di A24), o i geniali Skin-stealer, che sono in grado di prendere le sembianze dei giocatori, costringendo ad adottare strategie per riconoscersi. Ci sono poi gli Smiler che si celano nel buio, il deforme Scratcher o i piccoli Animation che sembrano bambini demoniaci, oltre a tanti altri in grado di creare davvero un notevole bestiario di incubi assortiti, ognuno dei quali richiede un particolare approccio e comportamenti da adottare per non entrare in contatto con loro.
Un gioco un po' incerto
Escape the Backrooms deriva chiaramente da una produzione non proprio di alto profilo, e la cosa emerge immediatamente dal suo aspetto: la grafica è piuttosto dozzinale e soprattutto si rilevano alcuni problemi nel codice, che si riflettono in bug o inconvenienti nella stabilità delle partite online.
Sul fronte estetico, la semplicità di base degli scenari si confà allo stile asettico di alcune ambientazioni tipiche delle Backrooms, dunque non rappresenta certo un problema, ma modelli di personaggi e animazioni possono risultare fin troppo grezzi. Almeno su console emergono inoltre glitch ed errori vari: abbiamo rilevato in particolare un bug alquanto fastidioso all'inizio del terzo livello, chiamato "The Hub", che ha costretto all'uscita dal gioco e al recupero del salvataggio per poter proseguire, perché non compariva un elemento indispensabile per andare avanti (una porta non risultava apribile).
In ogni caso, la riproduzione degli ambienti è forse la migliore vista finora in un videogioco basato su questo particolare soggetto, e questo è forse il modo più efficace per immergersi all'interno di quegli scenari che i fan hanno visto finora solo in video o in artwork creati dalla community, fino al recente film prodotto da A24. Interessante anche la presenza della chat di prossimità, che dev'essere utilizzata con attenzione perché, a quanto pare, le creature possono "sentire" i nostri rumori e quindi anche quando parliamo. Sfortunatamente il corretto funzionamento di questa caratteristica non è particolarmente facile da confermare.
Conclusioni
Escape the Backrooms è sicuramente il gioco che riproduce in maniera più completa e accurata i particolari spazi liminali su cui si basa questo vero e proprio fenomeno di Internet, rappresentando una sorta di "enciclopedia" della lore legata al soggetto. Consente di vivere in prima persona l'esperienza di esplorare le Backrooms in maniera convincente, offrendo anche momenti inquietanti e qualche enigma stimolante, con un multiplayer che può amplificare l'intrattenimento. Al di là degli inconvenienti tecnici, il problema maggiore è la semplicità di fondo del gameplay, che risulta anche accentuata dalla grande quantità di contenuti che caratterizzano il gioco. Gli oltre trenta livelli presenti sono indubbiamente un elemento positivo, perché l'esplorazione di nuovi ambienti è il motore fondamentale che porta ad avanzare, ma il "loop" di gioco è piuttosto basilare, incentrato principalmente sulle piccole variazioni di strategia che impongono le diverse tipologie di nemici.
PRO
- Probabilmente la più accurata e completa esperienza interattiva delle Backrooms
- Tanti livelli che riproducono gran parte della lore
- In multiplayer si innescano le tipiche emozioni dell'horror condiviso
CONTRO
- Gameplay fin troppo semplice e basilare
- Al di là della sorpresa nello scoprire nuove ambientazioni e nemici, è ripetitivo
- Tecnicamente un po' grezzo