Baldur's Gate 3 è riuscito a diventare uno dei giochi di ruolo più apprezzati di sempre anche perché Larian Studios non ha cercato di replicare in modo troppo fedele i primi due capitoli. È questa, in sintesi, la lettura che Mark Darrah, veterano di BioWare che ha lavorato come programmatore su Baldur's Gate e Baldur's Gate 2, oltre che su Neverwinter Nights e Jade Empire. Darrah è stato inoltre produttore esecutivo della serie Dragon Age da Origins fino a Inquisition.
Un progetto intelligente
Parlando con FRVR, Darrah ha riflettuto sulle ragioni che hanno permesso a Larian di realizzare un sequel capace non soltanto di raccogliere l'eredità dei giochi originali, ma anche di superarli in termini di popolarità e impatto commerciale.
Secondo Darrah, uno degli elementi decisivi è stata proprio la scelta di non considerare i primi due Baldur's Gate come un modello da riprodurre alla lettera. L'ex sviluppatore cita come esempio Pillars of Eternity di Obsidian, progetto fortemente ispirato ai giochi basati sull'Infinity Engine.
"La realtà è che l'industria è andata avanti così tanto da allora che ho pensato: sì, è un'adattamento davvero fedele di quel modello, ma mi sono reso conto che non volevo più quella roba là".
Darrah non mette in discussione la qualità di Pillars of Eternity, ma ritiene che un approccio troppo legato al passato possa diventare un limite quando trascorrono molti anni tra un capitolo e l'altro. Nel caso di Baldur's Gate 3, Larian avrebbe invece trovato un equilibrio diverso.
"È Baldur's Gate 2 e Baldur's Gate 1 per atmosfera, ma è anche caratterizzato da Divine Divinity. Larian è influenzata dal suo stesso percorso, da ciò che i giochi di ruolo per computer sono diventati nei vent'anni successivi. Per questo penso che sia un ottimo sequel. Credo che abbiano fatto la cosa giusta, considerando un intervallo di tempo così lungo".
Il risultato è quindi un gioco che mantiene un legame evidente con la serie originale senza trasformarsi in una semplice operazione nostalgica. Proprio Original Sin 2 aveva già dimostrato la capacità di Larian di combinare sistemi complessi, libertà d'azione, cooperativa e forte attenzione ai personaggi, elementi poi ulteriormente sviluppati in Baldur's Gate 3.
Il paradosso è che il risultato raggiunto da Larian potrebbe aver reso ancora più complicato il futuro della serie. Baldur's Gate 3 ha infatti stabilito uno standard molto elevato, al punto che trovare uno studio disposto a sviluppare un eventuale Baldur's Gate 4 potrebbe essere particolarmente difficile.
Darrah ha però una possibile soluzione: invece di tentare di realizzare un seguito diretto, Hasbro potrebbe adottare un approccio simile a quello di Fallout: New Vegas, affidando a un altro team la possibilità di costruire una nuova esperienza all'interno dell'universo.
La sua proposta è radicale: "Bisognerebbe convincere Larian a concedere in licenza il Divinity Engine e, sostanzialmente, lasciare che qualcun altro realizzi una sorta di espansione enorme di Baldur's Gate 3 e la chiami Baldur's Gate 4. Potrebbe funzionare".