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Per Doom niente guerra alla pirateria: id Software preferì usarla per ampliare il pubblico

Quando Doom arrivò sul mercato nel 1993, id Software non disponeva delle risorse necessarie per una distribuzione tradizionale su larga scala.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   09/08/2026
Il Doomguy
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La diffusione di Doom nei primi anni Novanta è stata favorita anche da una strategia commerciale davvero insolita. Il gioco di id Software, pubblicato nel 1993 e destinato a diventare uno dei titoli più influenti nella storia degli sparatutto in prima persona, nonché dei videogiochi, venne distribuito inizialmente attraverso il modello shareware.

Il primo episodio era infatti liberamente copiabile e distribuibile, mentre per ottenere gli episodi successivi era necessario acquistare la versione completa direttamente da id Software. Un sistema che permetteva al gioco di raggiungere rapidamente un pubblico molto ampio, ma che favoriva inevitabilmente anche la nascita di un mercato parallelo di copie non autorizzate, fatte circolare dai pirati.

Pirateria

Durante un panel alla QuakeCon 2026, John Romero, cofondatore di id Software e designer e programmatore di Doom, ha raccontato che lo studio decise di non combattere questo fenomeno, ma di sfruttarlo a proprio vantaggio.

In alcuni negozi, ha spiegato Romero, era possibile trovare confezioni diverse di Doom che contenevano sostanzialmente lo stesso episodio shareware: "Andavi al negozio e vedevi dieci confezioni diverse che contenevano tutte lo stesso Doom shareware. Era fantastico. Eravamo assolutamente contenti".

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Il fenomeno era particolarmente diffuso a Taiwan, dove all'epoca le copie non autorizzate dei videogiochi erano facilmente reperibili. "Sapevamo che a Taiwan lo stavano copiando, al cento per cento. Quello era il mercato di allora". Invece di cercare di bloccare i distributori, id Software decise quindi di contattare direttamente i principali operatori del mercato locale. La proposta era semplice: acquistare le confezioni ufficiali di Doom a un prezzo estremamente basso, così da poterle poi distribuire sul territorio in modo legittimo.

"Abbiamo contattato i pirati più importanti e gli abbiamo detto: "Potete comprare le confezioni da noi? A un prezzo davvero basso, davvero, davvero basso". Così ne comprarono a tonnellate da noi, rendendo il tutto legittimo".

In pratica, id Software vendeva le confezioni ufficiali a distributori locali a prezzi molto contenuti. Questi potevano quindi utilizzarle per distribuire il primo episodio shareware e contribuire alla diffusione del gioco, mentre lo studio guadagnava quando i giocatori decidevano di acquistare il resto dell'esperienza.

La strategia aveva inoltre un valore che andava oltre le vendite immediate. Permetteva infatti a id Software di costruire una base di giocatori in un mercato nel quale sarebbe stato molto più difficile entrare attraverso i normali canali distributivi. Per Romero, il principio alla base dell'operazione era chiaro: "Per noi la distribuzione era tutto".

La stessa filosofia veniva applicata anche alla protezione. id Software era consapevole che, con le tecnologie disponibili all'epoca, i giocatori avrebbero trovato comunque il modo di duplicare Doom. Lo studio preferì quindi non investire risorse significative in sistemi di protezione, concentrandosi invece sulla possibilità di raggiungere il maggior numero possibile di persone.

"Se le persone vogliono copiarlo, lo copieranno. Potrebbero comprarlo prima o poi, ma sapevamo di non avere soldi per tutto quello che stavamo giocando, quindi ci dicevamo: "Non proteggiamolo dalla copia". Se vogliono giocare, troveranno il modo di farlo".

L'obiettivo di id Software era quindi relativamente semplice: far conoscere il gioco a più persone possibile e ottenere abbastanza entrate da poter finanziare il progetto successivo. Facile dire che vinsero la scommessa.

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