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Destiny 2 al tracollo, un ex Valve dubita del futuro di Bungie: Sony potrebbe calare la mannaia

Chet Faliszek, veterano di Valve e autore di giochi come Portal e Left 4 Dead, pensa che Bungie si trova oggi davanti a scelte particolarmente complesse dopo le difficoltà incontrate negli ultimi anni.

NOTIZIA di Simone Tagliaferri   —   30/05/2026
Un personaggio di Destiny 2
Destiny 2
Destiny 2
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L'annuncio della fine degli aggiornamenti di Destiny 2 ha riacceso il dibattito sul futuro di Bungie e sul ruolo che Sony intende riservare allo studio acquisito nel 2022. Tra coloro che hanno commentato la situazione figura Chet Faliszek, ex sceneggiatore e sviluppatore di Valve, che in un recente video ha espresso preoccupazione per il momento attraversato dall'azienda.

Bungie ha infatti confermato che l'ultimo aggiornamento di Destiny 2 arriverà il 9 giugno. Dopo quella data il gioco rimarrà disponibile, ma il team si concentrerà su altri progetti. A questa notizia si sono aggiunte indiscrezioni secondo cui Destiny 3 non sarebbe attualmente in sviluppo attivo, mentre parte del personale potrebbe essere riallocata su Marathon, il nuovo sparatutto multiplayer dello studio.

Una situazione in bilico

Commentando la situazione, Faliszek ha dichiarato di essere particolarmente dispiaciuto per la conclusione del supporto attivo a Destiny 2. "Sono davvero molto amareggiato, perché chiudere Destiny 2 il 9 giugno significa che non serviranno più molte delle persone che oggi lavorano al gioco, e allo stesso tempo non stanno realizzando Destiny 3".

L'ex sviluppatore di Valve ha poi ricordato come Marathon fosse considerato una delle principali scommesse strategiche di Bungie, aggiungendo che il progetto non avrebbe ottenuto i risultati sperati. "Marathon era la grande scommessa e non ha funzionato. Sony ha acquistato Bungie per la sua esperienza nei giochi multiplayer... non credo che a Sony interessi più molto, a questo punto", ha affermato.

Marathon ricorda l'imminente inizio della Stagione 2 con un trailer cinematografico Marathon ricorda l'imminente inizio della Stagione 2 con un trailer cinematografico

Secondo Faliszek, uno dei problemi principali è che non esiste una soluzione immediata e priva di rischi. Sulla carta, Destiny 3 potrebbe apparire come la scelta più sicura, ma il mercato moderno dei giochi live service richiede investimenti enormi e gli editori cercano prodotti capaci di mantenere una base di utenti per molti anni.

Per spiegare il ragionamento delle grandi aziende, Faliszek ha citato il caso di Counter-Strike: "Counter-Strike esiste dal 1997. Questi giochi, una volta trovata la loro comunità, possono vivere praticamente per sempre, ed è questo che gli editori stanno cercando".

Anche l'ipotesi di suddividere Bungie in più team impegnati su progetti più piccoli presenta, secondo lui, numerose difficoltà. Faliszek sostiene che nelle grandi organizzazioni questo modello sia complesso da sostenere e che convincere il pubblico a interessarsi a nuove proprietà intellettuali richieda investimenti significativi.

A sostegno della sua tesi ha ricordato come Valve abbia investito circa 35 milioni di dollari in pubblicità televisiva per promuovere Left 4 Dead 2, nonostante si trattasse del seguito di una serie già affermata. Per questo motivo, ritiene che lanciare un progetto originale e di dimensioni più contenute non sarebbe necessariamente meno costoso.

Le considerazioni di Faliszek si aggiungono a quelle di altri ex membri di Bungie che nelle ultime settimane hanno evidenziato l'incertezza che circonda il futuro dello studio. Anche l'idea di una remaster del primo Destiny, secondo alcune figure che hanno lavorato alla serie, non rappresenterebbe una soluzione particolarmente sicura dal punto di vista commerciale.

Con Destiny 2 ormai vicino alla conclusione del proprio percorso e senza indicazioni concrete su un eventuale Destiny 3, Bungie si trova quindi davanti a una fase di transizione delicata, nella quale dovrà individuare una nuova direzione capace di soddisfare sia le aspettative dei giocatori sia quelle di Sony.

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