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Unhinged: La follia è l’horror di Netflix che si gioca con lo smartphone

Night School Studio e Netflix uniscono cinema e videogioco in un horror interattivo che usa lo smartphone come controller, torcia e telefono di scena.

SPECIALE di Fabio Di Felice   —   04/07/2026
In Unhinged cerchiamo di scappare da un serial killer

Il cosa è vecchio come il mondo: sei solo in casa e c'è un maniaco che vuole farti a pezzi. È il come che è una sorpresa. Unhinged: La follia, il nuovo videogioco prodotto da Netflix, si gioca tutto in streaming e utilizzando lo smartphone come controller. Magari, prese singolarmente, queste due cose non sono una novità... ma insieme? Probabilmente è questo il vero, grande valore aggiunto di questa avventura firmata Night School Studio, già autori di Oxenfree e di Thronglets, videogioco tratto da un episodio della settima stagione di Black Mirror.

Questa volta lo studio dà vita a un'operazione che si posiziona a metà strada tra videogioco e serie TV, mettendo insieme cinema e videogiochi attraverso il proprio cast: Ava, la protagonista, è interpretata da Zoe Kravitz, la sua amica Claire ha la voce di Sadie Sink - la Max di Stranger Things -, e il carnefice è doppiato dal prezzemolino videoludico per eccellenza, Troy Baker.

Unhinged si gioca accedendo al proprio account di Netflix da un browser - per ora sono specificati solo Google Chrome e Microsoft Edge - o da alcuni modelli di TV e necessita di uno smartphone, dal momento che quello sarà il dispositivo attraverso cui guideremo Ava. Non si tratta solo di un controller universale, ma di una componente fondamentale per l'immedesimazione, dal momento che lo utilizzeremo come fosse lo smartphone della ragazza: rispondendo alle chiamate, leggendo i messaggi e illuminando l'ambiente con la torcia. Unhinged fa infatti parte di quel filone di videogiochi in cui il tuo cellulare si trasforma nel telefono di qualcun altro. Ne abbiamo visti diversi sugli store mobile: Sara Is Missing, Simulacra, A Normal Lost Phone. L'idea di perdere il controllo su qualcosa di così intimo come lo smartphone, ormai una scatola nera personale che ci portiamo dietro, fa già più paura di qualsiasi mostro.

Il telefono sarà il nostro migliore amico in questo breve incubo
Il telefono sarà il nostro migliore amico in questo breve incubo

Una volta aperto il videogioco, il telefono di Ava comincerà a squillare e ci verrà chiesto di inquadrare un QR Code per collegare il nostro dispositivo. Da quel momento lo squillo si trasferirà sul nostro smartphone, che assumerà l'aspetto e le funzioni di quello della ragazza. Una piccola, grande magia che diventa ancora più intrigante nel momento in cui Ava avrà bisogno della torcia del suo smartphone e saremo noi a muovere la sua mano sventolando il nostro telefono.

Qual è il tuo film horror preferito?

Quel che è certo, come si diceva, è che la storia è un mero pretesto per metterti negli scomodi panni della malcapitata di turno: Ava è una ragazza sola, abita in questo appartamento in South Carolina ed è chiusa in casa dal momento che si aspetta l'arrivo in città di un fortissimo uragano. Sullo stesso pianerottolo abitano una vicina anziana, di cui lei si prende cura, e un tipo con cui ha avuto una breve frequentazione. Di fronte alla sua camera da letto, dall'altra parte della strada, si trova invece la stanza della sua migliore amica, Claire, che la chiama per proporle di passare la notte insieme e aspettare il passaggio dell'uragano. Peccato che, non appena Ava provi a uscire dal condominio, si renda conto che tutte le uscite sono sigillate. E che qualcuno la sta cercando per farle del male.

Unhinged inizia e finisce nel giro di una buona mezz'ora. In questo poco tempo non prova nemmeno a raccontare una storia complessa e preferisce delegare i dettagli all'esplorazione del telefono di Ava. È possibile sbirciare tra i messaggi in arrivo per capire qualcosa di più della vita privata della ragazza, e perfino intuire alcuni dei rapporti che intratteneva con gli altri protagonisti. Il resto della vicenda è una classica struttura da film slasher che non ha bisogno di molte spiegazioni e che vi chiede di innalzare la sospensione dell'incredulità a livelli quasi impensabili. Il killer, il maniaco, è definito dal suo aspetto, dall'ossessione per Ava e dalla crudezza delle azioni che compie. L'ispirazione ci è sembrata provenire dai sadici villain del primo Outlast.

C'è, in effetti, una certa affinità con il modello di Outlast: un inseguimento violento e senza tregua, un momento grandguignolesco che ha a che fare con le viscere di qualcuno, un folle inseguitore decisamente sopra le righe e un avatar che si esprime perlopiù attraverso le sue mani, l'unica parte del corpo che riusciamo a vedere. Ciò che cambia parecchio rispetto a un classico videogioco, però, è la soglia d'ingresso per il livello di abilità richiesto al giocatore. In questo caso, praticamente nullo.

C'è ancora qualcuno dei coinquilini sul pianerottolo di Ava?
C'è ancora qualcuno dei coinquilini sul pianerottolo di Ava?

Che questo sia un bene o un male, se ne può discutere. Fatto sta che in Unhinged le azioni richieste al giocatore sono essenzialmente due o tre: rispondere al telefono, individuare nell'ambiente oggetti con cui interagire illuminandoli con la torcia e far muovere Ava in una certa direzione inquadrando abbastanza a lungo degli indicatori. Queste operazioni hanno a volte un conto alla rovescia nella parte alta dello schermo. Ciò accade quando il killer ci insegue e alcune decisioni vanno prese prima che lui possa anticiparci. Definirle decisioni, probabilmente, non è corretto, dal momento che la storia ha un solo possibile epilogo e i passi da seguire sono sempre gli stessi. Con una trovata narrativa piuttosto singolare, l'unico modo per accedere a scene extra e informazioni aggiuntive è farsi acchiappare dal killer e morire. Non proprio l'idea più brillante del mondo.

Un’interessante demo tecnica, e poi?

Sembra quasi che Unhinged si regga totalmente sulla volontà del giocatore di mantenersi all'interno dell'opera senza provare a romperla. Una sorta di tacito patto narrativo con il videogioco, che in effetti è un'intenzione presente nelle dichiarazioni di Night School Studio. Alla base del progetto c'è la voglia di mettere in scena la classica storia da home invasion rispecchiando il più possibile la situazione del giocatore in casa: solo e con in mano lo smartphone. Nessuno stacco di montaggio e una serie di trovate molto intriganti che annullano il confine tra reale e virtuale. In effetti tutto il lavoro fatto sull'interazione tra i due telefoni - quello di Ava e quello del giocatore - è eccellente: lo smartphone vibra e squilla quando ci chiamano, la voce di Claire esce dal nostro telefono, le notifiche ci avvisano quando arrivano i messaggi. In una fase avanzata del gioco, quando si tocca lo schermo, si lasciano impronte di sangue sull'interfaccia.

Uscire dall'appartamento è una delle priorità di Ava
Uscire dall'appartamento è una delle priorità di Ava

Il fatto è che in questa massima ricerca di accessibilità pensiamo che si sia perso qualcosa. Inizialmente il progetto doveva avere bivi narrativi e una gestione del telefono più complessa che poi, agendo per sottrazione, sono stati semplificati e tagliati via. Svuotato della sua complessità, Unhinged è poco più di un giro di giostra, una tech demo con una bellissima idea: quella di fondere reale e virtuale attraverso lo strumento che più di ogni altro ci permette di interfacciarci col mondo al di là dello schermo.

Il vero colpo di scena arriva però ai titoli di coda, quando compaiono i nomi di David Fincher e Zach Cregger. Il primo non ha bisogno di presentazioni; per il secondo bastano un paio di titoli per identificarlo: Weapons, l'horror che nel 2025 ha sbancato il botteghino in mezzo mondo, e Resident Evil. Già, perché Cregger sarà il regista del prossimo film della serie. I due appaiono tra i ringraziamenti speciali del progetto, senza però alcuna indicazione sul loro ruolo nella produzione. Il che non fa che accentuare l'amaro in bocca alla fine di Unhinged.

Troy Baker presta la voce al killer
Troy Baker presta la voce al killer

Cosa ce ne facciamo di questa piccola esperienza? È forse il preludio a qualcosa di più lungo, magari una serie di episodi che durano come questo ma che permetteranno di costruire qualcosa di più complesso? Partire dal climax sicuramente ha giovato al ritmo, ma ha trasformato il tutto in una escape room che trova il suo più grande pregio nell'impedire al pubblico di Netflix di guardare le notifiche sul proprio telefono mentre fa altro. C'è solo quello di Ava, con la batteria pericolosamente vicina allo scaricarsi.

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