La prima stagione di X-Men '97 ci ha entusiasmato e, a nostro giudizio, rasentava la perfezione. In quei primi dieci episodi, il creatore, scrittore e produttore esecutivo Beau DeMayo aveva riversato tutta la sua passione per gli X-Men e le loro storie più famose, adattandole per il piccolo schermo in un pacchetto che proseguiva la storia rimasta in sospeso per oltre vent'anni senza perdere di vista l'attualità.
Peccato che DeMayo si sia fatto licenziare da Disney e Marvel Studios in seguito a un'indagine su presunti comportamenti inadeguati, e che l'escalation a seguire - con tanto di causa legale ancora in corso - abbia indotto la compagnia a tagliare ogni ponte con lui, anche a livello creativo. Quindi la seconda stagione di X-Men '97 è arrivata su Disney+ dopo un prepotente rimaneggiamento da parte del nuovo scrittore Matthew Chauncey (che ha già firmato What If...?) e con un episodio in meno rispetto ai dieci previsti. Insomma, con queste premesse, è stata un disastro o si è salvata?
X-Men dispersi nel tempo
Innanzitutto bisogna capire che non tutto ciò che DeMayo aveva preparato per questa seconda stagione è stato gettato alle ortiche: la prima metà della stagione è rimasta tendenzialmente fedele alla sua visione originale, e infatti la storia riprende dal finale dell'annata precedente, con buona parte degli X-Men perduti nel tempo: una squadra - composta da Xavier, Magneto, Bestia, Rogue e Nightcrawler - nell'antico Egitto, dove il primo mutante En Sabah Nur - destinato a diventare Apocalisse - si oppone al regno del faraone Rama-Tut. L'altra - che include Ciclope, Jean, Wolverine, Morph e Tempesta - si è ritrovata nel lontano futuro in cui un Nathan Summers adolescente si prepara a diventare l'eroe che sconfiggerà Apocalisse.
Nel presente, invece, Cable rimette insieme X-Force con Jubilee, Sunspot, Psylocke e Arcangelo per trovare Apocalisse e finisce a combattere X-Factor, una squadra di ex pupilli di Xavier al soldo del governo. La situazione è ingarbugliatissima, ma dopo qualche viaggio nel tempo, e la scomparsa di un personaggio importantissimo, i nostri beniamini tornano tutti negli anni '90 nel giro dei primi quattro episodi, che sono anche indubbiamente i migliori della stagione per scrittura e intreccio. È chiaro che fino a questo punto i Marvel Studios hanno seguito la visione di DeMayo, il quale intendeva adattare un paio di cicli a fumetti famosissimi, e cioè L'era di Apocalisse e Onslaught.
Ma a quanto pare l'eccessiva aderenza ai fumetti aveva già indisposto Disney, che ha chiesto a Chauncey di aggiustare il tiro nella seconda metà della stagione, riducendo praticamente a una sottotrama tutta la storia di Apocalisse. Già il quinto episodio, per esempio, si concentra su Wolverine, che poi verrà messo da parte per tutto il resto della stagione, mentre il sesto riporta il personaggio di Polaris alla X-Mansion, salvo relegare anche lei a un ruolo di secondo piano negli episodi successivi.
L'impressione è quasi che Chauncey avesse una lista di storie a fumetti cui attingere in maniera comunque limitata e abbia passato la seconda metà di questa stagione a spuntare tutti i nomi, assicurandosi solo di infilare più comparse possibili in ogni scena. Il risultato è una coda di episodi pasticciata, in cui succedono troppe cose e troppo velocemente e nessuna sottotrama riesce davvero a respirare, pur offrendo sempre spunti interessanti di riflessione su tematiche esistenziali di una certa rilevanza. Il settimo episodio, che punta i riflettori su Nightcrawler, è un fulgido esempio: nel concreto è una gran bella storia, ma è raccontata in modo così frettoloso e maldestro da lasciare molto poco allo spettatore.
Apocalisse sì e no
La sottotrama di Apocalisse riemerge quasi distrattamente nel corso della stagione, spianando la strada ai due episodi finali che chiudono la questione in maniera sbrigativa ma decisamente spettacolare: le sottotrame convergono nello scontro decisivo tra X-Men, X-Factor e X-Force per il destino di Apocalisse, legato a doppio filo con quello di un mutante redivivo. Nonostante si risolva tutto con un vero e proprio deus ex machina, e la stagione si chiuda bruscamente dopo un'altra dipartita eccellente, non possiamo negare che l'ultimo episodio sia stato un vero spettacolo soprattutto sul fronte dell'azione.
X-Men '97 continua a essere valori produttivi altissimi, con animazioni di grandissima qualità, una regia sempre attenta e dinamica e una colonna sonora di grande impatto, oltre a dialoghi di un certo spessore, ma questa stagione, soprattutto se paragonata alla prima, soffre giocoforza nella scrittura che fatica a stare al passo con ciò che succede a schermo. Gli X-Men non sono supereroi come tanti altri: l'introspezione è una caratteristica fondamentale e trovare il giusto equilibrio non è facile per raccontare questi personaggi così spesso dilaniati da incertezze e timori che li rendono proprio umani.
È una dicotomia su cui sostanzialmente si fonda l'idea avuta da Stan Lee e Jack Kirby negli anni '60 e che continua a essere attuale ancora oggi per sua stessa natura. I primi quattro episodi dimostrano proprio la padronanza del soggetto da parte di DeMayo - forse proprio perché appartiene a più minoranze contemporaneamente - e infatti affrontano i dilemmi di questi personaggi in un sottile gioco a incastro, ma non appena si torna al presente sembra tutto accelerare vertiginosamente verso un finale poco soddisfacente, considerando la posta in gioco e la storia imbastita fino a quel momento.
Negli episodi restanti si sente piuttosto la mano di Chauncey, molto più a suo agio nel mettere insieme i personaggi per zuffe corali spettacolari visivamente ma poco introspettive: l'ultimo episodio richiama decisamente le ambizioni cosmiche di What If...? e sembra essere stato pensato sia come un potenziale finale di serie, sia come un cliffhanger che rimanda direttamente alla prossima stagione. Quest'ultima si fregherà delle consulenze di Larry Houston, Eric Lewald e Julia Lewald, che avevano già lavorato alla serie animata originale, quindi le speranze che X-Men '97 torni in carreggiata sono concrete.
Questo, però, non significa che la seconda stagione della serie revival sia pessima, beninteso: riesce comunque a catturare l'attenzione grazie al carisma dei personaggi e al comparto tecnico, senza contare che per i fan meno smaliziati è una continua caccia al cammeo o al riferimento più oscuro. È solo più caotica della prima annata, che si è distinta proprio per la sua maturità e profondità. Un passo indietro sicuramente, ma non è ancora tutto perduto.
Conclusioni
Multiplayer.it
7.0
La seconda stagione di X-Men '97 sente tutto il peso dei problemi dietro le quinte: l'allontanamento di DeMayo ha avuto ripercussioni a più livelli sulla coerenza di questi nove episodi, che nella seconda metà dell'annata sembrano cercare a tutti i costi di rompere con la sua visione per trovare una nuova strada. Il risultato è una corsa caotica e un po' superficiale da uno spunto all'altro, che sacrifica l'introspezione tanto cara alla prima stagione sull'altare dell'azione e della spettacolarità. Poteva andare molto peggio, ma poteva andare anche meglio: speriamo che il ritorno del team creativo originale risollevi la serie dopo il superlativo rilancio di due anni fa.
PRO
- Ottime le animazioni e la regia
- I primi quattro episodi sono eccellenti
- Tantissime piccole chicche per i fan dei fumetti
CONTRO
- La seconda metà della stagione è frettolosa e superficiale
- Molti personaggi restano in secondo piano
- Doppiaggio italiano altalenante