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Tecnologie al capolinea: cosa butteremo nella spazzatura entro il 2030

Dai cavi alle console, ecco le tecnologie che potrebbero diventare preistoria entro il 2030: un'analisi sui gadget destinati a sparire e sulle innovazioni che cambieranno le nostre abitudini tech.

SPECIALE di Raffaele Staccini   —   24/02/2026
Tecnologie al capolinea

Ricordate la sensazione che si prova guardando le foto dei genitori negli anni '70? Quei pantaloni a zampa d'elefante così esagerati che oggi sembrano una sfida alle leggi della fisica e del buon gusto. All'epoca erano il massimo dello stile; poi sono diventati il materiale preferito per i meme sulla nostalgia (anche se adesso sono diventati vintage e, quindi, sono di nuovo trendy). Ecco, preparatevi: tra soli cinque anni, guarderete lo smartphone che avete tra le mani con lo stesso, identico imbarazzo.

Oggi, nel febbraio 2026, siamo su un crinale tecnologico sottilissimo. Oggetti che consideriamo indispensabili - e per i quali abbiamo speso cifre a tre zeri - stanno per trasformarsi nei "pantaloni a zampa" del mondo digitale. Non spariranno perché si romperanno, ma perché il mondo intorno a loro sarà diventato così fluido, integrato e intelligente da far sembrare un cavo USB o una password digitata a mano strumenti dell'Età della Pietra.

Il 2030 non è fantascienza, è praticamente dopodomani. E se volete evitare di trovarvi tra cinque anni a spiegare ai vostri figli perché andavate in giro con un "mattone di silicio" in tasca o cercavate disperatamente una presa di corrente al ristorante, fareste bene a dare un'occhiata alla lista che segue. Ecco le tecnologie che oggi chiamiamo "avanguardia" e che domani potremo chiamare già "preistoria".

L'addio all'hardware fisico: la fine dell'era di "fili e mattoni"

Aprendo un cassetto qualsiasi della scrivania, molti di voi troveranno un groviglio informe di cavi, alimentatori e adattatori che farebbe impallidire un ingegnere della NASA. L'era della tecnologia che ha bisogno di un guinzaglio fisico per sopravvivere è però agli sgoccioli e sono diversi gli oggetti che stiamo per salutare.

Il cavo USB-C: un re destinato all'esilio

Sembrava la soluzione definitiva (un solo cavo per tutto!), ma la verità è che il connettore fisico è un punto di rottura meccanico e un limite al design. Con lo standard Qi2 e l'evoluzione della ricarica wireless magnetica, anche la porta USB-C sugli smartphone diventerà superflua. Nel 2030, un buco nella scocca di un telefono sembrerà una falla strutturale, come una porta senza serratura elettronica.

Nel 2030 i cassetti saranno pieni di cavi solo se siete accumulatori seriali?
Nel 2030 i cassetti saranno pieni di cavi solo se siete accumulatori seriali?

Ma la vera rivoluzione che renderà i caricabatterie dei reperti archeologici è la ricarica a distanza. Immaginate di entrare in una stanza e vedere il vostro smartphone (o i vostri occhiali AR) ricaricarsi semplicemente restando in tasca, grazie a onde millimetriche che trasmettono energia in modo sicuro nell'aria.

A quel punto, l'idea di dover "attaccare" qualcosa alla corrente sembrerà arcaica quanto dover caricare un orologio a molla.

Alimentatori e "Power Brick"

Vogliamo poi parlare di quei pesanti mattoni neri che occupano due posti nella ciabatta elettrica? Sono i prossimi sulla lista nera. Grazie al GaN (Nitruro di Gallio) e all'integrazione dell'energia direttamente negli arredi, la conversione di corrente sarà invisibile e miniaturizzata. I semiconduttori al GaN conducono infatti l'elettricità in modo molto più efficiente, perdendo pochissima energia sotto forma di calore. Il risultato è che caricabatterie da 100W (capaci di dare energia a un intero ufficio mobile) potranno passare dalle dimensioni di un dizionario a quelle di un cubetto di ghiaccio. La ricarica sarà poi integrata direttamente nelle placche a muro: la "presa" stessa sarà l'alimentatore.

Vogliamo poi parlare delle Power Bank? Oggi andiamo in giro con dei mattoni da usare come bombole d'ossigeno per subacquei digitali. Ma tra batterie ai catodi di zolfo (più dense e durature) e la ricarica Over-the-Air (OTA) i nostri dispositivi saranno costantemente "alimentati dall'aria" negli uffici, nei bar e sui mezzi pubblici.

E così i ragazzi del 2030 forse non sapranno nemmeno cosa sia una "Power Bank" o un cavo USB esattamente come chi è giovane oggi, non sa assolutamente cosa sia un mangianastri.

Addio alla burocrazia digitale: quando "digitare" diventerà un errore

Se i cavi sono il disordine visivo, le password e le app frammentate sono il disordine cognitivo. Nel 2030, l'idea di dover scrivere qualcosa per dimostrare chi siamo o per interagire con una lampadina sembrerà assurda quanto usare il telegrafo.

La morte della password (e dei post-it sul monitor)

Oggi passiamo una parte imbarazzante della nostra vita a cliccare su "Password dimenticata" o a inventare combinazioni improbabili con il nome del cane e l'anno di nascita. Con l'affermazione definitiva delle Passkeys e della biometria invisibile, l'identità sarà legata al nostro essere, non a una stringa di testo.

Diremo addio alle password e alle app per ricordarle?
Diremo addio alle password e alle app per ricordarle?

Nel 2030, raccontare che nel 2026 usavamo ancora i codici OTP via SMS (facilmente hackerabili e scomodi) sarà come ammettere di aver usato un lucchetto di plastica per proteggere un caveau. La rivoluzione sarà l'autenticazione "zero-friction". Ti avvicini al dispositivo, lui sa che sei tu. Punto.

Grazie a chip UWB (Ultra-Wideband) integrati in ogni dispositivo, il riconoscimento avverrà per prossimità e comportamento. Il computer potrà capire chi lo sta usando dal modo in cui si avvicina alla scrivania o dal battito cardiaco rilevato dallo smartwatch. Con la biometria comportamentale, l'IA monitorerà il modo in cui viene mosso il mouse o l'angolazione con cui si tiene lo smartphone. Se un malintenzionato prende in mano il tuo telefono, il sistema lo bloccherà istantaneamente perché "non si muove come te".

Smart Home: la fine della "Danza delle App"

Avete poi presente quella cartella sullo smartphone chiamata "Casa" che contiene 12 app diverse per 12 marche di lampadine e termostati? Ecco, quello è il picco dell'inefficienza tecnologica degli anni '20. Grazie a protocolli come Matter, però, l'interoperabilità è destinata a diventare lo standard. L'idea di dover aprire l'app "X" per abbassare la tapparella e l'app "Y" per accendere il condizionatore verrà ricordata come un'era di frammentazione ridicola.

Niente più app separate per la domotica?
Niente più app separate per la domotica?

Immaginate di spiegare a qualcuno nel futuro che, per accendere la luce in salotto, dovevate: sbloccare il telefono, cercare l'app corretta, attendere il caricamento e premere un tasto virtuale. Vi guarderanno come se steste descrivendo la procedura per accendere un fuoco con due pietre focaie. La casa intelligente diventerà finalmente "intelligente" e non solo "telecomandata". Non useremo un'app; useremo la voce o, meglio ancora, lasceremo che l'IA gestisca l'ambiente in base alle nostre abitudini. Magari nel 2030 non ce l'avremo tutti, ma le nuove case inizieranno a essere così.

La fine dell'hardware dedicato al gaming?

Nel 2030 guarderemo le nostre postazioni da gioco e i nostri uffici con lo stesso stupore con cui oggi guardiamo quelle scrivanie anni '90 piene di scanner, fax e monitor a tubo catodico. Tutto hardware che potrebbe essere sul punto di essere "masticato" dal silicio integrato e dal cloud.

Console da gioco: il "VCR" dei giocatori

Comprare una scatola di plastica da 600 euro, piazzarla sotto la TV, farla sibilare per il calore e aspettare ore che scarichi 150 GB di patch? Nel 2030 sembrerà una follia burocratica. Con l'abbattimento della latenza grazie al 6G e alla fibra ottica onnipresente, il Cloud Gaming diventerà lo standard invisibile. Giocheremo al titolo più pesante del mondo direttamente dall'app della TV o dagli occhiali AR.

Alla fine anche le console Nintendo spariranno?
Alla fine anche le console Nintendo spariranno?

L'idea di "generazione di console" (PS5, PS6...) morirà (a dirla tutta, in parte, è già morta). Il gaming diventerà un servizio fluido, rendendo la console un oggetto ingombrante, rumoroso e, eresia, persino un po' ridicolo da esibire in salotto.

Il PC assemblato: da necessità a "restauro d'epoca"

Scegliere la scheda video, spalmare la pasta termica, litigare con i bios della scheda madre. Per decenni è stato il rito d'iniziazione di ogni tech-enthusiast. Nel 2030, montare un PC sarà considerato un hobby per nostalgici, come restaurare una Vespa del '68 o rilegare libri a mano. L'efficienza dei SoC (System on Chip) - dove processore, RAM e scheda video sono un unico minuscolo pezzo di silicio - ha reso il "case a torre" un dinosauro inefficiente che consuma troppa energia.

La potenza bruta non sarà più nel vostro studio, ma in un server lontano. Il "computer" sarà un monitor ultrasottile o un paio di cuffie intelligenti. Anche perché, con la crisi delle memorie e di tutti i componenti fagocitati dall'IA, parliamoci chiaro: davvero pensate di potervi permettere ancora un PC "vostro" tra 4 anni?

D'altronde, l'idea che per far girare un videogioco si debbano svitare delle paratie metalliche, inserire delle schede ingombranti e assicurarsi che tutto si incastri perfettamente non vi sembra già come costruire una macchina a vapore?

Il tramonto dell'interfaccia "pigra": perché gli smartphone sembreranno ridicoli

Arriviamo all'apice dell'imbarazzo tecnologico: il design che sacrifica la funzione sull'altare dell'estetica. Nel 2030, guarderemo a certe scelte di design odierne come oggi guardiamo agli interni in finta radica delle auto anni '80: un esperimento finito male.

L'arroganza del "Tutto-Touch" in auto

Abbiamo vissuto un quinquennio di ubriacatura da tablet. Case automobilistiche (sì, Tesla, parliamo anche di te) hanno deciso che un unico schermo gigante dovesse gestire tutto: dal tachimetro alla direzione delle bocchette dell'aria. Nel 2030 (o anche prima, visto che proprio Tesla ha portato Grok sulle sue auto) l'idea di dover distogliere lo sguardo dalla strada per navigare in tre sotto-menu solo per regolare lo sbrinatore sembrerà una follia criminale. Assisteremo al ritorno del feedback tattile intelligente: pulsanti fisici che compaiono solo quando serve o interfacce aptiche che non richiedono di guardare.

Gli interni delle auto Tesla sono avanguardia o preistoria?
Gli interni delle auto Tesla sono avanguardia o preistoria?

I comandi vocali IA avanzati e gli HUD (Head-Up Display) a tutta larghezza renderanno il "tablet appiccicato sul cruscotto" un reperto di un'epoca in cui non sapevamo ancora come integrare l'intelligenza digitale in modo sicuro. Immaginate di raccontare a qualcuno nel 2030: "Sì, per regolare gli specchietti dell'auto dovevo guardare uno schermo da 15 pollici mentre guidavo a 130 km/h". Vi guarderanno con lo stesso terrore con cui noi guardiamo le foto di chi viaggiava senza cinture di sicurezza.

Lo smartphone come "guinzaglio visivo"

Passiamo dalle 5 alle 8 ore al giorno con la testa china su un rettangolo di vetro. È una postura che definisce la nostra epoca, ma che nel 2030 sarà considerata quasi una patologia sociale superata. Il fattore imbarazzo: girare con un "mattone" rigido in tasca e doverlo tirare fuori ogni 30 secondi per leggere una notifica sembrerà goffo. Con l'esplosione dei Wearable con intelligenza artificiale (occhiali AR leggeri e auricolari a conduzione ossea), l'informazione sarà proiettata nel nostro campo visivo o sussurrata nelle orecchie in modo contestuale.

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Lo smartphone non sparirà del tutto, ovviamente, ma diventerà un'unità di calcolo invisibile nello zaino o in tasca. L'atto di "stare fissi sullo schermo" mentre si cammina sarà l'equivalente tech del fumare in ufficio: qualcosa che si faceva, ma che ora appare fuori luogo.

La tecnologia non si ferma, e la sua velocità è tale che il "nuovissimo" di oggi è già il "vecchio" di domani. Il passaggio dai cavi alla ricarica wireless, dalle password alla biometria, o dalle console pesanti al cloud gaming non è solo un cambio di gadget, ma un cambio di paradigma: stiamo passando dalla tecnologia che dobbiamo gestire noi, alla tecnologia che ci serve in modo invisibile.

E ora diteci la vostra: qual è l'oggetto tecnologico che oggi usate ogni giorno ma che non vedete l'ora di lanciare nel dimenticatoio?