La storia dell'umanità è costellata di personaggi che hanno lasciato un segno importante in un determinato campo. Eccellere in un ambito, tanto da essere ricordati nella storia, è già un traguardo enorme, ma sono pochissimi coloro che sono riusciti a distinguersi in più arti, figuriamoci arrivare a essere considerati maestri in tutto ciò che hanno deciso di intraprendere. C'è però un uomo che, secondo la tradizione, è riuscito a fare tutto questo, tanto da trasformarsi in una leggenda capace di trascendere il tempo e lo spazio: stiamo parlando di Miyamoto Musashi.
L'espressione tenka musō, ossia "senza rivali sotto il cielo", è spesso associata alla figura di Miyamoto Musashi e alla fama che lo ha accompagnato nei secoli grazie alle sue strabilianti capacità come spadaccino. Lo stesso Musashi racconta, nel Libro dei Cinque Anelli, di aver affrontato più di sessanta scontri senza mai essere sconfitto. Ma la sua vita non fu fatta soltanto di duelli: Musashi fu anche stratega, scrittore, pittore e calligrafo, oltre a essere il fondatore della scuola Niten Ichi-ryū, basata sull'uso delle due spade. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò anche alla scrittura e all'arte, lasciando diverse opere oggi conservate nei musei giapponesi, oltre al Libro dei Cinque Anelli, ancora oggi una delle sue opere più celebri, arrivato sino a noi e tradotto in tutto il mondo.
Un personaggio così leggendario non poteva restare relegato alle fonti storiche e, nei secoli, la sua figura è stata reinterpretata innumerevoli volte in cinema, serie TV, fumetti e libri. Ovviamente, tra queste opere non potevano mancare i videogiochi, e il recente Onimusha: Way of the Sword, dove Musashi è protagonista con il volto modellato digitalmente sulle fattezze di Toshiro Mifune, rappresenta un omaggio particolarmente significativo.
Mifune, infatti, aveva già interpretato Musashi nella celebre trilogia cinematografica di Hiroshi Inagaki degli anni Cinquanta, contribuendo a rendere iconica nell'immaginario popolare la figura dello spadaccino. Il gioco di Capcom riporta così virtualmente in vita non soltanto Musashi, ma anche una delle sue più celebri incarnazioni cinematografiche, chiudendo un curioso cerchio tra storia, cinema e videogioco.
Questa però è solo l'ultima versione di un personaggio che è diventato un mito anche in ambito videoludico.
Un uomo incomparabilmente forte
La vita di Miyamoto Musashi si perde completamente tra mito e leggenda; infatti, sono innumerevoli le versioni delle sue imprese più importanti, come la battaglia contro la scuola Yoshioka a Kyoto, dove inizia anche il nuovo Onimusha, o il suo epico duello contro Kojirō Sasaki. La leggenda arrivò persino ad attribuirgli imprese quasi soprannaturali, contribuendo a trasformare il guerriero storico in una figura sempre più vicina al mito. Ad esempio, in una stampa ukiyo-e risalente all'Ottocento, Miyamoto Musashi è raffigurato mentre uccide un nobusuma, uno yōkai simile a un gigantesco pipistrello.
Gran parte del mito moderno legato al grande spadaccino deriva da un famoso romanzo che ripercorre la sua vita, Musashi di Eiji Yoshikawa, pubblicato a partire dal 1935. Da questo corposo libro è stata poi tratta la trilogia di film con protagonista proprio Toshiro Mifune, realizzata tra il 1954 e il 1956. Questa serie di pellicole consacrò ancor di più il personaggio presso il pubblico giapponese e non solo, anche grazie alla bravura dell'attore protagonista, famoso per la sua grande espressività e il suo talento.
Dallo stesso libro di Yoshikawa venne poi tratto in epoca più moderna anche un manga, Vagabond, creato dall'illustre Takehiko Inoue, lo stesso autore di Slam Dunk; iniziato nel 1998, purtroppo è ancora oggi in pausa. Il manga contribuì a portare all'attenzione di un vasto pubblico internazionale il personaggio di colui che viene definito Kensei, ossia un "santo della spada", termine con cui vengono indicati i grandi maestri delle arti della spada.
Sulla vera storia di Miyamoto Musashi si hanno, in realtà, molte meno certezze di quanto si possa pensare. Sappiamo che nacque nel villaggio di Miyamoto, nella provincia di Harima, e che venne addestrato nell'arte della spada dal padre Munisai, un samurai e maestro di arti marziali. A 13 anni ebbe il suo primo duello contro un samurai adulto, che uccise. A 16 anni partecipò, secondo la tradizione, all'epica battaglia di Sekigahara: combattuta nel 1600, questa battaglia decise la sorte del Giappone, poiché portò alla successiva affermazione dello shogunato Tokugawa. Musashi avrebbe combattuto dalla parte della fazione sconfitta, appartenente all'Ovest. Sopravvisse, nonostante la sua giovane età, a una delle battaglie più cruente della storia del Giappone e da lì iniziò il suo vagabondaggio per le strade dell'arcipelago nipponico, con l'obiettivo di farsi un nome, addestrandosi come guerriero e perfezionando le proprie abilità.
Vagò per il paese fino al compimento dei 29 anni, affrontando più di sessanta duelli, tutti vinti, secondo quanto affermato dallo stesso Musashi nel Libro dei Cinque Anelli. I più celebri sono due: quello contro la famiglia Yoshioka e quello contro Sasaki Kojirō, detto Ganryū.
Anche in questo caso, una delle fonti principali che descrive nel dettaglio questi duelli è il Nitenki, una delle principali biografie dedicate al personaggio, pubblicata nel 1776, ossia circa 130 anni dopo la sua morte, e per questo probabilmente già molto influenzata dalle storie leggendarie legate allo spadaccino. Secondo questo testo, nel 1604 Musashi affrontò a Kyōto la prestigiosa famiglia Yoshioka, legata a una celebre scuola di scherma. Dopo aver sconfitto prima il caposcuola Seijūrō e poi suo fratello Denshichirō, Musashi si ritrovò al centro di una vendetta: gli Yoshioka organizzarono un ultimo scontro scegliendo il giovane Matashichirō come rappresentante della scuola e facendolo accompagnare da numerosi combattenti. Musashi, però, scoprì l'agguato e decise di giocare d'anticipo, nascondendosi sul luogo dello scontro e attaccando per primo. La tradizione racconta che riuscì a uccidere Matashichirō e a fuggire dopo aver affrontato l'intero gruppo.
Il suo duello più celebre fu però quello, nel 1612, contro Sasaki Kojirō, sull'isola di Funa-jima, isola che venne poi ribattezzata Ganryū-jima proprio in seguito a questo scontro. Sasaki Kojirō era famoso per utilizzare come lama una ōdachi, ossia una spada più lunga del normale, e per aver sviluppato una tecnica speciale chiamata Tsubame-gaeshi, "Contrattacco della Rondine", ispirata proprio al volo di quest'uccello.
Secondo il Nitenki, Musashi si presentò sul luogo del duello con tre ore di ritardo e armato di una spada di legno ricavata da un remo, che nascose in parte nell'acqua per non far intuire all'avversario la sua lunghezza. Una volta che Musashi si fu presentato con tutta calma sul luogo del duello, si narra che Kojirō perse le staffe e lo caricò a testa bassa, infuriato. Musashi lo colpì con un singolo colpo alla testa, uccidendolo, almeno secondo le versioni più famose di questa storia.
Dopo questo duello le informazioni si fanno molto frammentarie. Si dice che partecipò ad alcune battaglie, come l'assedio di Osaka del 1614-1615, ma non vi è certezza. Si sa che nel 1623 adottò Miyamoto Iori, che divenne in seguito un importante samurai al servizio del clan Ogasawara a Kokura: fu proprio lui a contribuire alla costruzione della memoria storica del padre adottivo, dopo la morte dello stesso.
All'età di 57 anni, nel 1640, Musashi venne accolto a Kumamoto dal daimyō Hosokawa Tadatoshi e qui si dedicò all'insegnamento della strategia e a varie arti, come la calligrafia, la pittura e la meditazione. A Musashi vengono inoltre attribuiti alcuni tsuba, ossia le guardie delle spade giapponesi. Nel 1643 si ritirò poi nella grotta di Reigandō e cominciò a scrivere il Libro dei Cinque Anelli. Il manoscritto originale non è arrivato fino a noi: il testo è stato tramandato attraverso le copie realizzate dai suoi allievi poiché, sempre secondo alcuni racconti, Musashi stesso aveva ordinato loro di distruggere l'originale.
Lo spadaccino scrisse anche, poco prima di morire, il Dokkōdō, "La Via della solitudine", una raccolta di 21 precetti che sintetizzano la sua visione della vita. Secondo una leggenda, al suo funerale ci fu un fortissimo tuono che tutti i presenti interpretarono come lo spirito di Musashi che lasciava il corpo.
Miyamoto Musashi non viene però considerato una sorta di invincibile guerriero soltanto in tempi recenti, ma già tra il Settecento e l'Ottocento molte storie della tradizione orale ne elogiavano le gesta come imprese epiche, che divennero poi biografie e opere teatrali. Da questa lunga tradizione derivarono, nei secoli successivi, le trasposizioni più moderne, tra film, fumetti e videogiochi, che riprendono la figura di quest'uomo e il mito che si è costruito attorno a lui.
Quando arrivarono i videogiochi, quindi, Musashi era già da secoli un personaggio plasmato dalla cultura popolare.
La leggenda di Miyamoto Musashi nei videogiochi
Le apparizioni di Miyamoto Musashi nel mondo videoludico sono innumerevoli, senza contare i personaggi ispirati a lui, magari con un nome cambiato. Tra questi, ad esempio, troviamo molti famosi spadaccini, come Haohmaru di Samurai Shodown, Heishiro Mitsurugi di Soul Calibur o Yasuo di League of Legends.
Uno dei primi giochi ispirati alla sua figura è Musashi no Bōken per il NES, un JRPG fortemente ispirato dai primi Dragon Quest in cui, in realtà, si accompagna il figlio dello spadaccino mentre si avventura per il Giappone con lo scopo di eliminare un Kojirō Sasaki resuscitato in versione demoniaca e con un esercito di mostri a dargli manforte.
Storia simile è quella di Musashi Ganriuki di SNK, un action platformer in due dimensioni alla Ninja Gaiden, in cui Musashi, dopo aver sconfitto Kojirō Sasaki, dovrà salvare la sua amata da un esercito di demoni comandati da un redivivo Kojirō, anche qui in versione demoniaca.
Uno dei più celebri titoli con protagonista il maestro della tecnica con le due spade, però, è Brave Fencer Musashi, per la prima PlayStation. Il titolo, realizzato da Square, con Yusuke Hirata alla produzione, Hironobu Sakaguchi come produttore esecutivo e Tetsuya Nomura come character designer, uscì nel 1998 come un RPG action con chiari rimandi alla saga di Zelda. In questo titolo il personaggio di Musashi si muove in un contesto fantasy, ma i rimandi sono evidenti, in quanto il suo scopo è trovare i cinque rotoli legati agli elementi e, tra i suoi avversari più importanti, troviamo sempre Kojirō; Musashi è inoltre armato di due spade con poteri diversi che può usare in combinazione.
Il titolo ebbe anche un seguito uscito nel 2005 su PlayStation 2 e chiamato Musashi: Samurai Legend, anch'esso un titolo action RPG, in cui erano presenti anche diversi minigiochi, come ad esempio uno in cui Musashi affronta in sella a una moto delle battaglie che ricordano molto quelle con Cloud di Final Fantasy VII.
Miyamoto Musashi è poi un personaggio giocabile in diversi musou della serie Samurai Warriors di Koei Tecmo e anche di Sengoku Basara di Capcom, anche qui sempre rappresentato con la sua tecnica delle due spade e persino con il famoso remo che usò nella battaglia di Ganryū-jima.
Lo spadaccino è diventato protagonista anche di uno dei pochi titoli della saga Yakuza di Sega usciti dal Giappone. Nel 2008 infatti uscì lo spin-off Ryū ga Gotoku Kenzan!, ambientato nella Kyoto del 1605, con protagonista proprio un Miyamoto Musashi che condivideva molte caratteristiche fisiche con Kazuma Kiryu, il famoso protagonista della saga. Non a caso nel titolo Musashi usa come pseudonimo Kiryu Kazumanosuke. In pratica si può vedere questo titolo come una grande reinterpretazione della storia di Musashi, ma con i personaggi di Yakuza inseriti nei ruoli di diversi personaggi storici.
Arriviamo poi a tempi più recenti: nel 2023 Musashi è apparso nel videogioco Fate/Samurai Remnant. Il protagonista del titolo è proprio quello Iori che storicamente è diventato suo figlio adottivo, e il narratore della storia è lo stesso Musashi. Nel gioco apparirà poi una variante dello spadaccino in versione femminile, proveniente da un universo alternativo, e che potrà anche essere usata come personaggio giocabile.
Nel 2025 il combattente è apparso anche nelle vesti di boss segreto di Ghost of Yōtei, con il nome di Takezō l'Invincibile. Il nome Takezō secondo la tradizione sarebbe stato il nome di Musashi durante la sua infanzia. Lo spadaccino sarebbe infatti nato come Shinmen Takezō, anche se la storia dei suoi diversi nomi è più complessa e legata alle convenzioni dell'epoca. Il personaggio di Ghost of Yōtei è chiaramente una reinterpretazione videoludica della figura di Musashi più che una sua rappresentazione storicamente fedele.
Infine, arriviamo a oggi. In Onimusha: Way of the Sword, che abbiamo recensito pochi giorni fa, il "santo della spada" si trova ad affrontare la minaccia dei Genma, armato della sua fida spada e del guanto Oni, in grado di dargli capacità magiche per affrontare anche i mostri più potenti. La cosa interessante del nuovo Onimusha è che riesce a essere una storia di stampo fantasy orientale che fonde bene diversi elementi della storia antica giapponese.
Ad esempio, il mentore di Musashi nel gioco, Ono no Takamura, è un personaggio realmente esistito nel nono secolo d.C., un poeta e maestro di calligrafia. Secondo una leggenda, Takamura scendeva ogni notte fino all'Inferno per assistere il Re Enma, il giudice dell'aldilà, nei suoi giudizi sui defunti. Il pozzo che avrebbe usato si trova sul terreno del tempio Rokudochinno-ji a Higashiyama a Kyoto, e anche nel gioco accade qualcosa di molto simile a questa storia.
Ancora è presto per sapere se questo nuovo capitolo di Onimusha, a cui seguiranno nuovi capitoli, rappresenti una nuova ripartenza per la saga con protagonista il leggendario spadaccino, ma una cosa è certa: sicuramente non è l'ultima volta che vedremo Miyamoto Musashi in un videogioco.