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Destiny 2 rinasce, Marathon si reinventa: il clamoroso dietrofront di Bungie

Bungie ha annunciato a sorpresa uno stravolgimento dei suoi piani per il futuro: Destiny 2 tornerà operativo dopo la fine del supporto, mentre Marathon cambierà completamente.

SPECIALE di Lorenzo Mancosu   —   27/09/2026
La cover art di Destiny 2
Destiny 2
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Sono passati esattamente quattro mesi dal momento in cui abbiamo analizzato la situazione di Bungie alla luce della sua ultima comunicazione pubblica relativa alla ristrutturazione interna. Il 21 maggio 2026, tramite un post sul suo blog ufficiale, la casa di Bellevue annunciava così la conclusione del supporto a Destiny 2: "È arrivato il momento per i nostri mondi condivisi e per Destiny di muoversi oltre Destiny 2. Il focus si sposta su un nuovo inizio per Bungie e inizieremo a incubare i nostri prossimi giochi. Il 9 giugno 2026 sarà pubblicato l'ultimo aggiornamento per Destiny 2, prima dell'inizio del nostro nuovo viaggio come studio". Fine della storia. Titoli di coda. Un ultimo aggiornamento per dare agli utenti alcune funzionalità che erano state richieste per anni, dopodiché il sole sarebbe tramontato definitivamente su Destiny, consegnando l'interezza del futuro della compagnia nelle mani del nuovo Marathon, esperienza PvPvE che era stata pubblicata appena due mesi prima.

E adesso eccoci qui, appena quattro mesi dopo, a commentare una nuova comunicazione pubblicata sul blog ufficiale dello studio, una che smentisce la maggior parte delle dichiarazioni rilasciate in precedenza e presenta ai videogiocatori un nuovo orizzonte. "Abbiamo perso la fiducia, abbiamo perso colleghi straordinari e abbiamo perso di vista ciò che dovrebbe essere la nostra priorità più importante: i nostri giocatori. Come nuovo team di leadership, dobbiamo assumerci la responsabilità di tutto questo. Non ci limitiamo ad ascoltare i vostri feedback: comprendiamo la vostra delusione. Non vi chiediamo di fidarvi di ciò che diciamo oggi. Sappiamo che la fiducia deve essere conquistata attraverso la qualità dei nostri giochi, le decisioni che prendiamo e la costanza con cui ci impegniamo a essere presenti per i nostri giocatori". Questo è solamente un estratto del lungo comunicato che si porta dietro diverse promesse: il ritorno di Destiny, adesso considerato improvvisamente centrale per il futuro dello studio, e il cambio di traiettoria che caratterizzerà il futuro di Marathon. Che cos'è successo a Bungie negli ultimi mesi?

Dietrofront

Riportiamo per un attimo le lancette dell'orologio fino al 21 maggio del 2026, il momento in cui è stato pubblicato il primo blog post riguardo il futuro di Bungie, perché da quell'istante in avanti si sono verificati una serie di eventi destinati a mutare inevitabilmente la traiettoria della compagnia. Tutto ha avuto inizio il giorno seguente, il 22 maggio del 2026, quando il team ha presentato Nightfall, seconda stagione di Marathon destinata a debuttare il successivo 2 giugno per frenare l'emorragia di giocatori che già aveva colpito il suo extraction-shooter PvPvE, riducendo di oltre due terzi la media di giocatori attivi. L'iniezione di contenuti portata dalla seconda stagione produsse gli effetti sperati, allineando nuovamente le metriche a quelle della fase di lancio e mettendo una pezza sulla tiepida ricezione del progetto. Allora, fra l'altro, la ex community manager di Bungie Liana Ruppert affermò che l'unico modo per garantire un futuro allo studio sarebbe stato offrire sostegno a Marathon, rispondendo ai movimenti di appassionati di Destiny che, tramite piattaforme come lo storico subreddit, avevano iniziato a suggerire il boicottaggio.

Monument of Triumph ha letteralmente resuscitato Destiny 2
Monument of Triumph ha letteralmente resuscitato Destiny 2

Poi, però, accadde qualcosa di inatteso: il 9 giugno 2026 fu pubblicato "Monument of Triumph", l'aggiornamento finale di Destiny 2 volto ad attualizzare la maggior parte dei contenuti, riportare in vita modalità tramontate e soprattutto consegnare nelle mani dei posteri una versione dell'esperienza che fosse eternamente soddisfacente, generando una risposta straordinaria. Solamente su Steam, i numeri dei giocatori attivi toccarono un picco di 167.000 simultanei e si mantennero su medie eccezionali per l'intera durata dell'estate, portando a una rifioritura delle attività dei creatori di contenuti e, inevitabilmente, alimentando la corrente delle proteste. Da quel momento non c'è stato un singolo evento legato a Sony PlayStation che non sia stato inondato di messaggi che chiedevano a gran voce Destiny 3, dallo State of Play di giugno a quello di settembre, passando anche per la Summer Game Fest di Geoff Keighley. Nello specifico, è stato stimato che durante lo State of Play del 3 settembre 2026 il 90% dei messaggi degli utenti su tutte le piattaforme era costituito da "We Want Destiny 3" e, ovviamente, "No Disc No Buy", quest'ultimo in riferimento all'abbandono del mercato fisico da parte di Sony.

Nel mese di luglio è divenuto chiaro che per sopravvivere Marathon sarebbe dovuto cambiare
Nel mese di luglio è divenuto chiaro che per sopravvivere Marathon sarebbe dovuto cambiare

Il problema è che, nel frattempo, la cura applicata a Marathon non ha sortito gli effetti sperati, soprattutto in seguito alla data del 21 luglio, quando la casa di Bellevue ha introdotto il primo esperimento di modalità solo PvE per tentare di cambiare la traiettoria del suo ultimo progetto. Il risultato è stato che, mentre Destiny 2 conosceva una seconda giovinezza - fra l'altro senza aver messo sul piatto nessun nuovo contenuto originale - accogliendo nuovi giocatori e vecchi Guardiani di ritorno fino a stabilizzarsi in buone condizioni, i numeri pubblici di Marathon continuavano a calare, suggellando il raggiungimento della perdita del 90% della base installata iniziale. Symbiosis, grande aggiornamento destinato a portare una grandissima svolta PvE e introdurre diversi nuovi contenuti, è stato rinviato dal 22 settembre all'8 dicembre 2026, preparando il terreno per la nuova comunicazione ufficiale che è stata recentemente pubblicata.

Il secondo reset di Bungie in quattro mesi

"Destiny rappresenta l'elemento fondamentale per il nostro futuro". Questa è la frase con cui si è aperto il post, accompagnata dalla constatazione del fatto che le voci dei giocatori hanno avuto un impatto, ricordando alla compagnia (Sony, probabilmente) quanto fossero legati a quell'universo. "Tutto questo per dire che non abbiamo finito con Destiny. Vogliamo riportare Destiny alla sua promessa originale, ricatturare le qualità che l'hanno sempre reso speciale. [...] Questo processo inizierà con il ripristino di molti elementi della storia di Destiny 2 che, oggi, i giocatori non possono più vivere". Colpo di scena: quattro mesi dopo l'annuncio della fine del supporto a Destiny 2 e il funerale tenuto dalla community, Bungie ha improvvisamente preso coscienza dell'importanza del progetto al quale ha lavorato durante gli ultimi sedici anni, non solo scegliendo di riportarlo in vita, ma cominciando proprio dall'elemento più discusso nella vicenda della produzione.

Lasciando da parte l'ironia, una delle decisioni più criticate della gestione Bungie fu quella di rimuovere dall'universo di gioco diverse location e attività per lasciare spazio alle nuove, di fatto facendole "tramontare" e rendendole inaccessibili anche per coloro che avevano acquistato le rispettive espansioni. La prima pietra nel processo di rinascita sta proprio nella promessa di un ritorno di tutto ciò che nel corso degli anni è stato rinchiuso nel cosiddetto "Vault", fra campagne, destinazioni (ovvero pianeti veri e propri) e ovviamente anche raid, rimettendoli a disposizione di tutti i giocatori. Non si tratta di un provvedimento immediato, perché l'evoluzione dell'esperienza ha reso necessario un lavoro di adattamento e fine tuning che sarà portato avanti nel corso di mesi, forse anche di anni. Per utilizzare le parole dei rappresentanti dello studio: "Non possiamo cambiare la decisione che abbiamo preso, ma possiamo riconoscerne l'impatto e impegnarci per rimediare, ripristinando queste parti importanti della storia di Destiny".

Nelle giornate che seguirono lo scorso 21 maggio le notizie più preoccupanti emersero dai report di Jason Schreier e soprattutto di Paul Tassi di Forbes: dal momento che un eventuale Destiny 3 non era stato nemmeno messo nell'incubatrice, una grossa fetta dello staff fu lasciata a casa e i superstiti furono trasferiti su Marathon, mettendo apparentemente un punto in fondo alla storia dei Guardiani. Adesso quella sorte sembra essere mutata: "Quando guardiamo al futuro di Destiny, questo processo di ripristino segna solamente la prima pietra delle fondamenta su cui intendiamo riforgiare le nuove storie e i nuovi giochi che meritate. Condivideremo più dettagli sui nostri sforzi di 'unvaulting' nei prossimi mesi, e siamo molto emozionati di condividere di più della nostra visione per celebrare l'eredità di Destiny e costruire il suo futuro assieme a voi".

Marathon cambierà completamente
Marathon cambierà completamente

Dopodiché inizia il segmento dedicato a Marathon: "Marathon è un capitolo importante nel futuro di Bungie, ma non ha mai avuto l'intenzione di rimpiazzare Destiny. Nonostante molti giocatori abbiano creato una connessione con il gioco [...] non ha raggiunto i numeri che speravamo, inoltre capiamo e sappiamo che ha bisogno di evolversi". I capi dello studio hanno voluto rimarcare il loro desiderio di trasformare l'esperienza secondo una formula più facile da approcciare, realizzando contenuti dedicati al PvE, al PvP e al PvPvE. Niente di nuovo sotto il sole: l'aggiornamento Symbiosis - ora previsto per dicembre - e l'imminente Nightfall Refresh di ottobre hanno lo scopo di cercare di cambiare la natura del progetto per tentare di mutarne anche la sorte. Visto l'impatto che le prime impressioni hanno al giorno d'oggi non sarà affatto un compito semplice, ma è evidente che la compagnia si sia resa conto di aver bisogno di più giocatori possibili, compresi quelli che hanno scelto di tenersi lontani da Marathon per via della sua essenza.

Il problema dell'annuncio di Bungie

Il comunicato si conclude con due paragrafi molto accorati che riflettono sulle scelte compiute fino a questo momento e l'assunzione della responsabilità da parte del nuovo management, che di fatto ha chiesto scusa agli utenti. "Il modo in cui daremo vita a questa nuova Bungie deve partire dalla volontà di mettere i giocatori al centro di tutto ciò che facciamo. Dobbiamo ritrovare la strada per creare giochi a cui noi stessi vogliamo giocare, ma mettendo voi al centro". Sono tre gli impegni che la nuova dirigenza si impegna a perseguire: la costruzione di un futuro solido e duraturo per Destiny, l'evoluzione della formula di Marathon per far crescere la community, soprattutto una comunicazione più costante e trasparente. "C'è ancora molto lavoro da fare e numerose sfide da affrontare, ma crediamo profondamente in questo studio, nelle nostre persone e nei giochi che stiamo sviluppando. Ma la convinzione, da sola, non basta. Sta a noi dimostrare i nostri progressi attraverso ciò che realizziamo e ciò che vi offriamo".

Poria Torkan è il nuovo Studio Head, ma Bungie è passata attraverso tantissime ristrutturazioni negli ultimi anni
Poria Torkan è il nuovo Studio Head, ma Bungie è passata attraverso tantissime ristrutturazioni negli ultimi anni

Nonostante l'assunzione di responsabilità sia stata apprezzata dagli appassionati, c'è un grosso problema di cui tenere conto, ovvero l'attuale situazione di Bungie. Il 25 giugno 2026 Sony ha annunciato una grossa ristrutturazione della compagnia che ha toccato specificamente Bungie, con un WARN filing nello stato di Washington che ha documentato 292 posti di lavoro tagliati nella sola sede di Bellevue; queste sarebbero una frazione delle posizioni tagliate nell'ecosistema Bungie/Sony, portando al licenziamento della metà del team di Destiny, di una parte del team di Marathon e di diverse figure di supporto di Sony Interactive Entertainment. Al tempo stesso, Justin Truman - che aveva succeduto Pete Parsons nel ruolo di studio head solo la scorsa estate - se n'è andato avviando l'era di Poria Torkan, che prima era Vice President of Operations. Ciò significa che la nuova leadership sembra costretta a ripartire da una Bungie già drasticamente ridimensionata e per la quale le sfide all'orizzonte sembrano davvero difficili.

Il team di Destiny 2, prima della ristrutturazione, era composto da circa 500 degli 800 dipendenti totali, il che significa che una squadra dotata del 50% della forza lavoro iniziale dovrebbe dedicarsi allo sviluppo di una caratteristica che nel corso degli anni era stata definitiva impossibile da implementare. Inoltre, anche se le strategie dello studio fossero cambiate e parte del team di Marathon fosse stato dirottato su Destiny, vorrebbe comunque dire che la compagnia si trova a corto di almeno 292 figure professionali specializzate nel framework e nello sviluppo di quel gioco specifico, senza contare che proprio questo settembre è emerso che i licenziamenti complessivi risulterebbero circa 600. Se a questo dato annunciamo il fatto che l'ultima espansione di Destiny 2 - La Forma Ultima - fu rinviata a causa di problemi di management e ritardi, nonché la notizia che la ristrutturazione si è portata dietro la cancellazione della saga narrativa "Fate", di due DLC e del progetto correlato Payback, otteniamo un quadro molto, molto complicato.

Non è affatto facile capire se l'attuale Bungie sia in grado di sobbarcarsi il lavoro che l'attende
Non è affatto facile capire se l'attuale Bungie sia in grado di sobbarcarsi il lavoro che l'attende

Oltre alla discussa figura di Pete Parsons, lo storico ex director Joe Blackburn ha abbandonato la nave, Luke Smith e Mark Noseworthy sono stati licenziati, l'immagine di Christopher Barrett è crollata nel 2024 dopo le accuse di comportamenti scorretti e la causa legale contro Sony e Bungie, il director di Marathon Joe Ziegler ha lasciato la compagnia la scorsa estate poco dopo l'art director Joseph Cross, e a questi bisogna aggiungere veterani come Lars Bakken, il compositore Michael Salvatori e i tanti altri artisti che hanno intrapreso nuove strade. Al di là dello spettro di una nuova Nave di Teseo - ovvero una compagnia dal nome altisonante che in realtà è ormai svuotata dei suoi talenti - a destare preoccupazione non è solo la fattibilità del rilancio, ma anche le tempistiche richieste: le dimensioni del team si sono drasticamente ridotte, lo studio si trova costretto a lavorare su due videogiochi in contemporanea, di fatto non c'è più la principale fonte di introiti, infine questa generazione ci ha tristemente insegnato l'enorme mole di tempo richiesta per mettere in incubazione il nuovo capitolo di una saga.

Il futuro in concreto

Il 24 settembre Bungie ha finalmente spiegato nei dettagli il suo piano di ripresa per Marathon, annunciando una completa trasformazione del gioco che si svilupperà nell'arco di sei mesi, da ottobre 2026 fino a marzo del 2027. "Alcuni giocatori vogliono una sessione rapida e facile dopo il lavoro. Alcuni vogliono passare intere serate con la propria crew. Altri vogliono testare build, competere contro altri utenti, affrontare sfide difficili o seguire indizi misteriosi nelle profondità delle rovine di Tau Ceti IV. Marathon deve essere in grado di supportare tutti loro". Così la creative director Julia Nardin ha spiegato la filosofia alla base della serie di aggiornamenti che inizieranno a fare sul serio con Symbiosis a dicembre, tentando un ribaltone che si presenta tutt'altro che semplice. In questo caso, infatti, non si parla di semplici iniezioni di contenuti, ma del completo stravolgimento delle basi creative su cui era stata progettata l'intera esperienza di gioco.

Symbiosis aggiungerà un'area social, come la Torre di Destiny, aggiungerà la modalità deathmatch a squadre, come il Crogiolo di Destiny, aggiungerà una modalità PvE permanente, come le attività di Destiny, una nuova esperienza di onboarding, come Nuova Luce di Destiny. Nonostante, pochi giorni fa, i capi dello studio abbiano voluto ribadire che Marathon non era mai stato pensato per sostituire Destiny, sembra proprio che la terapia sia stata ricamata su misura sulle esigenze dei vecchi Guardiani. Se da una parte si tratta di un buon segno, perché Bungie si è resa conto che negli ultimi dodici anni si è rivolta a un pubblico specifico e che la virata recente è risultata molto più traumatica del previsto, dall'altra segna l'inizio di un procedimento estremamente invasivo che mira a cambiare le fondamenta stesse del gameplay e della costruzione del mondo, qualcosa di incredibilmente difficile nel contesto del mercato contemporaneo, fra l'altro in un momento in cui la prima impressione rimane sempre scolpita nella pietra.

Per quanto riguarda Destiny 2, il General Manager e Head of Product Josh Deane ha pubblicato una comunicazione ulteriore per chiarire ciò che bisogna aspettarsi da questo momento in avanti. Deane ha affermato che il processo di restauro di Destiny richiederà del tempo e che proprio per questo motivo la comunicazione sarà adattata di conseguenza: verso la fine di ottobre verranno condivise le prime informazioni sulle tempistiche delle operazioni di "unvaulting" dei vecchi contenuti tagliati, ma non sarà fornita una roadmap definitiva come accade di consueto. "Vogliamo avvicinarvi alle nostre milestone di sviluppo ed essere trasparenti sulle sfide che affrontiamo, mostrandovi le prove del nostro lavoro per farvi comprendere meglio i processi produttivi. In questo modo, quando condivideremo una data di pubblicazione definitiva, saremo tutti sulla stessa pagina e avremo le aspettative corrette, conducendo ai modi in cui celebreremo l'eredità di Destiny e la visione per il futuro".

Destiny 2 avrà un futuro. Ma quale?
Destiny 2 avrà un futuro. Ma quale?

Nello stesso post, Deane ha fatto menzione di "potenziali aggiornamenti futuri per Destiny 2 e quello che ci sarà oltre per Destiny", riaccendendo ancora una volta le speranze per la resurrezione del progetto e soprattutto per l'esistenza di un eventuale terzo capitolo. In questo momento, tuttavia, è evidente che la compagnia e soprattutto i suoi proprietari stiano ancora navigando a vista, e che la ripresa delle operazioni non sia assolutamente qualcosa che accadrà dall'oggi al domani. Per il momento Bungie sembra riuscita a iniettare parecchia fiducia nella sua ricchissima comunità di appassionati, ma tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, soprattutto c'è di mezzo il fatto che la casa di Bellevue non ha al momento sul mercato un prodotto in grado di generare ricavi nel tempo e potrebbero servire anni per raddrizzare il timone con il fine di cambiare la rotta.

Sì, Destiny 2 tornerà sicuramente in qualche forma, ma Destiny 3 si farà? Bungie troverà la forza e le risorse necessarie per risorgere ancora una volta?

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