30

Addio Destiny 2: la fine di un'era, il futuro di Bungie è incerto

Bungie ha annunciato la fine del supporto a Destiny 2: per lo studio comincia un nuovo capitolo con l'incubazione di nuovi progetti, ma la situazione è confusa e il futuro dello studio è più che mai incerto.

SPECIALE di Lorenzo Mancosu   —   26/05/2026
La Guerra Rossa
Destiny 2
Destiny 2
Articoli News Video Immagini

Era il 9 settembre del 2014 quando Destiny fu lanciato sulle console di settima e di ottava generazione. Bungie, allontanatasi dai lidi di Microsoft, si preparava da anni al debutto di un universo sci-fi che avrebbe sposato un approccio completamente diverso, inconsapevolmente destinato a trasformare gran parte dei rapporti di forza del mercato. Allora milioni di persone in tutto il mondo premettero start, crearono il proprio Guardiano, scelsero se impersonare un Titano, uno Stregone o un Cacciatore, e furono risvegliati da un piccolo Spettro pregno della Luce del misterioso Viaggiatore, trovandosi catapultati nei confini di un Sistema Solare stretto nell'abbraccio della magia spaziale, sotto gli inconfondibili skybox realizzati dagli artisti della compagnia.

Poi l'arrivo alla Torre, il primo incontro con altri giocatori, le battaglie nel Crogiolo, la necessità di formare una squadra - rigorosamente senza matchmaking - con la quale svelare i segreti nascosti sotto la superficie di Venere, spingendosi oltre lo stesso confine del tempo. Come spesso accade quando ci si trova al cospetto dei grandi spartiacque, non tutti vissero la stessa esperienza: per molti fu una delusione, un tradimento delle aspettative, un videogioco completamente diverso da quello che si aspettavano dai creatori di Halo, specialmente in termini di quantità e consegna dei contenuti. Per tantissimi altri, tuttavia, fu l'inizio di un viaggio che si spingeva oltre il confine del contesto console: la nascita dei Clan, le amicizie decennali, le rivalità, le battaglie contro divinità dello spazio, le vittorie e le sconfitte nelle arene dello Stendardo di Ferro o delle Prove di Osiride, l'inseguimento di quella specifica arma esotica che gli era sempre sfuggita. Gli astri si allinearono per generare un fenomeno che non si verificava da oltre dieci anni, l'alba di un universo capace di replicare qualcosa di simile a quanto fatto da World of Warcraft nel 2004, stavolta con un pubblico di nuova generazione.

Ora, se già di per sé realizzare un videogioco di successo è diventato un compito estremamente difficile, quello di prolungarne il ciclo vitale si sta rivelando quasi impossibile. L'universo di Destiny è cambiato, si è evoluto, ha vissuto momenti di gloria e momenti di stanca, è cresciuto sotto un editore e ha conosciuto l'indipendenza, trovando il momento più importante della sua intera storia nel passaggio fra il primo e il secondo capitolo, un'eventualità che nelle fasi iniziali del progetto non era neppure contemplata. Destiny 2 è partito male, è proseguito peggio, ma ha avuto la forza d'animo di sferrare un violento colpo di coda e rovesciare la propria sorte, rimettendosi in carreggiata e regalando momenti di grandissima soddisfazione a tutti i Guardiani che hanno avuto la pazienza necessaria per rimanere al suo fianco. Adesso, però, anche quel capitolo sta per chiudersi e lo sta per fare in una maniera che non si può non definire preoccupante.

Destiny è un progetto che ha avuto un'influenza enorme sui videogiochi
Destiny è un progetto che ha avuto un'influenza enorme sui videogiochi

Bungie ha annunciato ufficialmente che il prossimo 9 giugno il supporto futuro a Destiny 2 sarà definitivamente terminato. Niente nuovi contenuti stagionali, niente espansioni maggiori o minori, semplicemente si entra in una sorta di "modalità manutenzione", mantenendo disponibile l'universo online condiviso. Fin qui non ci sarebbe niente di strano, ma l'elemento preoccupante sta nel modo in cui si è arrivati a questo annuncio: un violentissimo calo d'interesse verso il progetto dopo l'espansione La Forma Ultima, la concentrazione degli sforzi della compagnia su Marathon e l'andamento quantomeno altalenante di quest'ultima fatica. Tutto ciò nonostante i numeri di Destiny 2 su Steam fossero più elevati rispetto a quelli del nuovo extraction shooter. La compagnia ha comunicato che questa decisione è stata presa per concentrare gli sforzi nei suoi prossimi progetti: si tratta di Destiny 3? E se anche si trattasse di Destiny 3, quanto è effettivamente lontano nel tempo? I lavori stavano già proseguendo dietro le quinte? La risposta, purtroppo, sembrerebbe negativa.

Perché la fine di Destiny 2 è preoccupante

Il 21 maggio 2026, tramite un post sul suo blog ufficiale, Bungie ha annunciato la fine del supporto, aggiungendo che: "È arrivato il momento per i nostri mondi condivisi e per Destiny di muoversi oltre Destiny 2". Il problema sta nella fase successiva: "Il focus si sposta su un nuovo inizio per Bungie e inizieremo a incubare i nostri prossimi giochi. Il 9 giugno 2026 sarà pubblicato l'ultimo aggiornamento per Destiny 2, prima dell'inizio del nostro nuovo viaggio come studio". Ciò sembra sottintendere che fino a questo momento la compagnia non si fosse posta il problema del futuro del franchise, non stesse lavorando nei suoi laboratori a una nuova versione del suo Sistema Solare fantasy, ma che si sia trovata ad affrontare il problema all'improvviso in seguito a una serie di circostanze complicate. Quali?

L'ultimo aggiornamento è stato accolto molto bene, come un ultimo regalo d'addio da parte dei dev
L'ultimo aggiornamento è stato accolto molto bene, come un ultimo regalo d'addio da parte dei dev

La Forma Ultima è stata l'ultima espansione maggiore di Destiny 2, in seguito alla quale il modello di aggiornamenti annuali è stato notevolmente alleggerito, pur mantenendo un prezzo medio dei contenuti per anno attorno ai $100 sul mercato statunitense. Se nel momento dell'esordio, nel settembre 2017, Destiny 2 aveva picchi di oltre 3 milioni di connessioni giornaliere, l'ultimo balzo oltre il milione risale proprio al lancio di La Forma Ultima, mentre da ottobre 2024 fino a oggi quei numeri sono precipitati fino a raggiungere il minimo storico. Nonostante ciò, quel minimo storico sembra comunque superiore rispetto ai dati relativi al recente Marathon, per lo meno facendo affidamento ai dati e alle stime disponibili pubblicamente.

Bungie è stata acquisita da Sony PlayStation per $3,6 miliardi e questa operazione ha portato solo quest'anno a una riduzione del valore di oltre $700 milioni. Nel corso degli anni è stata funestata da gravissimi problemi di gestione, è passata attraverso ondate di licenziamenti, il suo lavoro di coordinazione della produzione di live-service di SIE non è certo andato per il meglio, senza contare che i suoi stessi live-service non navigano in buone acque. A questo quadro si è recentemente aggiunto Marathon, la cui storia è una miscela di pochi dati certi e tante voci di corridoio: la produzione è durata fra i quattro e i sei anni, richiedendo un investimento stimato nell'ordine dei $200 milioni.

Marathon ha impegnato gli ultimi anni della compagnia
Marathon ha impegnato gli ultimi anni della compagnia

Nelle ultime ore Paul Tassi di Forbes - che è sempre stato una sorta di insider di Destiny - ha pubblicato un report in cui si parla di ciò che è successo dietro le quinte. Ne riportiamo un estratto interessante: "La decisione di concludere il supporto a Destiny 2 e spostare alcune risorse su Marathon è stata presa all'inizio dell'anno. I lavori sui contenuti futuri di Destiny 2 - compresa l'espansione The Shattered Cycle - sono proseguiti perché la stragrande maggioranza degli sviluppatori non sapeva nulla al riguardo: l'ha scoperto nello stesso momento del pubblico. Solo i team interni che stavano lavorando all'aggiornamento finale ne erano a conoscenza, alcuni dei quali erano già stati spostati su Marathon. Questi sviluppatori hanno supplicato la dirigenza di informare più persone, perché il fatto che molti ne erano all'oscuro ha creato una spaccatura nello studio, e coloro che non sapevano niente si sono sentiti estremamente isolati".

Le fonti di Tassi sostengono che ci saranno certamente dei licenziamenti, anche se l'entità di questa ondata non è ancora chiara. Quel che è certo è che attualmente in Bungie Destiny 3 non è in produzione né ha ricevuto luce verde: "Sony ha evitato di intraprendere un percorso così costoso in un momento in cui il mercato è così sfidante e cangiante. L'avversione al rischio in questo momento è troppo alta", stando alle parole di Forbes. Le stesse fonti sostengono che Sony vuole continuare a scommettere su Marathon, che incidentalmente si troverà a diventare l'unica fonte di ricavi per Bungie e tenterà di raggiungere un pubblico più ampio attraverso la produzione di nuovi contenuti e l'inserimento di nuove modalità, anche se pare che non ci sia "l'obiettivo di trasformarlo nel nuovo Destiny".

A quanto pare gli sviluppatori hanno lavorato fino all'ultimo, ignari della fine del supporto
A quanto pare gli sviluppatori hanno lavorato fino all'ultimo, ignari della fine del supporto

"Il destino di Bungie sarà legato solamente a quanto tempo e quante risorse Sony è ancora disposta a investirci, soprattutto alle dimensioni che dovrà raggiungere per diventare sostenibile", conclude Tassi, sottintendendo che si aspetta un ridimensionamento della forza lavoro. Al momento dell'annuncio sembrava davvero difficile ipotizzare che la compagnia, dal 2014 strettamente legata al franchise di Destiny, fosse costretta ad affacciarsi solo adesso sull'incubazione di nuovi progetti, non avesse in cantiere un qualche genere di salvagente e, soprattutto, non avesse piani certi per l'evoluzione del suo marchio di bandiera, eppure sembra proprio che tale situazione rifletta la realtà. L'ultimo a confermarlo è stato Jason Schreier di Bloomberg: "Se vi state chiedendo, come tutti quanti, perché Bungie non ha messo in cantiere Destiny 3 subito dopo aver pubblicato La Forma Ultima due anni fa, la risposta (come sempre) è che richiederebbe troppi soldi".

La reazione

La community di Destiny, una fra le più attive e longeve del medium moderno, non ha preso affatto bene l'annuncio della cessazione del supporto, ancor meno tutti i dettagli che stanno emergendo nel corso delle ultime ore. In molti si lamentano dell'evidente mancanza di piani che ha segnato l'ultimo biennio, di operazioni come la collaborazione con Star Wars, del peggioramento del contenuto stagionale e soprattutto della mancanza di fondi nonostante la necessità di investire una somma vicina ai $100 annuali per godere dell'offerta nella sua interezza. Il sentimento comune è di profondo rispetto per gli sviluppatori, che hanno sempre progettato contenuti validi con un piglio artistico e tecnico vicino al vertice dell'industria, ma di estremo disprezzo nei confronti della dirigenza, alla quale si recriminano una lunga sequenza di decisioni sciocche, l'incapacità di gestire la direzione del franchise, nonché una serie di controversie che fanno capo a figure discusse come quella dell'ex CEO Pete Parsons.

Everyone - Log in on June 9th
by u/w1nds0r in DestinyTheGame

Proprio in queste ore numerosi appassionati si stanno mettendo d'accordo per effettuare campagne di login il prossimo 9 giugno, ma l'intento dei più non è nobile o disinteressato: la maggior parte del pubblico vocale vuole dimostrare a Bungie e a PlayStation che c'è più interesse in Destiny che in Marathon, mentre iniziano a sorgere le prime petizioni per la realizzazione di un terzo capitolo, una delle quali ha già preso il volo. L'aggiornamento finale è stato visto come la testimonianza della bontà del lavoro degli sviluppatori, che - come in una sorta di regalo d'addio - hanno toccato elementi dell'esperienza che erano in cima alle richieste degli utenti: il ritorno delle gare di corsa della Sparrow League, la reintegrazione di tutte le armi tramontate in passato, nonché una serie di modifiche alle attività più recenti. Il tempismo, di certo, non è stato dei migliori, perché ci troviamo in un momento pivotale per definire il futuro di Marathon, che suo malgrado si trasformerà nella principale valvola di sfogo.

Il peccato originale di Destiny 2

Il primo capitolo di Destiny non è stato solamente un videogioco né un semplice fenomeno di massa, bensì un pioniere dei modelli di produzione e di monetizzazione che si sarebbero imposti negli anni a venire. Proprio per questa ragione, ha dovuto fare diversi esperimenti prima di raggiungere la sua forma finale, senza contare che è passato attraverso diversi cambiamenti nei fattori di produzione, perdendo il supporto di Activision, reinventandosi da indipendente e infine diventando una voce nel bilancio di Sony. Nonostante ancora oggi ci sia chi sostiene il contrario, quel primo episodio è stato una pietra miliare fin dal momento del lancio, oltre che un successo che quasi mette in ridicolo le metriche attuali: si parla di picchi di oltre 3 milioni di utenti attivi su un totale di 30 milioni di giocatori, persone per cui era l'unico videogioco di riferimento, cosa che spinse tantissime compagnie a tentare di tutto per produrre il "Destiny Killer". Questo successo, tuttavia, si è incrinato proprio con il lancio del sequel.

Il primo Destiny è stato uno dei videogiochi più influenti e di maggior impatto delle ultime generazioni
Il primo Destiny è stato uno dei videogiochi più influenti e di maggior impatto delle ultime generazioni

I problemi di Destiny 2 sono iniziati ancor prima del lancio, perché la sua stessa esistenza rappresentava un tradimento dei proclami di Bungie: con esso sparirono anche le promesse di un universo persistente nato per durare un decennio, oltre che tutti i traguardi e gli equipaggiamenti accumulati dai Guardiani nel corso degli anni. Il primo impatto fu devastante, di fatto gli sviluppatori dovettero compiere un vero e proprio miracolo per rimetterlo in carreggiata, proprio mentre lo studio stava diventando indipendente. E quell'indipendenza si portò dietro diverse conseguenze, fra la revisione dei cicli di produzione e la perdita degli studi di supporto, oltre ovviamente alla necessità di inventarsi nuovi modelli di monetizzazione per rendere lo sviluppo sostenibile. I cambiamenti più radicali arrivarono con l'espansione Oltre la Luce, che si portò dietro la natura free-to-play e soprattutto la discussa meccanica del Vault.

Da quel momento in avanti, diversi contenuti del passato hanno iniziato a essere rimossi dall'esperienza condivisa per facilitare le diverse transizioni tecniche e ridurre il carico del gioco, di fatto privando fette del pubblico di elementi che avevano acquistato e impedendo ai nuovi giocatori di scoprirli. Ciò, in combinazione con la riduzione dei contenuti pubblicati e l'introduzione del modello di monetizzazione stagionale, creò una nuova frattura nella comunità, e questo nonostante l'elevato gradimento per alcune delle espansioni più recenti. Poco più tardi, a inizio del 2022, Sony ha acquisito Bungie e da quell'istante in avanti diverse cose hanno iniziato a girare per il verso sbagliato, fra l'emersione di casi legati alla cattiva gestione dell'impresa, licenziamenti che coinvolsero anche personale storico, nonché il rinvio de La Forma Ultima e l'ulteriore riduzione dei contenuti annuali.

Vediamo se il calore del pubblico riuscirà a far cambiare idea alle compagnie coinvolte in Destiny
Vediamo se il calore del pubblico riuscirà a far cambiare idea alle compagnie coinvolte in Destiny

Tutti questi avvenimenti hanno condotto fino a oggi, di fronte all'ultima fiammella di quello che un tempo era un fuoco divampante e che, per gli appassionati, è rimasto un universo leggendario. Sembra impossibile immaginare un futuro senza Destiny 3, anche perché un'eventuale mancanza della luce verde alla produzione non significherebbe solamente un brutale dietrofront nella strategia di PlayStation e un disconoscimento del suo investimento, ma il potenziale inizio del capitolo finale nella storia di Bungie. Il che sarebbe un vero peccato, perché Destiny è stato un tassello fondamentale per quest'epoca dei videogiochi, uno che non è mai stato davvero dimenticato dagli appassionati, come ampiamente dimostrato dal calore che si sta generando attorno al prossimo 9 giugno. Al tempo stesso i suoi sviluppatori, pur avendo mostrato più volte il proprio talento, non hanno mai avuto l'occasione di plasmarlo a loro immagine e somiglianza. Può esistere una Bungie senza Destiny?

Questo contenuto potrebbe includere link affiliati che generano commissioni.
Per conoscere i dettagli della nostra policy editoriale, è disponibile la pagina etica.