C'era una volta, o meglio, se non lo sapevate, c'è adesso sullo schermo un classico intramontabile dei cabinati arcade, che ha segnato l'infanzia di intere generazioni di giocatori e che oggi rifiorisce sotto una luce totalmente inedita. Nato negli studi di SEGA nel 1989 e convertito per una quantità impressionante di piattaforme, Golden Axe ha rappresentato un po' il simbolo di quella barbara furia che i videogiocatori dell'epoca andavano cercando in un hack 'n slash; un titolo che si trasformò in un successo planetario per la casa di Sonic e questo soprattutto grazie al suo immaginario affascinante e alla memorabile possibilità di impadronirsi delle cavalcature, ricordate?
Ebbene, oggi Golden Axe risorge grazie Paramount+, che dal 16 settembre offre al pubblico di rivivere le gesta di Ax Battler, Tyris Flare e Gilius Thunderhead attraverso una serie animata che si propone dunque di trasformare un picchiaduro a scorrimento bidimensionale, celebre più per la brutalità dei fendenti che per la complessità della trama, in un contenuto a episodi dotato di una vera spina dorsale narrativa. Missione compiuta o Death Adder avrà avuto la meglio?
Uno scetticismo fisiologico
A raccogliere la rischiosa sfida di convertire un franchise storico in un progetto televisivo seriale sono stati due pesi massimi della comicità televisiva contemporanea: Mike McMahan, già mente brillante dietro a Rick and Morty (con Justin Roiland) e co-creatore di Solar Opposites, e Joe Chandler, veterano di American Dad.
Il risultato dei loro sforzi è una folle odissea fantasy che si articola in 10 episodi da circa 20 minuti ciascuno che, all'epoca del suo annuncio, tuttavia, sollevò uno scetticismo non indifferente: l'originale Golden Axe era infatti un'avventura dai toni austeri e leggendari, da cui il progetto di McMahan e Chandler sembrava voler prendere nettamente le distanze per imboccare la strada dell'irriverenza. Un sospetto, questo, che è diventato una certezza una volta che il prodotto ha raggiunto le sponde di Paramount+: sì, perché l'approccio della serie al materiale da cui è tratta è spavaldo, sfacciato e privo di quel soffocante "rispetto a tutti i costi" che spesso rischia di far impantanare i progetti nostalgici.
L'avventura non si prende mai sul serio e sceglie di non trattare il mitologico mondo di Yuria come un pezzo da museo da custodire sotto una teca di vetro, quanto piuttosto come un parco giochi anarchico, all'interno del quale sfoderare battute, gag slapstick e un'energia inesauribile che sicuramente farà la gioia di chi cerca un contenuto leggero. Ma anche quella dei fan di vecchissima data?
Lame taglienti e un'ironia... tagliente
Andiamo però con ordine e mettiamo le cose in chiaro: entrare nel vivo delle premesse narrative di questa prima stagione di Golden Axe significa immergersi in un universo in cui il pericolo mortale e la sberla comica condividono lo stesso spazio di manovra.
La trama prende il via quando il celebre e storico trio di eroi composto dal barbaro Ax, dalla maga guerriera Tyris e dal burbero nano Gilius scopre che il loro acerrimo nemico, il famigerato Death Adder, è misteriosamente sopravvissuto agli scontri del passato e minaccia nuovamente la stabilità della fantastica terra di Yuria. L'unica soluzione per rimetterlo al suo posto sarebbe procurarsi la mitica Spada di Smeraldo - la sola arma capace di avere la meglio sulla Scure d'Oro brandita da Adder -, ma una fiera e comica lite interna spinge Gilius a separarsi dal gruppo principale e a intraprendere un itinerario parallelo in compagnia di Hampton Squib, un aspirante avventuriero inesperto, ingenuo e, quel che è peggio, combinaguai.
Al netto di un avvio un po' faticoso da digerire a causa di una vicenda che stenta a ingranare nelle prime puntate, la scrittura si muove rapidissima e tagliente, inanellando sangue a secchiate, gag visive (talvolta terra terra, in realtà), battute (a tratti verbose e non sempre riuscite) e una meta-ironia che prende di mira i cliché del genere fantasy e che trova qualche spunto persino nelle comparse e nei nemici di contorno, come i celebri scheletri a volte elevati a veri e propri filosofi del quotidiano.
A tenere le redini di questa bizzarra giostra ci sono ovviamente i personaggi. Le frizzanti dinamiche che regolano il rapporto tra Gilius e Hampton beneficiano di chiare polarizzazioni dei due personaggi che mettono in evidenza differenze utili a creare situazioni divertenti; quelle che intercorrono tra Ax e Tyris (e l'uomo-pantera Chronos), invece, riescono meno nell'intento, complici soprattutto dei conflitti meno vivaci e interessanti.
Sotto il profilo tecnico, lo studio Titmouse non propone animazioni dotate di una chissà quale fluidità sconvolgente, è vero, ma si tratta di una scelta pensata per andare a braccetto con una comicità repentina al fine di valorizzarla, pur senza lesinare su dosi massicce di sangue e splatter cartoonesco che strizzano l'occhio a un pubblico adulto.
Un confronto impari
Per analizzare a dovere la serie prodotta da CBS Studios è impossibile però ignorare l'elefante nella stanza. Molti di coloro che si avvicineranno allo show, infatti, sono fan di un'era ormai lontanissima, di quelle atmosfere che hanno reso grande quello che è considerato un autentico classico dei videogiochi; va da sé, dunque, che il sentiero imboccato dagli autori per modellare gli stilemi della serie potrebbe far storcere ben più di un naso.
Le divergenze di tono tra le peripezie televisive di Ax, Gilius e Tyris e il gioiello di SEGA sono evidentissime; due filosofie di intrattenimento agli antipodi, eppure capaci di dialogare in modo sorprendente. Il cabinato originale del 1989 era un concentrato di azione pura; un'esperienza lineare in cui l'unica soluzione ai problemi consisteva nell'avanzare implacabili verso destra menando fendenti indiscriminatamente, sorretta da un'atmosfera epica e vagamente cupa che lasciava pochissimo spazio alla caratterizzazione psicologica dei protagonisti.
In questo senso, la serie animata sceglie al contrario di decostruire radicalmente quel canone, abbracciando un registro beffardo e impertinente, che tuttavia non si distacca completamente dal prodotto a cui si ispira, anzi. Gran parte delle gag più riuscite, infatti, sono quelle che pescano dal calderone di elementi fatti conoscere al grande pubblico dal gioco, come ad esempio la presenza di magie apposite per ogni personaggio o la possibilità di malmenare gli gnomi ladri che fanno capolino nottetempo.
Ecco, in questo senso le citazioni non mancano e si rendono protagoniste dei passaggi comici più azzeccati; a differenza delle trovate originali che invece non vanno sempre a bersaglio in termini di sorrisi da strappare allo spettatore, dimostrandosi quindi molto meno ispirate.
Assistere a un'avventura dal respiro e dal tono epico sarebbe stato sicuramente un regalo apprezzabile per i fan più attempati, se non altro per poter riassaporare quel gusto eroico che ammantava il capolavoro del 1989; ma la riproposizione di Paramount+, fatta di eccessi, battute e ilarità tratta comunque con intelligenza, e soprattutto con coraggio, il materiale di partenza, dando prova di poter benissimo giocare a canzonarlo.
Ciononostante, se rovesciamo la medaglia, un'interpretazione simile potrebbe risultare insopportabile agli appassionati di vecchia data e ai puristi più intransigenti, e non si potrebbe far loro una colpa di questo: la giravolta compiuta in termini di mood è di quelle mortali, c'è poco da fare, e mollare dopo pochi minuti di visione sarebbe del tutto comprensibile.
Conclusioni
Multiplayer.it
7.5
Golden Axe è un prodotto che non è per tutti, ma che potrebbe esserlo: basta solo adeguarsi alle intenzioni con cui McMahan e Chandler si sono imbarcati in questa operazione. Pur faticando a inserire la marcia giusta durante i primissimi episodi, la serie ha il pregio di tentare una strada audace per raccontare a modo proprio (anche se non sempre brillante) un immaginario caro a una miriade di videogiocatori. Una faccia tosta che va premiata, dunque, ma che rischia di indispettire i fan storici, che potrebbero togliere anche più di mezzo voto alla nostra valutazione finale.
PRO
- Rimodella il materiale di riferimento con estremo coraggio
- Easter egg e citazioni che strappano più di una risata
CONTRO
- Le prime puntate potrebbero essere dure da digerire
- La comicità non sempre fa centro