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Bluepoint Games chiude: PlayStation nel caos, l'industria si è rotta

Bluepoint Games chiude i battenti: Hermen Hulst di Sony PlayStation stacca la spina agli autori dei remake di Demon's Souls e Shadow of the Colossus. L'industria dei videogiochi si è rotta.

SPECIALE di Lorenzo Mancosu   —   20/02/2026
La key art di Demon's Souls di Bluepoint

19/02/2026, nove di sera italiane. Da Jason Schreier di Bloomberg arriva una notizia shock: Sony Interactive Entertainment ha preso la decisione di chiudere Bluepoint Games, uno studio di sviluppo considerato tra i migliori acquisti recenti della compagnia, la fucina specializzata nella produzione di remake che ha dato i natali a successi di critica e di pubblico come Demon's Souls e Shadow of the Colossus, la casa dalla quale il mondo intero attendeva con il fiato sospeso l'eventuale ritorno di un cult come Bloodborne. L'annuncio è emerso con precisione chirurgica, a una settimana esatta di distanza dallo State of Play che ha delineato il futuro prossimo di PlayStation: dopo aver alzato il sipario sui videogiochi attesi per il resto dell'anno, la compagnia ha scelto di calarlo su Bluepoint.

"Ciao a tutti, volevo condividere un importante aggiornamento dal business degli Studios. Come ho riferito nel December Town Hall, il 2025 dei PlayStation Studios ha avuto diversi forti highlight. Ghost of Yotei è stato lanciato con successo critico e commerciale, Death Stranding 2: On the Beach ha rafforzato il nostro impegno nell'eccellenza narrativa, mentre Helldivers 2 e MLB The Show continuano a incrementare il coinvolgimento e i ricavi. Al tempo stesso, ci stiamo muovendo in un ambiente dell'industria sempre più sfidante. L'incremento dei costi di sviluppo, la crescita rallentata del settore, i cambiamenti nel comportamento dei giocatori e il vento dell'economia globale stanno rendendo più difficile creare videogiochi in maniera sostenibile. Per navigare in questa realtà, dobbiamo continuare ad adattarci ed evolverci. Abbiamo esaminato da vicino il nostro business per assicurarci di conseguire risultati oggi mentre ci posizioniamo al meglio per il futuro. Come risultato, chiuderemo Bluepoint Games a marzo".

Hermen Hulst è il capo degli studi proprietari di PlayStation
Hermen Hulst è il capo degli studi proprietari di PlayStation

"La decisione non è stata presa con leggerezza. Bluepoint è un team di incredibile talento e la loro maestria tecnica ha portato esperienze eccezionali alla community di PlayStation. Voglio ringraziare tutti a Bluepoint per la loro creatività, artigianalità e per l'impegno verso la qualità. Dove possibile, lavoreremo per trovare opportunità per alcuni dipendenti tagliati nel nostro network globale di studi. So che è una notizia difficile da sentire, ma sono fiducioso della direzione in cui stiamo andando. La creatività, l'innovazione, la costruzione di esperienze indimenticabili per i giocatori restano il cuore dei PlayStation Studios. Abbiamo una roadmap solida per il periodo FY26, con tante cose da attendere nei prossimi mesi. Grazie per il vostro duro lavoro e per il costante supporto. Vi auguro il meglio. Hermen Hulst, CEO dello Studio Business Group".

Questa è la mail interna con cui Hermen Hulst ha condiviso la decisione di calare il sipario sulla storia di Bluepoint Games. Si tratta senza ombra di dubbio della decisione più incomprensibile fra le tante discutibili che il reparto Entertainment di Sony ha preso nel corso degli ultimi anni, nonché di un campanello di allarme particolarmente grave per l'industria intera, perché l'identikit della vittima è molto diverso da quelli delle entità su cui è recentemente calata la falce della dirigenza di PlayStation. Per certi versi l'articolo potrebbe concludersi qui, perché le parole di Hulst trasmettono in pieno l'entità del paradosso che si sta verificando. Ma che cosa è successo in concreto?

La chiusura di Bluepoint Games

Bluepoint Games si è fatta un nome nel panorama internazionale dello sviluppo di videogiochi grazie al suo coinvolgimento in diverse edizioni rimasterizzate e remake, prevalentemente per la piattaforma PlayStation. Durante l'ottava generazione di console, è salita agli onori della cronaca attraverso la pubblicazione di successi quali Uncharted: The Nathan Drake Collection, Gravity Rush Remastered e l'acclamato remake dello Shadow of the Colossus di Fumito Ueda. Tutte queste produzioni sono state realizzate in perfetta continuità con il passato della compagnia, a cui già si dovevano lavori come la Ico & Shadow of the Colossus Collection, la Metal Gear Solid HD Collection (pubblicata anche per Xbox) e la God of War Collection, risalenti all'era di PlayStation 3. Del resto, l'identità dello studio era stata costruita sulla maestria dei grandi ex Retro Studios Andy O'Neil e Marco Thrush, che fondarono la compagnia ad Austin nell'ormai lontanissimo 2006, portandosi appresso tutta l'esperienza tecnica maturata sul fronte di opere quali Metroid Prime.

Il remake di Shadow of the Colossus era stato accolto con grande entusiasmo
Il remake di Shadow of the Colossus era stato accolto con grande entusiasmo

Andy O'Neill è scomparso nel 2019, proprio nel pieno dello sviluppo del progetto più importante nella storia della compagnia: assecondando un timido desiderio del creatore originale Hidetaka Miyazaki, Sony - che è detentrice di tutti i diritti sulla IP - aveva deciso di mettere in cantiere un remake di Demon's Souls, coinvolgendo nel progetto sia Bluepoint Games che il suo Japan Studio. I lavori ebbero inizio nel 2018, e in brevissimo tempo l'opera si trasformò nell'epicentro della selezione di lancio di PlayStation 5, destinata a debuttare il 19 novembre 2020 assieme alla nuova console ammiraglia del colosso giapponese. Demon's Souls remake si dimostrò uno straordinario successo, incassando una media di 92 sull'aggregatore Metacritic, inoltre raggiunse anche un discreto traguardo di vendite, oltrepassando quota 1.5 milioni di copie nel corso del primo anno sul mercato. Nonostante il risultato incoraggiante, considerato ottimo per un prodotto tanto di nicchia e superiore alla maggior parte degli altri prodotti di bandiera, in un lasso di tempo equivalente Marvel's Spider-Man Miles Morales - anch'esso un titolo di lancio - superò i 6.5 milioni di copie vendute, facendo storcere il naso ad alcuni analisti.

Il 30 settembre del 2021, Sony annunciò in via ufficiale l'acquisizione di Bluepoint Games: lo studio di Austin e i suoi (allora) 70 sviluppatori sarebbero entrati a far parte dei PlayStation Studios, per un corrispettivo che non fu mai reso pubblico. In quelle giornate Jim Ryan, CEO di Sony Interactive Entertainment, dichiarò che Bluepoint Games era: "Un partner eccezionale, dotato di una competenza tecnica incredibile e una totale dedizione nella creazione di mondi coinvolgenti e visivamente sbalorditivi", aggiungendo che sarebbe stato "fondamentale per il successo di PlayStation". Da quell'istante in avanti la storia pubblica di Bluepoint Games si è interrotta di colpo, non fosse per il fatto che ogni singolo tweet o qualsiasi colpo battuto dallo studio riusciva a scuotere l'interezza della community: il pubblico PlayStation ha atteso per lungo tempo un altro remake d'eccellenza, magari proprio la tanto vociferata nuova edizione di Bloodborne, da sempre il sogno proibito di qualsiasi possessore di PS5, ma era cosa nota che gli sviluppatori fossero al lavoro su un grosso progetto.

Di recente sono emerse alcune immagini del live service cancellato di Bluepoint
Di recente sono emerse alcune immagini del live service cancellato di Bluepoint

Poco più di tre anni più tardi, il 17 gennaio del 2025, Sony ha confermato pubblicamente la cancellazione di alcuni progetti in cantiere, fra i quali spiccava proprio il nuovo progetto di Bluepoint Games. In perfetto allineamento con la strategia votata ai titoli live service avviata da Jim Ryan e poi proseguita da Hiroki Totoki e Hermen Hulst, allo studio di Austin era stato assegnato un gioco come servizio ambientato nell'universo di God of War. Allora, un portavoce di PlayStation dichiarò a Jason Schreier che: "Il progetto era stato chiuso in seguito a un processo di revisione. [...] Stiamo lavorando a stretto contatto con Bluepoint Games (e Bend, autore di un altro titolo cancellato) per determinare il loro prossimo progetto, cercando di fare tutto il possibile perché l'impatto sul business sia minimo". Da quel momento in avanti, in seguito alla pubblicazione di alcune immagini tratte dal gioco di God of War, non sono emerse ulteriori notizie fino alla giornata di ieri, 19 febbraio 2026, quando Hermen Hulst ha confermato la chiusura di Bluepoint.

La strategia di PlayStation Studios e il suo totale fallimento

Il 31 gennaio del 2022 Sony ha annunciato l'acquisizione di Bungie - casa proprietaria di Destiny - per 3,6 miliardi di dollari, per poi ripetere l'operazione con altre compagnie per certi versi simili a quella di Bellevue. Pochi giorni più tardi, nei primi di febbraio 2022, l'allora CFO Hiroki Totoki svelò che la percentuale di investimenti nella produzione di videogiochi live service sarebbe salita al 60% del totale, con lo scopo di pubblicare entro il 2026 fra i 10 e i 12 giochi come servizi orientati al multigiocatore. La strategia prevedeva diverse operazioni: in primis c'era l'idea di assorbire compagnie dedicate come per esempio Bungie, Haven Studios di Jade Raymond e gli autori di Concord Firewalk Studio, in secondo luogo quella di destinare parte degli sforzi di studi storici come Naughty Dog e Guerrilla Games alla produzione di esperienze del genere, infine quella di siglare partnership esterne orientate al medesimo risultato, come per esempio quella con Arrowhead che ha dato i natali a Helldivers 2.

Tra pochi giorni Marathon di Bungie farà il suo debutto, ma il clima non è certo il massimo
Tra pochi giorni Marathon di Bungie farà il suo debutto, ma il clima non è certo il massimo

Da quel momento le cose sono cambiate tantissimo, tanto per quel che concerne l'organico di Sony, dato che Totoki prima e Nishino poi hanno sostituito Ryan nel ruolo di CEO mentre Hermen Hulst ha preso le redini dei PlayStation Studios, quanto soprattutto per quel che riguarda gli studi e i progetti a cui avevano dedicato anni di sviluppo. Era il 3 novembre del 2024 quando proprio sopra queste pagine pubblicavamo un'analisi di tutti gli sforzi di casa PlayStation nell'ambito dei live service e di come, salvo pochissime eccezioni quali Helldivers 2, avessero dato origine a grossi problemi e incrinato il rapporto della compagnia con il pubblico. Da allora, la faccenda si è ulteriormente inasprita e, nonostante il direttivo non abbia mai compiuto un'effettiva inversione di marcia, le sue convinzioni continuano a traballare.

La prima a crollare era stata proprio Bungie, che ha rinviato per due volte l'espansione finale del suo Destiny 2 - La Forma Ultima - trovandosi costretta ad annunciare ondate di licenziamenti e ad affrontare una pesante crisi societaria che non si è ancora esaurita. Nel dicembre del 2023 fu annunciata la cancellazione del progetto online legato a The Last of Us che aveva tenuto impegnata gran parte di Naughty Dog dopo il lancio della Parte 2 dell'opera. Due mesi dopo, nel febbraio 2024, Sony avviò una maxi ondata di licenziamenti di 800 persone, portando anche alla chiusura dello storico London Studio e alla cancellazione del suo live service assieme a quello sviluppato da Firesprite. I momenti più tesi in assoluto, tuttavia, si sono vissuti solo nell'agosto del 2024, quando Concord si è rivelato il più grande flop commerciale nell'intera storia dei videogiochi: appena due mesi più tardi, nel mese di ottobre, Firewalk Studio è stato chiuso e nello stesso istante è calato il sipario anche su Neon Koi. Questo primo valzer si è chiuso con la cancellazione di Marvel's Spider-Man: The Great Web, un progetto multigiocatore di Insomniac Games al quale è stata staccata la spina ancor prima dell'annuncio ufficiale.

Concord di Firewalk Studio è diventato suo malgrado il simbolo di quest'era di PlayStation
Concord di Firewalk Studio è diventato suo malgrado il simbolo di quest'era di PlayStation

Il triennio nero sembrerebbe aver portato delle conseguenze molto pesanti, rimuovendo dalla cartina geografica diversi studi e impattando su centinaia di dipendenti, ma soprattutto aprendo una voragine nel portafoglio di produzioni di PlayStation 5. Con la notizia emersa a gennaio 2025 della terminazione del multigiocatore di God of War sviluppato da Bluepoint Games e di un altro progetto gestito da Bend, sono stati cancellati o pesantemente ridimensionati 8 dei 12 live service annunciati da Hiroki Totoki, mentre dall'inizio della nona generazione di console sono stati chiusi 7 studi e si stima siano stati licenziati circa 1600 dipendenti. In tutto ciò, a prescindere dai risultati finanziari effettivamente conseguiti da Sony, quella di PlayStation 5 si sta rivelando senza dubbio l'epoca accolta in maniera peggiore dalla community affezionata.

Le implicazioni della chiusura di Bluepoint Games

Jason Schreier di Bloomberg, ancora una volta la fonte principale per quel che riguarda la notizia, per il momento ha fornito solamente la cornice della situazione: la chiusura di Bluepoint Games lascia a casa circa 75 sviluppatori dello studio di Austin, una forza lavoro che sembra molto difficile inquadrare come soverchiante per i conti di Sony. Nel corso dell'ultimo anno, dopo la cancellazione del live service, lo studio avrebbe presentato diversi pitch di nuovi progetti alla dirigenza di PlayStation, senza però riuscire a ottenere luce verde per nessuna delle proposte. Al momento della stesura di questo articolo la notizia è ancora molto fresca, pertanto è normale che nelle prossime ore e nei prossimi giorni emergeranno nuovi dettagli, ma per il momento è inevitabile trattarlo come un evento shock: Bluepoint Games è sempre stata percepita come un'eccellenza e aveva alle spalle un track record di straordinario valore.

Il remake di Demon's Souls è una delle più grandi eccellenze targate PlayStation 5
Il remake di Demon's Souls è una delle più grandi eccellenze targate PlayStation 5

Nel corso dell'ultimo lustro Sony ha preso la decisione di chiudere diversi studi di sviluppo, come il suo leggendario Japan Studio - riorganizzato internamente - ma anche Pixelopus (Concrete Genie), i sopracitati London Studio e Neon Koi, nonché i Firewalk autori di Concord. Questa, però, è la prima volta che a finire sul patibolo è un produttore che può vantare diversi lanci accolti con medie di valutazione superiori al 90 e numeri delle vendite convincenti. Insomma, se leggere le notizie di chiusure e licenziamenti è diventata una mesta abitudine, dato che negli ultimi tre anni si stima che quasi il 30% degli sviluppatori di videogiochi abbiano perso il lavoro, questa notizia è inevitabilmente destinata a fare più rumore delle altre, perché investe quello che agli occhi del mondo intero appariva come un porto più che sicuro e dal quale si attendevano solo buone nuove.

Per certi versi, è l'ennesima dimostrazione plastica del fatto che la gestione delle moderne case produttrici di videogiochi non riesce a non vedere gli sviluppatori come numeri all'interno di una tabella Excel, rivelandosi quasi totalmente cieca al loro portafoglio creativo, al loro peso specifico in termini di valore immateriale, ma soprattutto alle opinioni e alle convinzioni della propria clientela. Con la chiusura di Bluepoint Games si è rotto qualcosa nell'industria videoludica, ma sarebbe più corretto dire che l'ingranaggio si era inceppato già da tempo e questo evento servirà solamente a portare definitivamente all'attenzione della fetta più scettica del pubblico una situazione che non ha mai smesso di peggiorare. Proprio nella giornata di ieri Ubisoft Toronto ha subito dei tagli, lo stesso destino è toccato allo studio Wildlight di Highguard, ma è evidente che agli occhi dei consumatori apparissero come fattispecie molto diverse, non come gli ultimi indici di un problema di natura sistemica.

Cosa c'è nel futuro della nona generazione di Sony Interactive Entertainment?
Cosa c'è nel futuro della nona generazione di Sony Interactive Entertainment?

Su una cosa Hermen Hulst ha ragione, l'industria dei videogiochi sta indubbiamente cambiando faccia, ma la notizia del giorno sembra più che altro l'ennesimo risultato negativo raggiunto per mezzo di una pianificazione strategica che si è dimostrata - quantomeno nell'esecuzione - un fallimento. Il prossimo 5 marzo, ora, assume un significato profondamente diverso, perché il Marathon di Bungie si appresta a consegnarsi nelle mani di giocatori se possibile ancora più ostili del solito, mettendo le persone che ci hanno riversato anni del proprio lavoro nella posizione di dover rispondere delle colpe dei dirigenti che hanno alle spalle. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi, perché sembra tuttora impossibile che una bottega del calibro di Bluepoint Games possa sparire senza lasciare traccia in questa maniera, da un giorno all'altro, ma è pur vero che sta diventando sempre più difficile stupirsi di fronte a situazioni di questo genere.