C'è stato un tempo nel quale "Tarsier Studios" non era sinonimo di "Little Nightmares". Un tempo nel quale la software house svedese viveva sotto l'ala di Sony Computer Entertainment per lavorare comunque a qualcosa di "piccolo". Stiamo parlando dei DLC di LittleBigPlanet, che aprirono la strada agli sviluppatori per dare vita prima a Rag Doll Kung Fu: Fists of Plastic e, in seguito alla collaborazione con Bandai Namco, proprio a Little Nightmares.
Ora però i tempi sono cambiati. Il franchise di punta di Tarsier con il terzo capitolo è passato nelle mani di Supermassive Games, permettendo così al team originale di focalizzarsi su una nuova IP. Il publisher nipponico non si è però limitato a portare avanti la serie numerata. Bandai Namco ha infatti messo in cantiere nuove serie a fumetti, un romanzo e persino un titolo VR.
Little Nightmares VR: Altered Echoes è un'opera sviluppata da Iconik, team francese noto per aver realizzato WW1 Line of Fire, King Pong e un altro paio di titoli per la realtà virtuale. Nonostante le apparenze, trasporre il mondo creato da Tarsier Studios in VR non è un'operazione semplicissima. Questo perché parte del suo fascino sta nella realizzazione di quelli che sono quasi dei piccoli diorami dell'orrore. Diorami nei quali le inquadrature, il gusto per il grottesco e l'atmosfera a metà tra l'horror e il malinconico creano delle sensazioni difficili da replicare.
Saranno riusciti i ragazzi di Iconik a comprendere lo spirito tetro e oscuro di Little Nightmares? Basterà il passaggio alla realtà virtuale a potenziare le emozioni provate giocando ai capitoli principali del franchise? Ma soprattutto, al di là della fedeltà al materiale originale, Little Nightmares VR: Altered Echoes sarà comunque un titolo interessante per gli amanti della VR?
Echi di un racconto distorto
Little Nightmares è da sempre una proprietà intellettuale che non punta su una scrittura di stampo classico. Certo, i vari capitoli hanno una sorta di trama da seguire, ma spesso si rivelano estremamente criptici. Lo stesso si può dire del world building che viene costruito nei vari capitoli. Qualcosa si riesce a intuire, ma è solo esplorando a fondo ogni singolo livello e traendone delle deduzioni personali che i puntini cominciano a unirsi. Ecco, Little Nightmares VR: Altered Echoes punta sulla medesima sensazione, senza però riuscire davvero a compiere la stessa magia.
Ci troviamo di fronte a una storia che pesca a piene mani dal primo capitolo del franchise e che ci mette nei panni di Dark Six, versione oscura della protagonista dall'impermeabile giallo. Nel tentativo di ricongiungersi con la propria metà "luminosa", la nostra Dark Six dovrà quindi viaggiare attraverso ambientazioni ben note ai fan della saga e zone mai viste prima. Il tutto con un solo, grande, obiettivo: rimanere in vita e non farsi catturare dalle mostruosità che dimorano in questo mondo oscuro.
Se i presupposti per un racconto avvincente ci sono, la resa finale purtroppo non ha saputo convincerci appieno. Questo perché è evidente che gli sviluppatori abbiano unito i vari ambienti con il solo scopo di conquistare i videogiocatori di vecchia data. Di far contenti tutti gli amanti della serie che, per la prima volta, possono esplorare alcune ambientazioni in prima persona. Peccato, però, che questo non basti per mettere in piedi una storia interessante e che proprio il cambio d'inquadratura non riesca a mantenere il fascino di Little Nightmares. Se i capitoli di Tarsier riescono a mantenere quel tono a metà tra la tristezza e l'inquietudine, qui la sensazione che si ha è quella di un qualsiasi videogioco horror in VR. Si perde, infatti, l'effetto "diorama" tipico della serie, che rendeva interessanti anche le sezioni più semplici da un punto di vista ludico.
Un esempio: nei giochi precedenti venire inseguiti da una creatura mostruosa metteva ansia perché il nemico si faceva sempre più vicino e il gioco ci chiedeva di leggere l'ambiente per capire come seminarlo. In questa edizione VR, quando si viene inseguiti non ha senso voltarsi indietro e si deve solo correre in avanti per raggiungere la successiva area sicura. Si tratta di un netto calo della tensione dovuto, da una parte, all'impossibilità di vedere il proprio avversario e, dall'altra, a un level design che si dimostra piatto (nel migliore dei casi). Il risultato finale è un'atmosfera che sa di già visto, che non eleva il linguaggio del franchise e che, anzi, ne trascura gli elementi distintivi.
Toccare l'orrore
Prima di addentrarci nel gameplay vero e proprio, è importante evidenziare come gli sviluppatori francesi abbiano tentato di rendere il mondo di Altered Echoes interattivo. Nel corso dell'avventura, infatti, è possibile afferrare determinati elementi dello scenario e utilizzarli per superare alcune sezioni di gioco. Peccato, però, che l'interazione si limiti a queste precise situazioni, rendendo il resto dell'esperienza decisamente meno tangibile. Tra oggetti che non è possibile afferrare ed elementi dell'ambiente nei quali passiamo attraverso, il gioco di Iconik ci impone di attraversare un tunnel dal quale non possiamo uscire. Questa scelta rende tutta l'esperienza "finta", senza farci mai sentire parte della storia. E questo, per un titolo VR, è un grande problema.
Il bisogno di andare avanti
Mentre si gioca a Little Nightmares VR: Altered Echoes è normale chiedersi quale sarebbe stato il modo migliore di adattare l'universo di Tarsier alla realtà virtuale. Appare evidente, infatti, che la soluzione adottata dai ragazzi di Iconik sia quella "più sicura", ma proprio per questo quella "meno coraggiosa". Avremmo preferito una direzione più vicina a quella di Moss, in grado di prendere quanto di buono dato dall'effetto "diorama", pur mantenendo il tono tipico di Little Nightmares. In questo caso, invece, ci troviamo di fronte all'ennesimo videogioco horror in prima persona. Un titolo nel quale si passa il tempo a nascondersi dai nemici o ad arrampicarsi con lo stesso identico gameplay dei primi videogiochi VR risalenti ormai a diversi anni fa.
In Altered Echoes si ha una costante sensazione di déjà-vu, come se si giocasse a un'opera generica, adattata a un'IP famosa. A questo si aggiungono anche diversi problemi strutturali. Le succitate arrampicate, infatti, smettono di risultare comode quando si raggiunge l'ultimo "scalino" e bisogna issarsi per poggiare i piedi a terra. Un'azione all'apparenza semplice, ma che il gioco rende poco pratica, conducendo alla morte del giocatore durante alcune sezioni d'inseguimento che richiedono maggiore velocità d'azione. Per non parlare poi del level design, piatto e semplice come non ne vedevamo da diverso tempo. Non solo è impossibile perdersi, ma bastano pochi minuti per trovarsi di fronte a vicoli ciechi in grado di disincentivare l'esplorazione. Nonostante non ci siano delle sezioni "rotte", è altrettanto vero che non ci sono dei momenti nei quali ci si emoziona. Momenti nei quali dovrebbe subentrare l'effetto "wow", che un titolo di questo calibro dovrebbe trasmettere.
Insomma: la sensazione che si ha è spesso quella di star giocando a una sorta di prototipo. Un prototipo di un titolo potenzialmente interessante, ma ancora troppo grezzo per essere immesso nel mercato. Il tutto dura poco più di due ore. Nemmeno i sette collezionabili da recuperare nei cinque livelli riescono a salvare la situazione, visto che il loro posizionamento vi permetterà probabilmente di recuperarli alla prima partita, azzerando così del tutto la rigiocabilità. Un vero peccato.
Una buona idea
Come ogni titolo per la Realtà Virtuale, è necessario valutare anche il lavoro svolto dagli sviluppatori sull'accessibilità. Per quanto riguarda il sistema di movimento, i ragazzi di Iconik hanno fatto il minimo indispensabile. Non è possibile attivare un sistema di teletrasporto o la telecamera fluida, ma si può scegliere tra una gestione della camera "a scatti" e la possibilità di muovere il personaggio nella direzione verso la quale si sta guardando. Un po' poco, soprattutto vista l'attenzione posta da altri sviluppatori nei confronti di problematiche come il motion sickness. È innegabile, però, che gli autori abbiano avuto una buona idea: siccome la protagonista indossa un cappuccio, i bordi della visuale mostrano degli elementi scuri che limitano quasi del tutto la sensazione di nausea. Un'ottima intuizione contestualizzata anche sul piano narrativo, che abbiamo trovato efficace per evitare qualsiasi momento di malessere.
Ricordi di un mondo lontano
Chi gioca ai titoli per la realtà virtuale è ormai abituato a non avere a che fare con modelli tridimensionali di grande qualità o con un comparto tecnico all'avanguardia. Si tratta in realtà di un "non problema", dato che l'esperienza immersiva riesce spesso a far passare in secondo piano l'aspetto estetico, puntando tutto sull'atmosfera. Little Nightmares VR: Altered Echoes non fa eccezione e presenta un mondo affascinante da esplorare sul piano grafico, pur senza far gridare al miracolo. Certo, i modelli 3D delle varie creature appaiono più spigolosi rispetto alle loro controparti originali e alcuni ambienti sono più spogli, ma l'impatto finale non è certo dei peggiori. Anzi, visto il ridotto numero di persone che hanno lavorato al progetto, possiamo dire di essere rimasti positivamente sorpresi dal risultato ottenuto dai ragazzi di Iconik.
Discorso simile anche per il comparto sonoro, che presenta tracce malinconiche simili a quelle presenti nel primo capitolo e un sound design in grado di giocare bene con la spazialità degli ambienti. Il titolo, pur non avendo grandi linee di dialogo, offre inoltre i sottotitoli in italiano. Una scelta tutt'altro che banale, dato che la maggior parte dei titoli VR rimangono spesso ancorati alla lingua inglese.
Per quanto riguarda i bug, Little Nightmares VR: Altered Echoes ci è parso un gioco abbastanza pulito. Abbiamo dovuto riavviare l'applicazione solo una volta, in seguito a una compenetrazione che ci ha bloccati in un angolo di una soffitta polverosa. Nulla di disastroso, dato che gli sviluppatori hanno comunque pensato a un buon sistema di checkpoint, che non risulta mai punitivo e che, anzi, ci ha fatto tirare più volte un sospiro di sollievo dopo una morte inaspettata.
Conclusioni
È impossibile non percepire Little Nightmares VR: Altered Echoes come una grandissima occasione sprecata. Questo perché, nonostante il progetto si regga in piedi, non riesce mai a incuriosire, riuscendo persino a venire a noia nel corso delle due ore necessarie per portarlo a termine. Altered Echoes è lo specchio dell'attuale settore dei giochi VR. Un settore che, dopo aver innovato il linguaggio dei videogiochi, si è crogiolato nelle stesse meccaniche di gioco per anni, nascondendo i propri difetti dietro brand famosi o celebri personaggi dei fumetti. Eppure, questa volta, non è bastato. Il franchise in mano a Bandai Namco non è stato sufficiente per creare un titolo meritevole di attenzione e destinato a finire dritto nel generico calderone di videogiochi horror in salsa VR. Questo, però, non dovrebbe essere visto dalle software house come una "fine", ma come un "nuovo inizio". Bisognerebbe partire proprio da Altered Echoes per provare a realizzare qualcosa di nuovo. Qualcosa in grado di invogliare l'utenza a poggiare per qualche ora il controller per indossare un caschetto per la realtà virtuale. E questa, lo saprete meglio di noi, non è certo una missione facile, ma si tratta di qualcosa di necessario per evitare che questa branca del mercato videoludico finisca presto nel dimenticatoio.
PRO
- Il mondo di Little Nightmares rimane affascinante
- Tecnicamente solido
CONTRO
- L'atmosfera del franchise ne esce in parte compromessa
- Level Design piatto e meccaniche di gioco datate
- Dura poco e non viene voglia di rigiocarlo