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InKonbini: One Store. Many Stories, la recensione di una dolce parentesi estiva giapponese

Ambientato all'interno di un convenience store giapponese, InKonbini: One Store. Many Stories è un videogioco cozy che è più interessato a farvi vivere una bella storia che a farvi capire come funziona un konbini.

RECENSIONE di Fabio Di Felice   —   15/05/2026
Makoto è la protagonista di InKonbini

Qualche anno fa un manga di Yarō Abe ha conosciuto un grande successo anche grazie all'adattamento televisivo disponibile su Netflix. Il manga, La taverna di mezzanotte, racconta di uno chef di Tokyo che, ogni notte, apre il suo locale a clienti con cui sviluppa un legame molto personale, al punto che questi ultimi si lasciano andare a storie sul loro passato. Le storie sono perlopiù legate al cibo che lo chef prepara in quelle notti solitarie. L'espediente è molto carino, le vicende scaldano il cuore, anche perché spesso danno vita a quella stupenda magia di riuscire a collegare cibo e ricordi alle persone che ci siamo lasciati alle spalle, titillando quella sensazione agrodolce di appartenenza a uno stesso vissuto, anche quando ci si trova a migliaia di chilometri di distanza. Ecco, nei suoi momenti migliori, InKonbini: One Store. Many Stories mi ha ricordato La taverna di mezzanotte e anche quella sensazione universale.

Le due opere hanno molto in comune. La notte, prima di tutto, e poi il fatto di essere ambientate in un luogo d'incontro tipicamente giapponese. Da una parte un izakaya, una sorta di osteria giapponese, dall'altra il convenience store, o konbini, un piccolo supermarket aperto ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Vero e proprio tempio per il turista sveglio in preda al jet lag, ma anche per il giapponese che ha fatto tardi al lavoro, che ha bisogno di cibo per una veloce pausa pranzo o di un caffè senza dover fare la fila - in Giappone è un mantra - in qualche localino chic.

I konbini sono luoghi tipici dei grandi centri urbani, tant'è che a Tokyo è impossibile fare qualche passo senza incontrare un 7-Eleven, un Lawson o un FamilyMart. Diventano un vero faro nella notte nelle aree meno urbanizzate, dove spesso sono l'unica luce accesa nelle ore piccole. E anche l'unico antidoto alla solitudine e al silenzio. InKonbini: One Store. Many Stories vuole raccontare proprio questo: un luogo di passaggio - dalla notte al giorno - e una serie di personaggi che hanno voglia di raccontare la propria vita. Sullo sfondo, ma parecchio sullo sfondo, c'è la routine lavorativa.

Irasshaimase!

Makoto è una studentessa universitaria che, durante le vacanze estive, è tornata nel posto dov'è cresciuta. Un paesino rurale accanto alla stazione ferroviaria, nel Giappone degli anni '90. Un Giappone lontano dalla tecnologia, lontano dai grattacieli, lontano dagli smartphone, dai social network e dal boom turistico che avrebbe interessato il Paese nel ventennio successivo. Perfino nei suoi piccoli e, fino ad allora, autentici e incontaminati scorci rurali. Giovane e piena d'energie, Makoto si propone di aiutare sua zia Hina, figura fondamentale del paese perché proprietaria di un piccolo konbini, l'Honki Ponki, centro di ritrovo per alcuni dei personaggi più strambi e singolari del posto e anche ultimo rifugio di anime solitarie nelle calde notti estive.

In particolare, Makoto si offre di sostituire sua zia durante il turno più difficile di tutti: quello notturno. Nelle lunghe ore che separano la mezzanotte dall'alba, quando si riparano gli errori dei colleghi del turno diurno, quando si fa la conta dei prodotti da ordinare e si preparano con cura gli scaffali per l'ora di punta, nella quale ci si sarà già ritirati. I ritmi sono assai diversi da quelli dei konbini della grande città: il buio porta in dono poche anime, curiose e desiderose di sussurrare il proprio vissuto al silenzio di una notte rotta solo da uno sporadico temporale estivo o dal passaggio di un treno. Un anziano appassionato di occulto, un giovane geniale intrappolato nella provincia, una giornalista in cerca della grande storia che si nasconde nella semplicità del paese. Forse, da questo punto di vista, il sottotitolo del videogioco, "One Store. Many Stories", è fuorviante. Le vicende attorno a cui gira la settimana di Makoto non sono molte: si intrecciano, a volte si parlano, ma concorrono a creare un unico racconto di formazione e umanità, a volte sopra le righe, ma molto autentico.

Arigatou Gozaimasu!

Se il racconto resta sempre al centro di tutto, ed è senz'altro l'elemento cardine del videogioco - tanto che a volte sembra quasi di giocare a una visual novel -, Makoto ha anche a che fare con i compiti che riguardano il konbini. Ogni sera trova dei post-it sui quali sono indicati gli incarichi da portare a termine: sistemare la merce sugli scaffali giusti, per esempio. Come sa chiunque abbia frequentato questi posti, l'ordine all'interno di un convenience store è rigoroso: da una parte ci sono tutti i cibi già pronti, le bibite in frigo una di fianco all'altra, i nuovi manga e le riviste in primo piano sull'espositore. Quest'ordine non è il risultato di un incantesimo, ma c'è qualcuno che sistema con cura ogni prodotto. Ecco, quel qualcuno è Makoto. Al giocatore è data la libertà di organizzare come vuole i prodotti sugli scaffali, perfino di metterli in maniera sbagliata. Non ci saranno ripercussioni di sorta; al massimo qualche commento stralunato da parte dei clienti.

Makoto sostituisce sua zia Hina per una settimana
Makoto sostituisce sua zia Hina per una settimana

Questo è forse il singolo aspetto che definisce meglio l'identità di InKonbini: One Store. Many Stories, ed è però anche quello che incarna l'incomprensione che può nascere tra il videogioco e il giocatore. Ci sono sì una serie di mansioni assegnate a Makoto e altre ve ne affideranno i clienti che entrano nel negozio, ma nessuna di queste produce un effetto tangibile sulla storia. Per esempio, ogni notte ci sarà qualcuno che vi chiederà un consiglio per un prodotto. Vi elencherà delle caratteristiche che ciò che sta cercando deve avere. Un cibo per gatti che non contenga lattosio, per esempio, oppure una bibita frizzante, alcolica e dolce. L'idea è che vi mettiate a leggere una per una tutte le etichette di questi coloratissimi prodotti - che scimmiottano i veri prodotti che si trovano in un konbini - per consigliare quello giusto al cliente. Il fatto è che, pur scegliendo quello sbagliato, il personaggio farà spallucce e se lo porterà in cassa lo stesso. Senza troppe ripercussioni sul rapporto che avete con lui, oppure sulle note che riceverete il giorno successivo dai colleghi. Magari, ecco, in futuro vi dirà che quello che avete consigliato è stato utile oppure no.

Il perché non è difficile da intuire: InKonbini: One Store. Many Stories non è un videogioco sul lavoro. Non c'è una performance da rispettare, non c'è un indice di gradimento o di soddisfazione dei clienti. Queste persone entrano dentro il nostro Honki Ponki non tanto per comprare qualcosa che vogliono: sembrano frequentarlo più per Makoto, per avere qualcuno con cui confidarsi. Per quel sorriso genuino che la ragazza rivolge loro dopo aver battuto i prodotti in cassa e aver consegnato il resto. InKonbini è un titolo che si appoggia sulle sue vibrazioni autentiche, sulla sua anima confortante, da ascrivere certamente più al genere dei cozy games piuttosto che ai gestionali. Non c'è un singolo aspetto della gestione del negozio che abbia grandi conseguenze: si possono riordinare i prodotti esauriti chiamando il numero dal telefono sul retro, e poi semplicemente lasciarli negli scatoloni senza sistemarli. Nessuno avrà da ridire.

Ogni oggetto è riprodotto con cura e attenzione per la grafica della confezione
Ogni oggetto è riprodotto con cura e attenzione per la grafica della confezione

Allo stesso tempo, quindi, InKonbini riesce nella sua promessa di rappresentare un luogo di incontri frammentati, di schegge d'umanità universali, anche se il contesto sembra lontano e inafferrabile nel tempo e nello spazio per un millennial occidentale come il sottoscritto. Comunque riesce a lasciarti qualcosa. Fallisce invece in un'altra identità che era facile accostargli, anche solo leggendone le premesse e conoscendo la frenetica, a volte infernale, routine dei minimarket giapponesi: il nostro bisogno (malsano, forse?) di avere qualcosa da fare, di misurare, di trovare un senso alla routine. Il videogioco dura 5-6 ore, si premura di narrare una tenera storia di formazione e poi chiude. Il fatto è che, in questo modo, se non entrate in sintonia con le vicende che racconta, allora InKonbini - un gioco con una sensibilità molto forte, ma con fondamenta assai sottili - ha ben poco da darvi.

Conclusioni

Versione testata Xbox Series X
Digital Delivery Steam, PlayStation Store, Microsoft Store, Nintendo eShop
Prezzo 19,99 €
Multiplayer.it
6.5
Lettori (3)
6.0
Il tuo voto

InKonbini: One Store. Many Stories è un videogioco tenero e autentico sul valore delle persone prima ancora che sulla routine lavorativa. Ti mette nei panni di una ragazza che aiuta la zia in un piccolo convenience store nella provincia giapponese, frequentato da anime perdute che vogliono solo trascorrere il tempo fino all'alba chiacchierando delle loro esistenze. Non ci sono pressioni di alcun tipo: nonostante Makoto abbia una lista di cose da fare ogni giorno, debba affrontare gli imprevisti tipici delle piccole attività e una stretta routine di gestione dei prodotti sugli scaffali, alla fine nessuno verrà a controllare che abbiate svolto bene queste mansioni. Il gioco non vi premia, né vi penalizza per aver fatto bene o male il vostro lavoro di commessi. Anzi, vi sentirete perennemente coccolati. Che è un po' il bello e il brutto di InKonbini. Ma se queste storie non vi parlano per un qualsiasi motivo, allora non c'è nessuna ragione per visitare a notte fonda questo piccolo supermarket.

PRO

  • Storie semplici, ma efficaci
  • La sensazione sospesa del konbini di notte
  • Un videogioco rilassante che rispetta i tuoi ritmi

CONTRO

  • A dispetto del titolo, le storie non sono molte
  • Nessuna delle scelte che si prendono sembra importante
  • Per qualcuno potrebbe risultare fin troppo semplice
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