Gli Stati Uniti e la Cina sono pronti a sedersi allo stesso tavolo per parlare di intelligenza artificiale. Dopo le premesse gettate durante il summit di maggio tra Donald Trump e Xi Jinping, le due superpotenze starebbero finalizzando i dettagli per un incontro bilaterale previsto a settembre, interamente focalizzato sui rischi e sulla governance della tecnologia.
L'appuntamento, atteso prima della visita di Xi negli USA programmata per il 24 settembre 2026, vedrà la delegazione americana guidata dal segretario al Tesoro Scott Bessent. Nessuna conferma ufficiale, per ora, sulla composizione del team cinese, ma l'obiettivo del vertice è chiaro: fissare delle regole del gioco su un terreno strategico per la sicurezza nazionale e la geopolitica globale.
Nessun miracolo, ma un linguaggio comune
Di cosa si parlerà, nello specifico? Diffusione dei modelli avanzati, rischio di utilizzo per attacchi informatici, sicurezza nazionale e, tema scomodo quanto inevitabile, l'impatto sull'occupazione. Le fonti di Reuters aggiungono che entrambi i governi stanno già lavorando, ciascuno per conto proprio, a nuove regole per contenere la proliferazione delle tecnologie più sensibili.
Gli Stati Uniti hanno già ristretto l'export dei chip IA più avanzati verso la Cina, e pare stiano pensando a nuove limitazioni anche sui modelli open weight cinesi. Specularmente, Pechino valuterebbe restrizioni sull'accesso dall'estero ai propri modelli più potenti, per timore di vederli sfruttati per pirateria informatica, o comunque per usi ritenuti pericolosi. Due paesi, stessa logica difensiva, poco spazio per cooperare.
Punto interessante: sarà il primo confronto ufficiale sull'IA dall'insediamento della nuova amministrazione Trump. Con Biden, per la cronaca, si era arrivati a un'intesa di massima con Xi affinché il controllo sulle armi nucleari restasse sempre in mani umane, mai delegato a un sistema IA.
Gli analisti sembrano concordi su un punto: Pechino vuole tenere la discussione su binari tecnici, evitando la politica. Tra le priorità cinesi, a quanto emerge, ci sarebbero il controllo sulla distribuzione dei futuri modelli di frontiera statunitensi, le possibili restrizioni sui modelli open weight cinesi e la definizione stessa di "modello di frontiera", su cui al momento non esiste un vero consenso condiviso.
Gli esperti dicono che non c'è da aspettarsi accordi già dal primo round di colloqui. Più probabile che l'incontro serva a costruire un lessico comune, una base minima da cui poi far partire negoziati più seri. Resta il fatto che, con l'IA ormai centrale per sicurezza, economia e innovazione dei prossimi anni, questo dialogo tra Washington e Pechino ha un peso che va ben oltre i tecnicismi da tavolo negoziale.