Meta starebbe lavorando a una nuova funzione di riconoscimento facciale per i propri Ray-Ban Meta Smart Glasses, con l'obiettivo di renderli ancora più distintivi nel mercato degli occhiali intelligenti. Il progetto, noto internamente come "Name Tag", consentirebbe agli utenti di identificare le persone incontrate e ottenere informazioni tramite l'assistente AI integrato.
Secondo le indiscrezioni, la funzione permetterebbe di associare un volto a un'identità sfruttando i dati presenti sulle piattaforme Meta. L'idea sarebbe quella di trasformare gli occhiali in uno strumento capace non solo di catturare immagini o registrare video, ma anche di fornire contesto in tempo reale su chi si ha di fronte.
Un ritorno al riconoscimento facciale
Il piano segna un'inversione di rotta significativa per l'azienda. Cinque anni fa, infatti, Meta aveva disattivato il sistema di riconoscimento facciale per il tagging automatico nelle foto, citando la necessità di trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela della privacy.
Ora, con Name Tag, il riconoscimento facciale potrebbe tornare in una forma diversa e potenzialmente più invasiva, perché integrata in un dispositivo indossabile e sempre connesso. Non è ancora chiaro chi potrà essere identificato: tra le ipotesi, persone già collegate all'utente sulle piattaforme Meta oppure profili pubblici su servizi come Instagram. Non sarebbe invece prevista la possibilità di cercare informazioni su chiunque in modo indiscriminato.
Privacy e tempistiche delicate
La funzione solleva evidenti interrogativi in materia di libertà civili e protezione dei dati. Un documento interno citato dalle fonti parlerebbe di valutazioni strategiche legate anche al contesto politico statunitense, suggerendo che il momento del lancio potrebbe influire sull'attenzione mediatica e sulle reazioni delle associazioni per i diritti civili.
Meta, dal canto suo, ha dichiarato di essere ancora in fase di valutazione e di voler adottare un approccio prudente prima di qualsiasi rilascio pubblico. In passato, l'azienda aveva già considerato l'integrazione del riconoscimento facciale nei propri dispositivi, ma problemi tecnici ed etici ne avevano bloccato l'introduzione.