Le memorie DDR5 realizzate da ChangXing Memory Technologies (CXMT) stanno iniziando a diffondersi nel mercato grazie all'interesse crescente di diversi produttori hardware, ma i primi test indipendenti hanno evidenziato alcune limitazioni rispetto ai chip realizzati da aziende più affermate come SK hynix.
Secondo le prove effettuate dall'overclocker Safedisk e riportate da Uniko's Hardware, alcuni moduli DDR5 basati su chip CXMT mostrerebbero prestazioni meno competitive e una maggiore variabilità tra differenti lotti di produzione.
I test hanno coinvolto un kit KingBank DDR5 da 48 GB composto da due moduli da 24 GB, con frequenza iniziale di 6000 MT/s e latenza CL36. Il kit è riuscito a raggiungere un overclock fino a 8600 MT/s con latenza CL44, ma sono emersi alcuni limiti durante la fase di ottimizzazione.
I principali problemi emersi durante il test delle memorie RAM KingBank DDR5
Uno dei principali problemi riguarda la risposta al voltaggio: secondo le analisi, aumentare la tensione non garantirebbe miglioramenti significativi nelle frequenze raggiungibili. Inoltre, le memorie CXMT sembrerebbero avere difficoltà nella modifica dei timing secondari, riducendo le possibilità di personalizzazione rispetto ad altri chip DDR5.
I test hanno anche evidenziato una maggiore differenza qualitativa tra i vari esemplari prodotti. Questo significa che la cosiddetta "fortuna del silicio" potrebbe avere un peso più rilevante, con alcuni moduli capaci di risultati migliori rispetto ad altri provenienti da serie differenti.
CXMT si sta comunque ritagliando una fetta di mercato nel settore delle memorie RAM
Nonostante questi aspetti, CXMT sta comunque conquistando spazio nel settore. L'azienda ha iniziato la produzione di DDR5 alla fine del 2025 e diversi produttori, tra cui KingBank, Lexar, Netac e altri marchi cinesi, hanno già introdotto moduli basati sui suoi chip. Anche alcuni produttori di computer e componenti stanno adottando queste memorie in specifici mercati.
La crescita di CXMT rappresenta un passo importante per l'industria cinese dei semiconduttori, soprattutto perché l'azienda punta a ridurre la dipendenza dai grandi produttori internazionali. Tuttavia, per competere su scala globale dovrà dimostrare non solo capacità produttiva, ma anche elevati livelli di affidabilità.