In un panorama digitale sempre più dominato dall'intelligenza artificiale, l'Italia si distingue come un caso unico a livello europeo e globale grazie all'intervento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust).
Meta, la società madre di WhatsApp, ha infatti annunciato che esenterà gli utenti italiani dai nuovi termini d'uso in vigore da domani 15 gennaio 2026, permettendo loro di continuare a utilizzare chatbot di terze parti come ChatGPT, Copilot e Perplexity direttamente all'interno della celebre app di messaggistica. La vicenda affonda le radici in un'istruttoria avviata dall'Antitrust nel luglio 2025 per presunto abuso di posizione dominante.
La contesa tra l'autorità italiana e WhatsApp
Il fulcro della contesa riguarda le regole introdotte da Meta il 15 ottobre precedente, le quali miravano a impedire l'integrazione di intelligenze artificiali rivali in WhatsApp Business, favorendo esclusivamente Meta AI. Il 24 dicembre 2024, l'Autorità ha adottato una misura cautelare imponendo a Menlo Park di sospendere l'applicazione di tali restrizioni, ritenute dannose per la concorrenza e per la libertà di scelta dei consumatori.
Per ottemperare all'ordine, pur annunciando ricorso, Meta ha comunicato a fornitori e sviluppatori che l'esclusione dalle nuove regole avverrà su base geografica: i sistemi riconosceranno gli utenti italiani attraverso il prefisso telefonico internazionale "+39". Chiunque utilizzi un numero italiano potrà dunque continuare a integrare e interagire con chatbot esterni.
Qual è la posizione di WhatsApp?
La posizione dell'azienda rimane di netta chiusura rispetto alle motivazioni dell'Antitrust. Un portavoce di Meta ha definito la decisione "infondata", spiegando che l'integrazione massiccia di chatbot di terze parti ha messo sotto pressione l'infrastruttura delle Business API, non progettata per questo scopo. Secondo il colosso tecnologico, WhatsApp non dovrebbe essere considerato un "app store" di fatto, poiché le aziende di IA dispongono già di numerosi canali per raggiungere il mercato.
Nonostante la battaglia legale sia destinata a proseguire nelle sedi giudiziarie, per il momento l'Italia si conferma un "porto franco" tecnologico, dove la pluralità dei servizi di intelligenza artificiale su WhatsApp rimane garantita dalla legge nazionale, creando un precedente di rilievo nel rapporto tra grandi piattaforme e autorità di regolazione.