Kingdom Come: Deliverance 2 non ha avuto conseguenze dalle polemiche provenienti da ambienti di estrema destra, nate dall'inserimento di contenuti considerati "woke". Per inciso, riguardavano la presenza di una storia d'amore gay opzionale per il protagonista Henry, oltre a quella di personaggi rom, ebrei e musulmani.
Del resto, il primo capitolo era uscito intonso dalle polemiche di segno diametralmente opposto contro il director Daniel Vavra, accusato di aver voluto discriminare alcune etnie, non includendole nel mondo di gioco, e di razzismo per come veniva descritto il conflitto tra i protagonisti cechi e i loro nemici cumani.
Warhorse, lo studio di sviluppo, ha detto più volte di non voler più rispondere a queste controversie da social network, ma Martin Klíma, cofondatore dello studio e produttore esecutivo di Kingdom Come: Deliverance 2, ha fatto un'eccezione ai microfoni della testata PC Gamer (che gli ha dato il suo GOTY 2025), parlando dell'impatto delle polemiche sul gioco e sul team di sviluppo.
Impatto relativo
Klíma ha risposto che, in realtà, è difficile definirlo. "Mi piacerebbe davvero, davvero conoscere la risposta", ha detto. "Si possono sostenere in modo molto convincente entrambe le tesi. Si può dire che ci abbiano dato un po' di visibilità extra - perché non importa cosa dicano di te, purché scrivano correttamente il tuo nome." Allo stesso tempo, si può anche sostenere che "qualsiasi controversia sia dannosa, e tu vorresti parlare del gioco, senza doverti districare in certi... ragionamenti contorti".
A suo giudizio, comunque, le polemiche non hanno avuto un impatto sensibile sul successo dei due giochi. "La mia opinione personale è che tutto questo trambusto abbia avuto importanza solo per una manciata di guerrieri culturali cronicamente online, che rappresentano una fetta insignificante del pubblico videoludico nel suo complesso. I veri giocatori, in realtà, non se ne sono preoccupati affatto e probabilmente la maggior parte di loro non ha nemmeno mai sentito parlare di queste pseudo-controversie."
E per quanto riguarda gli sviluppatori? Klíma ritiene che, se li ha influenzati, lo ha fatto solo "in minima parte... Tutti abbiamo percepito questi attacchi come ingiusti e in malafede, sia per il primo che per il secondo gioco". Comunque sia, ci sono stati anche degli effetti positivi, perché il clamore "ha anche compattato un po' il team. Si sviluppa una mentalità da 'fortezza assediata', ma non credo che per noi abbia avuto un peso così rilevante." Anzi, Klíma aggiunge che ci sono ancora persone in Warhorse che sono a malapena consapevoli delle polemiche: "Sono abbastanza sicuro che nello studio si potrebbero trovare diverse persone con una percezione molto vaga di tutto questo trambusto."
La sostanza, è che i giocatori che non giocano hanno tanto tempo libero e qualcosa devono pur fare. A questo punto rimaniamo in attesa di conoscere quali polemiche scivoleranno addosso a un eventuale Kingdom Come: Deliverance 3.