In un recente articolo commemorativo pubblicato dalla testata giapponese 4Gamer, degli ex colleghi e amici di Tomonobu Itagaki, il leggendario creatore di Dead or Alive e Ninja Gaiden scomparso lo scorso ottobre, hanno voluto ricordarlo. Tra i vari interventi spicca quello di Kengo Aoki, CEO di Soft Gear (all'epoca nota come Phoenix Soft), azienda che collaborò con i Valhalla Game Studios di Itagaki per sviluppare il lato online di Devil's Third, l'esclusiva Wii U del 2015 che si sarebbe poi rivelata il "canto del cigno" del celebre director.
Sfuriate e irruzioni
Il racconto di Aoki rende alla perfezione la personalità eccentrica e senza filtri di Itagaki, parte della sua leggenda. A risaltare è un aneddoto che risale a un viaggio d'affari in Cina, durante il quale Itagaki si ubriacò pesantemente, finendo per "cercare rissa con i taxi di passaggio e urlare a gran voce in mezzo alla strada".
Quella stessa notte, i due ebbero una furiosa discussione sullo sviluppo dei videogiochi, tanto che Aoki era convinto che la loro partnership fosse ormai giunta al capolinea. Invece, durante il volo di ritorno, un Itagaki in lacrime e in preda ai postumi della sbornia si scusò con Aoki, siglando la pace e dichiarando che da quel momento sarebbero stati "fratelli".
Sebbene la notizia della sua morte abbia colto di sorpresa il grande pubblico, Aoki ha svelato che Itagaki lottava con gravi problemi di salute almeno dalla metà degli anni 2010.
Il declino fisico non frenò però la sua indole indomabile, come emerge da un altro episodio al limite del surreale avvenuto a Los Angeles, in occasione dell'E3. La sera dell'arrivo, durante un party nella camera d'albergo, Itagaki uscì sul balcone iniziando a sbraitare: "Conquisterò il mondo! Dai, unitevi anche voi ragazzi!". La situazione degenerò in fretta: in pochi minuti l'hotel fu circondato da una decina di volanti della polizia di Los Angeles (LAPD) con le armi spianate. "Una vera e propria situazione in stile Dead or Alive", ha ricordato Aoki.
Pur non svelando come si risolse quello stallo degno di un film d'azione, Aoki ha raccontato che il giorno seguente, mentre visitava gli Universal Studios, ricevette la notizia che Itagaki era stato ricoverato d'urgenza in terapia intensiva, dove sarebbe rimasto bloccato per quasi due mesi.
Nonostante il suo precario stato di salute e le pessime vendite di Devil's Third, Itagaki non perse mai la fiducia nella sua opera, convinto del successo di un eventuale seguito. Entrato nella cinquantina, emersero "due lati di Itagaki": da una parte l'autore puro che rifiutava di arrendersi, dall'altra l'uomo desideroso di "coltivare la prossima generazione di sviluppatori di videogiochi", trasmettendo loro la sua conoscenza e il suo amore per il medium.
La vita di Itagaki si è interrotta tragicamente, ma la sua eredità nell'industria resta incalcolabile. Un impatto umano e professionale perfettamente riassunto dalla conclusione di Aoki: "Continua a vivere nel mio cuore non solo come creatore di giochi, ma anche come mentore in molti altri sensi. Posso ancora sentire quell''Itagaki-ismo' saldamente radicato dentro di me".